Obbligo di fermata - come mai sono sparita



Niente può essere inutile a un poeta.
(Samuel Johnson)

Eccomi qui. Non aggiorno il blog da più di un mese. Da quando l'ho aperto, ormai quattro anni, non ci sono mai state pause così lunghe. Il motivo è stato spiegato qualche giorno fa in un breve post su Facebook, ma ora voglio raccontarvi un po’ meglio ciò che è successo, nella speranza che il ponte creatosi tra me e voi non sia stato spazzato via da questo periodo di silenzio.

Tutto è iniziato il 25 aprile, quando ho pubblicato l’articolo sulla Resistenza del Jolly. Non potete immaginare quanto abbia faticato a mettere in fila quelle mille parole. Gli occhi pesavano e non riuscivano a rimanere focalizzati sullo schermo. La mente aveva gli ingranaggi arrugginiti, mi sembrava quasi di sentirli: giravano a fatica e, incastrandosi l’uno con l’altro, facevano un rumore infernale. E la mia schiena non riusciva a trovare una posizione che non le causasse dolore. Dovevo alzarmi continuamente, gironzolare per la stanza, addirittura fare stretching, per poi tornare a sedermi e soffrire di nuovo.

Prima di quel momento non mi era mai capitato di stare male scrivendo, quindi sono rimasta spiazzata per il mio improvviso stato di inerzia. Il fatto di non riuscire più a fare ciò che mi è sempre venuto naturale mi ha fatto sentire una nullità. I miei automatismi psicologici hanno innescato l’auto-mortificazione. E questa, a sua volta, ha rotto il recinto che rinchiudeva l’ ossessione per il senso del dovere. Il mostro è saltato fuori e mi ha presa per la gola, con il risultato di farmi sentire profondamente in colpa per le mie mancanze. Ho sempre odiato, infatti, non rispettare i programmi e non tener fede alle mie aspettative.  

Quello era il primo giorno di un breve periodo di ferie preso a cavallo tra i due ponti. Siccome il mio compagno si trovava a Milano per un impegno di lavoro che sarebbe durato cinque giorni,  avevo elaborato mirabolanti progetti di scrittura e pianificato una clausura creativa, stavolta a Sanremo, simile a quella di novembre. Invece, dopo quel pomeriggio infernale, ho maturato una sorta di rifiuto per il computer. Ogni volta che cercavo di impormi la disciplina, mi trovavo addosso una sensazione di fastidio, quasi di schifo. Le parole si erano spente, le emozioni pure, ma più mi sforzavo di farle uscire più avevo l’impressione di spremere un’arancia dentro cui non era rimasta nemmeno una goccia di succo.

Morale della storia? Dopo un paio di imposizioni, ho deciso di abbandonare l’accanimento terapeutico sulla mia creatività. Ad aiutarmi sono state soprattutto le parole della mia maestra di yoga, riaffiorate alla memoria mentre cercavo di trovare una soluzione al problema. Lei, infatti, ci esorta sempre a rispettare le nostre possibilità. Quando pratichiamo, dice, non siamo in gara contro noi stessi, né contro i compagni di corso, perché lo yoga non è una performance, ma un processo che scaturisce naturalmente dalla nostra anima, seguendo i ritmi interiori. La stessa posizione un giorno può essere facilissima e il giorno dopo impossibile, perché il nostro stato psicofisico, e soprattutto l’interferenza dei pensieri, rendono vano ogni tentativo di essere all’altezza. Tentativo che, comunque, non deve esserci. Perché se ti sforzi, se fai fatica, non hai capito lo spirito di questa disciplina. Tutto ciò che devi fare, per trovare il giusto equilibrio, è ricollegarti con te stesso. Sul tappeto non c’è solo un corpo, ma il tuo essere nella sua interezza, con il suo bagaglio di paranoie, dolori, giudizi e meccanismi inceppati, che si sbloccano solo quando riesci ad accettare e perdonare il loro improvviso arresto. Devi solo stare calmo, e tutto riprenderà il giusto corso.

