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#imieiprimipensieri - tutto il resto è noia

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Oggi: noia che sbatte come una persiana al vento. (Leo Longanesi)   Scrittura di getto e senza revisione, 1° prova – Tempo previsto: 20 minuti. Quando siamo bambini e adolescenti, la noia è associata alla necessità di riempire il proprio tempo con attività piacevoli. Da adulti la percezione cambia. Al centro di tutto, c’è sempre lo scorrere dei minuti. Ma il divertimento, ora, non è più legato alla necessità di adrenalina, ma è il bisogno di un dettaglio che interrompa la sensazione di aver incanalato il proprio percorso esistenziale lungo binari che non prevedono alcuna deviazione. Quando tutto è uguale si cerca spasmodicamente qualcosa che, come un lampo che spezza il bianco delle nuvole, renda vane e inutili tutte le routine. A volte, persino una rogna – come un Ape-Car che va a 30 all’ora in tangenziale – diventa foriera di novità. Perché, mentre sei in coda, pensi. Trovi una pausa dal normale. Ed è in questa pausa che si concretizza la creatività.

I miei primi pensieri - invito ai blogger

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Sorridi, respira e agisci con calma. Thich Nhat Hanh Circa un mese fa, nel post I primi pensieri dello scrittore , ho citato un brano, tratto dal saggio Scrivere Zen di Natalie Goldberg, che evidenziava l’immenso valore creativo delle nostre idee originarie. Siccome dai commenti è emerso che molte persone hanno difficoltà ad abbandonare il controllo che la mente esercita sulla loro creatività, ho deciso di proporre un gioco che sarà utile a tutti, compresa la sottoscritta. Mi trovo infatti in una fase piuttosto delicata della mia gavetta letteraria: dopo aver integrato nel mio modo di scrivere le basi di una competenza narrativa sì migliorabile ma comunque discreta, sento la necessità di ritrovare la connessione con quella creatività gioiosa e un po’ anarchica che in passato ha dato vita ai miei testi più intensi. Ho bisogno di impazzire, e voglio farlo insieme a voi. Prima, però, una piccola precisazione. Il libro in questione non è un polpettone new-age , ma un...

La voce del Jolly #1 - Davide Laura, dalla strada alla Scala

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Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime. (Victor Hugo) Da due anni, il musicista Davide Laura  allieta i pomeriggi dei sanremaschi con il proprio violino: non c’è nessuno, per le strade del centro, che non conosca e non apprezzi la sua musica. Perché, quindi, non consentirgli di rappresentare la città al Festival? Questa è stata l’idea degli amministratori del gruppo Facebook “Sei di Sanremo se…”, che una decina di giorni fa hanno creato l’hashtag #vogliamodavidelaurasulpalcodell’ariston. Diversi lettori hanno scritto a Carlo Conti per metterlo al corrente dell’iniziativa. In poche ore, un’idea nata quasi come un gioco è diventata virale. Davide, per diffondere la propria musica, non ha partecipato a un talent o venduto l’anima al demonio: ha semplicemente allestito una postazione in via Matteotti e si è messo a completa disposizione della gente. L’energia veicolata dalle sue note, poi, ha fatto il resto.   Se non ci credete, guardate...

Quattro consigli di scrittura da Rob Brezsny

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Niente si regala tanto generosamente quanto i propri consigli. (Francois Delarochefoucauld) Prima di addentrarmi nei meandri di questo articolo, occorre rispondere a una domanda: chi è Rob Brezsny ? Uno scrittore? Un filosofo? Un life-coach? Uno scienziato? Un guru? No. O meglio: non solo. Rob Brezsny e uno dei più celebri astrologi facenti capo alla scuola psicologica-evolutiva . Le sue indagini, qui in Italia, sono tradotte e pubblicate dalla rivista: “Internazionale”. Come ben sapete, io diffido dell’oroscopia sommaria proposta dai giornaletti e di tutti quegli pseudo-guru che millantano di predire il futuro. Brezsny non ha questa pretesa: lui, come tutti i colleghi che seguono il medesimo approccio, interpreta i possibili effetti emotivi dei transiti planetari e offre qualche suggerimento (spesso con toni ironici) per affrontarli senza impazzire. Secondo me è bravo. Dannatamente bravo. Così bravo che, commentando le sue analisi, più volte ho scritto: “oddio, mi sta...

