Funzionalità dell'ambientazione e criteri di valutazione - perché ho scelto Milano?


La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un modo di vedere le cose. 
(Henry Miller)

Sfogliando la libreria virtuale di Amazon, ho riscontrato una tendenza quasi agghiacciante che accomuna molti autori esordienti editi in self-publishing, specialmente se molto giovani: una fissazione quasi maniacale per gli Stati Uniti d’America.
Sia chiaro: nessuno vieta di ambientare il proprio romanzo a Los Angeles o a New York, purché ci sia una motivazione valida. Come tutti gli elementi narrativi, anche la location deve essere frutto di attente riflessioni da parte dell’autore. A mio avviso, prima di scegliere un’ambientazione, ogni scrittore dovrebbe chiedersi quale città o paese può valorizzare al meglio la mia storia? Perché può svolgersi soltanto lì e non da qualche altra parte?  Se le risposte portano oltreoceano ben vengano, purché le domande ci siano.
A volte ho l’impressione che la scelta americana dipenda da un atteggiamento un po’ paraculo: gli USA sono ben radicati nell’immaginario collettivo, ci sono connazionali che non si filano minimamente la letteratura italiana venerando Brown, Follett, e l’ormai stra-citato SK. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo fatto il pieno di prodotti mediatici d’asporto, pronti all’uso. Non ci siamo ancora stufati dei Jack e delle Liz che popolano le numerose commedie americane, dei taxi bianchi, del poliziotto che insegue il malvivente armato di pistola. Rinunciamo quindi alla nostra specificità socio-culturale, credendo di essere al sicuro se scegliamo soluzioni preconfezionate che appaiono comode per noi ed in grado di accattivarci le simpatie del lettore.

Mi rendo conto del fatto che molte trame abbiano portata universale e siano talmente focalizzate su personaggi stereotipati da potersi svolgere indifferentemente a Detroit a Tokio o a Palermo. Pensiamo, ad esempio, a certi polpettoni sentimentali: quando il “realismo emozionale” è al centro delle vicende, il contesto passa in secondo piano. Ma non sempre è così, anzi: spesso l’ambientazione è fondamentale per comprendere ed inquadrare al meglio la trama, al punto che si può quasi considerare un personaggio a sé stante, una sorta di co-protagonista. Questo principio vale soprattutto per i romanzi storici e per quelle opere che si propongono di rappresentare una data realtà socio-culturale, un gruppo di individui, un fatto di attualità o una situazione esistenziale strettamente legata al mondo circostante. In questo caso, dobbiamo operare una scelta ponderata, figlia della ferma convinzione che, se cambiassimo città, paese, continente o galassia, il romanzo andrebbe a ramengo.
Per il romanzo che sto scrivendo, io ho optato per Milano. La parola chiave è solo una: funzionalità. La scelta di questa città è pertinente con i miei scopi narrativi. Le mie motivazioni sono facilmente intuibili ed ho deciso di elencarle perché, per quanto strettamente connesse alla mia esperienza personale ed al tipo di storia da me raccontata, seguono criteri che ciascuno di noi può rendere propri.  

-Ambientazione alla mia portata.
Io non credo sia necessario visitare un luogo per poterlo raccontare, altrimenti Salgari non avrebbe mai scritto Sandokan. Tuttavia, il fatto di aver visto mille film ambientati a New York non significa assolutamente che io sia un’esperta della grande mela. Eppure questa è l’illusione di molti: non solo hanno la pretesa di ambientare un romanzo in un paese in cui non sono mai stati, ma credono di colmare il gap con una documentazione sommaria. Il risultato? I dettagli di contesto risultano miserrimi, oppure incongruenti.
Io ho vissuto dodici anni a Milano e la conosco benissimo. So che ha caratteristiche coerenti con il tipo di ambiente che voglio creare intorno ai miei ragazzi. So dove si riuniscono i giovani, so cosa offre dal punto di vista professionale, quali sono i quartieri in cui è meglio non girare soli e quali sono i locali più gettonati della movida. Inoltre, ci vado abbastanza spesso: ho quindi la possibilità di gironzolare, prendere appunti, scattare foto, chiedere informazioni ad amici, conoscenti o sconosciuti vari. Per tutto quello che non posso sperimentare direttamente, esiste internet. Google Maps è una sorta di manna dal cielo.
Mettendo insieme la mia esperienza personale con la ricerca di materiale esterno, riesco a ricreare sia dettagli oggettivi sia vere e proprie emozioni. Quindi, per me è stata una scelta logica, nonché molto utile.