La scrittura innesca dinamiche molto simili. Diversi scrittori la considerano soltanto un esercizio della mente, ma io non riesco a immedesimarmi nel loro punto di vista, perché per me è sempre stato naturale come respirare. E il respiro non è un’azione. Non è nemmeno un automatismo. Il respiro è come il battito del cuore, è naturale. Quindi, se lasci la tua energia libera di fluire, se ti sai ascoltare, le parole rompono gli argini ed escono chiare, limpide. Tutto è in armonia, e tu vivi dentro un piccolo spazio felice.

Sulla sia di questa consapevolezza, dunque, ho deciso di mandare al diavolo il mio lato bacchettone e concedermi la pausa della quale avevo bisogno. Dal 26 aprile al 2 maggio (per quasi una settimana, quindi) non ho acceso il computer. Credo che una cosa del genere non succedesse più o meno dal 2003, ma devo dire che è stato terapeutico, perché ho potuto dedicarmi ad altre cose, nonché riposarmi un po’. Mi ha fatto bene, di sicuro. E, una volta tornata in ufficio, ho ritenuto opportuno prolungare questo distacco, ricorrere alla tecnologia solo quando assolutamente necessario: per lavorare, quindi. Sia la mattina in azienda, sia al pomeriggio da casa. Poi, basta. Tutto fermo. Il blog, il sito nuovo non ancora pubblicato, il romanzo. E, soprattutto, la mia testa. Ogni tanto i sensi di colpa tornavano a galla, però cercavo di tenerli a bada, consapevole di aver fatto del mio meglio. Dopo tutto so che nell’ultimo periodo, diciamo pure negli ultimi cinque anni, la mia vita non è stata molto zen. I miei limiti e le mie possibilità sono state superate abbondantemente. È inevitabile, forse, essere andata in sovraccarico. E non posso certo dire di essere fuori da questo crollo psicofisico. Anche adesso, mi sento stanca. Per questo non sono in grado di dirvi se ricomincerò ad aggiornare con costanza. Vorrei farlo, sì. Ma ho messo tanta, troppa carne al fuoco, e il risultato è che si è fermato tutto. Tutti i progetti. Tutte le idee. Tutto quanto.

L’ansia da prestazione non mi ha mai giovato. Così come non mi hanno giovato le eccessive pretese nei confronti di me stessa. Le promesse non mantenute, che però ho sempre fatto in buona fede. Le mie perenni indecisioni. Il non capire come districarmi tra i numerosi impegni e progetti che sto seguendo. Il mio bisogno di aiutare gli altri anche quando dovrei fare un passo indietro, e pensare a me stessa.

Quindi la sfida adesso non è più quella che mi ha accompagnato per tanto tempo, ovvero creare una triplice unione tra il mio lavoro, il mio stile di vita e il mio carattere, bensì imparare ad accettare le mie mancanze, così da trovare la serenità ch
e, guardandomi indietro, mi rendo conto di non aver mai avuto. Quando avrò raggiunto questo equilibrio, tutti gli altri obiettivi si realizzeranno di conseguenza. L’importante è cercare di tenere duro. Non arrendersi mai, ecco.  E su questo principio, grazie al cielo, di carenze non ne ho!

Ci risentiamo, amici miei. Intanto ditemi: qualcuno di voi si è mai trovato in una situazione del genere?  

Commenti

  1. Sono certa che ritroverai il tuo equilibrio e potrai accantonare tutto questo periodo nel dimenticatoio, facendo tua la lezione che non devi sovraccaricarti di impegni e stress. Credo che ognuno, anche al di là dello spazio scrittorio si sia trovato in una situazione simile, l'unica a volte in grado di far capire che è arrivato il momento di fermarsi. Io in primis, perché ahimè nessuno di noi è un super eroe.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh già. Accettare le mie debolezze, la mia "umanità", è la cosa più difficile. Ho sempre preteso moltissimo da me stessa. Però voglio davvero imparare. :)