Tre parole per il 2017

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A chi crede nei sogni, basta un gradino per raggiungere le stelle. (Antonio Aschiarolo) Da quando Appunti a Margine è nato, è mia consuetudine inaugurare l’anno virtuale con il post delle Tre parole . L’idea originale è di Chris Brogan, ma io ho conosciuto questo gioco grazie a Daniele Imperi , che dal 2010 lo propone sul suo blog. Quest’anno anche Silvia Algerino è stata della partita. Se qualcuno di voi desidera unirsi al meme, è il benvenuto. Mi permetto però di darvi un consiglio: non limitatevi a scrivere un articoletto di cui vi dimenticherete subito dopo aver risposto ai commenti, altrimenti l’esercizio non servirà a nulla. Scrivete i vostri concetti chiave su un post-it da tenere sempre a portata di sguardo, e lavorate su questi obiettivi nei mesi che verranno, perché è così che si innescano i cambiamenti. Diversamente, tutti i buoi propositi finiranno nel cestino della carta straccia. Per quel che mi riguarda, è tempo di bilanci: com’è andata con le parole ...

Natale con Nathalie Goldberg - I primi pensieri dello scrittore

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Sono libera di scrivere le peggiori schifezze del mondo. (Natalie Goldberg) Sono pochi i libri in grado di trasformare radicalmente l’esistenza di una persona. Uno di questi è, per me, Scrivere Zen di Natalie Goldberg : non solo mi ha aiutato a prendere confidenza con la pagina bianca, ma ha anche avuto il grande merito di farmi conoscere le filosofie orientali. Dodici anni fa trasudavo inconsapevolezza; ora, grazie a questa sciura americana, ho trovato uno stile narrativo e di vita. Ricordo ancora il momento in cui, mentre cercavo un manuale che potesse aiutarmi con i miei esperimenti creativi, vidi questo volumetto nello scaffale della Feltrinelli, in Galleria Vittorio Emanuele, a Milano.  Era come se mi chiamasse a sé con la propria energia. Non indugiai un solo istante ad acquistarlo. Lo lessi in pochi giorni. Feci tutti gli esercizi proposti. Da allora, le sue parole sono una sorta di monito, quando il mentale mi distacca troppo dall’essenza dei miei testi. E...

Lo scrittore tecnologico

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Baratterei tutta la mia tecnologia con una serata con Socrate. (Steve Jobs) La scrittura è un’arte antica. Nel nostro immaginario storico ci sono penne d’oca e calamai, lumi di candela e caminetti scoppiettanti. Ma il mondo segue il grido del progresso, e noi dobbiamo stare al passo con i tempi: in un’epoca in cui tutti sanno leggere e scrivere, i nuovi analfabeti sono coloro che non posseggono una conoscenza di base dell’informatica. Casi più unici che rari, a dire il vero. L’utilizzo del computer è al giorno d’oggi così scontato che ritengo superfluo menzionarlo nel mio articolo. Mi occuperò invece di altri strumenti tecnologici, software e luoghi virtuali, per comprendere come essi possano agevolare la nostra attività di scrittura. Il punto di partenza è la mia esperienza personale, ma chissà: magari questo confronto porterà a tutti nuovi spunti di riflessione.

