Cultura e ricchezza: le mie riflessioni.


Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto dei giganti.
(Karl Kraus)

Qualche settimana fa, Tenar ha pubblicato l’articolo “Sulla spendibilità della cultura tutta”, nel quale evidenziava che fino a qualche tempo fa gli studi umanistici erano gli unici a essere denigrati perché considerati di scarsa attualità, mentre oggi anche le materie scientifiche sono da alcuni ritenute superflue: ciò che rende utile una disciplina è la sua capacità di produrre ricchezza immediata. Con questi presupposti, solo le lingue straniere si possono salvare.
Dopo aver letto le sue parole, ho riflettuto molto. Quindi, ho deciso di deviare leggermente rispetto al tema del blog e di scrivere una sorta di sequel. Dopo tutto, noi scrittori siamo per tradizione associati al mondo intellettuale. Anche se ci siamo svenduti, la cultura è il nostro pane quotidiano.

Partiamo quindi dalla madre di tutti i luoghi comuni: conoscere la letteratura non aiuta a fare soldi. E saper scrivere in italiano corretto è superfluo. Ciò che conta è la capacità di comunicare empaticamente.
Ah, okay: e in che modo pensi di farlo?

Per trasmettere un messaggio, non è sufficiente ripetere a pappagallo ciò che si è imparato durante gli incontri di training professionale. Non è sufficiente conoscere a memoria le possibili obiezioni dei potenziali clienti e le risposte preconfezionate che servono per distruggerle. Non è sufficiente caricare le proprie parole di emotività, gesticolare e coinvolgere l’interlocutore.
Se parliamo, possiamo ancora cavarcela. Ma se scriviamo?
Ogni tanto ricevo certe email promozionali che sembrano scritte da un bambino delle elementari: da certi venditori, non potrei comprare nemmeno un cacciavite.
Come si può ignorare la differenza di impatto del “tu” rispetto al “lei”?
E come può generare entusiasmo per un progetto con un messaggio pieno di puntini di sospensione?
Sapete benissimo che i puntini di sospensione generano incertezza…
Visto? Ora riproviamo.
Sapete benissimo che i puntini di sospensione generano incertezza!
Ecco, così fa un altro effetto, vero?
Le sfumature sono importantissime, in ogni frangente, basta che non siano cinquanta. Se non presti 
loro adeguata attenzione, attirerai solo chi non è in grado di coglierle.

Tuttavia, come dicevo prima, le discipline umanistiche non sono le uniche a essere denigrate: il sistema scolastico italiano è spesso accusato di tuttologia.
Sento spesso domande del tipo: “a cosa mi serve conoscere la riproduzione delle cellule?"
Beh, se non te la facessero studiare, non potresti sapere se in te sonnecchia un potenziale biologo.
Un quattordicenne, quando sceglie il proprio percorso di studi, non sa ancora cosa vorrà fare da grande. Per questo è necessario che  la scuola gli presenti diverse alternative. Quando poi accederà a studi specifici, potrà seguire le proprie reali inclinazioni e accedere a discipline più affini al suo modo di essere.

E qui, solitamente, spunta un altro cliché: tutto ciò che si impara sui banchi di scuola è destinato all’obsolescenza, non ha utilità pratica immediata e quindi non serve a niente.
“Quindi, fammi capire: il progresso ti fa schifo, giusto?”
Io penso che i cambiamenti legati alla sfera del sapere riflettano l’evoluzione culturale del nostro paese e testimoniano una crescita (lentissima, tra l’altro).  Quindi, ben venga l’invecchiamento di certe nozioni.
Chi pensa che la formazione possa esaurirsi con il diploma è un illuso, perché la scuola è solo il punto di partenza. Fino agli esami di maturità, alla maggior parte degli studenti non interessa migliorare il proprio livello culturale, ma solo prendere un bel voto. E ad alcuni, nemmeno quello. Tutto il resto viene dopo.  
Ciò nonostante, le basi del sapere sono importantissime: senza delle buona fondamenta, basta un soffio di vento per buttare giù una casa. E dove si possono acquisire queste, se non a scuola? Mica le puoi vincere con i punti del supermercato o cercarle su internet!

Già, internet…
(Nota per i fanatici dei tre puntini: in questo caso servono a generare un’attesa.)
Internet è il Mac Donald del sapere: sfama ma non nutre!

