La presenza di date in un romanzo


La scrittura per me è un tentativo disperato di preservare la memoria.
I ricordi, nel tempo, strappano dentro di noi l'abito della nostra personalità, 
e rischiamo di rimanere laceri, scoperti. 
(Isabel Allende) 

Qualche giorno fa ho concluso la lettura di “Non aspettare la notte”, quarto romanzo della scrittrice Valentina D’Urbano. Avendo molto apprezzato le sue opere precedenti, sono rimasta un po’ delusa.

Forse un autore che sfonda le classifiche per tre volte di fila si illude di poter vivere di rendita, riducendo di il proprio sforzo mentale. Concentrarsi esclusivamente sulla trama però porta a trascurare quel lavoro di fino che determina la qualità di un prodotto letterario. Lo stile mi è parso poco raffinato, con una sovrabbondanza di espressioni abusate perdonabili a un esordiente, non a una scrittrice affermata. Inoltre, la scelta di datare le vicende risultava posticcia e non supportata da adeguate esigenze narrative.

Quando ho recensito il libro su Amazon, ho scritto:

“[…] penso che non abbia senso ambientare una storia negli anni 90 se poi ci si limita a citare il "Ciao" e le lire. Se si sceglie un frame storico definito ci dev'essere un motivo, e questo motivo deve essere chiaro sia al lettore sia all'autore stesso […]”

Oltre a me solo un’altra persona ha evidenziato che, considerata l’esiguità dei dettagli ambientali, la storia avrebbe potuto tranquillamente svolgersi ai giorni nostri. La sua affermazione è stata però criticata da un altro lettore, tra l’altro in modo piuttosto aggressivo, nel commento che mi ha dato l’idea per questo post:


“[…] Che altro ti aspettavi oltre al Ciao? Che guardassero Beverly Hills 90210 in TV? Perché più del non mettere i cellulari, il fatto che la gente si chiama dai telefoni fissi, e spedisce lettere anziché email, mi sembra molto anni '90. Anzi, direi che l'aria soleggiata e polverosa dell'estate anni '90 c'è tutta. O forse tu ti aspettavi di vedere Angelica e Tommaso sotto il palco del Festivalbar? […]”

Per non trasformare una pagina di recensioni in una chat, ho evitato di intrufolarmi nella discussione. Ritengo però necessario chiarire una cosa: mantenere la coerenza narrativa non significa contestualizzare.

È scontato che nel 1994 un personaggio scriva una lettera e telefoni da un apparecchio fisso. Il Ciao è un cult: come si può non menzionarlo? L’estate è sempre soleggiata e polverosa, quindi dire che questo dettaglio caratterizza un’epoca mi sembra una forzatura. C’è una ragazza che indossa dei pantaloncini di jeans lunghi fino al ginocchio, come andavano di moda allora: okay. E poi? Ci fermiamo qui? La rappresentazione di un determinato momento storico secondo me richiede di trascendere i propri ricordi personali e di documentarsi sui principali eventi, sulle abitudini delle persone, sulle mode, sui romanzi e i film che sono usciti in quegli anni. Ciò non significa dilungarsi in lunghe descrizioni: a volte per dare solidità all’ambientazione è sufficiente un unico dettaglio, messo in campo al momento giusto, senza alcun bisogno di essere prolissi.

Nemmeno nelle opere precedenti Valentina D’Urbano si era adoperata per connotare il momento storico di riferimento, ma le ambientazioni geografiche (tutte immaginarie) erano così dettagliate da rendere inutile, se non addirittura eccessiva, una caratterizzazione più approfondita. Fin dall’inizio era infatti chiaro al lettore che  nessun altro luogo e nessun altro tempo avrebbe potuto garantire la medesima resa narrativa:

- Il rumore dei tuoi passi è ambientato nel 1987 e racconta il legame, prima di amicizia poi d’amore, tra Beatrice e Alfredo, in un quartiere ghetto alla periferia di Torino. Non ci sono capelli cotonati e canzoni dei Duran Duran, ma il tema centrale è la dipendenza da eroina, piaga sociale dell’epoca. Questo e altri elementi di minore importanza sono stati a mio avviso sufficienti per tenere in piedi l’ambientazione storica, senza il bisogno di aggiungere altri orpelli.

