La galleria dei personaggi odiosi

 
è un viaggio per viandanti pazienti, un libro.
(Alessandro Baricco)

Qualche giorno fa, Tenar ha pubblicato un post dal titolo: “Quei personaggi che prenderemmo a sberle”, alla fine del quale ci ha domandato di menzionare le nostre antipatie letterarie. La mia lista era così lunga che non solo ho rinunciato a citare i suddetti individui nel commento, ma anche in vista di questo post ho dovuto operare un’emblematica selezione. Credo sia emerso un quadro piuttosto coerente con il mio modo di essere e il mio percorso letterario, ma andiamo con ordine.

I CLASSICI
Nonostante abbia rispolverato decine di titoli, fra i classici della letteratura ho trovato pochi personaggi odiosi. Sarà perché gentaglia come Dorian Grey, Zeno Cosini e il giovane Holden hanno accompagnato il mio passaggio dall’adolescenza all’età adulta, diventando dei punti fermi della mia vita come le maestre delle elementari? Può darsi. Di conseguenza, le mie antipatie sono piuttosto circoscritte.


“I malavoglia” - Mena
Essendo passato circa un ventennio da quanto ho letto il romanzo, di lei ricordo poco; immagino però una donna vestita di nero, accasciata su una seggiolina in legno, le mani in grembo e l’atteggiamento dimesso tipico di chi ama commiserarsi. Se avessi ancora quattordici anni, la definirei una “babba”, e questo mi sembrava ai tempi. Donnetta inutile e piagnona, dedita alla famiglia più per senso del dovere che per reale affetto, e quindi destinata a diventare una di quelle anziane zitelle che vengono chiamate “signorina” fino a novant’anni. Certo, con il fratello delinquente, l’altro fratello morto in guerra e la sorella prostituita non poteva certo fottersene di tutti e andare a ballare ogni sera con un pescatore diverso, ma almeno una vita di mezzo, giusto per non invecchiare dentro una cucina, non le avrebbe fatto certo male!

“I promessi sposi” – Lucia Mondella
Lucia è sullo stesso piano di Mena. Nonostante rappresenti l’archetipo della fanciulla virtuosa, io avrei rifiutato di identificarmi con lei anche se fossi nata due secoli fa.
La mia antipatia ha radici molto profonde.
Quand’ero adolescente, avevo tante “Lucie” intorno, in particolare le figlie degli amici di mio padre, con le quali venivo costantemente paragonata. Ragazze struccate e scialbe con le trecce e il maglione fatto a mano dalla nonna. Uscivano di casa solo per recarsi all’oratorio e non facevano polemiche se i genitori volevano plasmarle a propria immagine e somiglianza. Io avevo voti altissimi, che però non compensavano i miei imperdonabili peccati: osavo contraddire il boss e rifiutavo la sua mentalità. Desideravo SCRIVERE e non diventare avvocato. Mi ero fatta fare le meches viola: come i drogati, diceva lui. Per un uomo abituato a trattare gli altri come soldatini, una bamboccia “obbediente e rispettosa” rappresentava la figlia ideale, con buona pace della sua intelligenza mediocre. Per me queste ragazze avevano la stessa vitalità di un carciofo bollito, ma il confronto continuo con loro mi faceva soffrire, quindi non le sopportavo. E Lucia Mondella, che tanto me le ricordava, era diventata il simbolo della mia guerra personale.
Con il tempo, il mio astio non si è attenuato, perché l’Italia non si è evoluta, né dagli anni 90 né dai tempi di Manzoni: le amebe sottomesse al maschio continuano a piacere al Sistema. Dopo tutto, il carisma non conta, vero? L’importante è viaggiare sui binari dell’ordine prestabilito. Una donna deve cucinare, lavare, stirare e non rompere le palle. Meno personalità hai, meglio è per tutti. Se poi sei anche timorata di dio… top!

