I predatori della post-modernità
La
superficialità è la maledizione
del mondo moderno.
(Matthew Kelly)
Circa un mese fa, ho pubblicato il post Paure e archetipi dell'era post-moderna, scritto a
quattro mani con lo scrittore e blogger Marco Lazzara. Siamo stati
molto soddisfatti per il successo ottenuto e per le riflessioni che sono
scaturite nei commenti, così abbiamo deciso di ideare sei nuovi archetipi. Stavolta non si
parlerà di fobie post-moderne ma di predatori, personaggi molto diffusi nella
società che traggono nutrimento, forza e potere dalle debolezze altrui. suddivisione
dei compiti è stata diversa rispetto al precedente post, quando io mi ero
occupata della descrizione sociologica, e Marco degli archetipi.
Democraticamente, abbiamo infatti optato per una divisione paritaria dei
compiti. Lui ha analizzato tre figure, io le altre tre. Non vi è ancora dato
sapere quali, ma sono sicura che il nostro stile individuale è piuttosto riconoscibile.
LA SCHIZOFRENIA SOCIALE E IL
LEONIGLIO
Proviamo
a immaginare una società come una bottiglia di bevanda gassata. Al suo interno
gli individui sono “disciolti” in maniera stabile, esattamente come gli
zuccheri sono in soluzione perché stabiliscono con l’acqua interazioni che
mantengono stabile il sistema. Ma non tutti sono perfettamente solubilizzati
nel solvente sociale: alcuni si chiudono all’interno di bolle, rimanendo
isolati, finché un evento sociale non "agita la bottiglia" e li fa
aggregare. Le bolle di gas ne formano di più grandi e producono il getto di
schiuma; si tratta però di un’aggregazione solo apparente, perché una schiuma si
mantiene solo per un limitato periodo di tempo: dopo un po' gas e liquido si
separano. Possiamo quindi parlare di società
schiuma, per evidenziare la fragilità e l'instabilità dei rapporti sociali
dei tempi post-moderni.
In una
società così frammentaria emergono comportamenti psicosociali preoccupanti.
Nella rete vengono utilizzate frasi che ci si guarderebbe dal pronunciare ad
alta voce (minacce di morte, auguri di sciagure...), senza porsi troppi
problemi, senza stare a pensare a chi ci sia dall'altra parte. Il non avere la
componente fisica dell'altro fa sembrare di comunicare con un'entità astratta,
priva di una storia individuale; corrispondentemente il parziale anonimato è
vissuto come liberatorio, perché permette di trascurare le restrizioni imposte
dal comportamento sociale. Tutto ciò è estremamente pericoloso, perché dà luogo
a una vera e propria schizofrenia sociale.
Il Leoniglio
Il suo ruggito si ode minaccioso per la savana della rete. Egli è possente, indomito, sferzante: non si fa problemi a dire ciò che pensa. Conta solo lui e vede gli altri in funzione di sé, come oggetti da usare per i propri scopi. E se qualcuno non soddisfa le sue spropositate aspettative, allora attacca senza pietà, perché solo così può sfogare le proprie frustrazioni: utilizzando gli altri come valvola di sfogo. Quando poi è certo di aver ottenuto il fatto suo, di aver rimesso gli altri al loro posto, può rimirarsi soddisfatto allo specchio. Ma non c’è una folta criniera a salutarlo, solo un paio di buffe orecchie pelose; il suo ruggito, lontano dalla tastiera, ricorda un timido miagolio: questo è il vero sembiante del Leoniglio.
E
ricordate, cari leoniglietti e non, che altre creature si aggirano per la
savana: il Grande Elefante vi scruta sempre e controlla tutto quello che fate e
dite, e la sua memoria non dimentica nulla: si segna tutto quanto e al momento
opportuno, non appena mettete il piede in fallo, ve lo rinfaccerà puntualmente.
