Letture che ispirano - La trilogia del male di Roberto Costantini


Italia era lì, davanti a me. Mi voltava le spalle e guardava il mare, i suoi piedi a solo mezzo metro dall'orlo del precipizio. Quel mezzo metro spaccava in due la sua vita e la mia. Un passo indietro o in avanti avrebbe cambiato tutto. 
(R. Costantini, incipit di "Il male non dimentica")

Dovete sapere che, quando un'idea per un articolo fa capolino nella mia mente, creo un post in bozza con un titolo-promemoria basato su due o tre parole chiave. Di volta in volta scelgo poi quale tema approfondire, a seconda dell'ispirazione e dell'umore del momento. Attualmente il mio archivio virtuale conta ben nove pagine bianche, destinate a rimanere incomplete almeno fino a lunedì.
Ieri sera è infatti successa una cosa che ha mandato al diavolo tutti i miei propositi creativi:  ho terminato la lettura di "Il male non dimentica", capitolo conclusivo della Trilogia del male di Roberto Costantini, un romanzo di cui ho atteso l'uscita per circa due anni e che non ha deluso le mie aspettative. Quando sono andata a dormire, avevo l'adrenalina a mille ed una voglia matta di parlarvi non solo di questo volume, ma anche degli altri due.

Questa non sarà una recensione tradizionale. Sul web esistono già moltissimi testi di questo tipo. Più che proporre un'analisi oggettiva mi preme raccontare perché questi libri sono piaciuti a me e che cosa mi hanno trasmesso a livello individuale.
Adoro l'opera di Costantini perché incarna perfettamente il mio gusto e, pur nella diversità di genere e di tono, rappresenta il mio ideale di scrittura. La capacità di intrecciare le vicende dei protagonisti con l'attualità e la storia recente, rievocando un mondo brulicante di figure molteplici e conflittuali, è l'aspetto che ho maggiormente ammirato di questo autore in tutti e tre i volumi. La mia analisi vi aiuterà dunque a conoscere un po' meglio sia me sia una delle mie principali fonti di ispirazione.


Di seguito, la sinossi dei tre romanzi tratta dalla quarta di copertina, corredata da un mio commento molto sintetico. Dopo di che, cercherò di offrire una panoramica globale sulla trilogia.

Tu sei il male - (Marsilio, 2011, 669 p.)
Roma, 11 luglio 1982. La sera della vittoria italiana al Mundial spagnolo Elisa Sordi, giovane impiegata di una società immobiliare del Vaticano scompare nel nulla. L'inchiesta viene affidata a Michele Balistreri, giovane commissario di Polizia dal passato oscuro. Arrogante e svogliato, Balistreri prende sottogamba il caso, e solo quando il corpo di Elisa viene ritrovato sul greto del Tevere si butta a capofitto nelle indagini. Qualcosa però va storto e il delitto rimarrà insoluto.
Roma, 6 luglio 2006. Mentre gli azzurri battono la Francia ai Mondiali di Germania, Giovanna Sordi, madre di Elisa, si uccide gettandosi dal balcone. Il commissario Balistreri, ora a capo della Sezione Speciale Stranieri della Capitale, tiene a bada i propri demoni a forza di antidepressivi. Il suicidio dell'anziana donna alimenta i suoi rimorsi, spingendolo a riaprire l'inchiesta. Ma rendere finalmente giustizia a Elisa Sordi dopo ventiquattro anni avrà un prezzo ben più alto del previsto. Balistreri dovrà portare alla luce una verità infinitamente peggiore del cumulo di menzogne sotto cui è sepolta, e affrontare un male elusivo quanto tenace, che ha molteplici volti uno più spaventoso dell'altro.

In questo romanzo si descrive un'Italia al contempo gioiosa e cupa. La contrapposizione fra esaltazione e dolore appare evidente fin dalle prime righe, con il grido "campioni del mondo" che si mescola ad urla strazianti, mentre efferati omicidi avvengono fra i caroselli delle auto in festa.

Le due vittorie dell' Italia ai mondiali di calcio sono avvenute in due mondi diversi, in due capitali diverse, perché le priorità politiche e sociali si sono involute insieme ad un contesto socio-culturale sempre più incontrollabile. Nel 1982, al centro del dibattito ci sono i giochi di potere della chiesa. Nel 2006, invece, al centro degli interessi politici c'è la questione dei ROM che risiedono nel campo Casilino 900. Dietro tali vicende agiscono manovratori occulti, burattinai che pensano di poter possedere il destino delle persone e, con esso, quello dell'intero paese.