“I promessi sposi” – Don Abbondio
Con Don Abbondio il buon Manzoni ha voluto creare una figura inetta ma comica e ci è riuscito benissimo. Chi avrebbe potuto prevedere che sarebbe diventato un maestro per milioni di gregari? Dante l’avrebbe spedito fra gli ignavi con un calcio nel sedere, ma la sua eco si è propagata nei secoli dei secoli amen. Il mondo è ancora pieno di lecchini e voltagabbana pronti a svendere la propria dignità per compiacere il potente, individui che pur sapendo di commettere un’ingiustizia chinano il capo e assecondano ogni richiesta. Il pretino comasco non è un personaggio: è il simbolo immortale di un mondo che disprezzo.

UOMINI INUTILI
Per quel che riguarda la letteratura moderna, ho più problemi con le figure maschili che non con quelle femminili. Certo, le oche mi irritano molto, ma i fuggitivi metropolitani ancor di più, specialmente se gestiti male. Scegliere è stato difficile, fra l’enorme schiera del: “e tu saresti un uomo?”, però ho dei vincitori.

(Quasi) tutti i protagonisti maschili dei romanzi di Andrea De Carlo.
Come ho ribadito più volte, Andrea De Carlo è uno degli autori che apprezzavo da ragazzina e che mi hanno stufato crescendo perché non si è evoluto. I suoi protagonisti, poi, si somigliano tutti.
I romanzi che mi sono piaciuti di più sono i primi che ho letto: “Due di due” e “Di noi tre”. Il secondo in particolare è per me molto significativo, dal momento ha segnato una svolta importante: dopo averlo divorato per la terza volta ho deciso che avrei scritto un libro tutto mio. In queste due opere il germe dell’auto-plagio non era ancora visibile. O meglio: le caratteristiche che l’autore ancora oggi ama mettere in campo erano spalmate su due personaggi distinti. Nel primo romanzo abbiamo Mario e Guido, nel secondo Livio e Marco. Da un lato, l’inetto un po’ depresso, un uomo timido e bisognoso di avere un leader; dall’altro, l’alternativo rivoluzionario. Quando questi due archetipi si sono fusi, più o meno alla fine degli anni ’90, è successo un casino. De Carlo ha iniziato a partorire individui passivi e incapaci, desiderosi di fuggire da una società nella quale non si rispecchiavano. Alternativi rivoluzionari, quindi, come Guido e Marco. Ma anche inetti e un po’ depressi come Mario e Livio. Il risultato di questa somma è un “vorrei ma non posso” che si espande, in media, per cinquecento pagine.
In “Nel momento” c’è un protagonista che si rende conto di essere “perfettamente infelice”, in “Pura vita” (romanzo composto al 90% da dialoghi) un padre separato in viaggio con la figlia verso la Francia, in “giro di vento” un gruppo di amici che vogliono comprare un casale in Toscana e poi lo trovano occupato da una comunità autarchica. (SPOILER ALERT) il protagonista, nell’ultima pagina, decide di unirsi a loro. Evviva, finalmente qualcuno combina qualcosa, verrebbe da dire. Ma nel romanzo successivo arriva lui: quel comunistoide saccente di Durante, un individuo talmente odioso che nemmeno Daniel, lo scrittore sociopatico di “Leielui”, riesce a batterlo.

 “Tre metri sopra il cielo” – Step
Quando ho letto questo YA ero un po’ YA anche io, ma ciò non significa che sia riuscita a farmi incantare dall’archetipo del bel tenebroso, anzi … Qui apro una parentesi, utile agli aspiranti scrittori. Se vogliamo che il nostro protagonista sia un incazzato cronico, dobbiamo giustificare la sua rabbia facendo in modo che  emozioni e comportamenti siano proporzionati al suo vissuto. Io stessa revisionerò all’inverosimile per evitare l’effetto: “mi hai rubato il parcheggio quindi ti brucio la macchina”. Ma Moccia di tutti questi principi se ne strafotte. Il fatto che un bamboccione ricchissimo e straviziato si dedichi alle risse e alle corse clandestine perché i suoi si sono separati secondo me non regge. Ha diciannove anni, non dodici. Anche la ribellione (post)-adolescenziale dovrebbe appoggiarsi su basi solide, non trovate? In questo caso, profondità psicologica zero. E lo sguardo da pesce lesso di Riccardo Scamarcio nell’adattamento cinematografico sicuramente non favorisce l’empatia con il personaggio.