- Quella vita che ci manca, pur non essendo un vero e proprio sequel, è collegato al romanzo citato sopra. Protagonista della storia è una famiglia residente nello stesso rione di Beatrice e Alfredo, ai quali ogni tanto si fa cenno. Le vicende si svolgono nel 1991, un paio di anni dopo gli accadimenti narrati in precedenza. Anche in questo caso, quindi, la datazione è pertinente.

- Acquanera è stato pubblicato dopo “Il rumore dei tuoi passi” e prima di “quella vita che ci manca”. Mostra qualche sprazzo dei giorni nostri, ma si svolge interamente in flashback: mi sembra che l’unico anno citato esplicitamente sia sempre il 1991, ma la struttura narrativa impone un’ambientazione al passato.

Alla luce di tali considerazioni, mi sorge un dubbio: quella di ambientare “Non aspettare la notte” nel 1994 non potrebbe essere stata una scelta di comodo dettata dalla volontà di ricalcare le orme dei successi passati? Non lo escludo, dal momento che gli anni ’80 e ‘90 sembrano essere diventati un marchio di fabbrica dell’autrice. Tuttavia, se nei tre romanzi precedenti l’ambientazione era un punto di forza, qui i  contorni di Roma e della Toscana appaiono appena abbozzati, il contesto sociale diventa nebuloso. Non credo, considerando lo stile, la caratterizzazione dei personaggi e la rilevanza della trama, che D’Urbano abbia voluto spalancare le porte all’indeterminatezza tipica di alcuni imporanti mainstream: mi sembra, piuttosto, di aver a che fare con una generalizzata superficialità.

Io penso che ogni dettaglio ambientale, all’interno di una storia, debba essere funzionale, non solo a garantire l’evocazione di determinate atmosfere. Uno scrittore pertanto dovrebbe sempre domandarsi: a cosa servono le date, nel mio romanzo?

Le risposte potranno essere molteplici:
1) evidenziare lo scorrere del tempo;
2) rappresentare una determinata epoca storica;
3) delineare meglio il percorso dei protagonisti;
4) dare maggiore solidità alla trama;
5) far comprendere che gli eventi si sono svolti in momenti diversi;
6) valorizzare l’ambientazione.

Nel mio romanzo in stesura le date sono presenti, per tutti i motivi sopracitati. Inizialmente le riportavo complete (giorno, mese e anno) all’inizio di ogni capitolo, ma questo modus operandi mi penalizzava, impedendomi di gestire adeguatamente  lo scorrere del tempo. Per sciogliermi da questo vincolo ho quindi iniziato a usare riferimenti più ampi, eliminando il giorno e menzionando solo il mese e l’anno. Quando c’è un salto temporale, la data è utilissima, perché impedisce al lettore di perdere il filo. All’interno del testo, invece, è menzionata, interamente o no, solo se lo ritengo fondamentale. Di recente, per esempio, ho dovuto modificare un capitolo specificando meglio quand’erano accaduti determinati eventi, perché due beta mi avevano segnalato che il loro susseguirsi appariva un po’ confuso.
Anche quando la data è omessa, tuttavia, io so quando sono avvenuti gli episodi narrati: su un quadernetto, ho scritto la cronologia di ogni scena, riportando addirittura il giorno della settimana. Questo lavoro è indispensabile, considerando che la storia copre un arco temporale di quindici anni. Se non facessi così, mi perderei per strada. E anche il lettore, purtroppo…

Alla contestualizzazione presto molta attenzione, seppur con dei distinguo. Non tutto ciò che è avvenuto tra il 2000 e il 2015 ha lo stesso peso. E, soprattutto, non tutto ha attinenza con la mia trama. Già due anni fa, nel post “Ambientazioni temporali – l’incursione dell’attualità”, avevo evidenziato tre diversi livelli:

- La partecipazione diretta del personaggio a un evento storico;
- Lo svolgimento parallelo di eventi pubblici e privati;
- Il rumore di fondo, meglio definito come dettaglio contestuale.

