Quanto è importante l'originalità?




Non c'è originalità senza disinvoltura.
R. Gervasio

Originalità. Questa è la parola che popola gli incubi di molti scrittori. Il suo suono, apparentemente così armonioso, diventa molesto quando si insinua in noi la devastante paura di essere banali.
 Ma l’originalità è davvero così importante?
Per comprenderlo, occorre prima rispondere ad altre due domande.  

Cosa significa essere originali?
Mi viene in mente un vecchio post sul blog di Grazia, nel quale evidenziava un principio con cui mi trovo assolutamente d’accordo: in narrativa, niente è originale ma, nello stesso tempo, tutto è originale.
La classica struttura in tre atti sopravvive da più di duemila anni. Basta pensare alla Poetica Aristotelica. “Il Viaggio dell’eroe” di Voegler, che a sua volta riprende Propp ed i suoi canoni della narrativa fiabesca, guida praticamente tutte le opere di narrativa contemporanea, sia letterarie sia cinematografiche.
In quasi ogni romanzo o film che si rispetti (anzi, potrei anche omettere il quasi) c’è un protagonista che insegue un obiettivo. Nel fare ciò, incontra degli ostacoli. La posta in gioco è altissima, quindi nonostante la sua riluttanza è obbligato ad affrontarli. Affronta dei nemici. Si consulta con un mentore. Intraprende un viaggio alla fine del quale esce trasformato psicologicamente e, a volte, anche fisicamente.
Avete visto quante parole sottolineate?
Questi sono gli elementi cardine di ogni storia. Se non ci fossero, brancoleremmo nel buio e ci troveremmo a creare una trama che si fonda sul nulla. Non sapremmo dove indirizzare i nostri sforzi creativi ed il lettore, incerto con il nostro libro in mano, avrebbe difficoltà a trovare elementi riconoscibili, ad identificarsi con personaggi e situazioni, ad identificare un genere. Cosa sarebbe un fantasy senza un mondo immaginario? Ed un giallo senza un poliziotto che indaga? Essere originali, in tale frangente, significherebbe infrangere alcune regole fondamentali. Ma, quando si scrive, una completa anarchia è praticamente impossibile.
Inoltre, questi elementi sono validi in ogni luogo, in ogni tempo. Affidarsi ad essi significa consacrare la propria opera all’eternità. Trascenderli in modo troppo palese rischia invece di condannarla a morte certa.

Niente è originale, quindi.
Ma, nello stesso tempo, come dicevo prima, tutto è originale.

Una trama in cui i canoni sopra indicati sono applicati in modo pedissequo e pedante rischia di diventare stereotipata. Le figure archetipiche (il mentore, l’eroe, l’ombra) richiedono un certo livello di personalizzazione finalizzato a garantire profondità e realismo. Diversamente, sarebbero soltanto delle macchiette, degli automi senza personalità. I personaggi ben costruiti, e di questo sono convinta, ad un certo punto mandano a quel paese lo scrittore ed iniziano a fare quello che vogliono. Le figure abusate, invece, sono burattini che si reggono in piedi con fili molto spessi.
Nonostante sia importante avere dei punti di riferimento, occorre anche saperli trascendere. Se si riesce a fare ciò, ogni opera diventa unica e mostra con veemenza il marchio personale del suo autore. Ogni idea, nonostante le molteplici fonti di ispirazione che possono averla originata, può diventare diversa da tutte le altre. Occorre solo saperla elaborare nel modo giusto.

Noi, in quanto scrittori, possiamo trovare il giusto equilibrio fra il rispetto dei canoni universali e la ricerca di soluzioni nuove che rafforzino l’identità dell’opera rendendola diversa da tutte le altre.

Da qui nasce la seconda domanda.


Dopo aver deciso che una completa originalità è impossibile, se non addirittura pericolosa,
in che modo vogliamo ribadire la nostra unicità per evitare di confonderci nella massa?
O ancora meglio: rispetto a cosa vogliamo essere originali?


