Le quattro fasi del cambiamento applicate alla scrittura


L'incertezza della conoscenza non è diversa dalla certezza dell'ignoranza.
(Charles Bukowsky)

Alcuni miei lettori-cavia si sorprendono di quanto io sia ben disposta nei confronti delle critiche. C’è chi considera questo mio atteggiamento un’autosvalutazione o un eccesso di umiltà, ma giuro che non è masochismo. Semplicemente voglio far tesoro dei consigli – quando espressi per aiutare e non per rompere le scatole – ed utilizzarli come strumento per migliorare la mia scrittura.
In questa fase della mia “carriera” non mi interessa vendere milioni di copie o pubblicare con Mondadori. Se in futuro succederà, tanto di cappello. Al momento penso sia prematuro porsi obiettivi troppo alti. Le mie priorità sono due: acquisire la maturità tecnica di una professionista e scrivere un buon romanzo. Pertanto, trincerarmi dietro atteggiamenti arroganti e vanagloriosi sarebbe assolutamente inutile e non mi porterebbe da nessuna parte.
Per non rallentare troppo la stesura, ho deciso di annotare i consigli ricevuti a bordo pagina (evviva gli appunti a margine) ed intervenire in fase di revisione. Tuttavia, non mi interessa completare la mia opera in tre mesi per poi fare una figura di emme in self-publishing. Preferisco prendermi tutto il tempo che mi serve, lavorare sulla trama, sui personaggi, sul mio stile e sulla mia personalità per arrivare a sentirmi pienamente soddisfatta del lavoro fatto. So di dover ancora affinare molti aspetti della mia scrittura. Non ho mai preteso di saltare la gavetta. A cosa mi servirebbe, dunque, sentirmi ripetere sempre “wow che figata”? Ad alimentare il mio ego. E non ne ho bisogno, credetemi. Di scrittori che fanno gli sboroni ce ne sono fin troppi.

Ai miei lettori-cavia chiedo la massima onestà perché mi sento libera di valutare le loro opinioni e decidere se mettere in pratica o meno i loro suggerimenti. L’ultima parola sulle modifiche da fare al testo spetta sempre a me. Ciò nonostante, ritengo che per scrivere sia fondamentale avere la mente aperta e scegliere, fra le varie possibilità a nostra disposizione, quella più consona al risultato che vogliamo ottenere. Il confronto serve sempre e ci aiuta ad imparare, a comprendere meglio ciò che esiste oltre le righe, a scoprire risvolti narrativi a cui non avevamo pensato. A diventare migliori sia come scrittori sia come persone.
La consapevolezza dei propri punti di forza e dei propri limiti è fondamentale. E vi dirò di più: non basti essere consci di ciò che si sa e di ciò che non si sa, ma anche di quanto lo si sa.
Per auto-valutarmi, faccio spesso ricorso alle quattro fasi del cambiamento, di cui ho sentito parlare ad un corso sulla comunicazione assertiva.

La nostra conoscenza si arrampica su una scala a pioli. Quale punto indica la freccia che dice “io sono qui”? E dove vogliamo arrivare? Proviamo a comprenderlo insieme.

Primo gradino – L’incompetenza inconsapevole.
Sarà capitato a molti di noi di aprire l’anteprima di un romanzo in self-publishing e richiuderla, inorriditi, pochi istanti dopo: fregnacce senza senso, errori grammaticali, trame trite e ritrite condite dall’atteggiamento borioso di un autore che, pur non essendo in grado di affrontare la scrittura con serietà,
, vorrebbe essere paragonato a De Carlo e Tolkien.
Le persone che non sanno di non sapere spesso si trovano a rimanere invischiate nella trappola dell’ego. Si trincerano dietro la loro vanagloria e rinunciano a migliorare se stesse, perché sentono di non averne alcun bisogno, si ritengono già perfette.
Ma quale sarà il loro futuro letterario?
Sinceramente non credo nella possibilità di un risultato a lungo termine per chi si ciba di snobismo e vanagloria. Prima o poi la stroncatura arriva e pone l’autore davanti ad un bivio: gettare fango sui propri detrattori oppure compiere il passo successivo.