Se un
tempo aver compiuto un certo percorso di studi o avere conoscenze in un dato
ambito garantivano di venire riconosciuti come professionisti di quel ramo del
sapere, in questi tempi post-moderni sembra non aver più lo stesso valore:
grazie alla rete la conoscenza è alla portata di tutti, ma viene presa così come
viene trovata, senza alcun approfondimento. Molti ritengono di poter dire la
propria su argomenti di cui sanno poco o nulla e di cui capiscono ancor meno,
perché non hanno gli strumenti atti a comprenderli nella loro pienezza.
L'opinione ha superato il valore della conoscenza. Viviamo in un'era complicata
da un'eccessiva semplificazione, da una superficialità allarmante. Abbiamo
dimenticato che spesso le cose sono complesse e quindi per poterle comprendere
davvero è necessario dedicare loro tempo, impegno e studio. C’è necessità di
sviluppare un pensiero critico che permetta di distinguere il valore delle
informazioni che ci giungono, ma soprattutto c’è bisogno più che mai di tornare
ad avere un rapporto di fiducia coi depositari della conoscenza.
Una
vecchia leggenda parla del Gus Light, uno spiritello dispettoso che si
divertiva a entrare di nascosto nelle case degli umani e a spostare gli oggetti
al loro interno, in modo da generare nei proprietari un senso di turbamento. I
tempi però sono cambiati e al giorno d’oggi Gus Light ha scoperto la rete: è
lui a mettere in giro false informazioni e a veicolare credenze deliranti,
grazie alle quali cerca di generare nelle persone un senso di disorientamento,
di farle dubitare delle loro certezze, di annullare la fiducia verso le figure
di riferimento. Il suo scopo è quello di destabilizzare la società umana, e per
farlo cerca di minare alla base l’assunto fondamentale della comunicazione:
fornire informazioni veritiere.
La
sindrome di Stoccolma è una dinamica psicologica che può instaurarsi durante un
sequestro di persona, consistente in un rapporto di dipendenza psicologica tra
sequestratore e sequestrato. Avviene quando gli ostaggi iniziano a solidarizzare
col sequestratore, con cui viene instaurato un legame emozionale che genera
verso di lui una sorta di solidarietà. È una reazione emotiva sviluppata a
livello inconscio; sostanzialmente si tratta di un meccanismo di difesa che
l’individuo attua in maniera non-razionale, ma automatica. Consta di cinque
fasi: incredulità; illusione di ottenere presto la liberazione; delusione per
la mancata e immediata liberazione da parte dell'autorità; impegno in lavoro
fisico o mentale; rassegna del proprio passato.
La versione
“domestica” della sindrome si ha quando una donna vive una situazione di abusi
da parte del compagno: in questo caso si tratta di un sequestro emozionale. Il persecutore taglia i contatti della
vittima col mondo esterno, isolandola all’interno del luogo del sequestro
(casa). Inizialmente essa è incredula di fronte al disvelamento della vera
natura del compagno e cerca un modo per uscire dalla relazione, ma senza
riuscirvi: spesso perché crede, a torto, che col tempo le cose miglioreranno, e
per la capacità di manipolazione del sequestratore. Subentra quindi una
delusione nei confronti dell’autorità, colpevolizzata di essere impotente, di
frequente perché la vittima stessa ha paura di denunciare la propria
situazione. A quel punto la persona si rassegna alla propria condizione,
impegnandosi a svolgere lavori fisici declassanti (mettere a posto la casa,
cucinare…). La fase finale è quella della dipendenza psicologica, ovvero
l’ostaggio si sente grato al proprio sequestratore, perché senza di lui si sentirebbe
persa; cerca persino di mercanteggiare psicologicamente con se stessa,
arrivando a giustificarne il comportamento sulla base delle proprie inesistenti
mancanze, percepite come un’inadeguatezza di sé.