Stamattina una mia amica ha scritto una grande verità:

Una volta le persone ignoranti erano umili. Sai quante volte ho sentito dire: “sai, io sono ignorante, ho la terza media, cosa vuoi che ne capisca”. Oggi invece si sentono tutti scienziati, pensano di sapere tutto di tutto perché lo hanno letto su Facebook.

Già: un tempo l’ignorante sapeva di non sapere, mentre ora crede di avere il verbo in tasca.  Ecco qui la grande illusione della post-modernità, uno dei mali più grandi della nostra epoca.
In un mondo in cui ogni informazione è disponibile gratuitamente, essere ignoranti è una scelta. Ma recepire nozioni ready-to-use non è sufficiente per definirsi colti.
Quanti, all’atto pratico, sanno davvero andare oltre l’articoletto condiviso dall’amico del cugino?
Quanti considerano google alla strenua del vangelo?
Ultimamente sento parlare spesso di analfabetismo funzionale: un numero sempre più elevato di italiani con uno scarso livello di istruzione, pur sapendo leggere e scrivere, mostra di aver perso ogni capacità di discernimento e di interpretazione. A queste persone, la lettura serve solo per trovare conferma di ciò che già sanno o credono di sapere. E se qualcuno fa notare loro che quanto sostengono con tanta veemenza presenta errori di fondo, citano il tal sito o il talaltro blog, come se la pubblicazione online fosse sufficiente a offrire a un testo garanzia di autenticità.
Non è così che funziona, ragazzi miei!
“Però dai, Chiara, su internet si guadagnano un sacco di soldi!”
“E a cosa ti servono se non hai la cultura per poterli gestire con dignità?”

La cultura sancisce la differenza fra un ricco e un arricchito.
Il primo ha anche dei valori; il secondo, solo soldi.
Il primo possiede il denaro; il secondo ne è posseduto.
Bill Gates è diverso da Mario Balotelli: la sua ricchezza non è definita dalle corse in Ferrari, non è ostentazione fine a sé stessa ma è strettamente legata alle sue azioni. Ciò che lui ha fatto, durerà. Il suo denaro durerà.
Autorealizzazione e successo non sono la stessa cosa.
Chi vuole il successo spara nel cespuglio sperando che qualche coniglio sbuchi fuori, cerca il consenso sociale, la notorietà che si può ottenere anche con qualche video virale su Facebook. Questo tipo di ricchezza non è meritocratica e ha bisogno di un riconoscimento esterno, altrimenti non vale nulla.
La persona realizzata, invece, ha investito su se stessa e ottenuto risultati duraturi. In che modo? Studiando. Lavorando duro. Cercando di imparare tutto ciò che poteva. Valorizzando la propria cultura, consentendole di orientare l’azione e di donarle un valore che vada oltre la becera monetizzazione.

Voi, cosa ne pensate?

Commenti

  1. Onorata di aver dato il là a questo post!
    Poi, ecco, è chiaro che la cultura da sola non serve a far valori, i valori li puoi trovare saldi e forti anche tra gli analfabeti.
    Però ecco, l'ignoranza non è una colpa, soprattutto quando è determinata dalle circostanze e non dalla volontà. Però l'ignoranza non è un alibi o una giustificazione. E sopratutto L'IGNORANZA NON È UN VALORE.
    PS: il maiuscolo serve a dare l'impressione che io stia urlando, sì.

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    1. La cultura non produce valori, ma è un valore in sé. L'ignoranza, come dici tu, no.

      Se l'ignoranza è dettata da fattori esterni, non è una colpa. Ma intorno a me vedo sempre più persone che sono ignoranze per scelta. Non hanno alcun interesse a migliorare il proprio livello culturale e preferiscono concentrarsi solo sul far soldi. Ecco, loro per me sono imperdonabili.