Ho apprezzato moltissimo la capacità di Costantini nel gestire il passaggio dal caos all'ordine mettendo insieme, pagina dopo pagina, i diversi frammenti di un puzzle intricatissimo. Alla fine, nessun mistero rimane insoluto. Ogni piccolo indizio trova la propria collocazione all'interno del disegno complessivo.

Unico "difetto", se proprio ne devo trovare uno, è che nessuno dei personaggi (eccetto qualche figura minore e la giornalista Linda Nardi, che nel terzo capitolo sarà una vera e propria coprotagonista) compare negli altri volumi. Questo crea una sorta di isolamento dell'opera, seppur parziale: del resto, Balistreri è perfettamente in grado di reggere tutta la storia da solo. Affezionarsi a lui è inevitabile.

Alle radici del male - (Marsilio, 2012, 702 p.)
Tripoli, anni Sessanta. Quella dell'irrequieto Mike Balistreri è un'adolescenza tumultuosa come il ghibli che spazza il deserto. Sullo sfondo della Libia postcoloniale, gli anni giovanili di Mike sono segnati da due atroci morti irrisolte, da due amori impossibili, dal coinvolgimento in un complotto contro Gheddafi e da un patto di sangue che inciderà a fondo sia la pelle che l'anima a lui e ai suoi tre migliori amici.
Roma, settembre 1982. Il giovane commissario Balistreri di notte si stordisce con il sesso, l'alcol e il poker e di giorno indaga svogliatamente sulla morte di Anita, una studentessa sudamericana assassinata al suo arrivo nella Capitale. Per un debito di gratitudine, è anche costretto a vegliare sulla scapestrata Claudia Teodori, che sembra lanciata verso una luminosa carriera di starlette. Ma le morti di oggi e quelle di ieri sono legate da un filo invisibile, seguendo il quale Michele Balistreri sarà costretto a calarsi nelle zone più buie del suo passato, quei giorni "di sabbia e di sangue" con cui non ha mai chiuso i conti, in un cammino lungo il quale l'amore, l'amicizia e gli ideali si scontreranno con la ricerca di verità dolorose, nell'impossibilità di distinguere chi tradisce da chi è tradito. Alla fine sarà il disperato eroismo di una ragazza a condurlo per mano fino alle radici del male.

Questo romanzo è stato vittima della "maledizione del secondo volume": ogni volta che leggo una trilogia, il capitolo di mezzo appare sempre il più deboluccio e il meno convincente. Si tratta però di un giudizio relativo, basato sul confronto con le altre due opere. La trama è comunque molto avvincente: ai tempi, divorai settecento e passa pagine in meno di una settimana. Ed ora, che so come va a finire la storia, mi rendo conto di come vicende che consideravo noiosette fossero in realtà fondamentali per gli sviluppi futuri.

Nella prima parte, il giallo è in secondo piano rispetto alle vicende storiche e politiche dell'Italia e della Libia. Comprendere il ruolo che i nostri compatrioti hanno avuto in Africa nel dopoguerra può essere interessante. Il problema è che io morivo dalla voglia di sapere chi fosse l'assassino e non me ne poteva fregar di meno di Gheddafi.

Più piacevole è stato invece il racconto del "patto di sabbia e sangue" fra Mike e i suoi tre amici del cuore, i fratelli libici Ahmed e Karim ed il benzinaio siciliano Nico Gerace. Anche un innocente sodalizio fra ragazzini può avere risvolti impensati, quando va a toccare gli interessi megalomani dei potenti.
Quando il salto temporale ci porta negli anni ottanta, la vicenda si aggancia ai fatti narrati nel primo volume. Michele ha appena rinunciato ad indagare sul caso di Elisa Sordi e conduce una vita dissoluta, in un contesto culturale dominato dalle televisioni commerciali e da un atroce sodalizio fra stato e mafia, quando si trova fra le mani l'omicidio di una studentessa sudamericana. Una lettera giunta dal passato mette in evidenza il legame fra questo delitto e quelli avvenuti in Libia venticinque anni prima. Balistreri capisce dunque che qualcuno sta cercando di mandargli un messaggio.

Il male non dimentica - (Marsilio, 2014 - 525 p.)
Libia, 31 agosto 1969. La madre di Mike, Italia Balistreri, precipita da una scogliera, e quella notte Muammar Al Gheddafi rovescia la monarchia prendendo il controllo del Paese. Suicidio o delitto? Per oltre quarant'anni la risposta a quella domanda rimarrà nascosta al centro di una rete inestricabile di menzogne, tradimenti e lotte per il potere.
Roma, estate 2011. Mentre la Primavera araba scuote il Medio Oriente e la Libia precipita nella guerra civile, il feroce omicidio della giovane Melania Druc e di sua figlia fa rincontrare Michele Balistreri, ora commissario capo della Omicidi, e la giornalista Linda Nardi, cinque anni dopo la conclusione della caccia all'Uomo Invisibile. Ma l'indagine, che Linda vuole e Michele no, finirà per travolgere la parvenza di serenità conquistata da un uomo stanco di vivere, costringendolo ad affrontare un passato mai veramente sepolto. E questa finale discesa agli inferi, che lo riporterà in una Tripoli devastata dalle bombe della Nato, sarà per Balistreri l'ultima occasione per guardare finalmente negli occhi il ragazzo che era stato e una verità che ha inseguito e sfuggito per tutta la vita.