In tale frangente esistono due risposte, che viaggiano a braccetto.

1)Originalità rispetto agli altri autori.
Come evidenziavo poche righe sopra, ogni autore ha le proprie fonti di ispirazione. Le idee non nascono dal nulla. Ciascuno di noi trae spunto da ciò che legge. Impara dai film che guarda. Annusa l’ambiente circostante come un segugio finché una lampadina improvvisamente non si accende nel suo cervello e, senza chiedere il permesso, inizia a lampeggiare come la freccia di un automobile.
Con una buona esperienza e tanta gavetta alle spalle, tali richiami creativi diventano padroneggiabili e gestibili. Ma quando si è alle prime armi il rischio di clonare qualche altro autore è altissimo. Molto spesso il primo tentativo di romanzo è una scopiazzata bella e buona di qualcosa che esiste già.
Solo con il tempo la voce dello scrittore assume un tono chiaro e riconoscibile. Questo, secondo me, dovrebbe essere l’obiettivo di chiunque si avvicini a questa magnifica arte. Occorre fare in modo che il lettore Mario Rossi, estraendo il nostro romando da una catasta di mille, possa dire “è lui”. Bisogna fare esercizio, quindi. Evitare di essere timidi. Avere il coraggio di urlare e di buttare sulla pagina verità nude e crude, sentimenti intensi, personaggi complessi e parole che ci appartengono nel profondo.

Anche in questo caso, però, occorre stare attenti: può capitare che la voce dell’autore diventi ripetitiva e finisca per annoiare il lettore. Mi è successo con i libri di Andrea De Carlo. Nel corso degli anni ne ho letti tantissimi. Forse una quindicina. Poi mi sono stufata perché mi sembrava di avere a che fare sempre con la stessa storia. I suoi romanzi sono tutti uguali, come le canzoni di Gigi D’Alessio. Scrive benissimo, questo è indubbio, però ci sono frasi abusate, personaggi snervanti nella loro perenne inquietudine e dialogue-tags infilati impropriamente in ogni dove che rendono la narrazione singhiozzante. Perché un professionista come lui non è mai riuscito ad evolversi?

E qui si pone il problema della seconda risposta.

2) Originalità rispetto a sé stessi
È importante che ciascuno di noi abbia uno stile riconoscibile ma, nello stesso tempo, dobbiamo trascendere i nostri tormentoni personali. È inutile fare gli splendidi: li abbiamo tutti, che si tratti di ambientazioni ricorrenti, personaggi emblematici, situazioni comode o parole su cui tendiamo ad incarognirci.
A me, ad esempio, piacciono “indemoniato” ed “autodistruttivo”. Il mio protagonista, quando si arrabbia, tira dei potenti cazzotti contro il muro. E parla sempre al cellulare mentre guida. È un imprudente, ma ho bisogno di ribadirlo ogni due minuti? Se non ho intenzione di mandarlo a sbattere contro un palo della luce, a cosa mi serve? Inserire azioni ricorrenti può aiutare il lettore a familiarizzare con il personaggio, ma dobbiamo evitare di farlo sembrare un ossessivo compulsivo.
Inoltre, è difficile rappresentare le emozioni. Chi è triste abbassa lo sguardo. Chi è emozionato non riesce a stare fermo e gironzola per casa come un pazzo (o un indemoniato, appunto) e così via. Ma dovremmo smetterla di accontentarci delle soluzioni più semplici. Impariamo ad osservare meglio le persone! Cerchiamo di interpretare i loro sentimenti! Alleniamoci nel decifrare i loro gesti! Se non creiamo sintonia con la realtà umana che ci circonda, non potremo mai trasporla sulla pagina.
Saper variare è sinonimo di evoluzione. È indice di un miglioramento. È espressione della nostra capacità di trascendere il noto. La prima idea che ci ballonzola in testa, spesso è la più banale.
So che a volte la prima stesura avviene di getto. Nel mio caso, utilizzare la prima parola che mi viene in mente è anche un modo per non arrestare il flusso del pensiero finendo nel mentale. Però, fin dalla prima rilettura, possiamo provare a trovare vocaboli più adatti. Vocaboli nuovi. Il dizionario trasuda abbondanza e noi meritiamo tutta questa ricchezza. Accontentarci della scarsità impoverisce la nostra anima.