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  2. Discussione interessante. Non vorrei andare fuori tema, nel caso perdonatemi. A proposito di colpe, una piccola parentesi, Geymonat sosteneva che l'ignoranza VOLONTARIA è una colpa. Qualche infelice giornalista servo, ha recentemente fatto scalpore con affermazioni mirate a classificare indirizzi di studio più o meno funzionali alla ricerca del lavoro. Voglio saltare a piè pari l'argomento perché si è già scritto e detto troppo. Desidero solo riaffermare il diritto, che i nostri padri hanno conquistato con dure lotte, di avere una scuola che offra POSSIBILITA', questo a prescindere dall'aspetto utilitaristico futuro del tipo di studi. Possibilità per i giovani di realizzarsi in base alle personali inclinazioni senza che vi siano pregiudizi di tipo funzionale. Cultura, solida e di base dalle elementari sino alla scuola superiore, poi approfondimento e specializzazione. Va da sé che il tessuto sociale deve essere preparato, pronto e favorente al fine di utilizzare al meglio le conoscenze acquisite nei vari campi dello scibile. Non è impossibile, siamo il Paese della tecnologia e della progettazione, la patria della cultura umanistica, dell'arte in tutte le sue forme, del patrimonio paesaggistico. Il problema è legato alla sempre maggiore massificazione e al desiderio di creare dei manovali evoluti senza spirito critico. Qualcuno potrebbe obiettare che è già così, che queste possibilità ci sono... bè se così fosse non sarebbe nato tutto questo ambaradam di polemiche mediatiche. È così sulla carta, ma di fatto si cerca di coartare la scelta dei giovani. Il potere, che non è qualcosa di oscuro, ma sono i burocrati e i politici gestori della cosa pubblica, vuole e incrementa il concetto che per avere un futuro è necessario diventare tecnici di "un qualche cosa". È vero il contrario. La tecnica è sussidiaria del sapere, serve per evolversi, per implementare e sviluppare. Una società che è diventata iper tecnologica grazie al sapere e alla ricerca è utile, è progresso, è in grado di auto rigenerarsi ed eventualmente riscrivere il proprio obiettivo. Una società basata solo sulla tecnologia, con cittadini super specializzati ma ignoranti, è una società di servi. Bisogna valorizzare la cultura, ovvio ma disatteso concetto, è necessario far amare la cultura.
    Se ne avete voglia leggete questo post:
    http://massimilianoriccardi.blogspot.it/2015/08/sul-sentire-comune-scorci-e-frammenti.html
    In un modo molto semplice e banale, quasi patetico, esprimo il mio pensiero su quale deve essere la base di partenza per ritrovare il desiderio di cambiare. Di riformare le coscienze. Scusate per la filippica, colpa dell'andropausa.

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    1. Riflessione sensata, che mi vede assolutamente d'accordo. Anche io penso che l'ignoranza sia legittimata dal sistema che cerca di scoraggiare i giovani.

      Ormai è sotto gli occhi di tutti che una laurea non è sufficiente per accedere a un buon posto di lavoro e che la scuola italiana è abbandonata a se stessa, fatiscente e piena di professori senza garanzie contrattuali, che pertanto non garantiscono agli studenti continuità della formazione.

      I nostri insegnanti rappresentano la categoria sociale più bistrattata sebbene abbiano un compito importantissimo, e io sono sempre più convinta che ciò dipenda da una strategia ben precisa dei nostri governi, che hanno bisogno di capre per poter giustificare e tener stretto il proprio potere.

      Se, dalla massa di caproni, dovesse spuntare un luminare, puoi star certo che il sistema farà di tutto per renderlo suo schiavo. Dopo tutto, l'unico modo per far carriera in Italia è entrare a far parte di qualche lobby.

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  3. Post bello e molto condivisibile. Hai ragione oggi tutti si sentono scienziati e dicono la loro su Facebook. Non si rendono conto di quanto si possa capire di loro e della loro cultura e, soprattutto, se riescono a pensare con la loro testa o se sono delle pecore e fanno parte della massa trasportata. Credo che la cultura ti dia questo.

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    1. La cultura rende liberi.
      Questa, forse, è l'unica verità. :)

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  4. Mi riallaccio a un commento precedente: in questi anni l'ignoranza è una scelta consapevole dell'individuo. Coi mezzi che ci sono certe "idee" esistono perché le persone le scelgono. Non si può pretendere che lo Stato metta in mano alle persone i libri. Di sicuro c'è una scelta enorme di cosa leggere, e gli individui scelgono di ignorare. Perché come diceva Orwell: "L'ignoranza è forza". Le occasioni per lasciarsela alle spalle sono innumerevoli, però se non si vuole...

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    1. Lo Stato, tramite i media che ne sono servi, definiscono un ordine di priorità e gli individui, in cerca di informazioni ready-to-use, accolgono passivamente queste informazioni. Così, mentre il paese va a scatafascio, loro pensano ai migranti e ai gay. Intanto, lo Stato, continua a fare i propri porci comodi...