INNAMORATI ODIOSI
Dio li fa e poi li accoppia, si usa dire. Se togliessimo una “i” al verbo sarebbe meglio, in certi casi.

“Io che amo solo te” – Gli sposini
Sebbene Luca Bianchini, in questa commedia divertentissima, voglia mostrare le ombre della medio-alta borghesia pugliese e calchi quindi la mano su alcuni stereotipi, avrebbe potuto rendere “umani” almeno i due protagonisti. Invece no!
Damiano (anche lui interpretato da Scamarcio nel film, tra l’altro) è un figlio di papà balbuziente e completamente rincoglionito. Decide di convolare a nozze perché ritiene doveroso “sistemarsi”, ma (SPOILER) la sera prima delle nozze scopa con la ex e rischia pure di farsi beccare.
Chiara è bionda con gli occhi azzurri, come tutte le mie omonime letterarie. Già di per sé la cosa mi infastidisce, perché  non sopporto il “nome profetico”: è come se a un protagonista maschile misantropo e taciturno io dessi il nome Orso, per intenderci. Nonostante la parvenza acqua e sapone, però, la signorina è una pazza maniaca del controllo e rischia di farsi venire un ictus perché la suocera vuole che modifichi lo scollo del vestito. Inoltre, anche lei che tanto pontifica sulla fedeltà, flirta con il fotografo: ipocrita!

“Marina Bellezza” – Marina e Andrea
Non che i protagonisti di “Acciaio”, precedente romanzo di Silvia Avallone, fossero proprio dei simpaticoni, ma almeno erano tollerabili. Qui invece l’autrice ha dato il peggio di sé.
Marina è una sottospecie di velina, ignorante come una capra e più cafona de “Er Piotta”, però come tutte le ragazze bellissime (che originalità: oltre a questa spruzzata di Mary Sue, ha anche un cognome profetico!) si convince di essere il centro dell’universo. Indossa tacco dodici e leggings leopardati anche per fare la spesa e litiga con chiunque le capiti sotto tiro. Il suo sogno nel cassetto è, indovinate un po’, vincere un talent-show. Tuttavia, invece di scappare con qualche tronista della De Filippi, si mette con un tizio che molla l’università per fare il contadino, rifiutando il benessere offerto dal padre politico. Andrea è un pazzo psicopatico. La semplice gelosia nei confronti del fratello maggiore non giustifica il mettere un cane in lavatrice, né l’odio viscerale nei confronti dei genitori. Non guarisce nemmeno quando scopre che la vita del suo rivale non è tutta rosa e fiori come crede: paradossalmente diventa ancora più frignone!

Il lancio della patata bollente.
E voi, chi inserite nella galleria dei personaggi odiosi?

Commenti

  1. Don Abbondio non può non suscitare antipatia in qualsiasi lettore. Io non lo trovo nemmeno comico, solo triste (e inetto). Personalmente non saprei stilare una didascalia di personaggi invisi come hai fatto tu. I personaggi mi piacciono tutti, se hanno un senso all’interno della storia: perfino quel gonzo di Bube...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ero indecisa se inserire Don Abbondio nella lista, perché ritengo che i personaggi creati apposta per non piacere siano un po' scontati. Tuttavia, la mia antipatia è troppo grande per non menzionarlo! :-D

      Elimina
  2. Il Virgilio dantesco. Che rompiballe autoctono, e poi noioso e se ripenso che lui aveva scritto l'Eneide con quell'Enea marmittone lì lo prendo a calci nel sedere, e che il Ghibellin fuggiaso si incazzi pure.

    Achille omerico. Che stronzo! Invincibile per effetto materno e tuffo a testa in giù nello Stige si fa fottere dal fratellone di un grandissimo cornuto la schiavetta che gli faceva il massaggino sul pancino tutte le sere e lui che fa? Si ritira dalla lotta, sto gran fijo de na mignotta. Poi manda il suo amichetto a farsi sbudellare da Ettore, che fesso non era e si era accorto che il finto Achille sculettava troppo, e si sa che anche in quei tempi il gossip funzionava e si diceva che Patroclo fosse una checca. Allora il Pelide si incazza di nuovo e va a sfidare -lui un semidio praticamente intangibile- Ettore mortale in tutto, ma senza l'aiuto di Athena e di Era che gli riportano la lancia e gli deviano il colpo di Ettore, lui col cavolo che vinceva. E poi trascina il corpo del nemico ucciso per tre giri di pista, pardon delle mura.
    Odioso, odioso, odioso.