All'inizio mi sembrava tutto chiaro. Leggevo e credevo di poter prevedere alla lettera gli sviluppi futuri della trama. "Roberto, stavolta mi hai deluso", pensavo.
Superata la seconda metà del romanzo, c'è stato un colpo di scena che mi ha fatto fare un salto sulla sedia. Ho rischiato l'infarto, giuro. Da qui la tensione è esplosa e le rivelazioni si sono susseguite senza alcuna interruzione fino al sospiratissimo finale, che mi ha commossa. Ho pianto come una bambina.
Il terzo capitolo è il più intrigante, ora ne sono certa. Offre a tutti i personaggi coinvolti nelle vicende la possibilità di ottenere o concedere una resa dei conti. C' è chi si redimerà dei propri peccati e chi invece sarà destinato a portare i propri segreti nella tomba. Ma ciascuno di loro riuscirà ad avere quello che si merita, mentre passato e presente si intersecano a tal punto da diventare quasi indistinguibili.
Chi ha ucciso Italia?
E chi ha ucciso l'Italia?
Questi sono i due interrogativi che, per tutta la vita, hanno tormentato Balisteri. Alla prima domanda, Costantini risponde. All'altra dovrà pensare il lettore, seguendo il filo rosso che unisce i tre capitoli. Ma l'esito risulta abbastanza chiaro.
Finale grandioso, meritevolissimo. Alle recensioni che auspicano la comparsa di un quarto episodio io rispondo che non è il caso. Basta così. La panoramica è già completa ed un'eventuale aggiunta rischierebbe di appesantire il tutto. Leggerò volentieri Costantini in un'altra storia.

La trilogia nel suo complesso.

Come potete notare leggendo le tre sinossi, ogni romanzo si occupa di due differenti epoche storiche. Nei primi due volumi, però, c'è una cesura quasi netta fra la prima e la seconda parte e le vicende seguono un ordine cronologico. "Il male non dimentica" invece mostra un'alternanza fra i fatti del passato e quelli del presente, in un continuo gioco di rimandi.
Ma c'è di più: 
 gli eventi accaduti negli anni 60/70 sono narrati al presente in 1° persona, mentre quelli del 2011 al passato remoto in 3° persona limitata. Ho cercato di trovare una spiegazione a questa scelta e sono giunta alla conclusione che Costantini abbia voluto mettere in evidenza la rilevanza dei ricordi, che fanno sentire la propria voce in modo potente, come se il tempo non fosse mai trascorso. Al contrario, la semplice quotidianità può risultare piatta e banale, la si può vivere con distanza. Ci sfiora e, dopo un attimo, non ci riguarda più.
Il tema portante di tutta la trilogia è quello della dicotomia fra bene e male. Tale distinzione appare chiara nel primo volume, attraverso la contrapposizione fra il rude Michele Balistreri e l'amico perfettino Angelo Dioguardi (nome che dice tutto) ma va progressivamente ad attenuarsi con il progredire della storia, fino ad assumere contorni così sfumati che diventa impossibile distinguere vero e falso, giusto e sbagliato. La verità appare come un miraggio irraggiungibile.
Nel secondo volume apprendiamo che Michele in passato è stato Mike: il valido poliziotto ha avuto una giovinezza torbida. La contrapposizione non si gioca più attraverso il confronto con un'altra persona ma fra le due diverse anime di un uomo che vuole solo dimenticare tutto.
Ma, come ricorda il titolo del terzo volume, Il male non dimentica. Michele comprende che, se vuole salvare se stesso, deve fare pace con Mike. Solo allora riuscirà ad accettare il proprio vissuto e a guardare il passato con occhio lucido e disincantato, senza farsi travolgere.
La trilogia racconta il viaggio esistenziale di un uomo che ha bisogno di portare chiarezza dentro di sé e guardare in faccia quelle verità che, seppur evidenti, ha sempre cercato di negare per paura di ciò che avrebbe trovato dietro la nebbia.
Per riuscire a perdonare tutti, compreso se stesso, Michele dovrà scontrarsi con le proprie ombre, con i propri fantasmi. Dovrà riconoscere che la verità ha due facce ed il confine fra bene e male è labile, confuso, forse non c'è. Solo allora potrà accettare il fatto che Mike sia realmente esistito e dirgli definitivamente addio.
La storia della Trilogia del Male è dunque la storia del commissario Balistreri, ma è anche la storia di un paese che è cambiato, si è trasformato, ha mostrato tutti i suoi volti più neri fino a crollare sotto il peso della propria ipocrisia, ben rappresentata da Monsignor Eugenio Pizza, dal senatore Emilio Busi e dall'ingegner Salvatore Balistreri, padre di Michele. Chiesa, politica ed imprenditoria: questi sono i tre mali dell'Italia. Ma anche coloro che ne sono stati il simbolo, alla fine, finiranno per redimersi. Forse.