-Centralità.
Dal momento che le vicende dei miei protagonisti sono parzialmente legate a ciò che è accaduto in Italia negli ultimi quindici anni, avevo bisogno di un luogo in cui succedono cose ma non solo: ogni evento, a Milano, assume proporzioni abnormi. Le emozioni sono amplificate e tutto ciò che accade assume una portata emotiva e psicologica più grande.
Prendiamo come esempio la vittoria dell’ Italia ai mondiali del 2006? Pensate che a Sanremo ci sia stato lo stesso casino? E quale portata può avere, qui, una manifestazione come quella del primo maggio? Ah, sì: non la fanno. Scusatemi!
Per questo tipo di storia, ho bisogno che i personaggi siano in mezzo alla confusione. La prossima, magari, si svolgerà in una baita in cima al Monte Bianco.
-Atmosfera.
Nell’immaginario collettivo, Milano è associata al grigio, alla nebbia, all’alienazione ed alla solitudine: la location ideale, quindi, per raccontare di una generazione allo sbando.
Questa città è adatta alla mia storia perché è piena di nonluoghi ovvero di spazi che non sono identitari, relazionali e storici e che alimentano un generale senso di spaesamento.
Mi sono resa conto che le scene più significative scritte finora si svolgono in bar, aeroporti, periferie urbane. Le ambientazioni domestiche sono utili quando si vuole creare un’intimità, ma spesso immobilizzano il personaggio. Un bacio su un ponte arrugginito a ridosso dei binari del treno può dire molte cose, può veicolare significati non presenti in una banale camera da letto.

-Molteplicità.
Milano è una città sfaccettata in cui convivono ricchi e poveri, onesti e delinquenti, culture, religioni, orientamenti politici e quant’altro. Qualunque passione si coltivi, qualunque desiderio sia chiuso in un cassetto, lì lo si può tirare fuori, insieme ai propri simili.
Se io decidessi di punto in bianco che un personaggio invece di suonare la chitarra fa i graffiti sui muri, oppure è un ultrà del Milan, o pratica sesso sadomaso, non sarei costretta a cambiare ambientazione. Se coltivasse mele sarebbe già più difficile.
Il mio protagonista, per evolvere, ha bisogno di incontrare tante persone molto diverse da lui, di vivere determinate esperienze. A Milano so che può trovare tutto ciò di cui ha bisogno per il viaggio esistenziale che lo aspetta.

-Bellezza.
Eh sì, lo so che Milano è grigia, è piovosa e c’è la nebbia. Ma è anche surreale, affascinante. Ci sono edifici antichissimi vicino a grattacieli di metallo, tram progettati nell’ ‘800 e metropolitane super-veloci. Milano è doppia. È bipolare. E da questa conflittualità nasce la sua bellezza. È suggestiva. È magica. È grandiosa nell’interagire con i miei personaggi. Ed è così sfaccettata che, qualunque atmosfera io voglia creare, la trovo immediatamente a portata di mano.
E voi dove avete ambientato il romanzo o il racconto che state scrivendo? Quali sono le motivazioni alla base della vostra scelta?

Commenti

  1. Le mie motivazioni sono molto simili alle tue. Quando posso, ambiento le storie nel mio territorio, sul Lago d'Orta, che conosco bene e offre infiniti spunti narrativi. Quando non posso... Vado dove mi porta la storia e mi documento un sacco. Così può anche capitare l'emozione di presentare il proprio romanzo nel comune di una città che non è la tua e sentirsi dire dagli abitanti che si sono proprio riconosciuti!

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    1. Ti ho pensata scrivendo l' articolo a proposito del tuo romanzo su sherlock Holmes. Nella Londra ottocentesca non sei sicuramente stata ma non ho dubbi che abbia fatto un ottimo lavoro. Magari scriveremo un post a quattro mani sulla documentazione... tu il passato e io il presente :)

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  2. Devo ammettere che a inizio post ero scettica ma mi sono ricreduta. Non si può ambientare un thriller con molta azione e molti personaggi in una baita sperduta di montagna.
    Credo sia sempre meglio scegliere posti in cui si è stati, se possibile.
    L'unico dubbio che mi rimane è: non credi che Milano sia un po' trita e ritrita nella letteratura italiana, anche più di NYC?

