lunedì 30 giugno 2014

I personaggi e le loro relazioni: amori, amicizie, legami familiari




Esiste un solo vero lusso, ed è quello dei rapporti umani.
(Antoine de Saint-Exupèry)

Da quando ho deciso di eliminare il banner con l’anticipazione del prossimo post, i contenuti dei miei articoli sono diventati quasi ingovernabili. Sono io a lasciarmi condurre da loro. Ho intrapreso un percorso. Ma il sentiero su cui arranco è ancora privo di una meta. Ogni brano rappresenta una piccola tappa e contiene in sé il semino che farà nascere quello successivo. Esiste un collegamento invisibile che si muove sul filo dei sentimenti e non ho idea di dove mi porterà.

Se alla base della mia scrittura c’è sempre un’emozione, occorre un canale che la aiuti a giungere a destinazione, contribuendo a renderla raccontabile. I personaggi rappresentano il trait-d’union fra me e il lettore. Le dinamiche relazionali che si istaurano fra di loro sono fondamentali sia per muovere la trama sia per dare vita a quell’energia intangibile che è alla base di ogni sforzo creativo, facendo in modo che possa toccare i cuori e scuotere gli animi.  

giovedì 26 giugno 2014

Scrivere con il cuore: tu chiamale se vuoi emozioni.


 La parola comunica il pensiero, il tono comunica le emozioni.
(Ezra Pound)

 Ieri, Grazia Gironella, sul suo blog Scrivere è Vivere, ha posto una domanda molto interessante: da dove viene il vostro scrivere? Qui sotto, un pezzettino della mia risposta.

“[…]Se mi chiedi qual è la parte del mio corpo che scrive mi viene da dire il cuore. [...] Senza amore, le mie parole risulterebbero solo inutili simboli spiaccicati a caso sulla carta. Amo i miei personaggi, amo la mia storia, amo la sensazione che la scrittura mi da e, quando scrivo, riesco ad amare anche me stessa […]”

Già. Io scrivo con il cuore. Quarto chakra, associato al colore verde. Regola la sensibilità. L’emotività. La capacità di provare compassione ed empatia per il prossimo. Sono qualità che mi appartengono da sempre e che ho fatto rinascere grazie alla scrittura ritrovando una sensazione di completezza che credevo di aver perduto.

lunedì 23 giugno 2014

Comunicazione ai lettori: le novità del blog, attuali e future



Scrivo questo post estemporaneo per darvi una breve comunicazione: per motivi in parte pratici ed in parte legati alle dinamiche sociali che ruotano intorno al blog, d’ora in poi non lo aggiornerò più alla domenica e al mercoledì, bensì al lunedì e al giovedì.
Purtroppo gli impegni legati al mio lavoro ed al mio romanzo non sempre mi consentono di preparare i post con largo anticipo, soprattutto durante la settimana. Anche per questo motivo, inizialmente, pubblicare di domenica mi sembrava un’ottima soluzione in quanto avevo più tempo a disposizione e la mente leggera. Potersi aprire alla creatività senza essere costretto a rimanere incollato all’orologio è il regalo più bello, per uno scrittore.

domenica 22 giugno 2014

I dettagli dell'ambientazione: un sapiente equilibrio fra realtà e fantasia




Siamo liberi di andare dove ci aggrada e di essere quelli che siamo. 
(Richard Bach)

Il post di oggi, secondo le mie intenzioni iniziali, avrebbe dovuto offrire qualche consiglio tecnico sulla gestione delle ambientazioni, evidenziando la differenza fra luoghi e non-luoghi ed analizzando le varie possibilità che abbiamo a disposizione per offrire un contesto dignitoso alle nostre vicende.