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  5. Una volta, ma parliamo di tanto tempo fa, l'ignorante era umile, è vero; ma era furbo. Classica l'immagine del contadino che con la furbizia sopperisce la mancanza di cultura. La furbizia è il frutto di una mente curiosa e intelligente che si ferma a osservare il mondo, anche molto ristretto, che la circonda. Oggi sono tutti scienziati, come dici tu, pur senza sapere realmente nulla e, per di più, pure stupidi perché la frenesia del nostro stile di vita ti impedisce di fermarti a osservare, di prenderti del tempo. Comunque con la cultura e la buona scrittura si può sia avere successo, sia fare soldi (quanti, dipende da troppi fattori). Mozzi, l'unico esempio diretto che conosco, non ha un lavoro, vivere della sua arte pur vendendo solo 3 mila copie a libro. In che modo? Inventandosi, ma all'interno del suo ambito. Quindi si può. Dipende da quanto ci si vuole spendere e da quanto ci si crede.

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    1. Per me lavorare nell'ambito della scrittura (come Mozzi che oltre a scrivere fa l'editor, tiene corsi ecc.) sarebbe già un grandissimo successo, ed è ciò su cui sto lavorando. La vita è troppo breve per accontentarsi della mediocrità. Ma l'ignoranza è un guscio protettivo: le persone colte non possono fare a meno di scovare magagne nell'ambiente che le circonda e non saranno mai completamente in pace. A volte, mi vien da dire "beati voi che non capite un cazzo", ma poi mi rendo conto che non cambierei la mia consapevolezza con un po' di pace in più. La libertà di pensiero non vale certi inutili compromessi. :)

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    2. Solo un'osservazione: anche le persone colte, alcune volte, si dimostrano palesemente ignoranti (come atteggiamento, intendo); soprattutto verso ciò che disprezzano perché non conoscono bene o differisce da loro e quindi intimorisce. L'ignoranza dei colti, passami l'espressione, è più pericolosa, secondo me.

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    3. Ma infatti la cultura non è semplice nozionismo...
      Secondo me diventa un valore quando, unita a valori etici forte, diventa un faro con cui orientarsi nella vita quotidiana e una risorsa per se stessi come per gli altri.
      Se ci si limita a imparare a memoria quattro cazzate, la cultura rimane pura astrazione.
      :)

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  6. Questa frase "Internet è il Mac Donald del sapere: sfama ma non nutre!" mi ha ricordato questa vignetta di Ortolani: https://leortola.files.wordpress.com/2013/10/16.jpg :-)

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    1. Non so come mai non riesco a vederla. Forse è colpa dello smartphone. Ci riproverò. Comunque non so dirti se sia mia o meno perché non me lo ricordo. :)

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  7. La cultura in effetti non è (non dovrebbe essere) solo nozioni accumulate. Dovrebbe accompagnarsi all'educazione civica e alla morale. Un uomo senza un'etica è un potenziale Totò Riina. Credo che il problema non sia solo di ritenere utili esclusivamente le nozioni "redditizie", ma anche il credere che l'accumulo di nozioni renda superiori agli altri e capaci di giudicare cosa è giusto e cosa è sbagliato.
    Tutta questa arroganza degli ignoranti secondo me nasce dalla totale assenza di un'educazione civica ed etica. Anche accumulando vero sapere (testi universitari anziché articoletti su facebook) se manca l'etica manca l'anima.

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    1. Sono d'accordo, però penso che la cultura, rispetto all'ignoranza, predisponga meglio l'individuo alla ricerca di valori etici, perché apre la mente, genera rispetto e istilla nell'individuo il beneficio del dubbio. Spesso le persone ignoranti fanno capannello intorno alle proprie opinioni, cercano la compagnia dei propri simili per trarre forza e, se incappano in qualcuno che la pensa diversamente, lo insultano, perché incapaci di argomentare le proprie opinioni in modo civile.