      Elimina
  2. Mi capita certo di dover rallentare, soprattutto dopo un periodo intenso, non ho mai non toccato il computer per un periodo lungo, ma in generale da tempo sto cercando di usarlo meno e le ultime novità GDPR mi hanno dato una mano, anche se ho detestato dovermi aggiornare/informare ecc., perché ho avuto la scusa per non pubblicare post per 10 giorni, che per me sono tanti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche per me dieci giorni di norma sono tanti, quindi immagina quanto lo sia un mese. Però ammetto che questo stacco mi è servito, mi ha aiutato a ricaricarmi. E oggi, leggendo i vostri commenti, mi sono resa conto di quanto mi siate mancati...

      Elimina
  3. Anche io un anno fa (quasi esatto) ho avuto una specie di esaurimento, e per un po' non ho aggiornato il blog (ho continuato a scrivere altro al computer, ma il mio blocco e il mio rifiuto non era per il computer in sé - e nemmeno per il blog, c'è da dire). Ma anche prima e anche dopo, per anni mi sono sentito ogni singolo giorno come dici tu: inadeguato, non all'altezza, con un sacco di sensi di colpa. E succedeva sistematicamente per ognuna delle (tante) sfortune che mi capitavano - e che capitano tutt'ora.

    Di recente però sono riuscito a uscire da questo vortice auto-distruttivo: non mi sento più in colpa per tutto né inadeguato, e ho trovato un'autostima che prima non credevo possibile. E questo, tra l'altro, mi ha permesso di finire il primo romanzo, e in soli quattro mesi - non come gli altri, che me li trascinavo dietro per mesi e mesi e poi mi stancavo e rimanevano incompiuti. Ma questa è solo una piccola parte di quello che riesco a fare ora: per la prima volta, sto davvero bene con me stesso, e questo nonostante dei problemi gravissimi (e quando li risolverò, sarà ancora meglio).

    Vuoi sapere come ho fatto? Forse avrai letto qualcosa sul mio blog (o te ne ho addirittura parlato: scusami ma ogni tanto non ricordo :D ): mi sono rivolto a una life-coach, e lei è riuscita a farmi cambiare completamente mentalità - il che è alla radice di tutti gli altri cambiamenti. Non è stato facile: all'inizio ero molto scettico, e a parte questo lavorare su sé stessi è faticoso, e non indolore. Ma ne è valso la pena, visto come sto adesso: con molta più autostima, senza più la depressione che mi divorava una volta, con tanti problemi che però affronto con serenità, e non mi lascio buttare giù.

    Io quindi per uscire dalla tua condizione - che come detto, ho vissuto anche io - ti consiglierei di trovare qualcuno di analogo: una persona che ti sappia far aprire gli occhi e farti vedere in primis le potenzialità nascoste che tu non vedi (ma ci sono, tutti le hanno) e poi che sappia farti guidare in questo cambiamento. Ovviamente poi io non sono nessuno per darti consigli, e capirei benissimo se questo non ti piacesse (come ho detto, anche io all'inizio ero molto scettico, tutto il corso mi sembrava centrato concetti filosofici/orientali che come sai a me non piacciono affatto :D ). Però su di me ha funzionato alla grande: magari lo stesso può accadere a te, perché no :) .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ricordo molto bene come stavi, avevo anche cercato di darti una mano, però non penso che la tua condizione sia paragonabile alla mia attuale. Io in fondo non sto male. Il blocco che ho vissuto nell'ultimo mese è stato transitorio. Mi ha portato a mettermi in discussione e a sentirmi una nullità, ma ora che è svanito mi rendo conto che dipendeva da una profonda stanchezza fisica. Dopo tutto per cinque anni ho lavorato di giorno (tra l'altro nelle condizioni psicologiche che sai bene) e scritto di notte, e nell'ultimo anno mi sono adoperata moltissimo per "riscattarmi", è stato naturale andare in sovraccarico. Però ciò che ho vissuto non ha nulla a che vedere con il dolore profondo che vivevo prima di chiedere il part-time. Allora sì che mi ero fatta aiutare. Il supporto della life-coach era stato molto utile, perché mi aveva aiutata a prendere in mano le redini della mia vita, e a credere in me stessa. è normalissimo (credo che anche il tuo coach ti abbia avvertito) che ci siano dei colpi di coda di vecchi schemi, vecchi comportamenti, che ormai abbiamo integrato nel nostro modo di essere. L'importante è andare avanti a testa alta, accettare questi momenti e darsi da fare per trasformarsi. Io non ho mai smesso di lavorare su di me, nemmeno quando ho deciso di rinunciare al supporto, e al di là dei piccoli e fragili momenti di crisi che a volte attraverso mi sento profondamente orgogliosa di me. :)