Tornando alla domanda iniziale, quindi, l’originalità è davvero così importante? Io ho provato a rispondere a modo mio, ora passo la palla a voi. E, se vi va, parlatemi un po’ dei vostri tormentoni!

Commenti

  1. L'originalità verso se stessi mi fa riflettere, mi chiedo quanto apprezzerei un cambiamento repentino in uno dei miei autori preferiti.
    Prendiamo Marian Keyes, per esempio. Questa scrittrice irlandese ha scritto una dozzina di best seller del genere chick-lit (ma non proprio cavolate alla Sophie Kinsella, ha un buon senso dell'umorismo e ottimi personaggi).
    In Novembre esce il suo nuovo libro e io sono già pronta a questo incontro, armata di tisana e pannetto. Per me è come prendermi una pausa e vedere un'amica che mi racconta dei suoi problemi, non vorrei assolutamente aprire il libro e trovare una storia diversa da quella che mi aspetto, ci rimarrei malissimo.
    Credo che alcuni scrittori famosi come De Carlo, anche se provassero il desiderio di scrivere qualcosa di originale, dovrebbero fare i conti con i lettori abituali che l'hanno sempre supportato.
    Quindi, anche se a livello teorico sono d'accordo con te sull'essere originali rispetto a se stessi, nella ruvida realtà dei fatti non so quanto sia applicabile.

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    1. Io penso che essere originali rispetto a se stessi non significhi travisare completamente il proprio stile, ma semplicemente saper trascendere i propri tormentoni prima che diventino dei cliché.
      Andrea De Carlo, ad esempio, secondo me scrive benissimo. Ha uno stile di forte impatto. Però non ha mai saputo evolversi, in tanti anni. Se prendi "Due di due" (1987) e "Lei e lui" (2010) ti accorgi che potrebbero essere stati pubblicati praticamente in contemporanea. Sapersi evolvere, a mio avviso, è sinonimo di crescita professionale, ed un autore può farlo benissimo anche senza snaturarsi.
      La Rowling adesso scrive gialli con lo pseudonimo di Robert Garbaraith. Ha voluto fingersi uomo proprio perché la sua nuova opera non fosse etichettata facendo riferimento ad Harry Potter. Questo perché, come dici tu, c'è il rischio di non riuscire a riconoscere più l'autore...Ma è stato un caso limite.
      Esiste anche una strada intermedia, che è quella di trovare nuove strade pur senza "tradire" i lettori, che da noi si aspettano determinate cose :)

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    2. La Rowling dopo Harry Potter se n'è uscita con "A casual vacancy" che è stato un flop tremendo. L'ho letto tutto solo per poter dire con certezza che è illeggibile dall'inizio alla fine. Forse ha cambiato nome per la vergogna e le critiche :) Era meglio se scriveva altri dieci Harry Potter!
      Concordo con il tuo commento che la via di mezzo è sempre la migliore, rimanere fedeli a se stessi, senza ripetersi.

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    3. Invece, quando si è creata una nuova identità con la serie gialla (di cui per ora è uscito solo un volume) del detective Strike, non ha fatto un brutto lavoro. L'idea di cambiare nome può sembrare inutile, in quanto tutti sanno che è lei, però la vedo come un modo per sancire il distacco dal genere e dalla saga di cui si era occupata fino a quel momento...
      P.S. Ho letto la tua mail e ti risponderò presto! Grazie :)

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    4. Sorrido perché a me "A casual vacancy" è piaciuto molto, anche se in modo diverso da come mi era piaciuta (e mi piace tutt'ora) la saga del maghetto. Mi domando se sarebbe stato considerato un flop anche se non fosse trapelato che il romanzo era suo (poi mi piacerebbe anche sapere quante copie ha venduto, per curiosità). Scusate l'off-topic.