Siccome ho già scritto parecchio e non voglio tediarvi, rimando chi vuole approfondire al mio vecchio post. Avendolo pubblicato due anni fa, lo riscriverei completamente, per renderlo più conforme al mio stile attuale... Spero comunque che l'argomento sia di vostro interesse. Nel caso, segnalatemelo nei commenti: nulla mi vieterà di riprenderlo in futuro.

La pura e semplice coerenza narrativa, invece, non la cito nemmeno perché è sacrosanta: una volta, scrivendo di getto, ho messo un euro in mano al mio protagonista, nel duemila, e mi sono vergognata…

Il lancio della patata bollente.
Avete mai inserito delle date nei vostri romanzi? Per quale motivo?

Quanta importanza date alla contestualizzazione?

Commenti

  1. Mica facile dare una risposta. Tralascio il romanzo citato, che non ho letto.
    Del reto se uno scrittore parla del suo tempo, del suo presente, nessuno gli chieerà una coerenza, una caratterizzazione di quel tempo, perchè farlo per un tempo passato? Ma d'altro canto perchè ambientarlo nel passato se quel passato non ha una motivazione nella storia? Potrebbe anche esserci il caso di un romanzo tirato fuori dal cassetto dopo una ventina d'anni, che fare? pubblicarlo così com'è o ricaratterizzarlo nel presente qualora l'epoca non sia importante?
    Insomma non ho una risposta :P

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    1. Le tue domande centrano il punto, e intercettano l'argomento chiave del post. Nel momento in cui compare una data, il romanzo cambia genere, diventa storico. Un romanzo ambientato nel medioevo in cui nessun elemento fa capire di essere nel medioevo, è un romanzo scritto male. Perché li stesso principio non può valere anche per gli anni 90? :)

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    2. Però anche tra i romanzi storici si può distinguere tra i romanzi storici veri e prori e quelli che usano solo un'ambientazione storica (e credo che ce ne siano parecchi) nel secondo caso si andrà n giro in carrozza (o in ciao) ma mancherà lo spirito dell'epoca. Certo stiamo parlando di categorie differenti e penso anche di lettori differenti.
      E se ambiento un racconto nel 2014 anche in quel caso diventa storico? Ma già per il solo fatto di scriverlo oggi e non tra dieci anni non sto già impregnandolo dello spirito del tempo? Comunque resta la domanda, perchè mettere una data direttamente o indirettamente se non ha scopo per la storia?

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    3. A quanto ne so io, sì. Ogni romanzo con l'anno definito è un romanzo storico, anche se la data è quella di ieri.

      Hai ragione per il fatto che molti romanzi usano una semplice ambientazione storica pur senza dettagliarla, e a volte tale scelta ha un senso. Io stessa nel post ho evidenziato come, nei tre precedenti romanzi, D'Urbano sia stata in grade di tenere in piedi il contesto, pur senza dettagliarlo. Le date, c'erano anche allora. Ma la trama aveva tutt'altra solidità. In quest'ultimo romanzo, invece, come dici tu, la data non ha scopo per la storia. Non si può giustificare la scelta degli anni 90 con il fatto che uno dei personaggi deve fare un'operazione chirurgica che forse, ai giorni nostri, sarebbe molto più blanda. Lavorando sui dettagli, avrebbe potuto giustificare questo problema di salute anche ambientando la storia ai giorni nostri.

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    4. Ma non solo, anche cose più banali, tipo quale merendina far mangiare al personaggio o che bibita gassata usa bere, o come si veste, cose sulle quali è anche più difficile fare ricerca. Il mio dubbio è: quanti lettori coglieranno tutti questi dettagli? Il problema è che ne basta uno che se ne esce con è, ma la girella non c'era ancora e ti rovina tutto :D

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    5. Per fortuna, grazie a internet molti dati sono reperibili velocemente. Per esempio, da www.girella.it: Perfetta in ogni occasione, Girella nasce nel 1973 come la prima vera merenda golosa italiana e, grazie alla ricetta semplice e alla forma inconfondibile, ha conquistato generazioni su generazioni.