Secondo gradino – l’incompetenza consapevole.
Questa è sicuramente la fase più dolorosa delle quattro. Il buon Socrate non ci ha mai avvertiti di quanto faccia male prendere coscienza della propria ignoranza. Prima o poi a tutti gli aspiranti scrittori capita di sentirsi degli illusi, degli incapaci, dei deficienti. Molti si fanno sopraffare dalla frustrazione e decidono di chiudere il romanzo nel cassetto per dedicarsi all’uncinetto o al bricolage. Altri, invece, preferiscono reagire. Comprano dei manuali e continuano ad esercitarsi. Triturano idee finché non arrivano a quella in grado di riaccendere la loro scintilla. Sono consapevoli del fatto che, una volta iniziata la stesura del romanzo, arriveranno altre difficoltà, ma non le temono. Sono pronti ad affrontarle a testa alta.
Io ho attraversato questa fase lo scorso inverno quando, dopo aver iniziato a scrivere un romanzo senza alcuna progettazione, non sapevo più dove sbattere la testa. Non rinnego l’esperimento che mi ha restituito la voce dopo tanti anni, ma ho sentito il bisogno di togliere un po’ della ruggine che si era accumulata sulla mia tastiera.
Da gennaio fino ad aprile mi sono dedicata allo studio delle tecniche narrative, alla definizione della trama e dei personaggi principali. Ho iniziato a seguire i vari lit-blog, a confrontarmi con persone che scrivevano già da tempo. Solo quando mi sono sentita pronta ho riaperto il mio portatile ed ho iniziato la stesura del romanzo. Nemmeno allora, tuttavia, i miei problemi potevano considerarsi risolti: mi sono dovuta fermare più volte a fare il punto della situazione e ancora adesso sto mettendo in discussione alcune scelte, fra cui il casting e determinati snodi della trama. Ogni volta che sorge un nuovo problema, lo affronto a testa alta. Cerco di capire dov’è il mio nemico e poi vado a caccia di uno stratagemma per sconfiggerlo. Quando arriverò alla parola “fine” probabilmente sarò stremata, ma non mi importa. Il gioco vale la candela.

Terzo gradino – la competenza consapevole.
Nonostante il pendolo della mia competenza a volte oscilli verso il secondo e il quarto gradino, penso di trovarmi sul terzo per buona parte delle tecniche di scrittura più note.
Posso paragonarmi ad un diciottenne che ha appena preso il foglio rosa ed avanza lento per le strade della propria città, riflettendo su ogni singola azione. Ora devo mettere la prima. Ora devo dare la precedenza. Ora c’è lo stop quindi mi devo fermare.
Rispetto a qualche mese fa, quando rileggo le scene che ho scritto, presto molta più attenzione a determinati dettagli. In particolare, tendo a focalizzarmi sugli aspetti di cui ho parlato negli ultimi post, perché sono quelli su cui ritengo di dovermi esercitare di più: show dont’tell, infodump, censore interno e punto di vista. Su quest’ultimo sto diventando abbastanza forte, forse perché man mano che procedo conosco sempre meglio i miei personaggi. Assumere il loro sguardo sta diventando piuttosto facile. Ciò però non mi impedirà di analizzare ogni singola scena alla ricerca di eventuali sviste. Solitamente quelle più insidiose sono quasi impercettibili.
La Santa Revisione offre un grandissimo aiuto ma non deve mai bloccare la nostra creatività. Arriva un punto in cui siamo costretti a decidere che il nostro scritto va bene così, altrimenti non andiamo più avanti. Io ne so qualcosa: ho dovuto impormi di apportare le modifiche alla fine perché la mia scrittura procedeva con pachidermica lentezza.
In generale, dobbiamo capire una cosa: la perfezione assoluta non esisterà mai. Ci sarà sempre qualcosa da rivedere, sistemare e correggere. Persino i romanzi già editi sono potenzialmente migliorabili. L’importante è sapere di aver fatto del nostro meglio per raggiungere un buon livello mettendo da parte atteggiamenti maniacali e pedanti: per un artista, sono quasi contro natura.