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  2. Cos'è l'originalità? Qualcosa di nuovo o un nuovo modo per raccontare qualcosa di vecchio? Secondo me è buona la seconda.

    Non mi sono mai preoccupato di essere originale rispetto ai classici o agli altri autori. Io e te, ad esempio, potremmo scrivere dello stesso argomento - perfino mettendoci d'accordo nel farlo - e uscirebbero comunque due storie diverse. Quindi inutile cercare storie nuove, soprattutto se sono già state scritte tutte come dicono.

    Un nuovo modo di raccontare, invece, è la mia principale preoccupazione. Credo anche di esserci riuscito - lo dimostrerò quando e se riuscirò a finire il romanzo -, ma il pericolo in questo caso è di esagerare troppo diventando ermetici per il lettore.

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    1. Un nuovo modo di raccontare può voler dire tutto e niente. è un concetto importantissimo, ma anche molto vago: vogliamo ad esempio sperimentare termini mai utilizzati? Oppure trovare un nuovo modo per "montare" le scene?
      Ciascun autore, a mio avviso, può giocarsela come meglio crede. L'importante è che riesca a trovare una strada autonoma e personale che lo renda facilmente identificabile. A me piacerebbe arrivare a questo. :)

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    2. Intendo l'insieme di quelle caratteristiche che concorrono a raccontare una storia. Quindi mettici dentro tecnica, lessico, trama e intreccio. Una storia secondo me è composta: dai fatti; dal narratore (inteso come voce che racconta in tutte le sue varianti possibili). Se l'originalità sul versante della storia non può esistere - perché è già stato raccontato tutto - allora bisogna cercarla dall'altra parte. Dalla parte del narratore. Tutta la narrativa moderna - vedi Palahniuk, Welsh, DeLillo - agiscono proprio su questo versante, scardinando i capisaldi della narrativa classica; facendo della ripetizione uno stile narrativo.

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    3. Mi viene in mente il romanzo "Il tempo è un bastardo" di Jennifer Egan: l'ho trovato straordinario in quanto propone diversi racconti che "rimbalzano" in diverse epoche storiche (alcune nel futuro) tutti intrecciati fra loro per i personaggi che rappresenta. Quello secondo me è un romanzo originale. Non rispecchia per nulla "il viaggio dell'eroe", quindi è originale anche a livello di trama. Infatti, ha vinto il pulitzer.
      Khaled Hosseini ha cercato di fare qualcosa del genere con "E l'eco rispose", ma io l'ho trovato un romano noiosissimo che non ha niente a che vedere con i due precedenti.

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  3. Tornando sull'originalità, secondo me una storia può anche non essere originale, ma l'importante è che non sia un plagio o copia esatta di altre: se parli di un virus che ha decimato la popolazione mondiale, si potrebbe provare a raccontare una storia utilizzando altri soggetti e punti di vista, differenti dai soliti sopravvissuti... c'era una autrice di cui non ricordo il nome purtroppo, che aveva scritto un romanzo su un'epidemia globale, utilizzando però come soggetto la spora che infettava la popolazione. Questo secondo me è originale...

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    1. Esatto, è la ricerca di soluzioni nuove che può fare la differenza. Pur nel marasma di cose già dette, si possono ricercare delle alternative altamente personalizzate... è quello che sto cercando di fare anche io. :)

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  4. Secondo me una parte di originalità risiede nel modo utilizzato per scrivere e articolare la storia. Ricordo che mi colpì parecchio Camilleri con il suo "La scomparsa di Patò"- la storia si snoda attraverso le lettere e le comunicazioni tra i vari personaggi del romanzo. Ottimo post.

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    1. Grazie per il complimento. Concordo sul fatto che la personalizzazione parta proprio dallo stile, più che dalla vicenda in sé. Poi il modo di combinare le scene e gli snodi della trama fanno il resto...