      Elimina
  4. Personalmente ho patito ingerenze bloccanti solo nel mio campo professionale, ordite da vere trame originate dal becero interesse economico - come nelle peggiori fiction dinastiche familistico-finanziarie - con l'aggravante data dall'orrore che taluni fossero/siano indossatori di divisa di Stato.

    Si elabora poi il tempo della ripresa: ardua, altalenante e socialmente asmatica, che stoicamente rende netta e più che trasparente la visione di noi. Non è ego, anima o altro: è una autopsia del dentro di noi, nel tempo e nello spazio e fa molto bene.

    Vedi finalmente e cresci. Sono i momenti in cui le convenzioni sociali e le aspettative dei familiari e degli altri affetti sono finalmente a nostro corredo. Spiace molto - sino a diventare seria preoccupazione psicofisica - per la latitanza dagli impegni assunti, ingestibile se persons scrupolosa per principio.

    Ne rimane - per me - il ricordo di una sofferenza immane e gratuita, ma che nessun luminare in oculistica potrebbe surrogare per una più che totale e profonda, quasi saggia, nuova Persona.

    Fa ancora soffrire leggere di altrui criticità, ma questa è l'esperienza della vita presente e consapevole. Peccato Chiara, ma...ben venga!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un mio amico, operatore olistico, una volta mi disse: "Se non avessimo nulla da risolvere con noi stessi, la vita sarebbe profondamente mediocre".
      E io mi trovo d'accordo con il suo pensiero.
      Chi smette di lavorare sulle proprie mancanze e darsi da fare per diventare una persona migliore, mette la propria crescita personale nel congelatore, si chiude in un arrogante immobilismo. Invece noi dobbiamo diventare consapevoli dei nostri limiti e trasformarli, perché solo così troveremo la nostra serenità. Questo non significa mortificarsi come faccio io, ma nemmeno ostinarsi a nascondere la testa sotto la sabbia, liquidare la faccenda con un "sono così". Tutto ciò che ci è richiesto è di osservarci senza giudizio, e trovare dentro di noi la forza per accettare che al momento la nostra realtà interiore è questa qui. E in futuro, probabilmente, ci apriremo a qualcosa di diverso.

      Un abbraccio, Fabri, è sempre bello vederti qui. :)

      Elimina
  5. Ciao bentornata Grazie per questa condivisione mi fa piacere che tu abbia potuto concederti il silenzio di cui avevi bisogno . Sei tu che decidi quando fare e quando fermarti . No ricordo di aver volontariamente chiuso per più di 10 giorni il pc Eccetto quando navigo . Ma li è libertà vera

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io penso che ogni tanto sia necessario staccare. E devo dire che non mi costa grande fatica. Non sono una di quelle persone che se non hanno il cellulare sotto il culo 24 ore al giorno muoiono, e questo a mia mamma dà molto, molto fastidio ;)

      Elimina
  6. Vero, hai forse messo troppa carne sul fuoco. Ma nulla è perduto. Hai fatto bene a prenderti quella pausa, a cavallo dei due ponti. Faccio il tifo per te. Ritrova il tuo miglior equilibrio e la tua forza. Il blog può aspettare :)