Si tratta di un argomento complesso e non sono in grado di affrontarlo con il cervello in frantumi. Ho trascorso il weekend nel Monferrato, in Piemonte, al matrimonio di due miei carissimi amici. Non credo di aver più l’età per andare a dormire alle 5:00 di mattina e poi guidare tre ore con un sacco sulle spalle pieno di sonno arretrato. A volte mi sopravvaluto e mi sento in grado di gestire mille cose contemporaneamente, per poi crollare come una pera cotta. Però il nostro è un appuntamento fisso e non volevo mancarlo.  Ho deciso di scrivere un brano forse meno professionale, ma sicuramente più intenso. Perdonatemi se non sarà ineccepibile sotto il profilo stilistico.

mercoledì 18 giugno 2014

Le qualità psicologiche e spirituali dello scrittore (2)


Ciò che è stato scritto senza passione, verrà letto senza piacere.
Samuel Johnson

Come anticipato, oggi propongo la seconda parte dell’articolo dedicato alle caratteristiche psicologiche e spirituali che rendono ancora più intensa l’esperienza della scrittura. Se vi siete persi la puntata precedente, eccola qui. I preamboli creerebbero ridondanza, dunque vado subito al sodo.  

Amore per il prossimo
Domenica scorsa, abbiamo elencato alcune attività necessarie per imparare a scrivere, ma ce ne siamo dimenticati una, praticamente fondamentale: parlare.

domenica 15 giugno 2014

Le qualità psicologiche e spirituali dello scrittore (1)




I veri grandi scrittori sono quelli il cui pensiero occupa tutti gli angoli e le pieghe del loro stile.
(Victor Hugo)


Ho sempre ritenuto che la tecnica non sia sufficiente per essere dei bravi scrittori. Conosco persone molto competenti ma le loro opere, sebbene impeccabili, appaiono fredde, prive di energia. Sono emozionanti come l'elenco del telefono. Trasudano di mentale e rappresentano un mero esercizio di stile. Me ne accorgo soprattutto con gli esordienti. Puntano interamente sul nozionismo, tralasciando altri dettagli a mio avviso fondamentali.

La voce di un autore non si riconosce soltanto dalla sua capacità di architettare e di raccontare una storia. Penso ci siano delle qualità che vanno oltre a conoscenza della propria lingua madre e delle principali regole narrative in quanto si staccano da ciò che uno fa ed entrano in relazione, a livello intimo e profondo, con ciò che uno è, con la percezione di se stessi come artisti e con la propria consapevolezza spirituale.  

In questo articolo elencherò alcune caratteristiche che ritengo fondamentali per essere scrittori a 360 gradi. Nel prossimo, ne tratterò altre. So che quando un argomento mi coinvolge rischio di essere prolissa. Per questo motivo, ho deciso di dividere il post in due parti.


mercoledì 11 giugno 2014

I personaggi e il loro mondo: l'umanità che vive sulla pagina



Il mondo è fatto per finire in un bel libro.
Stéphane Mallarmé

Prima di entrare nel vivo della tematica di oggi, ho bisogno di darvi una comunicazione e di rivolgere un invito ai tanti lettori che navigano nell’ombra:

1) Venerdì scorso è stato pubblicato un guest-post scritto da me sul blog Anima di Carta, curato dalla scrittrice Maria Teresa Steri. L’argomento è affine a quello che tratteremo oggi: parla dei personaggi e si focalizza sulle loro ferite. Lo trovate qui.

2) Curiosando fra le statistiche degli accessi al mio blog, mi è capitato di osservare che molti lettori arrivano da paesi stranieri, prevalentemente Stati Uniti e Germania, ma anche Russia, Ucraina e Singapore. Altri, invece, giungono qui tramite i link che pubblico su facebook, quindi suppongo siano miei contatti. In generale, i dati di accesso sono molto buoni, per essere online da appena tre settimane.
La mia creatura è ancora neonata e, al di là dei miei quattro lettori fissi e dei commentatori abituali so ben poco delle persone che mi seguono. Se vi va, “battete un colpo” nei commenti, oppure utilizzate la pagina dei suggerimenti per indicarmi argomenti che potrebbero essere di vostro interesse. Suvvia, non siate timidi. Aiutatemi a trasformare questa rudimentale paginetta in una famigliola di scrittori!