L’uomo mannaro
Un
essere mostruoso, orrendo a vedersi, gira per la città: è grosso, peloso, sul
capo sfoggia due lunghe corna. Manifesta un forte senso della territorialità e
del possesso; nessuno può mettergli i piedi in testa, in ufficio, come al
volante della macchina. Neanche la sua compagna deve osare sentirsi superiore a
lui, e anche se provasse a mettere in discussione il suo ruolo, l’uomo mannaro
è in grado di esercitare un controllo mentale su di lei, legandola a sé con
catene invisibili. La sua vittima perde la forza di volontà, rinunciando alla
propria indipendenza e vivendo in funzione di lui: perché è potente e la
protegge, quindi prende per lei tutte le decisioni. Fino a quando non è troppo
tardi e la bestia non mostra il suo vero aspetto, trasformandosi in un essere
ancora più orribile: un uomo.
LA RESISTENZA AL CAMBIAMENTO E LO SQUALO
La società post-moderna è caratterizzata
dal passaggio dal paradigma dell’attivismo
costruttivo a quello dell’autorealizzazione
espressiva. Fino a circa vent’anni fa, gli individui davano la priorità a
valori materialisti legati alla carriera e alla stabilità economica. Per un
posto nell’olimpo degli dei, erano disposti ad accettare qualunque tipo di
compromesso. Oggi invece ci si è resi conto che la serenità emotiva non ha
prezzo. Le persone non sono più disposte a svendersi per arricchire una casta
con la quale si fa fatica a identificarsi. Preferiscono avere qualche euro in
meno in tasca, ma svolgere attività appaganti che consentano di mettere in
campo le proprie capacità personali. Desiderano che la propria identità sia
tutelata. Ambiscono a essere autentiche, a esprimersi senza filtri, ad avere
relazioni stimolanti che si giochino sul piano del rispetto e della sincerità,
non di una formale ipocrisia. E soprattutto chiedono al sistema che il loro status
di esseri umani sia riconosciuto, non accettano di essere, come in passato,
semplici ingranaggi di una macchina. Affinché questo avvenga, hanno elaborato
strategie per tutelarsi, hanno creato associazioni di categoria e sindacati,
hanno scelto i propri rappresentanti tra le persone più empatiche e
determinate, quelle che riescono a tenere il vecchio mondo un passo indietro.
Ma il vecchio mondo ha ancora i propri rappresentanti. Cariatidi che resistono
al cambiamento, negano il progresso e tutto ciò che non è in armonia con la
loro mentalità da uomini delle caverne. O giovani arrampicatori sociali ancora
invischiati in un paradigma obsoleto, consapevoli che per fare carriera devono
necessariamente scendere a patti con il sistema.
Lo Squalo
Lo squalo indossa giacca, cravatta e
maschera. Ricopre un incarico dirigenziale, sorride spesso, saluta sempre,
offre da bere. Finché assecondi i suoi desideri, ti lascia in pace. Quando però
si sente minacciato la sua vera natura si manifesta, spesso con mezzi subdoli e
attraverso canali sotterranei, in modo da non compromettere la percezione di
chi lo considera un integerrimo moralizzatore. Scopo dei suoi denti aguzzi è
quello di reprimere ogni forma di disobbedienza. Per riuscirci fa appello al
punto debole dell’individuo post-moderno: il bisogno di veder riconosciuta la
propria identità. Le sue stoccate colpiscono l’autostima in modo costante e
continuativo, finché all’individuo non ne rimane più nemmeno una briciola. Lo
squalo non vuole uccidere il nemico ma lasciarlo inerte, perché una persona
esaurita è facilmente manovrabile. Solo quando il dipendente sfugge
completamente al suo controllo ed è quindi inutilizzabile, lo squalo si decide
a dargli il colpo di grazia.
