L'arco temporale di una storia: quando passano gli anni.



Il tempo è ciò che impedisce alle cose di accadere tutte in una volta.
(John Archibald Wheeler)


Come ho già accennato in alcuni dei miei precedenti post, il romanzo in stesura copre un arco di tempo di circa quindici anni. Le vicende sono ambientate infatti fra il 2000 e il 2015.
Questa decisione è scaturita spontaneamente dalla struttura della storia e dall’arco di trasformazione pensato per il protagonista. Essendo un’esordiente assoluta all’inizio non mi rendevo conto dell’impatto che un’ambientazione avrebbe avuto sulla mia scrittura: è inevitabile infatti dover ricorrere a tecniche narrative diverse rispetto a quelle utilizzate quando la trama è circoscritta a un periodo di pochi giorni o pochi mesi. L’autore è costretto a prendere piccoli accorgimenti per rendere la narrazione fluida e la storia fruibile. E il rischio di scivolare nel bieco info-dump è sempre dietro l’angolo.
Trame di questo genere sono piuttosto difficili da gestire, ma con il tempo l’adattamento ai loro meccanismi diventa consapevole e spontaneo. Certo è che c’è molto da imparare: ecco qualche piccolo suggerimento derivante dalla mia esperienza, una sorta di to-do list che spero possa offrire delle valide linee guida per le vostre storie presenti e future.


Definire al meglio cosa mostrare e cosa raccontare.
Questo andrebbe fatto sempre, anche per le storie che si svolgono in una sola giornata. Ma quando si maneggiano tre lustri, diventa fondamentale saper gestire i vari accadimenti, specialmente se sono numerosi. Il mostrato è tendenzialmente più lento del narrato: non vogliamo mica che il lettore si addormenti dopo una manciata di pagine, vero?
Quando ho iniziato la stesura ogni dettaglio mi sembrava importante, ma dopo aver riletto il manoscritto daccapo mi sono accorta di aver abusato dello show-don’t tell. In revisione dovrò tagliare diverse scene. La cosa non mi pesa, ma preferirei evitare di perdere tempo. Così, qualche settimana fa ho ideato un piccolo stratagemma: paragonare il romanzo alla vita vera per capire meglio cosa meriti di essere messo in scena.
Io sono Chiara e oggi, 22 ottobre 2015, ho 34 anni: cosa mi ricordo dell’anno 2000?
L’esame di maturità lo ricordo. Il trasferimento a Milano, anche. Il mio primo appartamento in un condominio di ringhiera vicino a Piazza Wagner. L’incontro con la mia migliore amica durante il corso di Sociologia Generale. E anche l’alluvione che mi ha tenuto 12 ore alla stazione di Imperia Oneglia, un lunedì mattina: c’erano stati così tanti danni che ancora oggi qui in Liguria si parla di quel giorno. In poche parole, solo ciò che ha avuto un impatto diretto sulla mia vita o sulla coscienza collettiva è sopravvissuto alle nebbie del tempo. Tutto il resto è finito nell’oblio.
L’utilizzo del punto di vista in terza persona limitata agevola un ragionamento analogo per la selezione delle scene: mostro solo ciò che i personaggi sarebbero in grado di ricordare, perché importante per loro, oltre che per la storia. Anche se in alcuni casi ci vuole una valutazione più attenta, questa soluzione un po’ rocambolesca mi è di grande supporto.

Gestire i salti temporali.
La necessità di focalizzarsi sugli eventi più importanti impone talvolta un balzo in avanti di qualche mese o di un anno da un capitolo all’altro. Nulla esclude però che nel lasso di tempo da noi ignorato possa essere successo qualcosa di significativo ai fini della trama.
Ricordiamoci che l’evoluzione psicologica è un processo, non un meccanismo di stimolo e risposta: se a pagina 10 il nostro protagonista decide di lasciare il proprio impiego in banca e a pagina 11, sei mesi dopo, sta prendendo il sole sulla spiaggia di Copacabana, potrebbe essere necessario spiegare come sia arrivato lì. Allora inseriamo un flashback, oppure un breve riassunto. Se i cambiamenti sono di lieve entità, possiamo  anche disseminare piccoli dettagli all’interno della scena per marcare il salto temporale senza influire troppo sulla fluidità della narrazione.
Di solito, per comprendere quale sia la soluzione più adatta, scrivo una lista degli aspetti che è necessario evidenziare. Poi, progettando il capitolo, decido quando dire cosa e, soprattutto, come dirlo: credetemi, non c’è nulla di più facile che allungare inutilmente il brodo…

