La gassosa purpurea - proposta ai lettori



Quando una cosa è negativa, tienila per te;
quando è positiva, condividila.
(Osho)


Ormai tutti voi avete compreso non solo cosa sia la gassosa purpurea per Jostein Gaarder, ma anche la mia personale interpretazione di questa metafora. La mia decisione di contestualizzarla è stata molto utile, sia per me sia per voi, per comprendere meglio la nostra realtà e le strategie (ideologiche, psicologiche, mentali e sociali) che creano un’illusione di protezione ma non fanno altro che separarci da noi stessi. Quindi, ho deciso di farvi una proposta creativa. Prima di entrare nel merito, però, voglio fare un passo indietro e spiegarvi come sia nata quest'idea.

Subito dopo aver pubblicato il mio post sul senso di colpa, ho ricevuto su Facebook un messaggio di un ragazzo pugliese di ventisette anni, Silvano, che segue la serie del Jolly con interesse. Mi domandava se avessi voglia di dedicare un post alla sua esperienza. 

In particolare, scriveva:

Dunque il tema che vorrei affrontare poiché tocca personalmente me e tante altre persone riguarda i legami con la famiglia d'origine. Io vivo in un contesto culturale tipico del sud Italia. Il modo di pensare qui è stretto e soffocante ed implica continui adeguamenti agli usi e costumi famigliari per " non offendere " alcuno. Essere un libero pensatore e comunicatore qui è parecchio dura. Ecco io vorrei affrontare questo tema non solo per me ma anche per tutti coloro che soffrono in questi legami malati e non autentici e magari offrire spunti per lanciarsi nell'ignoto per evolversi.

Ecco. Le regole familiari sono un’altra forma di gassosa purpurea, perché imprigionano l’essere umano in dinamiche che non necessariamente gli appartengono. Dopo tutto, i parenti sono persone come noi, e pertanto fallibili. Non tutti però se ne rendono conto. Molti si piegano alle decisioni dei congiunti senza ribellarsi, perché considerano l’obbedienza un valore. Altri, invece, hanno la fortuna di non incontrare particolari ostacoli sulla strada della propria emancipazione, e di riuscire comunque a realizzare il proprio scopo evolutivo. Anche se non siamo più nell’epoca dei matrimoni combinati, però, un certo condizionamento sopravvive. In alcuni casi, poi, può essere deleterio. 

Tuttavia, perché non ho mai parlato del condizionamento familiare

Semplicemente perché sono umana anch’io. Come ogni individuo ho una storia personale. Portando avanti il discorso sul Jolly, poco studiato e molto improvvisato, ho involontariamente (oppure no?) dato priorità alle tematiche che, nel corso degli anni, mi hanno toccato più da vicino. I miei genitori mi hanno condizionato solo nella scelta del lavoro dipendente (argomento quindi già sviscerato per benino in altri contesti), per il resto mi hanno sempre lasciato grande libertà. Anzi: sono stati proprio loro a farmi scoprire la passione per la scrittura. E mia zia Lucia quella per l’astrologia. Non posso quindi rimproverare nulla alla mia famiglia, che non mi ha mai causato problemi, privazioni o mancanze. Non la considero “purpurea”, ecco, bensì un aiuto.

Ecco, quindi, perché non ne ho ancora parlato. Non mi colpevolizzo per questa omissione. Dopo tutto, è necessario fare un passo per volta: mica posso sviscerare le “gassose purpuree” tutte insieme, no? Ovvio! Tuttavia, dopo il messaggio di Silvano, ho sentito la necessità di dare spazio anche ad altre voci, di trascendere la mia esperienza personale per aprirmi anche a quella altrui. Solo attraverso la condivisione, infatti, i post sul Jolly possono diventare una risorsa per tutti anziché dare l’impressione che mi stia parlando addosso. Non voglio essere frontale, come certi professoroni che svettano dietro la cattedra con il dito puntato al cielo. Al contrario, desidero dialogare con voi, alla pari. Condividere esperienze che ci facciano crescere insieme.

