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Visualizzazione dei post con l'etichetta stile

Il mio stile di scrittura.

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  Lo stile nella scrittura deve venire senza sforzi, senza pensarci, quando ciò che si vuole dire è più forte della domanda: come dirlo? (Claude Roy) La settimana scorsa, sul blog www.lettorecreativo.it di Silvia Algerino, è stato pubblicato l’articolo “ Conosci il tuo stile ?” Subito mi si sono illuminati gli occhi: fissata come sono con l’auto-analisi, non potevo esimermi dal trasformarlo in un “meme”. Per me la consapevolezza è ciò che distingue un essere umano da un cyborg. A volte ci affidiamo agli automatismi perché il nostro organismo punta al risparmio energetico, ma i processi creativi non possono trasformarsi in un vuoto meccanismo di stimolo e risposta. Anzi, non devono. Mai! Se quando scriviamo ci lasciamo fagocitare da schemi di pensiero appresi passivamente, o permettiamo ai beta-reader di condizionarci come se avessero in mano le tavole della legge, i nostri testi somiglieranno a quelli di mille altre persone, parleranno della nostra arte solo a spraz...

Di vestiti e di scrittura - le mie rifessioni (prima parte)

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Soltanto una spiccata personalità può giustificare un’eccessiva cura nel vestire o una totale trasandatezza. (Giovanni Soriano) Qualche mese fa, Tenar ha pubblicato il post “ Questione di stile ”, per evidenziare come il modo di scrivere di uno scrittore spesso rispecchi suoi gusti in materia di abbigliamento. Nei commenti avevo messo in evidenza alcune delle mie analogie, rimanendo però circoscritta all’ambito della narrativa pura: non avevo parlato di me, ma delle parole che scelgo e delle magliette che compro. Dopo averci riflettuto un po’ su, oggi ho deciso di affrontare lo stesso argomento da un punto di vista diverso. Mi staccherò quindi dalle scelte formali e mi addentrerò in quella selva oscura che è la psiche dello scrittore. Ritengo infatti che non siano solo le nostre preferenze stilistiche a farci scegliere un paio di scarpe o un aggettivo. Abbigliamento e scrittura rappresentano due modalità di comunicazione, due diverse strade per esprimere ci...

Guest-post - Sei presupposti per potersi davvero esprimere.

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Un anno e mezzo dopo la messa online di Appunti a Margine, inizio a cogliere i primi frutti della notorietà (N.B. sono ironica, non me la sto tirando!): un tempo ero io a chiedere ad altri blogger di scrivere un guest-post. Le uniche auto-candidature che ricevevo riguardavano solo articoli promozionali, brani sgrammaticati e volgarissimi copia-incolla. Ora invece sono gli altri a farsi avanti, e questo mi fa piacere. Ieri, a causa di un “problema tecnico” (i dettagli in privato) non ho potuto pubblicare l’aggiornamento e  la logistica delle mie routine mi impediva di scriverne un altro. Invece di dare di matto, ho cercato di affrontare il contrattempo con serenità, muovendo energie positive. E stamattina, come un regalo dall’universo, ho ricevuto un bell’allegato. Dopo aver letto il post, ho deciso di pubblicarlo immediatamente. Sebbene l'argomento sia diverso da quelli che affronta abitualmente, Alessio Montagner ha scritto bene come sempre e condivido pienamente la sua lin...

Un anno di scrittura - la mia evoluzione.

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Il momento del cambiamento è l'unica poesia. (Adrienne Rich)   Il primo tentativo di scrittura, dopo cinque anni di silenzio, è stato fra la fine del 2013 e l’inizio del 2014. Si trattava di una storia scritta di getto, senza progettazione né studio, alla quale attribuisco l’unico merito di avermi sbloccato le corde vocali. Arrivata a pagina 50, già non mi piaceva più. Ho quindi tirato un profondo respiro e le ho detto addio. Ho portato con me un paio di personaggi interessanti e ho approfondito la loro conoscenza tramite schede più dettagliate. Poi, mi sono messa all’opera su una nuova trama, ho nutrito la mia idea e l’ho sviluppata in modo più preciso sebbene non fosse - come mi sono resa conto man mano che scrivevo - ancora definitiva. Questo esattamente un anno fa. Lo scorso inverno, siccome non ero soddisfatta della prima sezione, scaletta generale alla mano mi sono messa a saltare di palo in frasca occupandomi di scene e capitoli molto più avanti nell’economia d...