      Per i vestiti, io guardo spesso le vecchie fotografie o i siti di moda, ma se ho il dubbio rimango sul generico. :)

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  2. Il romanzo che sto scrivendo per ora riporta le date a inizio dei capitoli. E credo che rimarranno anche a lavoro completato perché la struttura della storia è di tipo diaristico.
    Nella blog novel sono meno esplicito, ma anche lì la cronologia è stretta. Adesso, per esempio, siamo alla sera del 12 febbraio 2013, giorno di carnevale. Come sai la BN è in gran parte improvvisata, e poiché solo in una fase avanzata di lavorazione ho scoperto di aver ambientato la storia nel periodo di carnevale, ho dovuto modificarla in funzione della scoperta. Della serie: quando le storie decidono loro come essere raccontate...

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    1. Anche io con il romanzo mi sono imbattuta in questioni del genere. Per esempio, in una delle prime scene che ho scritto, due anni fa, un personaggio nel luglio 2001 prendeva un treno, da Milano in Liguria. Solo che in quei giorni c'era il G8... io ho fatto lo stesso viaggio, ci hanno fatto passare dal Piemonte: sei ore di viaggio, da Milano a Sanremo. Spostare la vicenda una settimana più avanti non ha cambiato nulla. :-D

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  3. Io, per tagliare la testa al toro, scrivo sempre storie che potrebbero appartenere a qualunque epoca. Contemporanea, intendo, perché già risalire alla metà del'900, per esempio, mi creerebbe delle difficoltà. Mi è capitato, però, di incorrere in errori catastrofici, da vere figure di m. anche gestendo i tempi moderni: citare un libro scritto dopo l'epoca dei fatti, fare usare la mail a un personaggio quando ancora la comunicazione avveniva tramite fax.
    Sembra una sciocchezza, in realtà è un campo minato.
    Se dovessi, comunque, fare riferimento a determinati momenti, lo farei con una data generica, indicando solo mese e anno, magari per concedermi un margine di eventuali errori più ampio.
    E poi, è anche vero che alcune storie necessitano di date, tipo la tua che racconta due livelli e la differenza, in questo caso, tra presente e passato si deve avvertire.

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    1. Hai ragione, bisogna sempre fare attenzione. Anche il 2000 sembra un anno molto vicino, ma non lo è. In 15 anni, soprattutto a livello tecnologico, è cambiato tutto. La revisione infatti sarà certosina.

      Da quando ho iniziato a usare solo il mese e l'anno mi trovo molto meglio, però se c'è un evento è importante che almeno io ne conosca la data precisa, anche se decido di non riportarla. Questo per evitare, per esempio, che un mese abbia cinque domeniche, o di non sapere quanto tempo è effettivamente passato tra un episodio e l'altro. :)

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    2. Certe volte penso: è così che deve agire uno scrittore, lo scrupolo dev'essere la sua regola, poi mi immedesimo nel lettore e dico: a parte i casi di strafalcioni eclatanti, quanti andrebbero a verificare che il mese di quel determinato anno ha cinque e non quattro settimane? I lettori maniacali. Lo so, dobbiamo scrivere anche per quelli! :D

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    3. Sì, ma siccome tra i lettori maniacali ci sono anche io, quando scrivo mi comporto di conseguenza. Al di là di queste pignolerie, sapere la data precisa mi consente di non incasinarmi. Poi non necessariamente Devo riportarla. :)