Fare in modo che ogni personaggio abbia un arco di evoluzione credibile e coerente.
Anche questo principio è sempre valido perché, se il protagonista non cambia, la narrazione risulta priva di valore. Tuttavia quando racconti quindici anni della vita di un gruppo di persone, il viaggio dell’eroe il coincide con un percorso esistenziale: non stiamo parlando di una sola giornata, ma di come le varie individualità sono andate formandosi nel corso del tempo.
Prendiamo per esempio la storia di cui mi sto occupando: nel 2000, i personaggi più importanti hanno fra i 18 e i 21 anni. Alla fine della storia, sono adulti a tutti gli effetti. Anche per gli individui in carne e ossa i cambiamenti più importanti avvengono in questa fascia d’età, che cristallizza l’esistenza umana in forme più definite e pone le basi per tutto ciò che verrà dopo.
L’arco di evoluzione è credibile quando si riesce a unire il particolare all’universale: da un lato, c’è un personaggio con un carattere ben definito, con interessi e passioni assolutamente individuali che determineranno le sue scelte; dall’altro, però, ci sono tappe quasi obbligate alle quali nessun essere umano occidentale riesce a sottrarsi. Terminare gli studi, sposarsi, trovare lavoro, avere figli, superare un lutto o un trauma, essere lasciato: chi non ha mai vissuto almeno una di queste esperienze? Sono proprio loro (per quanto all’apparenza banali) a rendere le vicende narrate verosimili.
Allo stesso modo, l’arco di evoluzione è coerente quando ha un inizio e una fine assolutamente logici. Ciò non significa, però, prevedibili: la legge di causa ed effetto può avere risvolti impossibili da anticipare, l’importante è che tali risvolti facciano dire al lettore: “non ci avevo pensato, ma ha un senso”. E alla fine si convincerà che la soluzione da noi proposta è l’unica accettabile.

Contestualizzare le vicende.
Di questo argomento ho già parlato qui, qui e in tutti i post della categoria “scrittura e postmodernità”, pertanto non mi dilungherò. Vi dico solo che non sopporto le trame in cui lo scorrere del tempo è scandito solo dall’età dei personaggi perché, se la nostra trama copre un arco di tempo di dieci, venti, trenta o cinquant’anni, ritengo importante comprendere anche di quali anni si tratta. Se così non è, la vicenda mi sembra sospesa nel vuoto.
Quando scrivo il mio romanzo, non sto soltanto raccontando una storia: sto rievocando un mondo. Il mondo così com’era. E il mondo così com’è. Nei primi quindici anni del terzo millennio la società si è trasformata e la mia generazione ha assecondato i suoi cambiamenti, ne ha seguito la scia. Per quanto ci consideriamo alternativi, siamo a tutti gli effetti figli del nostro tempo: usavamo MSN come ora usiamo Facebook e ci sentiamo vecchi quando le canzoni di Nirvana passano nelle trasmissioni dedicate ai classici del rock.  Ciascuno di noi è figlio (anche ribelle, volendo) della propria epoca. E questa connessione, a mio avviso, va messa in evidenza.

Il lancio della patata bollente.

Questo post prevedeva in origine anche un quinto paragrafo dedicato al numero di pagine, suggeritomi da questo post di Marina Guarneri.  Ho deciso però di parlarne in un altro articolo, non soltanto in relazione all’arco temporale della storia. Intanto ditemi: avete mai scritto storie di questo tipo? Intendete farlo in futuro? E avete altri suggerimenti da aggiungere a quelli che vi ho proposto?

Commenti

  1. Il mio primo eBook "La libertà ha un prezzo altissimo" si svolge in un arco temporale di circa 23 anni dal 1990 fino alle seconde elezioni di Obama, ho usato molto la tecnica del flash back, la protagonista segue il filo dei ricordi e va anche oltre, ricorda l'infanzia, molto in breve, e l'origine della sua famiglia, in particolare sua madre e sua nonna. Il romanzo oscilla tra passato e presente.

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    1. Anche nel mio romanzo ci sono due time-line parallele ma non riesco a considerare i brani ambientati al passato come dei flashback perché hanno un ruolo molto importante nella storia. Anzi: sono quelli nel 2015 che forse, nelle prime tre sezioni del romanzo, possono essere visti come flash-forward. :)

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  2. Quello della lunghezza che deve avere un testo è un bel tema, ne parleremo quando scriverai l'articolo a riguardo (grazie, intanto, per avere segnalato il mio).
    Raccontare un arco di tempo che copre più anni non è facile, perché poi in qualche modo devi spiegare i cambiamenti nel frattempo intervenuti nelle vite dei personaggi e questo può creare problemi di incoerenza o incompiutezza; mi sembra che la scelta di disseminare piccoli dettagli all’interno della scena, che facciano intuire il salto temporale, sia giusta.
    Nel mio romanzo, come sai, più che un salto temporale c'è un salto di realtà: vita reale e vita virtuale si inseguono, anche se i protagonisti della storia agiscono nella seconda più che nella prima.
    Non ho difficoltà, comunque, in genere, a leggere libri che coprano archi temporali lunghi (purché non siano quelle storie di generazioni con infiniti nomi da ricordare! Ovviamente, non è il tuo caso!)