I sette chakra di un romanzo.

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L'equilbrio in sé è il bene. (Haruki Murakami) L’idea per questo post è nata curiosando fra le chiavi di ricerca digitate dai miei lettori su Google. Uno di loro, qualche giorno fa, aveva bisogno di risolvere un problema che conosco molto bene: “assorbo troppa energia nel reiki”. Probabilmente non ha trovato quello che cercava perché il mio blog si occupa di scrittura, però ha stimolato la similitudine che sarà al centro di questo articolo. I chakra sono sette vortici di energia collocati lungo il corpo umano in corrispondenza delle ghiandole endocrine e uniti da una linea immaginaria, la kundalini. Ciascuno di essi “governa” determinate funzioni fisiche, mentali e spirituali. Per far sì che il loro funzionamento sia ottimizzato, l’energia deve scorrere liberamente e nella giusta quantità:  sia gli eccessi sia le carenze possono provocare scompensi, impedendo alla persona di vivere serenamente. A volte sono le esperienze dolorose a bloccare i chakra: mi è capitato di i...

Scrivere ti rende trasparente - la parola è energia.

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A volte le parole non bastano. E allora servono i colori. Le note. Le emozioni.  (Alessandro Baricco) Oggi voglio rivelarvi un aspetto di me che probabilmente conoscete già ma che non ho mai avuto modo di affrontare apertamente sul blog.  Poiché condiziona profondamente il mio modo di scrivere, vale la pena spenderci due parole. Come molti di voi già sanno, studio astrologia dal 2007, pratico quotidianamente meditazione dal 2008, partecipo a costellazioni familiari dal 2012 e, esattamente un anno fa, ho ottenuto il diploma relativo al primo livello reiki. Mi interessa tutto ciò che riguarda le energie (astrologia, cristalloterapia e costellazioni familiari) al punto che ormai queste discipline possono essere considerate parte integrante del mio stile di vita. Grazie a queste pratiche spirituali ho superato un momento molto difficile. Le ritengo quindi più utili ed economiche della psicanalisi. Ma, soprattutto, mi hanno resa molto intuitiva , capace di percepire...

Quanto è importante l'originalità?

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Non c'è originalità senza disinvoltura. R. Gervasio Originalità. Questa è la parola che popola gli incubi di molti scrittori. Il suo suono, apparentemente così armonioso, diventa molesto quando si insinua in noi la devastante paura di essere banali .  Ma l’originalità è davvero così importante? Per comprenderlo, occorre prima rispondere ad altre due domande.   Cosa significa essere originali? Mi viene in mente un vecchio post sul blog di Grazia, nel quale evidenziava un principio con cui mi trovo assolutamente d’accordo: in narrativa, niente è originale ma, nello stesso tempo, tutto è originale.

All'apericena con i leggings: le nuove parole della lingua italiana.

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Badate al senso, e le parole andranno a posto per conto proprio. (Lewis Carrol) Secondo il vocabolario di google, per neologismo si intende un “termine o costrutto di recente introduzione nella lingua, motivato da nuove esigenze tecniche o di costume.” Oggi mi sono divertita molto a sfogliare il database sul sito dell’ Accademia della Crusca , aggiornato costantemente anche grazie alle segnalazioni dei lettori. Sono molte le parole entrate a far parte a tutti gli effetti del nostro modo di esprimerci verbalmente e, a volte, anche per iscritto. Le buttiamo sulla pagina quasi inconsciamente e poi, in sede di revisione, ci troviamo a domandarci se sia opportuno mantenerle oppure modificarle con espressioni più politically correct. Sono sincera, a volte mi arrovello parecchio.

L'autore e la "percezione dello schifo incombente" - da dove nasce il rifiuto per alcuni vecchi scritti

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Le parole non sono troppo vecchie, lo sono soltanto gli uomini che usano le stesse parole troppo spesso.   Elias Canetti La settimana scorsa sono stati pubblicati due post, da MariaTeresa Steri e Daniele Imperi , aventi per oggetto il rapporto con i propri testi passati. A livello generale, emergeva una sensazione mista di vergogna e rifiuto. “Allora non sono sola nell’universo”, mi sono detta. Ci sono brani che vorrei destinare ad una bella pira fumosa. Se penso che qualcuno li ha letti (e addirittura apprezzati) mi scaverei una fossa profondissima. Eviterei anche di farmi vedere in giro. Capita molto spesso e praticamente a chiunque di non ritrovarsi più nelle vecchie storie di un tempo. Si può parlare di tendenza generale? Forse sì. Siamo stati tutti contaminati dal bisogno viscerale di rimettere le mani su vecchi romanzi o racconti rivoltandoli come calzini per far quietare la   “percezione dello schifo incombente” (cit. Aislinn , o meglio la sua amic...