Quarto gradino – la competenza inconsapevole.
Quando guidiamo la macchina da un po’ di tempo, non abbiamo più bisogno di ripeterci mentalmente ciò che è opportuno fare: lo facciamo e basta. La ripetitività del gesto diventa abitudinario e scivoliamo in una sorta di automatismo. L’intuizione si sostituisce al ragionamento nel farci da guida. Non abbiamo più bisogno di guardare il cruscotto per comprendere che dobbiamo cambiare marcia.
Esistono aspetti della scrittura per cui la competenza inconsapevole è fondamentale. Pensiamo, ad esempio, alla conoscenza della grammatica: immaginate che casino se ad ogni scena dovessimo ripetere le coniugazioni dei verbi per essere sicuri di non sbagliare? Tralasciamo il fatto che molti scrittori si fanno un baffo e due belle basette del congiuntivo. Noi non vogliamo essere così, vero? Se non fossimo in grado di individuare spontaneamente e nella maggior parte dei casi il più termine corretto, finiremmo il romanzo nel 20025. E non mi è scappato uno zero per errore!
 Anche la gestione del proprio metodo di scrittura può rientrare nei diktat di un professionista. E ciascuno di noi può essere più bravo su certi aspetti rispetto ad altri. Io, ad esempio, raramente intervengo per modificare le chiusure dei capitoli. Inserisco sospensioni e cliffhanger quasi senza accorgermene. Su questo aspetto posso dire che la mia competenza è inconsapevole.
A tal proposito, vorrei porvi e pormi una domanda: essere sul quarto gradino è sempre un bene per la nostra scrittura? Dopo tutto, stiamo parlando di arte, non di operazioni matematiche. Se volevo fare la scienziata, andavo a studiare ingegneria. Credo che essere imperfetti abbia un proprio fascino. La scrittura scorre, libera e sincera. La creazione nasce dal cuore. Solo in un secondo momento, la mente revisiona. Sudare le proverbiali sette camicie è ciò che rende piacevole la scrittura. Impegnarmi per il risultato migliore, ravvivando quotidianamente la mia passione, dona nuova linfa alle mie parole e le rende vive. Non riuscirei mai ad essere troppo “tecnica”: mi sembrerebbe di perdere l’anima.
La competenza inconsapevole, quindi, può sì renderci dei professionisti ma non dobbiamo mai dimenticare che la scrittura è gioia. Se il nostro sorriso interiore si spegne, ciò che facciamo non ha più alcun significato.

Dunque, cari lettori, cosa ne pensate? Vi vengono in mente altre categorie di scrittori da collocare sui quattro gradini? E voi dove vi posizionate?

P.S. Mi scuso se giovedì scorso ho saltato l’aggiornamento. Ero reduce da una giornata terribile e non sono proprio riuscita a scrivere il mio pezzo. Ora, però, è tutto a posto!

Commenti

  1. Una volta ho scritto un post "la scrittura e le arti marziali" che, leggendo il tuo bel post, direi essere focalizzato sulla competenza inconsapevole. Quando un maestro di arti marziali combatte con pensa a come eseguire la tecnica, pensa solo al risultato che vuole ottenere. La tecnica è stata interiorizzata a tal punto da poter essere eseguita in modo inconsapevole. Come scrittori credo si debba aspirare a raggiungere quel livello di competenza. Peccato che poi ci scopriamo ancora al "metti la cera, togli la cera"

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    1. Non ricordo quel post, magari non ti seguivo ancora. Mi farebbe piacere se avessi voglia di pubblicare il link. :)
      Io credo che la competenza inconsapevole nella scrittura faccia la differenza fra un professionista e un dilettante. Però, come evidenziavo, il fuoco della passione deve rimanere vivo se non si vuole ridurre il proprio operato a pura tecnica. A me è capitato di leggere autori ineccepibili ma freddi come il ghiaccio.

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    2. Il link nel commento non viene, mi sa che fai prima a usare la funzione "spulcia nel blog" sul mio blog. Il post è un po' vecchiotto, da qualche parte nella sezione Scrittevolezze.

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    3. Ti ringrazio, lo cercherò! :)

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  2. Al corso ci hanno detto che il vero eterno problema è trovare l'equilibrio tra: "ho scritto una schifezza" e "ho scritto una figata" si va avanti così per tutto il romanzo, tra alti e bassi e continue revisioni, fino a quando in qualche modo, magari per puro sfinimento, si chiude. Io vedo tanta presunzione in scrittori che non sono arrivati neppure molto lontano, quelli che ripetono un po' troppo spesso che "è tutta colpa del sistema", l'editoria in Italia lo sappiamo fa acqua da tutte le parti, ma c'è chi ce la fa e ha pure scritto qualcosa di valido. Non so scusa, forse con sto commento sono un po' fuori tema :D felice tutto sia a posto ora. Bacio

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    1. Fino a non molto tempo fa avevo la mania di rileggere ogni singola scena fino allo sfinimento e questo rallentava moltissimo la mia prima stesura. Inoltre le scene magari saranno tagliate nella versione finale. Per questo ora mi sono imposta di non toccare nulla fino alla revisione vera e propria... quando a muoverci é la paranoia e non la lucidità di un giudizio oggettivo finiamo addirittura per peggiorare il testo..
      P.s. quelli che si lamentano con il sistema mi ricordano tanto i classici polemizzatori da bar che non muovono un dito per cambiare le cose. Tipico dell ' Italia :)