Qualcuno di voi ha letto questi romanzi? Vi sono piaciuti? E chi non l'ha letto pensa che possa essere interessato? Ora che sapete che amo le storie in grado di mescolare il viaggio dell'eroe con la storia e l'attualità, avete qualche altra lettura da consigliarmi

Commenti

  1. Ho visto qualche settimana fa Costantini alla presentazione di Deaver c'era anche lui, era una sorta di presentazione doppia, ma non l'ho mai letto. Vedo che c'è quindi un conflittone di quelli caldeggiati al mio corso. Bacio grazie per esserti unita ai miei lettori abituali.

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    1. Figurati non c'è di che. :)
      Mi piacerebbe approfondire il discorso sul conflitto. É un argomento che sto studiando.
      Quanto a Costantini lo consiglio vivamente. Però non partire dal terzo volume come qualcuno ha fatto altrimenti non si capisce niente :)

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  2. Non conosco l'autore, purtroppo. Mi fa piacere però che un autore italiano ti abbia suscitato tante emozioni. C'è speranza.

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    1. Sinceramente io preferisco decisamente la letteratura italiana ed europea a quella americana. Leggo molto gli autori nordici, anglosassoni, francesi e ovviamente italiani. Diversamente, sento molto distante il piglio di alcuni autori americani (non tutti, ovviamente) spesso tradotti in modo piatto ed asettico. Sono pochi romanzi statunitensi che mi hanno lasciato qualcosa.

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    2. P.s. comunque ti suggerisco di leggere questa trilogia, è una delle opere più ambiziose curate da un autore italiano negli ultimi anni :)

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    3. Grazie per il suggerimento. Io invece mi sono accorto di leggere poca Europa e molta America... Chissà perché poi, visto che non è una scelta razionale. Forse per ignoranza. Passami qualche nome quando hai tempo, proverò. :)

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    4. Volentieri! Quali generi ti interessano? :)

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    5. Nessuno e tutti allo stesso tempo. Non mi pongo limiti, perché ogni lettura fa esperienza. In genere preferisco il mainstream.

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    6. Non so cosa intendi per "mainstream", comunque credo che la trilogia di cui parlo nell'articolo potrebbe essere di tuo gradimento perché comprende un bel giallo, molta azione e grande attenzione alla psicologia.
      Un altro romanzo letto recentemente che mi è piaciuto molto si intitola "Valigie smarrite" ed è dello scrittore spagnolo Jordi Punti. Anche Charlotte Link (tedesca) scrive gialli psicologici molto interessanti anche se, forse, più femminili. Sempre gialli, ti consiglio gli italiani Biondillo e Dazieri e gli scandinavi Lackberg e Larsson (la trilogia Millennium è eccezionale).

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    7. Con mainstream si intende narrativa non di genere. Grazie per i nomi. :)

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    8. Se mi applico di più me ne possono venire in mente mille altri. ;)
      Ho di recente letto "cento giorni di felicità"... carino.

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  3. Questa è una trilogia che vorrei leggere ormai da tempo. I tuoi giudizi non fanno altro che dare credito al mio interesse :) Sicuramente inizierò dal primo, per seguire a pieno il processo narrativo dei tre romanzi, così da capirlo a pieno.

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    1. Sì fai bene :) tra l'altro anche se il primo volume potrebbe funzionare bene come "stand alone" gli altri due sono strettamente collegati e rischieresti di non capire nulla :)

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  4. La tua analisi è molto interessante e invoglia a scoprire questa trilogia. Di solito non amo le storie che ruotano attorno alla figura di un commissario (pensa che di Simenon, che apprezzo molto, non ho ancora letto le vicende del mitico Maigret, preferendo di continuo altri suoi romanzi), ma il tuo entusiasmo mi ha incuriosita, visto che lascia anche pochi dubbi sulla validità di questo autore :-)

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    1. Davvero? A me invece piacciono molto. Seguo numerose serie e credo di essere una lettrice facilmente fidelizzabile :)

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