    RispondiElimina
  7. Sono sicura che troverai il tuo punto di equilibrio!
    La creatività va sbloccata e sopratutto vissuta con leggerezza. Questo l'ho capito sulla mia pelle. Ero arrivata a essere schifata dalla scrittura, dai meccanismi editoriali, insomma, da tutto un po'. Verso Natale pensavo che non avrei più scritto... Morale delle favola, in un mese ho scritto 150 pagine per puro divertimento, giocando con delle amiche, senza alcuna volontà di pubblicazione. Questo mi ha davvero sbloccata. Tutti, anche i colleghi si sono accorti che sono più serena. Uscire dal tunnel del necessario riconoscimento esterno mi ha davvero fatto bene. Non so se ho trovato un punto di equilibrio scrittoreo, ma so che sto bene e che è la cosa di cui ho bisogno adesso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi fa piacere, Antonella.
      Penso che scrivere per il semplice piacere di farlo sia uno strumento potentissimo per ricollegarci alla nostra anima autentica, alla nostra essenza più pura.
      La scrittura, in fondo, è uno stato dell'essere. E qui il riconoscimento c'entra ben poco. :)

      Elimina
  8. Mi è capitato, sì, e ho dovuto (e dovrò, quando ricapiterà) accettare l'incapacità, l'inerzia, la non-voglia. Non lo vivo bene, ma sto imparando. C'è un presupposto fallace nel nostro fare programmi e crearci aspettative: immaginiamo che il nostro atteggiamento verso quella specifica cosa rimarrà immutato nel tempo. Noi però cambiamo costantemente. Che il nostro vero "io" abbia voglia oggi di fare quello che amava fare cinque anni fa è già un miracolo, che però non possiamo fare avvenire a forza. Vale per il blog, vale per la scrittura e per tutto il resto. Non è niente di grave, solo... la vita. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono d'accordo. Inoltre tu che, come me, sei vicino a un certo modo di pensare sai bene che l'attaccamento alle proprie abitudini, ai propri ritmi, può essere deleterio per l'evoluzione personale. A volte crescere significa anche lasciar andare. Questo non esclude che ci sia un ritorno. :)

      Elimina
  9. Sì mi è capitato di avere dei momenti in cui sentivo il bisogno di fermarmi, anche adesso per esempio con il caldo non ho più molte energie per dedicarmi alla scrittura, blog compreso. Credo che tutti abbiamo bisogno di pause, corpo e mente ce lo chiedono e quando lo fanno dobbiamo ascoltare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, hai ragione. Gli sforzi sovrumani sono proprio deleteri. :)

      Elimina
  10. Trovo tutto normale. Assecondare le esigenze del nostro corpo dovrebbe essere un automatismo e dico dovrebbe perché mi rendo conto che spesso siamo talmente condizionati da impegni e attività (di cui, tra l’altro, sono fatte le nostre giornate) che ci sentiamo in colpa se il ritmo non è il solito. Invece, proprio perché non siamo macchine possiamo stancarci o spostare le energie su altre cose, fermarci, riprendere quando vogliamo. Tutto questo per dire che hai fatto bene a prenderti il tempo che ti serviva, hai fatto bene a staccare la spina: se le cose non sono urgenti o necessarie, forzarsi è deleterio. Io sto vivendo un momento di disinteresse per il web, in questo momento. Ho sentito più forte il bisogno di dedicarmi al romanzo un po’ trascurato, ma poi mi sono accorta che interrompere l’attività di blogging non mi pesava e non mi sento in colpa per avere messo tutto in pausa: sto solo aspettando che mi torni il desiderio di scrivere dei post che stimolino in primis il mio interesse (per ora mi sembra tutto poco interessante e non saprei cosa scrivere per non ruotare sempre attorno ai soliti argomenti.)
    E poi ho notato che siamo in tanti ad avere rallentato: in privato, con qualcuno, ho parlato di un’epidemia, quasi. Siamo tutti un po’ in crisi?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Marina, per rispondere alla tua domanda, penso che il mondo del blogging sia cambiato rispetto a quando abbiamo iniziato, e questa consapevolezza ha rallentato e causato tanti dubbi anche all'apertura del nuovo sito, ancora in stand-by. Nel giro di pochi anni i testi sono diventati progressivamente più brevi, e la grafica più scarna, con la conseguenza che chi vuole scrivere in modo profondo è costretto a fare i conti con il calo dei lettori. E c'è anche chi, come me, ha necessità di integrare una scrittura più espressiva, a una più moderna e, se così si vuol dire, auto-promozionale. Se non avessi questa necessità di adeguarmi, Appunti a Margine sarebbe già stato integrato nel nuovo portale, ma siccome cerco di salvaguardare la sua purezza, temporeggio, con il risultato che ho difficoltà a fare sia l'una sia l'altra cosa. Questo solo per quel che riguarda l'aspetto blogging. Perché poi, se ampliamo la prospettiva, vedremo che il caos si esprime su ogni livello, e forse questo è un periodo in cui devo darmi delle priorità serie, pena il rischio di arenarmi, come già è successo. :)