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  3. La competenza inconsapevole è l'obiettivo di tutti, ma è utilizzabile più che possedibile. Non è un gradino che quando ci arrivi ti metti tranquillo. Se c'è una cosa che mi pare di avere capito in questi anni di scrittura, è che la lotta non finisce mai: prima ti scontri con una difficoltà, la superi, ne trovi un'altra, superi anche quella, poi però ti ritrovi con un colpo di coda della prima... è bene partire con l'animo del maratoneta e non del centometrista! Ma la passione è fondamentale, come incendio o come fiammella, a seconda del momento. L'importante è che il fuoco non si spenga.

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    1. Io a volte penso che la competenza inconsapevole pura, intesa come automatismo (perché questo dice la definizione) essere quasi un'utopia se c'è la passione. Creare porta uno sforzo non da poco, ed è uno sforzo bellissimo. Ma forse la penso così perché non sono ancora arrivata a certi livelli :)

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  4. In effetti mi sono sorpreso molto anch'io. Quando ti ho inviato le mie opinioni ero titubante e, anche se alla fine non ho desistito e ti ho scritto quello che pensavo, ho seriamente temuto una reazione esplosiva. Tanti scrittori reagiscono male e non sono sicuro che alla fine sia un difetto. Ritengo giusto difendere le proprie scelte, anche perché escludendo la grammatica tutto il resto credo sia davvero molto soggettivo. Tuttavia tu hai ragione e l'incompetenza inconsapevole è non solo ben visibile a chi invece la consapevolezza ce l'ha, ma anche molto fastidiosa.
    Al momento credo di trovarmi al terzo gradino: la competenza consapevole. Mi piace molto esserci arrivato e sono consapevole di dovermi migliorare ancora molto prima di approdare allo standard a cui aspiro. A volte mi chiedo se sia per questo che non ho mai portato a termine un manoscritto. Vedi, io sono fondalmente una persona pigra, anche se so mettere in atto una disciplina ferrea. Non mi piace sprecare energie, diciamola così. I sette manoscritti incompiuti non erano all'altezza delle mie aspettative e, forse, inconsapevolmente lo sapevo. Ci può stare, che ne pensi?
    Bel post. ;)

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    1. Sono contenta che il post ti sia piaciuto. :)
      Ci tengo comunque a specificare che io non accetto TUTTE le critiche, ma solo quelle espresse a fin di bene e quelle che ritengo veritiere.
      Come affermo anche nel post, l'ultima parola spetta a me.
      Io so di saper scrivere (e questo l'hai visto anche tu) e so che difficilmente la prima bozza è perfetta. Il brano che ti ho mandato era stato riletto solo una volta e mai revisionato. Pertanto, alcuni "difettucci" erano visibili anche a me e te l'ho mandato per averne la conferma del fatto di aver ipotizzato delle revisioni corrette. In poche parole, volevo una critica su "quel" punto preciso, e ciò è stato. Ho riscritto la scena cambiando parzialmente ambientazione e personaggi così ora sono piuttosto soddisfatta del risultato.
      Difendere i propri scritti va bene quando le scelte sono meditate, consapevoli, assolutamente sicure se non definitive. Su una prima stesura il margine di miglioramento è moltissimo. I lettori-cavia in fondo servono anche a questo. Difendere le proprie scelte va benissimo, ma con consapevolezza e lucidità.
      Può essere che i tuoi manoscritti non fossero all'altezza delle aspettative. Ma sono comunque stati una bella palestra per te, così come lo sono state le scene scritte e poi cestinate. In fondo, non dobbiamo sentirci mortificati se non tutto ciò che esce dalla nostra penna è impeccabile. La gavetta è sacrosanta e riprendere dopo tanto tempo non è mai facile. Però ci stiamo provando, ed è questo che conta! :) Almeno ci muoviamo, a differenza di altri che restano fermi.