    Escluso l'Innominato TUTTI i personaggi dei Promessi Sposi, anzi pure quelli de I sposi promessi e perfino quelli di Renzo e Lucia, insomma tutti. A cominciare da Renzo, perché uno fesso come lui non lo si poteva trovare da nessuna parte, ma solo inventare da quel gran citrullo dell'Alessandro.

    E poi tantissimi altri fino ad arrivare allo Svedese protagonista della pastorale americana. Poi tutti, o quasi tutti, i personaggi di Ernest Hemingwey, escluso il vecchio campeon he lotta da solo contro un pescespada in quello che è uno dei più bei romanzi che ho letto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho riso come una matta con la descrizione di Achille, te lo giuro! :-D
      Anche a me piace molto l'innominato tollerando poco tutti gli altri. Renzo, tutto sommato, è un povero cristo, talmente stupido che fa anche tenerezza. In generale, anche la mia lista è piuttosto lunga...

      Elimina
  3. Già nel commento nel blog di Antonella avevo segnalato la mia antipatia per Lucia, un personaggio veramente insulso (anch'io avevo un paio di compagne di scuola "Lucie" nate!); e Don Abbondio non scherza! Il fatto, poi, che di "don Abbondi" sia piena la terra è un esempio di come l'accezione negativa sia sempre attuale.
    Uh, condivido anche alcune antipatie per i personaggi di De Carlo che tu sai essere stato a lungo uno dei miei autori preferiti. Ma quel Daniel di "leielui" li batte tutti.
    Ho riso pensando allo sguardo bollito di Scamarcio: condivido appieno l'impressione! :) ma, almeno, lui fa l'attore!
    Posso anche qui sottolineare la mia antipatia per i personaggi femminili depressi, sempre in crisi e con mille paranoie. Ho letto dei romanzi, negli ultimi tempi, dove le donne protagoniste erano da prendere a calci nel sedere. Non so essere obiettiva di fronte a tutte le personalità completamente diverse dalla mia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ops... anche nel mio romanzo c'è un personaggio femminile depresso e paranoico... spero che tu non ti sia antipatica anche lei! Per fortuna poi si riprende. ;)

      Scrivendo questo post mi è venuta voglia di rileggere "due di due", che mi è piaciuto molto ai tempi, per vedere che effetto mi fa. :)

      Elimina
  4. No, il tuo personaggio non mi sta antipatico, ma c'è differenza fra questo e quelli descritti in quei libri.
    Bello, "due di due" resta bello!

    RispondiElimina
  5. Il bello dei personaggi odiosi è che il loro odio nei loro confronti ti porta a coinvolgerti ancor di più nella lettura.
    Inoltre, se Don Abbondio non fosse stato un baciapile ci saremmo persi un bel romanzo :-)

    RispondiElimina
  6. Personaggi odiosi.... dunque... il primo che mi viene in mente è il signor (o lord,non ricordo più) Clifford Chatterley. Ok! E' invalido ma è pure.. str..uzzo!
    Poi, da I pilastri della terra di Ken Follett il Vescovo Waleran Bigod e William Hamleigh. Il primo a vero "credente" (lo dice il cognome Bigod che a me pare tanto Bigotto) adora il potere alla follia e come intrallazzatore ha da insegnare a tanti uomini di oggi. Il secondo, violento, stupratore e cretino fino alla nausea. Così coraggioso da farsela addosso quando lo impiccano.
    Lucia Mondella riscuote simpatia a iosa eh... è vero che son passati secoli da quando lessi il libro a scuola ma mi è passata sotto ggli occhi come una mosca. Passata e sparita. Forse qualcosa vuol dire :)))

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciò dimostra che Lucia è un personaggio inutile! :-D

      Elimina
  7. Più che i personaggi, io non sopporto l'autore che li crea :-)
    Faccio un'eccezione per Dostoevskj, scrittore straordinario, che però ne "L'idiota" è riuscito a mettere in fila una serie di personaggi insopportabili, a partire dal protagonista stesso.
    E poi, per dire, i protagonisti dei romanzi di Michel Houellebecq sono tutti oggettivamente odiosi, però riescono a suscitare commiserazione e persino simpatia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nel caso di De Carlo anch' io posso pensare che non sia un simpaticone. Ho il vago sospetto che la sua scrittura sia un tantino autobiografica...