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  5. La risposta è... nello stile.
    Uno stile unico, personale, deciso...
    ...è ciò che rende originale una storia. Se Tarantino riscrivesse i Promessi Sposi, narrandone le vicende rispettando Manzoni, sarebbe originale.
    Perché ha stile.

    Moz-

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    1. Sarebbe originale, cerco, ma godrebbe dello status di "opera nuova", oppure sarebbe considerata semplice rivisitazione? :)

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    2. Dipende dalla sua forza :)
      E comunque la mia era una voluta esagerazione^^

      Moz-

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  6. Credo che l'originalità di tutto punto non esista. Si è continuamente influenzati da tutto ciò che ci circonda e soprattutto da ciò che leggiamo per poi scrivere a modo nostro. Sono pienamente d'accordo sull'essere originali rispetto agli altri.. Mettere fuori la propria anima, la propria visione, nel modo in cui la sentiamo, senza paure nè timidezze, trasfigurandole in una storia che ci piaccia e che esprima ciò che vogliamo. Se non facciamo questo, rischiamo di non avere un nostro stile e di somigliare agli altri. Ma ciò che ritengo più importante è l'originalità verso se stessi. D'accordo che ognuno di noi ha i suoi tormentoni. Io ad esempio amo parole come terribile, maledetto, devastante, rabbia, perchè sono tutte parole forti, che rendono bene le emozioni o i sentimenti. Però mi rendo anche conto che devo cambiare. Voglio dire anche se alla prima stesura sono queste le parole che mi vengono subito in mente, dopo devo sostituirle e devo anche guardarmi intorno, cavolo! I mie personaggi, ad esempio, non possono essere tutti degli uomini complicati o silenziosi, o bruschi. Ho seriamente difficoltà a descrivere un personaggio divertente e solare, ma devo impegnarmi a farlo.
    Stando attenta però a non snaturare il mio stile, che è dato soprattutto dalla mia visione delle cose. :)

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    1. "Devastante" è una parola che uso moltissimo anche io!
      Per quel che riguarda i personaggi, io mi sono accorta che ho una visione sempre negativa della figura del padre. I padri dei miei protagonisti sono sempre figure ambigue: o sono morti, o sono assenti, oppure semplicemente fonte di problemi. Tuttavia questo è un dettaglio che non voglio cambiare perché questo rapporto complicato dei miei due personaggi principali con i loro genitori è un motore importantissimo per lo sviluppo della trama. Cercherò però di motivare questa scelta, di far sì che la mia decisione di inserire questo elemento non sembri casuale, ma sia ben chiara al lettore. :)
      A presto!

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  7. Io ho smesso di pormi il problema dell'originalità, ormai. Ci ho sbattuto la testa su abbastanza, soprattutto all'inizio del mio percorso scrittorio.
    Alla fine, penso che in ogni scrittore ci sia il seme dell'originalità - indipendentemente dal tema di cui scrive o del genere: può essere una questione di stile o il modo in cui costruisce la storia, possono essere i personaggi o il "colpo di testa" che spinge a mescolare generi che sembrano non avere niente in comune... Riuscire a essere originali dipende dalle attitudini di ciascuno scrittore. Qualcuno riuscirà a esprimerle al meglio, qualcuno no.
    Per me ha fatto la differenza la persona che mi disse: "osa di più, puoi farlo". A quell'epoca scrivevo solo urban fantasy: ci vedevo la massima espressione delle idee che avevo. Quella persona mi ha fatto aprire gli occhi. E questa scoperta mi ha portata a esplorare nuovi modi di pensare le mie storie e nuovi modi di scriverle. Per dirla toccando uno dei punti del tuo post: ho capito di poter essere originale rispetto a me stessa e a quello che avevo scritto fino a quel momento. Questo è quello che conta di più per me: non voglio finire col diventare ripetitiva.