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    2. Concordo. Non trovo che ci sia nulla di male nel mettere via un manoscritto che non ci soddisfa. Al mio livello è comunque una palestra, come ben dici. Certo, facessi lo scrittore per professione sette manoscritti accantonati senza essere terminati non sarebbero un buon modo di sfruttare il tempo. :P

      P.S. sono curioso di leggere il testo con le modifiche. :)
      P.S.2 ma i tuoi lettori cavia corrono nella ruota? I miei non lo fanno... -.-'

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    3. A dire il vero sono due persone a seguire un po' la stesura: il mio compagno e Maria Teresa Steri. Non me ne voglia Beppe, ma il secondo aiuto è sicuramente il più importante! ;)
      Ora però ho smesso di mandare pezzi perché voglio farlo quando l'opera sarà più completa. è ancora tutto provvisorio e imperfetti...non sto nemmeno seguendo un vero e proprio ordine. Ho definito i punti trama principali e li affronto seguendo l'ispirazione, vivendoli quasi come se fossero racconti a sé stanti. Poi li "monterò" insieme. Lavorare così mi sta facendo bene.
      Ti manderò volentieri la scena in questione, però stavolta mi piacerebbe spedirti l'intero capitolo di cui fa parte, perché tu possa avere un'idea più completa. Appena l'ho finito (ora mi sto dedicando ad un altro gruppo di scene) ti faccio sapere. :)

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    4. Davvero ti trovi meglio a lavorare a pezzi? Cioè, voglio dire, è ovvio che un romanzo si scriva una scena alla volta, però lavorare sui pezzi in modo staccato lo trovo più difficile. Io, ad esempio, ho sempre bisogno di avere uno sguardo d'insieme, altrimenti vado in confusione e perdo il filo. La difficoltà maggiore di un romanzo è che è lungo... Mi spiego? ^^

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    5. Dipende dalle circostanze. A volte seguo l'ordine cronologico degli eventi, altre volte invece procedo a salti, occupandomi di gruppi di capitoli o addirittura di scene che riguardano lo stesso argomento. Ho scritto circa 80 pagine in questo modo e quando sarà il momento le aggregherò facendo le dovute modifiche. La cosa più difficile è il non sapere cosa avrò già detto e cosa no... quindi la revisione potrebbe essere lunga. Per non tagliare troppo, cerco di concentrarmi sul succo della scena, sugli eventi in sé, senza dare troppe informazioni. Li tratto in poche parole come racconti separati. Mi serve anche da esercizio dal momento che io di racconti non ne scrivo...
      In ogni caso per me sarà impossibile scrivere il romanzo seguendo l'ordine che i brani avranno all'interno del libro perché, in parte, non lo conosco ancora. Ho intenzione di alternare due piani temporali differenti, almeno per tre delle quattro parti in cui sarà composto, quindi mi serve avere un po' di materiale prima di fare il montaggio. Sarà un lavoro certosino, già lo so :)

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  5. Ciao, penso di essere tra il secondo e il terzo gradino, forse anche il quarto, ma chi lo sa :D
    Bisogna scrivere, sempre. Mantenendo però la propria spontaneità. In arte la tecnica è importante, devi conoscerla, ma a un certo punto te ne devi dimenticare per poter fare arte.

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    1. Esatto. É anche per questo che non ritengo di dover avere tutti e due i piedi sul quarto gradino. Posso fare su e giù ma l'automatismo puro non si sposa con la mia idea di arte...

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  6. Bello questo post, mentre leggevo i commenti continuavo a pensare se potrei avere più successo con l'uncinetto o col bricolage, quindi direi che sono nel pieno della fase DUE!

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    1. che è sempre meglio della fase UNO :)

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  7. Anche se a volte il pendolo mi riporta nella fase due per quel che riguarda aspetti particolari della tecniche di scrittura, penso di esserne fuori almeno al 60-70%... o almeno spero (perché diversamente sarei nella fase uno!). Si deve studiare tanto, ma ci si può riuscire! :)

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  8. Eccomi qua, molto interessante questo post!
    Non so su quale gradino collocarmi... Ho sempre fatto fatica a dare giudizi su me stessa. Soprattutto i giudizi globali, invece quando si tratta di correggere singoli dettagli riesco e sistemarli abbastanza bene.
    Dopo l'ultimo recente fallimento, sto cercando di rimettere in discussione le cose che credevo di saper fare, a partire dall'impostazione vocale fino alla postura e a tutto il resto. Mi sono resa conto di non saper usare un microfono. Da poco mi sono anche arresa all'idea di imparare ad andare d'accordo con l'improvvisazione. Mi annoto le varie cose che devo perfezionare e trovo il modo di sistemarle.
    Quindi... Credo di essere nella fase due.

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  9. Se è così, significa che anche tu oscilli fra la due e la tre. Probabilmente ci sono anche cose che sai fare e che cerchi di potenziare. Perfezionare, come dici tu, non significa imparare da zero. Questa secondo me è competenza consapevole :)

    Sono contenta che il post ti sia piaciuto!

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