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  4. Ti dirò: sono il tipo che può inserire una data senza che ci siano riferimenti al tempo. E l'ho fatto, ambientando un racconto nel 1992, ma poteva essere anche 2002, 1982, 2012.
    O ancora, ho ambientato storie in momenti precisi e quei momenti li ho contestualizzati in modo "pop".
    Secondo me, in ogni caso, non bisogna eccedere con le citazioni.
    O, per meglio dire, fare in modo che queste non vadano a soffocare la storia.
    Però c'è anche qui un'eccezione: magari si vuol basare il racconto PROPRIO su questi ricordi, sui prodotti dell'epoca e così via.
    Insomma, bisogna comprendere lo spirito della storia e poi vedere come è meglio agire^^

    Moz-

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    1. Sì sono d'accordo, e proprio sulla scia di tali considerazioni ho voluto analizzare nel dettaglio le singole opere dell'autrice per evidenziare le differenze. In questa opera specifica secondo me la scelta non era motivata.

      Anche il mio romanzo, essendo in parte generazionale, si basa molto su questi ricordi, quindi comprendo il tuo esempio.

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  5. L'ambientazione secondo me è sempre un elemento chiave, quasi un altro protagonista, quindi sfondi una porta aperta (anche perché per le ambientazioni storiche mi faccio un mazzo tanto sulla documentazione e non ho pietà per chi non fa i compiti a casa).

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    1. Anche io sono sulla stessa lunghezza d'onda, secchiona quando scrivo e molto esigente quando leggo. :)

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  6. Il romanzo "Acquanera" mi è stato consigliato proprio di recente da un'amica. Per quanto riguarda le date, per me è impossibile non inserirne anche per permettere al lettore di orientarsi meglio all'interno di un periodo storico ben preciso. Nel romanzo "La terra del tramonto" ho anche dovuto specificare l'inserimento della data da calendario musulmano o da calendario cristiano a seconda del contesto.

    Se si vuole dare l'idea dell'atemporalità meglio non inserirne, invece. Murakami Haruki nei suoi romanzi in genere ne usa solo una e poi basta. Nel libro "La voce delle onde" di Mishima di cui ho parlato nel post su romanzi e paesaggi naturali l'autore non ne inserisce affatto.

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    1. Acquanera è un romanzo bellissimo, che ti consiglio anch'io, così come "il rumore dei tuoi passi". Quest'ultimo mi ha convinto meno, rispetto agli altri. Vedremo poi il prossimo come sarà.

      Non inserire date mette al riparo da sviste ed errori. Inserirle invece porta delle responsabilità, che secondo me in questo caso non sono state rispettate. Un autore non è obbligato a contestualizzare, però deve trovare altri modi per rendere credibile l'ambientazione storica, cosa che in questo caso non è avvenuta.

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  7. E' una questione che dovrò affrontare meglio anch'io. Dal momento che faccio riferimento ad un evento preciso, che hanno smesso di replicare ogni anno nella stessa forma, e pure ad una canzone precisa, una datazione ce l'ho. Anche se una canzone può risaltare fuori in un "best of" dello stesso gruppo o essere comunque ascoltata e acquistata anni dopo la sua prima uscita. Non c'erano gli smartphone, ma molti tra di noi non usano ancora ne smartphone ne social. Di sicuro c'erano i cd. E quelli, per ora, ci sono ancora. :)

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    1. Oltre a citare la data e la canzone, come ti comporterai con la contestualizzazione? Hai già un'idea? :)

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    2. C'è un salto di 5 anni tra il prima e il dopo. La canzone appartiene al prima, ma ci sono pochi riferimenti all'epoca, a parte quella. Nel poi di sicuro non ci saranno smartphone nè social, perchè ancora non sono parte preponderante del target dei potenziali lettori. Ci saranno i cellulari, perchè quelli oramai sono assodati (è comunque contemporaneo). Non mi ero posta la questione su lire/euro, in effetti non mi pare di aver scritto alcuna scena dove fosse citata la moneta, ma ci sarà. Guardo ora e vedo che la canzone è del 2004, quindi euro comunque. Certo che se poi questo testo non arriva alla fine, toccherà svecchiarlo ancora prima di darlo a eventuale pubblicazione :(

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    3. Vedi, già l'attenzione a questi dettagli fa parte della contestualizzazione e aiuta a mantenere la coerenza. Spetterà poi a te decidere se rendere il contesto storico più solido o rarefatto in base alle tue esigenze, perché perdere tempo non piace a nessuno. :-)
      In ogni caso, ambientare una storia dieci anni fa richiede di fare attenzione. Oltre all'uso dell'Euro, per esempio, mi sono incartata con l'uso della parola "leggings", perché fino a una decina di anni fa si chiamavano fouseaux...