      Elimina
  11. Ciao Chiara, bentornata. Hai fatto benissimo a concederti questa pausa, quello che hai raccontato è certo un segnale importante, quindi è giusto ascoltare i segni in questi casi. Se mi è capitato? Purtroppo sì, anzi mi capita di tanto di tanto. Ahimè, non riesco ad ascoltare fino in fondo queste esigenze, troppo spesso il senso del dovere (anche là dove non dovrebbe neppure esistere) ha la meglio con il risultato di stare dopo anche peggio. Mi impongo di vivere la scrittura con la massima serenità e di solito ci riesco. E tutto il contorno il problema. In ogni caso spero di cuore che tu ti senta meglio, carica di nuove energie. Un abbraccio grande

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Maria Teresa, le energie devono ancora essere recuperate, ma ci sto lavorando. Io forse per tenere a bada il senso del dovere ho bisogno di lavorare profondamente su questo concetto, e ragionare fuori dagli schemi senza appoggiarmi a significati posticci, a verità sempliciotte. Che dire? Riuscirò a fare pure questo. :)

      Elimina
  12. Peccato scoprirti solo adesso, su suggerimento del mio amico Riccardo.
    Comunque capisco bene la tua ansia, anche se, per fortuna, non l'ho mai provata.
    Diciamo piuttosto che a volte mi capita il blocco dello scrittore.
    Quindi, ti auguro di tornare a scrivere quando ti sentirai pronta.
    Un bacio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Claudia, benvenuta! :)
      Per fortuna mi sto riprendendo.
      Devo solo riuscire a tenere a bada i miei moti interiori.

      Elimina
  13. Credo sia importante ascoltare il nostro corpo e i segnali che ci manda... la danzaterapia mi sta aiutando molto in questo! Aggiorno il blog solo quando ho davvero qualcosa da dire e ho trovato qualcosa da dire alla fine del mio primo anno di formazione dopo ben 4 mesi di silenzio..certo, dovessi scrivere per lavoro sarebbe un casino ma se forzo è inutile..stessa cosa con la danza, se in quel momento non mi riesce di muovermi, creare, seguire la lezione è inutile, si vede subito la forzatura. La creatività si prende delle pause e così dobbiamo fare noi. Un bacio e buona ricarica!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La danza e lo yoga hanno gli stessi principi: ascolta, e lascia fuori la mente. Anzi, tutto ciò che è arte dovrebbe funzionare così, ma purtroppo spesso vige la dittatura della tecnica. :)

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Letture che ispirano - La trilogia del male di Roberto Costantini

Freedom writers - il valore della scrittura di getto

La descrizione fisica dei personaggi

La volontà di essere un Jolly

Con le mani nei capelli - manuali e guest-post

Scrivere un romanzo - portare a termine la prima stesura

La galleria dei personaggi odiosi

I miei anni '90

Scripta manent - Il viaggio invisibile delle parole

Lo scrittore da Mc Donald - snobismi letterari e dintorni