La favola del minestrone - retroscena

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Il genio non è conformismo. (Vladimir Nabokov) Qualche giorno fa, sul blog Lettore Creativo è stato pubblicato una storiella scritta da me: La favola del minestrone . Spesso mi avete bonariamente rimproverato perché non pubblico mai racconti sul mio blog, dunque vi invito a leggerla. Spero che sia di vostro gradimento.   Negli ultimi anni, a parte qualche sporadica eccezione, per esempio un brano di 20 cartelle editoriali che sto preparando in vista di un concorso, ho rinunciato ai testi brevi per concentrarmi esclusivamente sul mio romanzo. Siccome le poche righe che ho messo a disposizione dell’iniziativa di Silvia Algerino, rappresentano un caso più unico che raro, ho ritenuto che dedicare loro un post potesse essere un modo per farvi meglio comprendere la mia scrittura e le sue motivazioni.

Le qualità del Jolly, che sia uno scrittore o no

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La libertà è la possibilità di dubitare,   la possibilità di sbagliare,  la possibilità di cercare, di sperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità,  letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica. (Ignazio Silone) ( Se non vi ricordate chi è il Jolly e qual è il suo intento, leggete   qui ) Tra i primi post che pubblicai subito dopo aver aperto il blog, c’era quello dedicato alle qualità psicologiche e spirituali dello scrittore , prima parte e seconda parte , con il quale analizzavo la forma mentis che era ed è tuttora alla base della mia attività di scrittura. Siccome con il tempo ho imparato a staccarmi da me stessa e da ciò che faccio, oggi desidero compiere un passo ulteriore. I Jolly sono gli unici individui in grado di fare la differenza in una società omologante e mediocre, ma non tutti si dedicano alla letteratura. C’è chi dipinge e chi compone musica. C’è chi lavora in ospedale e chi insegna nelle scuo...

Il valore di un dettaglio

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Bere una tazza di tè è qualcosa di molto profondo. (Katagiri Roshi) Il mio rapporto con lo studio è sempre stato particolare. Invece di assorbire nozioni passivamente, tendo a  reinventare e personalizzare ogni contenuto. Pertanto, quando ho sentito esprimere la convinzione che un romanzo non di genere “ debba” presentare una rarefazione delle ambientazioni e della trama, l’ho rigirata a lungo tra le mani per comprendere cosa farne. Sulle prime ho pensato di essere io a sbagliare; poi ho compreso che quanto sto facendo (con il cervello, non con la pancia) conta più di quanto mi dicono di fare. In letteratura non esistono regole inviolabili, quando si è consapevoli della propria direzione. Sebbene i manuali e gli articoli pubblicati sui blog siano stati e siano tutt’ora fondamentali per aprire la mente e migliorare le mie competenze, li ho sempre considerati semplici spunti di riflessione, da accettare o rifiutare a seconda delle mie esigenze narrative. Se ci limitassimo...

Storytelling, fraintendimenti e censura

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Van Gogh: una lama e si taglia l'orecchio, io ti sento parlare e sto per fare lo stesso, ho il rasoio tra le dita ma non ti ammazzo, avrò pietà di te perchè... TU SEI PAZZO!!! (Caparezza) La riflessione che vi propongo in questo post è maturata mentre seguivo, sui social, una polemica contro il  rapper Emis Killa e la sua canzone “Tre messaggi in segreteria”. Non ho ancora avuto modo di ascoltarla, ma ho il testo qui davanti. La storia racconta in prima persona di un uomo che non accetta l’abbandono subito dalla fidanzata e, dopo numerosi tentativi di contatto, decide di ucciderla. Non si capisce se il personaggio metta in pratica il suo proposito omicida: il brano termina con lui, ubriaco, che guida verso casa della vittima. Magari si schianta prima, chissà. Però le associazioni femministe sono insorte e hanno accusato l’autore di istigazione al femminicidio e allo stalking. Emis Killa si è difeso, sia attraverso i giornali sia rispondendo personalmente agli hat...