E qui arriviamo alla mia decisione: non scriverò il post proposto da Silvano.

Il motivo? Lo farà lui.

A breve pubblicherò il suo guest-post.  

Ha accettato con piacere la mia proposta, e ne sono molto felice.

Penso infatti che nessuno possa descrivere una situazione meglio di chi la sta vivendo. Se scrivessi io il post, sarei soltanto una portavoce, toglierei energia alla storia di una persona che, come tutti noi, sta lottando per esprimere se stessa. Sarebbe un peccato, visto che lo scopo dei post sul Jolly è proprio quello di aiutare gli altri a trovare la propria voce e ad affermare la propria individualità. Io, dopo tutto, non sono qui per insegnarvi a vivere. Sapete farlo benissimo anche da soli. Tutto ciò che desidero è proporvi il mio messaggio, concetti che potete accettare o rifiutare, a vostra discrezione. Proporvi, ho scritto, non imporvi. Se assorbiste le mie parole passivamente, mi incazzerei. Perché non sono un guru, io. Sono sulla vostra stressa barca, sapete? Sono una persona comune che cerca strategie efficaci per sopravvivere all’omologazione delle menti. Nient’altro che questo. E voi non siete i miei seguaci, ma i miei compagni di viaggio.

Alla luce di questa consapevolezza, vi chiedo di aiutarmi a trasformare il Jolly in un patrimonio collettivo. Oddio: so che messo così questa frase può sembrare un po’ altisonante, però ogni argomento viene accettato e compreso soltanto nascono delle domande e delle risposte.

La prima domanda è questa: dopo la religione, il conformismo e il senso di colpa, vi vengono in mente altre “gassose purpuree”, ovvero (cit.) altri elementi che possono distogliere l’individuo dalla sua vera natura, distruggere la sua creatività e sintonizzarlo su basse vibrazioni?

Per le risposte, ci sono due strade:

1-Una semplice risposta nei commenti
In tal caso sarò io a riflettere sull’argomento e a scrivere il post. Sempre che abbia qualcosa da dire, ovviamente. Mi sentirò libera di scegliere.

2-Un post “autobiografico” come quello di Silvano o una riflessione
Anche in questo caso, proponete l’argomento nei commenti. Non ci sono limiti di tempo, non ci sono scadenze. I vostri post saranno catalogati con l’hashtag #lavocedeljolly, già utilizzato in passato per l’intervista al musicista Davide Laura. Se vi va, possono essere anonimi.

Il lancio della patata bollente
E quindi? 

Per chi non ha ancora le idee chiare sulla gassosa purpurea, qui c’è una spiegazione più approfondita. Nel caso i dubbi persistano, chiedete pure a me.

Commenti

  1. Io su questo argomento potrei scrivere un sacco. Magari anche non con un tema ben preciso, magari anche io una cosa autobiografica e che abbraccia diversi argomenti: anche io la famiglia e poi le aspettative della società, la paura del giudizio, la mancanza di scrupoli di certe persone che ti manipolano e basta. E poi magari posso raccontare come ho fatto a liberarmi da questi problemi. Raccontare tutto questo potrebbe essere anche un ulteriore passo in questa direzione: ragionare sul passato per capirlo meglio e affrontare più consapevole il futuro :D .

    Quindi io ci sto: di sicuro posso scrivere un super-post - o due-tre post più brevi (ma su questo, ci metteremo d'accordo). L'unica cosa che mi manca è il tempo: in questo periodo ne ho davvero poco. Ma spero che per metà aprile - inizio maggio sarò più libero: per allora, riuscirò di sicuro a fare qualcosa ^_^ .