IL FEMMINILE NEGATO E LA TIGRE
CON LA DENTIERA
Le donne rappresentano una delle
categorie sociali che, negli ultimi decenni, hanno rivendicato con maggior
determinazione il diritto di veder riconosciuta la propria identità. Dopo aver
trascorso anni rinchiuse tra le mura di una cucina, ora chiedono di poter
entrare nella stanza dei bottoni. Gli uomini tuttavia hanno difficoltà a cedere
parte del proprio potere in virtù delle tanto decantate e assolutamente
discriminatorie quote rosa. Così, nei contesti professionali più retrogradi, si
è creato un territorio ibrido, in cui la donna ha libertà di movimento solo se
e quando lo squalo glielo concede e in cambio è costretta a servirlo e a
riverirlo, ad accettare i suoi schemi e i suoi metodi, a trasformarsi in un
uomo con le tette. Perché, parliamoci chiaro, in contesti dominati dall’energia
maschile non c’è spazio per le qualità peculiari dell’energia femminile, quali
empatia, intuizione e creatività: le donne, per far sì che gli uomini
riconoscano il loro ruolo nel mondo del lavoro, sono costrette a “portare i
pantaloni”, a mascolinizzare il proprio cervello. Almeno questo servisse a
garantire una totale parità… invece no: le donne possono avere quattro lauree e
tre master, ma nessuno le chiamerà mai “dottoresse”, perché saranno sempre
considerate delle segretarie, o al massimo assistenti, che è più politically-correct.
Alcune si ribellano a questo modo di pensare. Altre, si lasciano corrompere.
La tigre con la dentiera
La tigre
con la dentiera esprime il lato ombra sia dell’energia maschile sia
dell’energia femminile. L’azione si trasforma quindi in competizione. E la
propensione per la comunicazione interpersonale diventa maldicenza e
pettegolezzo. Il suo bersaglio preferito sono le donne che puntano a una parità
reale, non vogliono svendere il proprio mondo interiore al miglior offerente né
rinunciare alla propria femminilità. La tigre le invidia, perché non rientrano
nella sfera d’influenza dello Squalo. In loro vede l’immagine di una se stessa
guarita dalla patologia sociale della segretaria 2.0, quindi cerca di
annientarle, sabotando il loro lavoro e bussando ripetutamente alla porta dello
Squalo per screditare la propria rivale con la sua lingua biforcuta.
La tigre con la dentiera ha canini
aguzzi. Però, non sono suoi. È lo Squalo a donarglieli. Per mantenerli, deve
fare il suo gioco, servirlo e riverirlo, tenere ferma la preda mentre lui la
addenta, aiutarlo a far sì che essa non si risvegli e non ricominci a parlare
di diritti e di libertà. Quando lo Squalo non c’è, quindi, si chiude in ufficio
e attende il momento opportuno per agire. Senza un’adeguata protezione,
infatti, non attacca le proprie vittime. Le studia ed elabora un piano. Poi,
appena lo Squalo ritorna, gli porta il caffè e gli racconta ciò che è accaduto
in sua assenza, con uno sguardo che mostra tutta la sua sete di sangue.
IL VELINISMO E LA MANTIDE
La mantide è figlia naturale del velinismo e di una filosofia usa e getta
squisitamente post-moderna. Sappiamo bene che fine fanno queste soubrette tautologiche (così le
definisce Barbara Pepi su Panorama), che funzionano per il solo fatto di
esserci: rimangono sulla scena un paio d’anni per poi lasciare spazio a bambole
di plastica altrettanto belle e altrettanto mute. Perché la bellezza si
deteriora. E una donna abituata a identificarsi con il proprio corpo (ce ne
sono tantissime, anche in un mondo reale lontano dai riflettori) è costretta a
fare qualcosa per assicurarsi un futuro. Di solito, incomincia intorno ai
vent’anni. Balla sul cubo di una discoteca, frequenta i locali, espone le proprie
foto sulla vetrina post-moderna per eccellenza, i Social. E poi, aspetta: un
invito per un aperitivo, la proposta di un presunto talent-scout, l’occasione
di sfilare alla sagra della porchetta. E, quando arriva quello giusto, lo
arpiona senza dargli possibilità di scampo.