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    1. Il senso del post era proprio questo: mettere in evidenza che ogni storia ha l'ambientazione più adatta e spetta al lettore trovarla.
      Milano è molto utilizzata, certo, così come tutte le grandi città che qui da noi non è che siano proprio tantissime, ma io voglio metterne in evidenza alcuni aspetti particolari e credo che la mia storia debba svolgersi per forza lì. Cercherò quindi l'originalità nel modo di raccontarla, nei personaggi e negli snodi della trama. Non avevo molte altre possibilità e quando ti farò leggere qualcosa (spero presto!) capirai meglio cosa intendo. :)

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    2. Errata corrige: spetta all'autore, ovviamente, trovare l'ambientazione adatta, non al lettore ;)

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    3. P.S. Alla fine, tutto è originale e niente è originale. Spetta a noi trovare la soluzione più adatta per il tipo di storia che vogliamo raccontare e nuove strade per descrivere il già visto. Le scelte sono sempre limitate e, credimi, prima di scegliere Milano ci ho rimuginato un po', ma più vado avanti più sono convinta che non avrei potuto fare altrimenti.

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  3. Mi sembra giusto, specialmente se riuscirai a mostrare la città sotto una luce differente, sarà un successo ancora più grande.
    Io ho fatto un elenco di posti e ho scelto i meno ovvi per la mia storia, perchè sono stanca di romanzi (anche se mi piacciono) in cui la ragazza di campagna si trasferisce nella metropoli e si sente spaesata ma poi finisce tutto bene.
    Ho letto (non ricordo se riferito al mercato italiano o americano) che un libro ambientato in tre location ha più probabilità di essere pubblicato perchè il mercato a cui si rivolge è più ampio.
    Ha senso, ma ho deciso che se devo scrivere di Londra solo perchè va di moda, tanto vale che mi trovi un lavoro retribuito. A questo livello (consapevolmente incapace) mi conviene concentrarmi sulle parole, il marketing è un problema ben lontano.

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    1. Milano è la mia ambientazione principale ma non l'unica perché i personaggi si muoveranno un po'. Ad esempio alcune scene sono ambientate in Sicilia durante una vacanza, ma si tratta di un momento molto breve della storia.
      In fondo Milano ha un ruolo importante ma non è protagonista. Al centro ci sono i personaggi e le loro vicende che si intrecciano Sì a quelle dell'Italia ma non si fanno fagocitare.
      Nemmeno io sinceramente ho pensato al marketing. Milano mi piace, la conosco ed è adatta alla mia storia per il motivo di cui sopra. Sto cercando di semplificare. Anche io su molte cose sono incapace (pensa che sto facendo la scaletta per la seconda volta) quindi ho bisogno di non complicarmi troppo la vita. Si tratta pur sempre di esperimenti :)

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  4. Giusto: inutile ambientare storie in tempi e luoghi "alla moda". Devo ammettere che, nel mio piccolo, io proprio non riesco a decidere prima il luogo (o l'ambientazione) e poi la storia. Quando Spartaco Mencaroni mi invitò a scrivere qualcosa in un futuro che lui aveva costruito nei minimi dettagli (un lavoro impressionante!) sono stato molti giorni con la pagina bianca. Poi ho gettato la spugna. Mi è servito forse più di un mese prima di riuscire a scrivere il mio pezzo di "Storia delle Colonie".
    Comunque anche una baita in montagna può essere uno scenario per molte storie: per gli esercizi di scrittura della Donna Camèl, io ho dovuto ambientare un giallo al Polo Sud!

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    1. Sì dovrebbe fare un giochino in cui ciascun blogger assegna ad altri blogger un'ambientazione improbabile per un racconto di genere... poi vediamo cosa viene fuori.
      Anche io per me l'ambientazione arriva per ultima. I personaggi di solito per primi. In mezzo la trama, che ora sto rivedendo perché ho deviato troppo dai miei intenti iniziali.
      :)

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  5. Brava Chiara, questa è proprio la domanda giusta da porsi: "quale città o paese può valorizzare al meglio la mia storia?". Propio così. Come sai io ho scelto un'ambientazione americana, ma lo fatto proprio perché credo che la storia che ho in mente possa venirne valorizzata.
    Inoltre non credo che scegliere gli Stati Uniti sia un scelta poi così facile, per diversi motivi: intanto per i nomi che hai citato, è una bella concorrenza con cui confrontarti e il lettore un confronto lo farà; poi perché, se non ci vivi, il tempo e la fatica che devi spendere per l'approfondimento sono maggiori. Voglio dire, a Milano puoi anche farci un salto in giornata e se non puoi perché vivi in Puglia, be', almeno una volta nella vita ti sarà capitato di andarci. Negli States è un po' più difficile. ;)