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    4. Io pensavo fossero due cose diverse :D
      Comunque trovo più difficile ambientare una storia 10 o 20 anni fa che 100 o 200. Finiamo col dare troppe cose per scontate, spesso inavvertitamente: quando sono divventati popolari i forni a microonde? Quando sono sparite le zuccheriere nei bar? Quando è comparso il primo cellulare capace di scattare foto? E quando la prima macchina fotografica digitale? E la prima autofocus? ecc.

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    5. Sfondi una porta aperta, Davide, perché ho fatto tante ricerche di stampo tecnologico. Non basta infatti domandarsi quando è arrivato il primo telefono che scattava foto, ma anche se potesse essere utilizzato dal personaggio. Quindi, quando è diventato di uso comune? Il personaggio poteva pernetterselo a livello economico? E' abbastanza skilled per essere un pioniere, o è meglio aspettare che diventi un prodotto di massa?

      Altro argomento controverso sono le leggi. Quando è uscito il divieto di fumo nei locali? Come venivano gestiti legalmente i figli delle coppie non sposate? Quando le droghe leggere sono state equiparate a quelle pesanti (con un personaggio spacciatore serve sapere anche questo) a livello penale? Insomma, potrei fare tantissimi esempi...

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  8. In tutti i miei romanzi ci sono delle date, serve per contestualizzare la storia. Nel primo romanzo la protagonista comincia la sua vicenda lavorativa nel 1990 e siccome il romanzo oscilla tra passato e presente ho messo le date per far capire in che momento ci si trovava. Preferisco però solo indicare mese e anno, non la data esatta a meno che non ci sia un evento storico preciso da raccontare, come può essere la data dell'11 settembre 2001.
    Nel secondo romanzo la vicenda comincia nell'estate del 1983 e dura circa un anno e lo indico direttamente nella sinossi, ma la storia è così immersa negli anni ottanta che non ci sono particolari problemi, anzi la difficoltà dei protagonisti nasce proprio dalla mancanza di cellulari e di altre "comodità". Nel terzo le date sono fondamentali perché ci sono avvenimenti che accadono in momenti precisi della vita dei protagonisti, preferisco sempre mettere solo mese e anno.
    Di Valentina D'Urbano ho letto solo Acquanera e il rumore dei tuoi passi (ma sai che non avevo capito che la fortezza fosse alla periferia di Torino? Pensavo fosse periferia di Roma!) entrambi mi sono piaciuti ma Quella vita che ci manca non mi attirava perché tornava a parlare della Fortezza quindi non l'ho ancora letto...

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    1. Quella vita che ci manca secondo me ha l'unico grande difetto di essere una scopiazzatura de "il rumore dei tuoi passi", non solo per l'ambientazione ma anche per l'obiettivo del protagonista, che comunque mi è piaciuto. La storia è in ogni caso scorrevole e il romanzo si legge bene. :)

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  9. Contestualizzare le date va bene, però bisogna fare attenzione a non esagerare, altrimenti si crea l'effetto Ritorno al Futuro, cioè un'esasperazione che serve unicamente a strizzare l'occhio al pubblico.
    Esempio: in Ritorno al Futuro nel 1955 Doc dice "Ronald Reagan? L'attore?!"
    Reagan era un attore, ma di certo non così famoso da essere ricordato, per giunta da un fisico che sembrava uscire poco dal suo laboratorio. Ulteriore esasperazione: nel cinema della città si vede che è prevista la proiezione di "Cattle Queen of Montana", un western con Reagan, a giustificare l'affermazione.