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  8. Io sono anche più radicale di te: ogni volta che sento i soliti discorsi sull'inutilità della cultura provo davvero rabbia. Per molti i soldi sono il fine ultimo, non il mezzo per realizzare i propri sogni, piccoli o grandi che siano; peccato che i soldi non si possano portare nella tomba, e una vita passata a lavorare solo per fare altri soldi è, almeno dal mio punto di vista, solo tempo sprecato. Forse chi la pensa così è vuoto e stupido, forse andrebbe compatito, ma io non sono una persona molto "buona", e quindi mi arrabbio e basta. (potrei continuare all'infinito su questo argomento, ma meglio che mi fermi qui).

    Comunque sia, concordo anche sulla piaga della gente che non sa nemmeno scrivere in italiano, ma anche lì la situazione è desolante: per fare un esempio ho infatti partecipato, qualche anno fa, a un contest di racconti su un forum che mi fece infuriare. Non pretendevo che si rispettino le regole un po' più elaborate da scrittori, tipo lo show, don't tell, e dopotutto nemmeno io sono Umberto Eco; tuttavia, il fatto che, per essere "politicamente corretti", non si potesse criticare chi non sapeva nemmeno usare una elementare punteggiatura mi ricordo che all'epoca mi fece salire la bile. Ma la mentalità imperante è questa: non serve sapere l'italiano corretto, nemmeno per scrivere un racconto. L'ignoranza al potere, insomma! (ecco, mi sono inalberato di nuovo - scusami :D )

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    1. Anche a me è successa la stessa cosa su un blog. C'era la segnalazione di un romanzo con una citazione dell'incipit.. E l'incipit era pieno di errori. Siccome l'ho fatto notare, il commento è stato eliminato.
      Non capisco per quale ragione dobbiamo essere politically correct con gli ignoranti: viviamo in una società convinta che per essere educati sia necessario rendersi ipocriti, ma io non potrò mai pensarla così.
      Quanto al rapporto fra cultura e soldi, ieri mi è capitata fra le mani una rivista rivolta alla formazione di "imprenditori di successo", con un errore di ortografia (belezza) in copertina. Ovviamente gli assetati di denaro che la leggono si sono ben guardati dallo storcere il naso...

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  9. Prima di tutto complimenti per il bel post! Mi piace anche il fatto che non ci sia il consueto 'lancio della patata bollente'. Immagino che per la vastità dell'argomento sarebbe stato complicato trovare delle domande da girarci.
    Comunque non posso che trovarmi d'accordo con te. In realtà non ho portato a termine i miei studi umanistici, preferendo iniziare a lavorare, per diversi motivi. Tuttavia nutro una certa simpatia istintiva per chi ha intrapreso questa carriera.
    Penso che sia arrogante da parte di alcune persone dire che gli studi umanistici sono superati e inutili. La letteratura, l'arte, la filosofia e tutto ciò che vi è legato sono parte sì del nostro passato, ma hanno aiutato a plasmare il presente. Non conoscere il passato significa essere impossibilitati a fare un passo avanti verso il futuro, magari un futuro nel quale internet potrà diventare un mezzo di divulgazione della cultura molto meglio di come lo sia ora.
    Non me ne vogliano i 'googler' sfegatati, ma fare ricerche su internet è diventato come giocare a prato fiorito sul pc. Si rischia di incappare molto facilmente in informazioni false, frammentarie, slegate dal contesto. La cosa peggiore è che molte persone pensano che cercando qualcosa su Google si raggiunga in pochi secondi la verità universale.
    La cultura non è affatto inutile, la cultura è fondamentale. Se il nostro sapere si limitasse all'utile saremmo come gli uomini primitivi. Forse la cultura non garantisce soldi, ma garantisce avere un'idea più chiara di ciò che siamo a livello umano e civile. Infatti le persone ignoranti molto spesso sono quelle con le quali non riesce a intavolare un discorso, che insultano invece di parlare, perché non hanno argomentazioni valide. Come potrebbero averle? Semplicemente non le conoscono.
    Forse sono andata fuori tema, mi infervoro quando parlo di queste cose! xD

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    1. Non sei andata fuori tema. E se anche a fosse, è comunque bello confrontarsi. Non è necessario essere troppo rigidi. Anche quando c'è il lancio della patata bollente, le mie domande sono solo una guida, non un diktat. Uno, all'atto pratico, è libero di scrivere ciò che vuole. :)
      Anche io ho fatto studi umanistici, ma faccio un lavoro che non c'entra niente. Le mie competenze non sono assolutamente valorizzate, ma non ne faccio un dramma (anzi, a volte sì! :D) perché continuo a credere che prima o poi le cose cambieranno.
      Ciò nonostante, non sono pentita dei miei studi. Se tornassi indietro rifarei il liceo classico, e rifarei la facoltà di lettere, perché rappresentano al massimo ciò che sono. E sinceramente mi fanno ridere quelli che, su facebook, insultano ciò che ho studiato definendo l'università una fabbrica di poveri perché, all'atto pratico, penso di essere materialmente più ricca di loro... e anche nell'anima. :)