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    1. Gli argomenti che proponi sono tutti molto interessanti. La paura del giudizio è secondo me trasversale a tutte le "gassose purpuree", quindi bisogna trovare una chiave differente per affrontare l'argomento. Tutte le altre sono pertinenti, quindi se ne può parlare. Quando sei pronto, scrivimi. Si possono fare tantissime cose, da un guest-post, a una serie, o anche un post a quattro mani. Saranno sicuramente argomenti interessanti. :)

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  2. Credo che altre gassose purpuree possano essere il buonismo e il perbenismo, specie quando sfociano in un agglomerato mentale cultural-chic, tipico di una certa classe di pensatori.
    Questo fa sì che si perda del tutto l'individualismo, visto come egoismo negativo.

    Moz-

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    1. Sul buonismo devo riflettere un attimo.
      Il perbenismo, sicuramente è una gassosa purpurea fortissima.
      Credo che scriverò qualcosa.
      Oppure vuoi farlo tu? :)

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    2. Ne ho già scritto qualcosa tra un post e l'altro, anzi direi che ho già toccato spesso tutti e tre gli argomenti: buonismo, perbenismo e individualismo.
      Sempre gettando merda su quelli che chiamo cultural-chic XD

      Moz-

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    3. Andrò a curiosare, e magari scriverò qualcosa anch'io.
      Io il perbenismo forse lo intendo in maniera differente. :)

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  3. Sono felicissimo di poter comunicare per la prima volta la mia esperienza ad un pubblico così numeroso 😃
    Ringrazio Chiara Solerio per avermi dato la possibilità di dar voce alla mia storia..
    Credo che più ampio sia il confronto e più spunti di crescita si possano avere.
    Non vedo l'ora 😍

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  4. Devo essere sincero, ho letto il post ieri e l'ho riletto stamattina, ma non mi vengono idee relative ad altre gassose purpuree. Anche perché io credo genericamente a un insieme di regole sociali da rispettare. Mi ha incuriosito molto la riflessione di Silvano, è vero che la mentalità del sud è molto diversa da quella nordica, nel mio caso infatti ho più visto, da parte della mia famiglia, un'omologazione a certe regole sociali e una celata insofferenza per le scelte fatte da me controcorrente :D Il condizionamento familiare non lo vedo però come qualcosa a sè stante. Mi sono ingarbugliato?

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    1. No, no, non ti sei ingarbugliato. Forse mi sono ingarbugliata io nel tentativo di capire, perché leggendo il tuo post ho percepito ancora un pochino di confusione su questioni che credevo fossero già state sviscerate in passato. Nessuno qui, infatti, contrasta l'esistenza di regole sociali, perché dopo tutto ci consentono di interagire gli uni con gli altri. L'adeguamento passivo, invece, può essere molto dannoso e creare una sorta di paralisi emotiva ed esistenziale che impedisce alla persona di esprimere la propria individualità. Nessuno ci arresta, per esempio, se decidiamo di diventare atei o di licenziarci: perché abbiamo tanta paura di gesti così decisi, se non perché il sistema ci ha convinto che si tratta di un errore? Ecco. Spero di essermi fatta capire. Alla luce di tali considerazioni, ti renderai conto che le gassose purpuree sono tantissime e diverse per ogni individuo, poiché ostacolo alla libera espressione di sé.

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    2. No infatti mi sono espresso male: le regole sociali sono giuste, altrimenti vivremmo nella preistoria :D. Diciamo una sottospecie di regole sociali: infatti è proprio calzante il tuo esempio. Uno può essere benissimo ateo e vivere bene, anche se questa sua decisione può aver scontentato la famiglia che si aspettava il figlio a messa tutte le domeniche :D

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    3. Diciamo che le regole sociali servono finché mantengono una loro flessibilità, e non diventano una gabbia per l'individuo. L'uso del "lei" per esempio è una forma di rispetto in certi casi, e di discriminazione in altri. Allo stesso modo, la religione può essere consolazione o prigione, a seconda di come la si vive. :)

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  5. Un altro esempio può essere la manipolazione della tv e dei giornali, quando con autorevolezza cercano di modificare la realtà attraverso immagini o parole
    Io parlavo, per esempio, in un mio precedente articolo della satira.
    L'idea dei guest-post e dei post collettivi è interessante già di per sé