      Elimina
  8. Grazie per la citazione!

    la mia pazienza per gli uomini inutili è tale che se solo ne subodoro la presenza non leggo il libro. Credo di essere una delle pochissime della mia generazione a non aver mai preso in mano "Tre metri sopra al cielo" perché la prima volta che mi hanno parlato di step già mi è venuta l'orticaria!

    PS: io, pensa un po', ero invece quella con i maglioni della nonna in un mondo di ragazze truccate e con le acconciature alla moda ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non fraintendermi, io mi sono immedesimata nel mio pensiero di allora. Quelle ragazze non mi sarebbero state antipatiche se mio papà non mi avesse stressato con un continuo "guarda Tizia" e "guarda Caia", in fondo pensavo e penso ancora che ciascuno debba essere libero di esprimere se stesso come meglio crede. Tuttavia ero nauseata dal confronto al punto che le "odiavo" (come può odiare una quattordicenne...) perché ero trattata come una persona terribile solo perché aggressiva e disobbediente come molti adolescenti. Tuttavia non facevo nulla di male: andavo bene a scuola, non bevevo, non fumavo né mi drogavo, e nemmeno uscivo poi così tanto. Di sera mai, fino a 17 anni. Non c'era nulla che non andasse in me, e in fondo lo sapevo. La consapevolezza di essere una persona per bene come le altre signorine mi causava grande frustrazioni perché mi sembrava che il mio valore non fosse riconosciuto.

      Elimina
  9. Lucia Mondella è sempre al primo posto, l'ho sempre trovata insopportabile. Dei libri di Andrea De Carlo ho letto tutti e tre i romanzi da te citati, ma è passato così tanto tempo che non riesco a mettere a fuoco i personaggi, devo andare a riguardarli, ho ancora i libri, dovrei rispolverarli (e non solo in senso metaforico), dopo "nel momento" ho smesso di leggere Andrea De Carlo, non so mi è venuto a noia, hai ragione troppo ripetitivo, non si è evoluto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione ed è un peccato, perché dopo tutto De Carlo scrive molto bene.

      Elimina
  10. Non mi vengono in mente personaggi odiosi :( o è fortuna, o è amnesia grave. Forse perchè riesco a empatizzare anche con le brutte persone, purchè siano tratteggiate bene, mentre i romanzi scritti male, con personaggi scritti male, anche fossero Mary Sue, li allontano da me il prima possibile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se l'autore è bravo anche io empatizzo con la brutta gente, ma se non sa gestire i personaggi anche le brave persone diventano odiose. A quel punto c' è davvero qualcosa che non va. :)

      Elimina
  11. Io con la Avallone ho un conto aperto: in Marina Bellezza ha descritto il mio Biellese in modo pessimo, tipico di chi ci è nato e se n'è andato senza mai conoscerlo davvero. Ma la superficialità è il tratto con cui costruisce anche i personaggi. Oltre che antipatici (ti do ragione in pieno) sono pieni di fastidiosi cliché. Tanto per ridere, mi viene da dire che i suoi romanzi sono la sagra del cliché.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono curiosa, non conoscendo la zona: cosa c'era di pessimo nel modo in cui ha descritto il biellese? Mi interessa molto.
      A me "acciaio" non era dispiaciuto, ma ho trovato terribile "Marina Bellezza", che tra l'altro si apre con un'incongruenza enorme.