La Mantide
La
Mantide e la Tigre hanno in comune l’illusione di essere donne emancipate e
libere, pur dipendendo costantemente dalla benevolenza degli uomini che, sul
lavoro o nella vita privata, si alternano al loro fianco. A guidare le scelte
della Mantide, è il principio del o sei
ricco, o sei Rocco. Quindi, tra le sue prede ci sono maschi dotati di un
portafoglio ben fornito o di una prestanza fisica tale da non farle sfigurare
mentre espongono la propria mercanzia nei salotti della buona società. Un
individuo che presenta entrambe le qualità rappresenta, per loro, il non plus ultra. Se il malcapitato
possiede appartamenti in venticinque città sparse per il mondo, ma è calvo, ha
la pancetta e vent’anni in più, pescherà nella categoria B solo per scaldare il
proprio letto quando il legittimo consorte sarà assente. Difficilmente
accetterà un belloccio spiantato, che considera buono solo per un po’
divertimento, ma che offre scarse garanzie. Ciò che la Mantide desidera,
infatti, è qualcuno che paghi i conti al ristorante, le scarpe firmate e,
soprattutto, le iniezioni di botulino quando il tempo inizierà a farsi sentire.
Perché la Mantide non accetta di invecchiare. Non accetta di essere brutta.
Quindi, se il ricco oltre a essere ricco le consente di non lavorare e di passare
il pomeriggio in palestra, l’anello al dito è assicurato. Diversamente,
viaggerà di fiore in fiore come un’ape, succhiando polline un po’ qui e un po’
là, e decapitando il maschio che non serve più.
(Nota di uno degli autori: il gaslighting, da cui ho tratto il personaggio di Gus Light, è una forma di violenza psicologica consistente nel fornire false
informazioni alla vittima con l'intento di farla dubitare della sua stessa
memoria).
Il lancio della patata bollente.
Vi siete mai imbattuti in qualcuno di questi archetipi? Ve ne vengono in mente altri?
Di leonigli e gus-light ne ho incrociati diversi, ovviamente soprattutto sul web, ma nel secondo caso anche un paio in carne e ossa. Mi hanno fatto capire quanto sia facile diffondere falsità, cosa che purtroppo nel nostro paese sta avvenendo con sistematicità da parecchi anni.
RispondiEliminaQuesta è purtroppo un'epoca che ha perso solide certezze, mentre hanno acquisito sempre maggiore importanza opinioni momentanee diffuse viralmente attraverso i media, i social media in particolare.
EliminaSecondo me un gus-light può agire sia a livello micro, sia a livello macro. Non c'è bisogno dei media e del web per diffondere falsità: basta un pettegolezzo verosimile e fatto con cattiveria per rovinare l'immagine di una persona. Anche questo, secondo me, è gus-light.
EliminaAssolutamente. La differenza è solo nell'ampiezza di visibilità, nel bacino di utenza che viene raggiunto.
EliminaLeoniglio? Potrei fare un post solo con i nomi di quelli che conosco (fortunatamente persone che so chi sono, ma che non conosco personalmente e con cui non parlo :D). Ma forse sono più pericolosi i gus light che ultimamente si stanno diffondendo in modo particolare per una nota vicenda "arancione".
RispondiEliminaLo squalo penso sia una figura molto diffusa, ma per fortuna non ho avuto mai a che fare con loro. Idem con le tigre con le dentieri, ma la vostra descrizione è perfetta...
L'uomo mannaro, mi sembra di capire, nella sua forma più grave è colui che arriva ad esercitare violenza fisica e a potenziare quella psicologica nei confronti della propria moglie e compagna. Ma l'uomo mannaro non fa parte solo di alcune civiltà nelle quali il capofamiglia continua ad esercitare la sua funzione di dominus: anche nella nostra, che è così "auanti", è terribilmente diffuso.
Tornerò poi sulla mantide, altro essere molto diffuso oggi :D
Credo che Gus Light negli ultimi anni si stia molto dando da fare su una vicenda "virale".