Lo scopo del blog - inevitabili cambiamenti

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Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle. (anonimo) Di recente ho apportato alcune impercettibili modifiche al back-stage di “Appunti a Margine”, ho riordinato i tag e corretto qualche refuso trovato nei vecchi articoli.  A breve, però, dovrò intervenire anche a livello sostanziale. Le regole per i guest-post cambieranno e la pagina “ lo scopo del blog ” richiederà una doverosa attualizzazione, coerentemente con la mia evoluzione personale e autoriale. In che modo essa avverrà, ancora non lo so, perché continuo a cambiare idea. Ho riletto il testo più volte per focalizzare la direzione che il blog ha preso nell’ultimo anno. Non solo lo stile è diventato più maturo e la vocazione meno autoreferenziale: seguendo il flusso creativo, il focus si è progressivamente spostato da argomenti di carattere tecnico ad altri, più filosofici. Tornare indietro, mi sembrerebbe una forzatura. Conclusione: occorre riscrivere la presentazione da capo . Però le fon...

Il Jolly e le parole socialmente scorrette #2

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Nulla al mondo è normale. Tutto ciò che esiste è un frammento del grande enigma. Anche tu lo sei: noi siamo l'enigma che nessuno risolve. (Jostein Gaarder) Qualche mese fa ho pubblicato “ Il jolly e le parole socialmente scorrette #1 ”, post inaugurale di una rubrica senza scadenza fissa, finalizzata a scovare i messaggi impliciti che si celano dietro le nostre abitudini verbali. A causa della pausa estiva e della mia ispirazione anarchica, però, la seconda puntata si è persa nel mondo delle intenzioni, e oggi l’amico cappelluto mi ha richiamato all’ordine con modi non proprio gentili:  “Che razza di portavoce sei? Scompari nel nulla proprio adesso che c’è bisogno di te? I nani , sui social, stanno dormendo, assorbono passivamente ogni concetto veicolato dai siti di disinformazione e poi lo rilanciano in rete, rendendolo virale. Ma le parole sono ingenue, nessuno si rende conto del loro potere. Solo chi rimpingua la gassosa purpurea sa che esse possono trasformare la...

Guest post - Come il font influenza il lettore

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Oggi è mia ospite Rachele Ravanini, che analizzerà un aspetto tecnico della scrittura spesso sottovalutato dagli autori, ma importante quanto il contenuto di un testo. Il font rappresenta il vestito indossato dalla nostra pagina: è vero che l’abito non fa il monaco, ma sicuramente contribuisce a presentarlo. Inoltre, ambienti diversi richiedono divise diverse. Dall’unione di contesto, dress-code e atteggiamento, deriva la percezione che gli altri avranno di noi.  Un uomo in giacca e cravatta, per esempio, può essere considerato serio e professionale a un meeting di lavoro, ma completamente fuori luogo a una partita pallone. Allo stesso modo, un Comic va benissimo, se stiamo narrando uno scambio di sms tra ragazzini… non lo vedrei molto bene, però, su un trattato di astrofisica, e tanto meno sui moduli delle tasse. Chi gestisce un blog o decide di auto-pubblicarsi spesso non ha alle spalle un editore disposto a dargli consigli, quindi conoscere le principali famiglie di car...

La presenza di date in un romanzo

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La scrittura per me è un tentativo disperato di preservare la memoria. I ricordi, nel tempo, strappano dentro di noi l'abito della nostra personalità,  e rischiamo di rimanere laceri, scoperti.  (Isabel Allende)  Qualche giorno fa ho concluso la lettura di “Non aspettare la notte”, quarto romanzo della scrittrice Valentina D’Urbano. Avendo molto apprezzato le sue opere precedenti, sono rimasta un po’ delusa. Forse un autore che sfonda le classifiche per tre volte di fila si illude di poter vivere di rendita, riducendo di il proprio sforzo mentale. Concentrarsi esclusivamente sulla trama però porta a trascurare quel lavoro di fino che determina la qualità di un prodotto letterario. Lo stile mi è parso poco raffinato, con una sovrabbondanza di espressioni abusate perdonabili a un esordiente, non a una scrittrice affermata. Inoltre, la scelta di datare le vicende risultava posticcia e non supportata da adeguate esigenze narrative. Quando ho recensito i...