      Elimina
    2. Beh, dal racconto della Avallone, il Biellese viene fuori come una terra arida, decadente, incentrata sull'indistria tessile ormai scomparsa. E' la solita provincialissima tiritera del "qui non c'è niente, invece fuori da qui è tutto figo".
      Il Biellese è una terra bellissima e ricca di storia, per lo più sconosciuta al resto d'Italia. Dal mio punto di vista, fortunatamente la crisi del tessile l'ha spinta a cercare in sé la bellezza dei suoi luoghi e delle sue risorse, anche se è vero che c'è molto molto da fare. Ma le descrizioni di strade deserte circondate da capannoni abbandonati non corrispondono per niente alla realtà. Biella è una città splendida, pulita, ordinata, piena di vita che sconta l'incapacità di sapersi "vendere" all'esterno.
      Se ti capita di passare da queste parti, in fondo non siamo così lontane, ti faccio volentieri conoscere la mia città e ti invito a pranzo a casa mia. Così potrai provare anche la nostra cucina tradizionale. :)

      Elimina
    3. Conosco molto bene il basso Piemonte perché ho una casa in provincia di Cuneo. Meno il biellese, sebbene abbia un carissimo amico originario di lì. I suoi genitori hanno un negozio di caramelle: questo è tutto ciò che ho mangiato del biellese,anche se non si può certo parlare di cucina tradizionale. :-)

      Elimina
  12. Riguardo a De Carlo ho amato i personaggi di Due di due e Di noi tre, rappresentavano due facce della stessa medaglia, quasi un binomio indissolubile. Poi convengo con te sul fatto che De Carlo non abbia saputo evolversi e trasformare la sua narrativa, anche se per un certo periodo di tempo ho continuato a leggerlo. Tuttavia ho Villa Metaphora da tempo immemore nella libreria e non ho ancora avuto voglia di iniziarlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Idem. È stato per anni il mio autore preferito. "Villa metafora" non l'ho letto. L'ultimo è stato "leielui": noia mortale!

      Elimina
    2. Le prime tecniche narrative le ho imparate proprio da De Carlo, anche perché ha il pregio di avere uno stile molto netto e facilmente individuabile. Per cui "Lei e Lui" l'ho letto in quell'ottica. Tuttavia anche per me è stato l'ultimo. Dopo, studio o non studio, ho detto basta. :)

      Elimina
    3. Nonostante la ripetitività, De Carlo è un maestro di stile. C'è sempre da imparare con lui. :)

      Elimina
  13. Scusa ma non trovo questo articolo giusto. Ci rido su, ma quanti personaggi strani si incontrano nella vita? Così anche nei romanzi. Mica si scrive per assecondare i gusti della gente... abbiamo secondo me bisogno anche di personaggi odiosi, come nella vita di tutti giorni. Un personaggio letterario vive come deve vivere. Anche Moccia che certo ha scritto un libro superficiale senza trama, ma quanti bulli ci sono in giro come Step o ancor peggio che fanno del male anche senza un banale passato come quello di Step. Io non nego di non averlo letto da adolescente e mi piaceva Scamarcio... Poi non esistono secondo romanzi belli o brutti con personaggi belli o brutti trovando che il mondo è pieno di stereotipi e farci la morale mi sembra inutile. Un libro può piacere o no o può non piacere più dopo un poco di esperienza di lettura. Io sono partita con Moccia, si, per poi arrivare ora a leggere molti classici, anzi leggo ora solo questi perché mi piace e vorrei un giorno anche io essere un classico... lo auguro anche a te. Tuttavia per me ogni libro è diverso e mi piglio il personaggio che trovo, lo seguo e se mi piace bene e se non mi piace non giudico. Spero di essermi spiegata bene.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi dispiace molto che tu non abbia colto l'ironia di questo post, che voleva essere più che altro scherzoso, non certo arrogante.
      Noi scrittori, siamo prima di tutto lettori. E prima ancora siamo esseri umani, con emozioni soggettive, con simpatie e antipatie. Pur sapendo quanto sia difficile creare un personaggio accattivante (non è assolutamente detto che io ci stia riuscendo) può capitare di incappare in soggetti che non soddisfano il nostro gusto. Spesso questo non pregiudica assolutamente il valore di un libro: fra i romanzi che ho citato, l'unico che non mi è piaciuto assolutamente è "marina bellezza". Degli altri alcuni sono eccezionali, altri carini: il personaggio odioso non ne compromette la qualità.
      Moccia scrive per un target ben preciso. Quando ho letto "Tre metri sopra il cielo" avevo 22 anni e studiavo già all'università. Avevo tanti classici già in archivio e uno sguardo diverso. Per quanto abbia trovato la storia piacevole, non sono riuscita a provare simpatia per Step. Non credo che questo sia un dramma. :-)
      Io amo i classici, ma anche la buona letteratura di genere. Penso che uno scrittore debba leggere di tutto, per aprire la mente. Solo horror e fantascienza sono completamente fuori dal mio sentire, ma vale anche per i film. Non mi ritengo assolutamente una lettrice snob. Ne' voglio apparire acculturata a tutti i costi.
      Spero che il malinteso sia chiarito. :-)