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    1. Ho appena commentato da te, poi sono passata qui ed eccoti!
      Sì mi ricordo che ambienti la storia in America e, non sapendo di cosa tratti, non posso esprimere un'opinione al riguardo. Noto che molti autori nostrani, quando si tratta di scrivere thriller o azione, "emigrano" oltre oceano perché gli USA offrono un contesto più adatto a questo genere di storie. Una delle critiche che avevo mosso al secondo volume della trilogia del male, era il fatto che mostrasse manovre troppo "grosse" per un contesto troppo "piccolo" quale quello romano. Poi per carità, questa scelta non ha certo inficiato la qualità del libro.
      Per quanto riguarda me, credo che il tipo di storia raccontata mi imponga un'ambientazione italiana e urbana. Se Nico fosse Nick non sarebbe la stessa cosa!

      P.S. A proposito: ho fatto "quella cosa che tu sai" per il mio romanzo, e questo mi ha fatto venire in mente una proposta per te. Poi ti scrivo e ti spiego.
      P.S.II Hai sgamato il refuso prima di me e questo non va bene: che beta radar sono? :)

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    2. Se riuscissi a sgamarle prima ancora di scriverle, a dirti la verità, preferirei. ;)

      Aspetto la tua mail. :)

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. I luoghi sono importanti, bisogna però conoscerli bene, molto più di quanto serva per la stesura vera e propria, bisogna averli un po' vissuti. Altrimenti solo solo fondali senza prospettiva. Io non mi allontanerei troppo da casa, arrivo fino all'angolo, poi c'è l'ignoto, l'ignoto mi spaventa...

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    1. Io penso che uno scrittore non possa fare a meno di uscire dal proprio guscio ogni tanto. Diversamente potrebbe parlare solo di sé stesso. :)
      Certo raccontare il noto è più semplice ed evita tanti problemi a chi è alle prime armi come me.

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    2. Ti faccio un esempio, hai giustamente scelto Milano come ambientazione, dato che hai vissuto la città. Montenapo è Milano, io posso descrivere la via, i palazzi, anche la Milano della moda filtrata dai giornali patinati. Però una sfilata di moda, o ci sei dentro nell'organizzazione, sai come funziona, come si vive quell'evento oppure è pericoloso parlare di una modella scelta come personaggio, anche secondario, di un romanzo. Devi sapere dove va, che locali frequenta. Dove balla o sballa. Come si parla in quel mondo, che è una Milano diversa dalla periferia. Serve molta informazione per essere credibili. Penso alla Milano nera di Scerbanenco, vista dagli occhi di Duca Lamberti. Non è certamente la città dei cliché; lo scrittore ne conosceva i contorni reali per creare i suoi casi polizieschi immaginari. Figuriamoci se ci spostiamo a New York, come fai notare tu, ogni lacuna è centuplicata.

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    3. Io non conosco tutti gli ambienti milanesi, però siccome rappresento molti personaggi mi sono documentata. Ho parlato con alcune persone, ho chiesto delle cose, mi sono calata nell'ambiente come meglio ho potuto. Certo, a volte ho delle difficoltà: il mio protagonista, ad esempio, fa un lavoro di cui non so nulla. Però se si vuole raccontare un certo mondo occorre conoscerlo. Il lavoro dello scrittore è anche questo. Altrimenti saremmo vincolati alla nostra esperienza... e la letteratura sarebbe una noia mortale. :)

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  8. Da Milanese grazie per averla ritratta così bene, e con affetto, non è da tutti, molti la criticano avendola vista solo un sabato per lo shopping. Poi è chiaro che è difficilissimo viverci e va sempre peggio, ma definirla brutta eh no. Molto molto paraculo ambientare i libri anche a Londra o Parigi, salvo poi non metterci nulla della città, come tale Premoli, ma probabilmente sto solo rosicando :D Bacio

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    1. Io mi sono trasferita a Milano a diciotto anni e ci sono rimasta fino ai trenta (ora ne ho trentatré). non so se ci tornerei a vivere, perché ai temi dell'università mi piaceva molto, poi ho iniziato a patirla un po'. Ma là c'è sempre un pezzo del mio cuore. La amo e, quando posso, ci torno volentieri.
      Due settimane fa ho avuto modo di andarci per la festa di addio al nubilato della mia migliore amica. Siamo andate all'Alcatraz (locale che non frequentavo da anni) e quando la serata è finita ero così dispiaciuta che sono scoppiata a piangere come una bambina. è da emozioni come queste che nascono i brani più profondi del mio romanzo,in un continuo miscuglio fra oggettivo e soggettivo. :)