EliminaL'uomo mannaro rappresenta proprio quell'aspetto che hai individuato. La violenza può assumere diverse connotazioni: può essere fisica, psicologica e anche psicosociale. L'uomo mannaro utilizza sulla propria vittima una, due o anche tutte e tre queste forme.
Aspettiamo la tua sulla mantide, allora. ;)
Eliminasecondo me c'è un po' di "mantidismo" innato nelle donne, così come magari noi uomini abbiamo dentro noi tutti un po' di maschilismo. Legittimo essere colpiti da persone fisicamente più prestanti e belle d'aspetto; ma purtroppo ho notato che nella maggior parte delle donne che non possono essere definiti delle "mantidi" c'è una tendenza a dar credito molto a come un uomo si presenta e alle apparenze piuttosto che dire "vediamo come è".
EliminaPensavo avresti detto "vediamo com'è a livello fiscale". :)
EliminaForse un po' uno stereotipo, ma a volte neanche tanto. Resta però che la superficialità sia uno dei maggiori difetti di questi tempi attuali.
Io mi considero una mosca bianca, come vedrete nel prossimo post.
EliminaMi è piaciuto molto il post! E, purtroppo, il mondo è pieno di questi predatori e il mio non fa eccezione...
RispondiEliminaPurtroppo è proprio così. Il dualismo preda/predatore è un fattore chiave della natura. Ma queste figure attuano forme di predazione psicosociale, tali da renderli particolarmente sgradevoli.
Eliminaè vero quanto dice Marco. E aggiungo che queste figure agiscono anche a livello energetico. Sono i classici vampiri, che rubano forza vitale per elevarsi.
EliminaSecondo me la figura del vampiro emozionale si discosta da qualcuna di queste. Però diverse ne condividono le caratteristiche.
EliminaMolto carino questo vostro post, bravi Chiara e Marco! Nel mio lavoro ho incontrati parecchi squali e tigri con la dentiera purtroppo, nel tempo ho imparato a difendermi (un pochino, non del tutto). Negli ultimi tempi poi ho avuto a che fare con un nuovo tipo di squalo, quello mascherato che si nasconde dietro le parvenze di un agnello e poi, appena ti volti, Zac ti addenta alle spalle.
RispondiEliminaSono i peggiori...
Il 99% degli squali che conosco è proprio così: parvenza impeccabile, e anima marcia. L'immagine è infatti un importante fattore per garantirsi credibilità.
EliminaIl Grande Elefante di cui parlavo sopra sostanzialmente è proprio così.
EliminaVi faccio tutti i miei complimenti: bravissimi!
RispondiEliminaCredo di aver conosciuto gran parte di questi personaggi. Di sicuro, ho avuto modo di cozzare contro squali, tigri con la dentiera e gus-light (le maschere sono anche interfacciabili e generalmente questi personaggi vanno a braccetto tra loro. Anzi, sono assolutamente complementari). Ho incontrato anche qualche mantide (devo dire che ho riso di gusto con o sei ricco o sei Rocco!).
Inoltre, ho sudato sangue, tanti anni fa, nello sforzo di aiutare un’amica a sciogliersi dalle grinfie di un marito-mannaro.
Credo che un po’ tutti questi predatori siano sempre esistiti. Di certo, in un’epoca come quella in cui stiamo vivendo è più facile vederli uscire allo scoperto, rispetto al passato.
Per quanto riguarda, invece, i leonigli (figure indissolubilmente collegate a internet) non ricordo di aver avuto a che fare direttamente con loro, ma è piuttosto evidente che spopolino sui SN.
Volevo aggiungere, a proposito di rete e di Gus-light in rete, che di recente ho letto un bellissimo articolo di Annamaria Testa e Giuseppe Antonelli, pubblicato su CdS, sull’analfabetismo funzionale. Se non ricordo male, si intitolava “Leggere e non capire”. Probabilmente lo avrete già letto, ma lo segnalo ugualmente perché è anche quello un bell’articolo che fa riflettere. Parla di chi non è in grado di capire o produrre un testo adeguato. Pare che il fenomeno sia rilevante, oltreché in crescita e questo pubblico rappresenta il terreno fertile, il brodo di coltura ideale per chi diffonde false informazioni un po’ ovunque, soprattutto in rete.