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    1. Anche le date sono un valido aiuto sebbene non abbia ancora deciso se lasciarle o no in fase di revisione.
      Come sai anche io ho due time-line parallele. Paradossalmente però ho meno difficoltà a gestire il passaggio passato/presente che non i salti di due o tre mesi. :)

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  3. Scrivere (romanzi) è l'arte di escludere ciò che non è importante.

    Inoltre, e mi riferisco al personaggio che lascia il lavoro in banca per ritrovarsi sei mesi dopo su una spiaggia di Copacabana, bisogna anche che ci sia una giustificazione. Mi pare che la tua storia abbia radici realistiche (lo desumo da quello che racconti di volta in volta), quindi dettagli come questo sono importanti. Per restare al tuo esempio: se un personaggio lascia il lavoro deve poterselo permettere: ha un altro lavoro? come si mantiene? quanti risparmi ha in banca? ecc. Possono essere dettagli e forse non è essenziale spiegare ogni cosa ma, come sostiene Mozzi, se deve essere realistico non puoi tralasciare queste informazioni.

    A proposito di postmodernità: mercoledì prossimo parlerò sul mio blog del romanzo postmoderno. Magari ti può interessare. :)

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    1. Esattamente, Salvo: hai centrato il punto. Quando una storia copre un arco di tempo così ampio sai di non poter mostrare e raccontare tutto, quindi devi selezionare le informazioni per non allungare troppo il brodo ma, nello stesso tempo, garantire completezza. Nel cinema e' di gran lunga più semplice: hai presente la sequenza degli allenamenti di Rocky? :) noi scrittori ci dobbiamo arrangiare!
      Leggero' volentieri il tuo post!

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  4. Quindi unisci l'utilizzo della terza persona limitata al fatto che la voce narrante viva nel presente e racconti fatti a partire da 15 anni fa? Mi sembra una buona scelta per portare il racconto più "vicino alla realtà". Effettivamente parlando di 15 anni fa non mi potresti raccontare che cos'hai mangiato a pranzo di un giorno qualsiasi, ma il momento in cui hai scoperto di aver vinto un miliardo alla lotteria (buttiamola sul positivo ;-) ) magari sì!

    Per la mia esperienza, il mio ultimo romanzo si svolge su un periodo temporale paragonabile al tuo, ma non do mai riferimenti precisi... inoltre non è uno svolgimento lineare ma è un susseguirsi di analessi e prolessi. Il primo (inedito) al contrario si svolge in circa un paio di settimane (o giù di lì) e all'inizio di ogni capitolo è indicata la data. Quello in lavorazione invece si svolge entro l'arco di un giorno.


    PS: Non ho mai usato MSN, a quei tempi ICQ era molto più figo ;-)

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    1. Esattamente! Questa scelta è agevolata dal fatto che, nelle prime tre sezioni del romanzo, anche io ho due time-line parallele: da un lato, c'è il passato (2000-2010) e dall'altra, il presente (2015). Per la prima time-line uso il passato remoto e per la seconda il presente. Il punto di vista è sempre una terza limitata. :)

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    2. Solo per il coraggio di questa scelta meriteresti già un contratto di pubblicazione! :-)

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    3. Per ora la struttura regge. Se poi avrò problemi in revisione renderò tutto più lineare. Prima mi sono dimenticata di scrivere che la quarta parte si svolge tutta nel 2015. :)

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  5. Come hai avuto e hai modo di leggere, anch'io ho problemi analoghi ai tuoi, dato che avvenimenti del 2006 sono molto importanti per la trama. Il 2006 sembra l'altro ieri e invece...
    Per la gestione della tua storia, invece mi associo ad Andrea: contratto subito!