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  9. Certo, dipende da cosa è meglio per la storia. C'è però anche una propensione dell'autore. Io, per esempio, non amo le ambientazioni italiane, come non amo gli scrittori italiani, in generale. Non dico di avere ragione, anzi; ma sono fatta così: mi piace che ciò che leggo mi porti altrove in tutti i sensi. Poi ci sono stati libri italiani che ho apprezzato moltissimo, ma questo non cambia le mie preferenze generali, che influiscono anche sulla mia scrittura: non cerco un'ambientazione fissa all'estero, ma i miei personaggi italiani tendono a viaggiare ed espatriare, oltre ad avere nomi o soprannomi che ricordano nomi stranieri. Sono la versione riveduta e corretta dell'autrice che non si è stancata dei Jack e delle Liz, probabilmente. ;)

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    1. Pensa che a me succede esattamente il contrario!
      Quando leggo apprezzo volentieri atmosfere e mondi lontani, ma quando scrivo mi piace ricreare una situazione di familiarità, rappresentare un mondo esistente e che conosco.
      Vedo il ruolo dello scrittore come quello di portare una testimonianza, mostrare ciò che c'è è fare in modo che il lettore possa apprezzarlo.

      P.S. Proprio ora, mentre ti rispondevo, mi è venuta un'idea per un post. Potrebbe essere quello di domani, chi lo sa ;)

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  10. io ho passato due anni a creare la mia ambientazione da 0.
    Atmosfere, usanze, un macromondo per poter scavare fino al micro del romanzo. Nozioni socio politiche e tutto quello che potea essere utile e no ai fini della storia.
    Molti soggetti di alcuni fumetti riposti nel dimenticatoio, li avevo ambientati a Novara, la mia citta`.

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    1. Sicuramente allo scrittore di fantasy spetta un lavoraccio sotto il profilo della pianificazione che noi "realisti" possiamo evitare.
      Certo che deve essere una cosa divertente.
      Mi piacerebbe in futuro provare a scrivere qualcosa di diverso da ciò che ho sempre fatto. Qualcosa in grado di trasportarmi in mondi lontani.

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  11. Sino ad oggi, ambiento solo nella provincia Italiana. Che poi è il territorio che conosco meglio.

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    1. Quale provincia? :) non sono tutte uguali.

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  12. Io ho ambientato le mie storie sia in Italia che all'estero e all'inizio anche io sono stata affascinata dall'ambientazione americana. Ma ero ancora inesperta ed ero convinta che per raccontare la storia di un serial killer fosse più adatta l'America. Insomma con il senno di poi e leggendo anche il tuo articolo, anche io concordo sul fatto che prima di scegliere un'ambientazione bisogna riflettere proprio su quei punti che hai evidenziato e riconoscere quale luogo o pseudo tale possa essere più funzionale alla storia e ai personaggi. :)

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  13. A volte le opere già presenti sul mercato scatenano una sorta di associazione d'idee: azione = USA, sentimentale = Europa e così via. Ma la nostra fantasia può regalarci soluzioni a volte molto originali :)

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  14. Il mio primo romanzo Apoptosis è ambientato negli USA perché avevo bisogno di uno sviluppo tecnico scientifico avanzato, mentre, coincidenza vuole, il secondo romanzo che sto scrivendo è un giallo ambientato proprio a Milano perché è una delle capitali della moda. Non ho la tua stessa esperienza, ci sono stato solo poche volte, ma spero di non far torto a Milano e ai milanesi.

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    1. Sono sicura che saprai rendere onore a Milano. E qualunque cosa ti serva chiedi pure :)

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    2. Ci mancherebbe! Sei gentile tu a condividere sempre le mie cose :)

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  15. Ho sempre ambientato i miei racconti a Savona, oppure nell'entroterra. Però c'è una certa differenza tra una storia lunga (un romanzo) o una storia breve (un racconto). Nel primo caso occorre lavorare bene proprio sull'ambientazione. Scovare magari un elemento che faccia da "filo rosso" per tutto il romanzo. Penso a Dickens, che in "Casa desolata" ricorre alla nebbia, mentre ne "Il nostro comune amico" è l'acqua l'elemento forte della storia. Su tutto, sempre, Londra!

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    1. Si, sono d'accordo con me. Io sto cercando di focalizzarmi soprattutto sulla commistione di diversi stili di vita e la multiculturalità di MIlano. Ma do anche molta attenzione ai non-luoghi, che mi hanno sempre affascinato molto.

      Sei di Savona? Non lo sapevo. Io abito a Sanremo. è bello trovare qualche conterraneo! :)

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