La cosa che trovo più stupefacente è che le credenze di Gus Light riescano ad attecchire anche in persone intelligenti e acculturate, e attecchiscono tanto bene che poi queste persone ci credono con una convinzione sconcertante, tanto che poi non solo le veicolano a loro volta, ma ne divengono i maggiori sostenitori.
EliminaÈ vero e questo è l'aspetto che amareggia ancor di più
EliminaMi scuso per il ritardo nella risposta, ma avevo visto il commento da smartphone e mi ero convinta di aver replicato. Il caldo mi dà alla testa...
EliminaL'analfabetismo culturale è il tema di attualità più caldo del momento, nostro malgrado. è da tempo che mi propongo di scrivere un articolo al riguardo, ma continuo a rimandare perché il solo pensiero mi banda in bestia. La cosa grave è che le persone non comprendono nemmeno le battute. Vi faccio un esempio. Qualche tempo fa, su Facebook, uscì un articolo su un calciatore famosissimo (e parlo di uno che TUTTI conoscono, anche chi come me non segue il calcio), il cui cognome era stato storpiato da un refuso, trasformandosi in quello di un mio contatto di Facebook. Allora io, per scherzare, condivisi il post taggando la persona, e scrivendo: "è un tuo parente?", con tanto di emoji con la risata e l'occhiolino. Questo mi rispose serissimo, quasi offeso: "no, non è mio parente". E io rimasi basita. Non mi sorprende che questa persona condivida bufale a manetta...
Il quadro è completo, le categorie sembrano esserci tutte. Chi non ha mai incontrato, nella vita, almeno un rappresentante di ognuno di questi archetipi, conosciuto personalmente, scoperto per caso o solo visto da lontano: penso al triste mondo delle mantidi che troviamo nelle riviste, sui social, nelle orribili trasmissioni che occupano la gran parte dei palinsesti televisivi, penso alle tigri con la dentiera. Non mi fate ricordare quanti bocconi amari ho dovuto ingoiare quando lavoravo in un ufficio solo di uomini e io per i clienti ero la "signorina", manco, al limite, la "signora".
RispondiEliminaL'atteggiamento succube di talune donne, poi, nei confronti di compagni/mariti/fidanzati è comune a tante persone in cui la fragilità diventa un difetto patologico della personalità. Superficialità e ignoranza dilagano, ormai.
L'era post-moderna sforna archetipi che deprimono.
Forse streghe, vampiri e lupi mannari avevano un certo fascino che è andato perduto nei predatori post-moderni. O forse sono le prede che sono meno consapevoli di esserlo e persino si buttano di loro spontanea volontà nelle loro fauci.
EliminaMarina, scusami anche tu per il ritardo (vedi sopra). Ciò che scrivi è comunque verissimo. Anch'io ho conosciuto almeno una persona per questi archetipi, al punto da poter elaborare delle linee comuni. Sono d'accordo con quanto scritto da Marco poco sopra, per esempio, sul fatto che il Gus Light consapevole è spesso una persona colta, che non crede a ciò che dice, mi gli fa comodo che altri ci credono. Ho un amico plurilaureato e intelligentissimo, che fa così. è un abile manipolatore. Su squalo e tigri è inutile che ti di dica a chi mi sia ispirata. Anche di un certo uomo mannaro, ti ho parlato: non so se ricordi quel lungo racconto sul marito psicopatico di una mia amica. Della mantide, ti racconterò in un messaggio vocale, perché ne esistono tante anche lontane dal mondo patinato dei social. Infine, il leoniglio. Beh... il gruppo facebook "Sei di Sanremo se..." è il loro principale luogo di espressione. Mi sa che condividerò il post anche lì. ;)
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