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    1. D'accordo con il principio di evitare forzature, anche se non avevo fatto caso a questo aspetto di Ritorno al futuro... mi ero focalizzata più sul fatto che in ogni epoca ci siano parenti e antenati. :-D

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  10. Indubbiamente l'ambientazione di un romanzo va oltre un semplice motorino e un paio di jeans. Ci sono tanti dettagli da inserire nella vita quotidiana dei personaggi che aiutano il lettore a ricreare l'ambiente della storia.
    Non mi pare di aver inserito date finora nelle mie storie, anche perché - come ripeto da tempo - a me non piace la mia epoca, quindi ambiento tutto o nel passato o nel futuro e, quando ambiento nei giorni nostri, la storia potrebbe svolgersi in qualsiasi anno, ma sto parlando ovviamente di brevi racconti.
    Ho però in mente una storia italiana su un preciso arco di tempo, ma c'è un motivo preciso.

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    1. Anche ambientando una storia al passato, però, il problema delle date si pone, o sbaglio? L'esempio era tratto da un romanzo ambientato in un passato recente, ma penso valga per qualunque tipo di storia. :)

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  11. Io penso che per collocare una storia in un lasso di tempo definito e quindi in un contesto ben delineato debba esserci un valido motivo, altrimenti meglio restare sul vago in modo che la trama possa risultare quasi senza tempo. Voglio dire, se si scelgono gli anni '90 allora vuol dire che la storia poteva svolgersi solo in quel periodo e di conseguenza le date hanno una loro utilità.
    Altro caso è quello dell'alternanza tra passato e presente, e anche lì c'è bisogno di essere precisi. Nel mio primo e secondo romanzo non ho inserito date, perché non lo ritenevo necessario (la cronologia però ce l'avevo ben presente), mentre come sai nel terzo ci sono. E me le avevi consigliate proprio tu! A ragione direi, visto che sicuramente così l'intreccio temporale risulta più chiaro.
    Acquanera su tuo suggerimento l'avevo inserito nella mia lunghissima lista dei desideri, prima o poi lo leggerò :)

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    1. Il tuo è un caso diverso. Nelle bozze che mi hai mandato ci sono le date, ma hanno la sola funzione di dare una cronologia alla storia dei vari personaggi, non di contestualizzare un'epoca, anche perché le vicende fanno riferimento tutte all'ultimo decennio. Nel caso della D'Urbano, invece, l'ambientazione negli anni 90 non aveva secondo me vera ragion d'essere. Ho pensato fosse una scelta, passami il termine, un po' paraculo, dal momento che altri romanzi di grande successo avevano ambientazioni simili. :)

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  12. Più ti leggo e più mi convinco che scrivere romanzi è una cosa troppo seria: non fa per me.

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    1. Spero che non sia una critica. :)
      Io sono molto, molto pignola...

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  13. Se un racconto o un romanzo sono scritti con sincerità la presenza di una data, per conto mio, non fa nessuna differenza, perché ci si immedesima perfettamente con le storie. Se siamo negli anni novanta leggeremmo il romanzo come se fossimo negli anni novanta e le data avrebbero importanza solo per un fattore di cronaca.

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    1. Ciao Ferruccio, perdonami: ieri ho risposto al tuo commento, ma il mio non è stato pubblicato, forse per un problema di connessione (ero con lo smartphone).

      Scrivevo che hai ragione: sto leggendo un romanzo sui desaparecidos. L'unica data riportata è quella dell'anno, tuttavia sembra davvero di respirare le atmosfere di quel periodo. Questa precisione però non sempre c'è. Tante volte mi è capitato di leggere romanzi ambientati in un'epoca diversa dalla nostra, ma era impossibile capire quando. Se il romanzo citato non avesse avuto le date, non mi sarei mai accorta della sua ambientazione negli anni 90.

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    2. Oh, a volte accade anche a me, specialmente se non conosco la tematica trattata, in questo caso non ci arrivo neppure se l'autore ci inserisce un oggetto o un personaggio di quell'epoca (trucchi molto spesso usati per omettere le date). Ed è necessario che vada a leggermi la quarta di copertina!

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