I preamboli sono finiti. Posso andare al dunque ed entrare nel magico mondo della letteratura, affrontando maggiormente nel dettaglio un tema già assaggiato nel post dedicato agli archetipi: i personaggi.

domenica 8 giugno 2014

Gestione della trama: un compromesso fra pianificazione e creatività




Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza certi volti, certi eventi grandi o minimi, certi personaggi, certe luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e disperazione, tante pagine non sarebbero nate.
(C. Magris)

Le storie spesso nascono dal cuore e sono elaborate dal cervello. A me è capitato spesso, in passato, di avere un’idea e sentire il bisogno viscerale di imprimerla sulla carta. Per me era una sorta di richiamo dell’anima. Una frenesia che mi scuoteva le ossa, finché non riusciva a dar sfogo alla sua sana ossessione. Il lampo di genio. L’intuizione di un momento. La vicenda che sembrava volersi raccontare da sola. Allora correvo al computer e mi inchiodavo alla tastiera, giorno e notte. Arrivavo a cinquanta pagine e poi… flop. Non riuscivo più a continuare.

È successo anche lo scorso ottobre. Ma stavolta, invece di chiudere il pc e rassegnarmi, mi sono messa a studiare seriamente e a progettare il mio romanzo. Ho dedicato quasi due mesi soltanto alla definizione dei personaggi – che ritengo il vero motore della mia storia – e ho letto tutto il leggibile riguardante le modalità di gestione della trama, trovandomi invischiata nell’annosa questione programmazione versus ispirazione.

mercoledì 4 giugno 2014

Parolacce, gergo e regionalismi: usare con cautela.




Il linguaggio, prima di significare qualcosa, significa per qualcuno.

(Jaques Lacan)

Quando si decide di scrivere un romanzo, il linguaggio scelto chiede di essere fedele al contesto socio-culturale in esso rappresentato. Come dice bene l’aforisma di apertura, le parole non solo significano qualcosa, ma hanno rilevanza per qualcuno. Quel qualcuno può essere, ad esempio, il nostro protagonista. Oppure la galleria umana che lo circonda, fatta di comprimari e comparse fortemente caratterizzati, che chiedono di potersi esprimere utilizzando la propria voce.


Questa necessità pone, a molti autori post-moderni, un serio problema di equilibrio. Pensiamo ad una storia ambientata in un quartiere disagiato della periferia di una grande metropoli. Se il protagonista è un bulletto di quindici anni che fuma spinelli sulle panchine di un parco spennacchiato non parlerà di certo come un accademico del settecento. Uno schizofrenico dalla personalità borderline rinchiuso in clinica psichiatrica avrà un modo tutto suo per comunicare con le persone. Allo stesso modo uno straniero appena giunto in Italia, un primario del reparto di chirurgia, un impiegato di banca. Occorre quindi un linguaggio identificativo, emblematico, capace di evocare una determinata realtà rendendola viva sulla carta.

domenica 1 giugno 2014

La consapevolezza dello scrittore: punti di forza e aspetti da migliorare




Che tutto fiorisca: la poesia e colui che la scrive.
(Natalie Goldber) 


Tutto ciò che scriviamo scaturisce dall’anima. Ha a che fare con la nostra essenza più profonda. Ci appartiene. Conoscere noi stessi è fondamentale per comprendere i pregi e i difetti delle nostre opere. Ma è vero anche il contrario: analizzare la nostra scrittura può rivelare aspetti insoliti della nostra personalità. I nostri punti di forza e gli aspetti sui cui dobbiamo migliorare non sempre dipendono soltanto da elementi di carattere tecnico. Spesso affondano le proprie radici nel nostro modo di essere. Acquisirne consapevolezza ci aiuta a crescere, non solo come scrittori, ma anche come individui. 

In questo post, intendo evidenziare tre punti di forza della mia scrittura e tre piccole sfide che sto portando avanti con lo scopo di migliorarmi.  So che domani ci sarà più luce, nella mia mente. E potrò proseguire lungo una strada in discesa, almeno finché non emergeranno altri ostacoli. Ragazzi miei, siamo in continua evoluzione. Panta rei, diceva Eraclito. Tutto scorre. Il cambiamento è inarrestabile, così come il mio desiderio di imparare.