      Elimina
  14. Sono Veronica. Ho 25 anni. Ti seguo da un annetto circa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Da un anno, davvero? :-)
      Sono contenta, perché ciò significa che il blog ti piace. Spero che questi possano essere i primi di tanti commenti.
      Benvenuta! :-)

      Elimina
  15. Se entrassi nel mondo dei Promessi Sposi distribuirei così tanti ceffoni da uscirne con le mani spellate...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Apprezzo chi sa essere onesto senza troppi giri di parole.
      Benvenuto! :-)

      Elimina
  16. Approvo, confermo e sottoscrivo tutto quello che hai scritto per Lucia Mondella! C'è una petizione da firmare?? :)
    Per quando riguarda Moccia, Step non mi è risultato così odioso. La sua cattiveria non nasceva tanto dalla separazione dei genitori, ma [SPOILER] dall'aver trovato lui la madre a letto con un altro (più giovane del padre), l'averlo pestato a sangue, ed essersi ritrovato in tribunale senza attenuanti. Per salvare il matrimonio dei suoi, Step ha taciuto l'adulterio della madre. Si aspettava forse che la madre lo salvasse, dichiarando la verità, a scapito del matrimonio (che comunque si è rovinato). Una madre che non ti salva è già un bel fardello da portare.
    Di quel libro la più odiosa mi è risultata la madre di Babi, confermato poi nel seguito, dove arriva a plasmare Babi "a sua immagine e somiglianza". E questa non gliel'ho perdonata a Moccia: facile scrivere i sequel così. Ma del resto, nei suoi libri morti di fame non ce ne sono proprio. Tutti fichi e tutti ricchi. Bah.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, ecco! Ricordavo qualcosa del genere ma siccome non ero sicura non ho voluto azzardare. Credo che la sostanza non cambia. Ogni individuo ha una base caratteriale e un episodio del genere può condizionare una fase della vita, ma non stravolgere la natura di una persona. È la ripetitività di situazioni negative (o al massimo un trauma veramente serio) che trasforma il carattere. Ciò per dire che, con tutta probabilità, Step era stronzo anche prima. :-D
      P.s. la madre di Babi è odiosa, ma vogliamo parlare della sorella?

      Elimina
  17. Vedo che la zuccherosissima Lucia non piace proprio a nessuno! :)
    Io ho trovato insopportabile un personaggio de La Ruota del Tempo, inizialmente costruito benissimo e molto intrigante, poi fatto diventare una macchietta, prima troppo fiero e poi troppo piagnone. Dato che la cosa si protrae per tanti libri l'effetto si amplifica anche parecchio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non conosco questo romanzo. Che tipo di personaggio è? :)

      Elimina
    2. E' una saga fantasy. Sarebbe lungo spiergartene, ti rimando a questa breve pagina di Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Perrin_Aybara
      Dopo un po' di romanzi, diventa un tale piagnone che speravo sempre che i capitoli in cui compariva finissero il prima possibile.

      Elimina
    3. Con le saghe purtroppo c'è sempre il rischio che il personaggio diventi noioso, che stufi. L'autore deve creare un'evoluzione per mantenere viva l'attenzione. :)

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Letture che ispirano - La trilogia del male di Roberto Costantini

Freedom writers - il valore della scrittura di getto

Con le mani nei capelli - manuali e guest-post

La descrizione fisica dei personaggi

Scrivere un romanzo - portare a termine la prima stesura

I miei anni '90

Scripta manent - Il viaggio invisibile delle parole

La voce del Jolly #1 - Davide Laura, dalla strada alla Scala

Il Jolly e la gassosa purpurea - la disinformazione

La volontà di essere un Jolly