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  10. Ridurre la cultura alla preparazione per guadagnarsi la pagnotta sarebbe una vera tristezza! Dentro l'essere umano c'è un bisogno di evoluzione che richiede uno sguardo ampio sul passato e sul presente.

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    1. Assolutamente d'accordo. Peccato però che per molti lo studio serva solo a preparare per il lavoro. E la colpa, secondo me, è anche di un sistema che trascura completamente il mondo della scuola..

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  11. Secondo me la tecnologia ha reso tutto più semplice e veloce e ha creato anche tanti ignoranti. Ovvio che la colpa è dell'uso errato che se ne fa e non della tecnologia in sé. Oggi è il mondo di Facebook e degli smartphone, oggi tutti si sentono avanti perché sanno usare la tecnologia, mentre in realtà sanno solo cliccare sull'app di Facebook dello smartphone.
    E proprio questo ha causato l'ignoranza, nessuno ha più voglia di leggere e studiare perché con un click ha l'illusione di poter fare tutto.
    Se sparisse il web, tutte queste persone non saprebbero neanche cuocersi un uovo al tegamino, perché non avrebbero l'app del cibo take away.

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    1. ...e non avrebbero nemmeno un video, su qualche blog di cucina, che gli spieghi come fare! :-D

      La tecnologia ha agevolato la nostra vita, su questo non ci piove. Però ci ha anche resi un po' più tonti, meno propensi a sbatterci per trovare una soluzione. Faccio ammenda e ammetto che io sono la prima a perdermi se non ho il navigatore e a cercare le ricette su internet quando voglio cucinare qualcosa di particolare. Eppure un tempo mi inventavo piatti strani con ciò che avevo in casa, e mi venivano anche buoni... La tecnologia, fondamentalmente, rende pigri! :)

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  12. Io ricordo che quando ero bambino negli anni '70 s la mentalità corrente era quella di studiare perché grazie alla cultura ci si poteva migliorare e perfino elevare socialmente.
    Poi è successo qualcosa, ci è stato detto che con la cultura non si mangia.
    E in quel momento ci hanno fregato alla grande....

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    1. Potrò sembrare complottista, forse. Ma la svalutazione della cultura, secondo me, ha una valenza politica importante. Un popolo ignorante è più facile da controllare. E questo popolo non sarà nemmeno così ricco come si aspetta di poter diventare...

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  13. Ho apprezzato molto sia la riflessione sia i commenti. Un tempo ero molto rigida con gli ignoranti che pensano di avere la verità in tasca, ora invece cerco di non innervosirmi, perché tanto non c'è verso di cambiare le cose. Allora cerco di pensare che se fossimo tutti intelligenti, nessuno si distinguerebbe per le sue qualità, e più la gente è ignorante più io sembro genio, anche se non lo sono. Thank you all, dumb people of America! :P

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  14. Usare l'ignoranza degli altri per sembrare un genio ... fantastico! :-D
    Non avevo mai considerato la faccenda da questo punto di vista!

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  15. Concordo con ciò che hai scritto sia nel post, sia nel commento in cui dici che la svalutazione della cultura fa comodo alla politica. Governare una massa di caproni è semplice, convincerli con la demagogia e il populismo durante le campagne elettorali risulterà meno dispendioso e difficoltoso.
    Parlare alla pancia della gente, invece che al cervello, fa ottenere molti risultati.
    Mi piace anche molto la frase "la cultura sancisce la differenza tra un ricco ed un arricchito". Anche perchè spesso oltre alla ricchezza materiale c'è anche la ricchezza culturale.
    Bella riflessione.

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    1. Qui in Italia la classe politica ha privilegi che in altre parti del mondo si sogna. Le spese per auto blu e altre minchiate supera di gran lunga quella per la scuola. Questa strategia finirà per distruggerci: io ormai sono alle prese con una vera e propria resistenza psicologica...

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