Le 22 lezioni di Stephen King: promossa o bocciata?

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Solo una cosa può trasformarti, può operare un cambiamento: la consapevolezza. (Osho) Questo post prende spunto da un articolo uscito martedì scorso sul blog Penna Blu . Daniele Imperi ha tradotto l’articolo “22 Lessons From Stephen King on How To Be A Great Writer” pubblicato da Meggie Zhang sul sito Business Insider. Analizzando il proprio modo di scrivere, ha proposto un’interessante autovalutazione dalla quale è risultato promosso a pieni voti. Io ho deciso di fare altrettanto, e già qualcuno in rete sta gridando “Al MEME”: illustrerò uno per uno tali principi, cercando di comprendere se e quanto mi appartengono. Per ciascuno di essi, mi darò un voto. Alla fine, calcolerò la media. Il professor King mi stringerà la mano, o mi rimanderà a settembre? Staremo a vedere! 

Parolacce, gergo e regionalismi: usare con cautela.

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Il linguaggio, prima di significare qualcosa, significa per qualcuno. (Jaques Lacan) Quando si decide di scrivere un romanzo, il linguaggio scelto chiede di essere fedele al contesto socio-culturale in esso rappresentato. Come dice bene l’aforisma di apertura, le parole non solo significano qualcosa, ma hanno rilevanza per qualcuno. Quel qualcuno può essere, ad esempio, il nostro protagonista. Oppure la galleria umana che lo circonda, fatta di comprimari e comparse fortemente caratterizzati, che chiedono di potersi esprimere utilizzando la propria voce. Questa necessità pone, a molti autori post-moderni, un serio problema di equilibrio. Pensiamo ad una storia ambientata in un quartiere disagiato della periferia di una grande metropoli. Se il protagonista è un bulletto di quindici anni che fuma spinelli sulle panchine di un parco spennacchiato non parlerà di certo come un accademico del settecento. Uno schizofrenico dalla personalità borderline rinchiuso in clinica ...

La consapevolezza dello scrittore: punti di forza e aspetti da migliorare

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Che tutto fiorisca: la poesia e colui che la scrive. (Natalie Goldber)  Tutto ciò che scriviamo scaturisce dall’anima. Ha a che fare con la nostra essenza più profonda. Ci appartiene. Conoscere noi stessi è fondamentale per comprendere i pregi e i difetti delle nostre opere. Ma è vero anche il contrario: analizzare la nostra scrittura può rivelare aspetti insoliti della nostra personalità. I nostri punti di forza e gli aspetti sui cui dobbiamo migliorare non sempre dipendono soltanto da elementi di carattere tecnico. Spesso affondano le proprie radici nel nostro modo di essere. Acquisirne consapevolezza ci aiuta a crescere, non solo come scrittori, ma anche come individui.  In questo post, intendo evidenziare tre punti di forza della mia scrittura e tre piccole sfide che sto portando avanti con lo scopo di migliorarmi.   So che domani ci sarà più luce, nella mia mente. E potrò proseguire lungo una strada in discesa, almeno finché non emergeranno altri...

Questione di stile

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“La scrittura è un’esplorazione. Inizi dal nulla ed impari man mano che avanzi.” (E.L. Doctorow)   Scrittori si nasce o si diventa?   Questa è una delle domande da un milione di dollari che da anni impesta il mondo degli aspiranti narratori, diventando talvolta un pretesto per creare alibi e giustificazioni ai propri insuccessi, o per disegnare un alone di falsa modestia intorno ad un improvviso best-seller. Personalmente, ho sempre ritenuto valido il detto latino “In medio stat virtus”. È indubbio: per scrivere, occorre una propensione naturale. Senza una passione sincera, una fantasia galoppante ed una congenita facilità nell’espressione, l’idea di buttare giù una sola riga nemmeno ci sfiora. Sono qualità individuali delle quali non si può fare a meno, per portare avanti il progetto di un racconto, o di un romanzo. Ma, purtroppo, non bastano.