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    1. Ciao Gabriele, benvenuto. :)

      Della disinformazione avevo già parlato tempo fa in un post, prima che la gassosa purpurea diventasse una "serie", e anche per questo motivo mi sono scordata di menzionarlo. Se ti fa piacere, dimmi cosa ne pensi: http://appuntiamargine.blogspot.it/2016/09/il-jolly-e-gli-ingredienti-della_8.html

      Qualora avessi delle idee per portare avanti un discorso in sinergia, approfondendo ulteriormente questo tema, non esitare a scrivere. Nella pagina dei contatti, trovi la mia mail. :)

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  6. Proporrei l'ego, inteso come l'insieme delle caratteristiche che accumuliamo nel corso della nostra vita e che ci fissiamo addosso come un guscio, finendo con il considerarle la nostra "personalità". :)

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  7. Bellissima idea. :) Sarebbe bello avere un tuo guest-post o scriverlo a quattro mani, visto che entrambe siamo vicine alle filosofie orientali. Cosa ne pensi?

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  8. Mi piacciono molto entrambe le idee. :)

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    1. Allora ci sentiamo presto in privato e decidiamo il da farsi. Grazie mille :)

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  9. Capisco benissimo come si sente Silvano! Sono pugliese anch'io, anche se i condizionamenti familiari credo appartengano all'Italia tutta, ma al sud è davvero pesante. Pensa che io quando vado in Puglia i miei parenti mi chiedono di andare a fare "visita" a Tizio, a Caio o a Sempronio, perché altrimenti si offendono! Si tratta di parenti che non frequento e che, se vivessi al sud, non vedrei mai. Io ho sempre risposto che non ho tempo, prendo pochi giorni di ferie e vorrei passarli con i parenti più stretti (sorelle e nipoti) che già monopolizzano tutto il mio tempo, quindi che si offendano pure. Nei miei primi due romanzi parlo molto dei condizionamenti familiari (oltre che sociali) del sud. Si fanno le cose perché "altrimenti cosa dirà la gente?" Io mi sono sposata in chiesa per far contenti i miei genitori, fosse stato per me non mi sarei neanche sposata, almeno non subito. Sarò curiosa di leggere il post di Silvano, poi non escludo di partecipare con i miei tempi non brevi...

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    1. Io sono nata e cresciuta al Nord da genitori liguri-piemontesi, ma il mio compagno è di origine marocchina, seppur abbia sempre vissuto qui e sia italiano a tutti gli effetti, e credimi che non c'è molta differenza rispetto all'Italia del sud. Che poi, a volte mi domando se tutta questa insistenza affinché i parenti (anche semi sconosciuti) vengano a trovarti non dipenda più da una formalità e dal bisogno di trovare nuovo materiale da pettegolezzo, che da affetto sincero. A me non piace tutto ciò che è artefatto e costruito, non mi piacciono le regole. :)

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  10. Anch'io, come te, Chiara, ho la fortuna di avere una famiglia che mi ha sempre sostenuto, anche nelle mie stranezze. A volte, credo che la gazzosa sia il semplice non conoscersi a fondo e pensare, anche in tutta sincerità, che ciò che va bene per la maggioranza vada bene per noi. La paura di osare, di rischiare, credendosi più deboli di quanto non si sia.

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    1. Sì, Anto, penso anch'io che sia così. Ed è così perché fin da bambini ci insegnano a confrontarci con gli altri, a fare paragoni, quando uno, secondo me, dovrebbe cercare la propria strada autonomamente.

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  11. Mah, io a volte ho fatto davvero tutto da sola, solo perché mi sembrava strano e non del tutto giusto che non funzionasse per me quello che sembrava funzionare per altri (santo uomo mio padre che ha sempre aspettato di raccogliere i cocci dopo le mie prese di coscienza)

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