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    1. "Osare". Forse il segreto è proprio questo. Occorre la capacità di distaccarsi dalla propria zona comfort, dalle cose che sappiamo che "ci riescono bene".
      Non bisogna mai avere paura di sbagliare, intanto se prendiamo una cantonata possiamo mantenere il brano incriminato ben al sicuro nel nostro pc!

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  8. Tutto è già stato scritto, allo scrittore il compito di avvalorare una teoria es. quella del vecchio saggio oppure contrastarla scrivendo una storia in cui i vecchietti non sono per nulla saggi. Questo mi è stato detto in breve e credo sia abbastanza vero, poi però arriva qualcosa di veramente nuovo ogni tanto: es. Harry Potter e si crea un mito originale con mille tentativi di emulazione. Personalmente credo di avere uno stile abbastanza originale in bilico tra dramma e ironia, sulle trame quelle arrivano e poi vanno coltivate come un orticello.

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    1. Anche io vedo il mio stile come un ironico-amaro, forse perchè nell'opera che sto scrivendo rispecchia un po'lo sguardo del protagonista. La terza persona limitata può essere una mannaia o un'ancora di salvezza...
      Ecco, la figura del mentore è quella con cui forse riesco a mantenere maggior originalità perchè mi distacco molto dalla figura del "vecchio saggio" cercando figure che si muovono al di fuori dei canoni socialmente accettabili. :)

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  9. In questo momento sto guardando la serie True Detective, che mi piace un sacco. Senza fare spoiler, la frase finale è "è sempre la solita vecchia storia". Eppure tutti hanno guardato la serie estasiati, per l'intensità delle interpretazioni, i personaggi, la regia (la regia!!!), la fotografia (la fotografia!!!!). E, sì, è la solita vecchia storia, ma è raccontata nel modo in cui ne ha bisogno lo spettatore oggi.
    Credo che questa sia l'originalità a cui possiamo aspirare (io aspiro anche a meno, eh, però questo è il modello)

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    1. Non l'ho mai guardata, ma ora mi hai incuriosita! Vedo se riesco a trovare qualche puntata in streaming e poi magari ne parliamo insieme :)

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  10. Credo che l'originalità assoluta sia davvero il minore dei nostri problemi. Siamo nati nell'epoca sbagliata per rivendicarla! Magari qualche secolo fa sarebbe stato ancora possibile. Il nostro modo unico di raccontare è quello che possiamo offrire al lettore, insieme alla capacità di arricchire il già sentito e già visto. Poi può succedere di avere l'idea speciale; ma solo chi ha letto tutto il leggibile potrebbe dire quanto originale sia. Diverse persone hanno visto nei miei racconti "evidenti richiami" a testi di cui non ho mai sentito parlare. Però anche il tuo secondo punto è molto valido. Se un autore resta sempre uguale a se stesso non solo annoia il lettore, ma in un certo senso peggiora, perché un conto è immettere in ciò che si scrive un'energia creativa fresca, un altro conto è mettere in moto meccanismi già rodati e lasciare che producano il prossimo bestseller.

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    1. Concordo con te: la creatività consiste nel saper trovare risposte sempre nuove e nel sapersi evolvere insieme alla propria penna :)

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  11. Sono d'accordo con quanto evidenziano gli altri commentatori. Non credo che oggi l'originalità sia da perseguire a tutti i costi, conta molto di più il "come" è raccontata la storia, come si legano gli eventi, come viene presentata e così via. Quello che dice Grazia, poi, mi fa pensare anche alla (brutta) abitudine che abbiamo di ricondurre le cose ad altre cose che già conosciamo, magari solo per associazione di idee o perché ci sembra così. Insomma, è difficile essere originali, sempre più difficile...

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    1. A volte essere ricondotti ad altri autori è quasi un onore, come quando tu hai detto che il mio romanzo di ricordava i film di Ozpeteck... ma compito di ogni autore è saper trovare la propria voce e farla risuonare sulla pagina. Tutto ciò che scriviamo in un certo senso ci appartiene, ed è giusto che sia così :)

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