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    1. Quanta fiducia mi date! Spero di meritarmela! :)

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  6. Il primo romanzo che ho scritto, sebbene di genere completamente diverso, copriva poco meno di quarant'anni, con un salto temporale di diciotto che sarebbe stato riempito, e in parte lo è effettivamente stato, dal secondo libro della serie. Per fartela breve, la parte centrale di questo passaggio sarebbe stata raccontata in un secondo momento. La difficoltà era quella di parlare del prima e del dopo generando curiosità, ma non fastidio per la mancanza di una parte dell'avventura. Non so come, ci sono riuscita, ma capisco in pieno le difficoltà "temporali" di cui parli anche se non sono esattamente le stesse. Stai facendo un lavorone. Complimenti. :)

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    1. Quando scrivi "prima" quello che è successo "dopo" (come nel caso delle due time-line parallele) c'è un rischio aggiuntivo: quello di fare spoiler! Ti è mai successo? :)

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    2. Io ho il problema opposto. Sono sempre troppo criptica e lascio al "dopo" alcune funzioni del "prima". Tu?

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  7. Di solito le mie storie coprono un arco di tempo molto breve, al massimo settimane. Se c'è qualcosa che riguarda il passato (e come sai di solito c'è!) uso flashback o affini. Penso che se mi dovessi trovare con una situazione come la tua, mi troverei in seria difficoltà. Si tratta tutto sommato di raccontare una vita intera, quindi la scelta degli episodi o dei dettagli è molto delicata. Sicuramente il sistema che hai trovato però reggerà bene, e in fase di revisione saprai cosa eliminare e cosa tenere. Come ci siamo dette per e-mail tempo fa, il passato o il presente sono guardati il modo diverso da chi legge...

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    1. Sì è vero, ne avevamo già parlato. Però il mio caso è molto diverso da quello di GdI perché il passato non è un flashback: la storia ha un senso solo se si considera l'intero percorso. Piuttosto sono i flash-forward delle prime tre parti che rischiano di spezzare la narrazione. Infatti devo ancora capire come ottimizzarli...

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  8. No, in genere preferisco storie che si svolgono in un lasso di tempo molto limitato, da pochi giorni a un mese.
    Una storia che deve dare il senso degli anni che scorrono è sicuramente molto ardua da esprimere narrativamente e non credo di saperla gestire correttamente. Preferisco redigere una buona storia breve che si sviluppa in un tempo cronologico ristretto piuttosto che un pessimo romanzo fiume dilatato per un periodo lungo anni.

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    1. Fai bene. Io credo che ognuno debba fare scelte coerenti con le proprie possibilità. Io me la sono sentita. A volte mi pento per la mia mania di complicarmi la vita, ma vado avanti. :)

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  9. Un mio romanzo di qualche tempo fa copre un periodo di vent'anni, ma del periodo tratta solo gli estremi, quindi la protagonista a quindici anni nella prima parte, a trentacinque nella seconda. All'apparenza non dovrebbero esserci problemi, ma in realtà il problema grosso è che la protagonista adolescente richiama un pubblico diverso dalla protagonista adulta. Mi era venuto qualche dubbio durante la revisione, ma ormai era tardi. Da tenere presente, se si ambisce a pubblicare!

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    1. Anche io mi sono posta il problema del target: il fatto che all'inizio della storia i miei ragazzi avessero vent'anni mi ha fatto venire il dubbio che il lettore potesse fraintendere il genere del romanzo. Da lì anche l'idea di mostrare i personaggi "cresciuti" fin da subito. Comunque il percorso dei personaggi e un certo tipo di ambientazione storica targhettizza molto l'opera, che è rivolta specialmente alla mia generazione (anche se Marina e Maria Teresa che sono più grandi hanno gradito)!

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  10. Anche se non credo mi cimenterò mai in qualcosa di simile la struttura è senz'altro intrigante. Hai la mia stima anche solo per il lavoro di ricerca! Essendo poi nel target di riferimento non vedo l'ora di leggere il romanzo ;)
    (ti segnalo che il link al blog di Marina è errato)

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    1. Grazie Paolo, correggerò il link! Ti terrò presente magari per la versione beta: sai che saresti il primo maschio del mio staff? :-D Sarei curiosa di vedere se la storia fa lo stesso effetto a un uomo, perché alle donne le bozze sono piaciute. :)

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  11. Come al solito gestisci potenziali problemi da scrittore con intelligenza e grosso talento

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    1. Ti ringrazio! Spero che anche i risultati siano buoni; non solo la teoria! :)

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  12. Non ho mai scritto una storia che coprisse un arco temporale così lungo, ma la tecnica di ripensare al passato per puntualizzare i passaggi fondamentali mi sembra un ottimo esercizio.

    Cosa mi ricordo dell'anno 2000? Sicuramente il capodanno, che tu non hai nominato ma è forse impossibile dimenticare il passaggio al nuovo millennio. Io ero in piazza a Bologna, e nel primissimo romanzo che ho tentato di scrivere ho usato quella notte come ambientazione per una scena importante.

    Che altro? Facevo l'università, ma ricordo solo le infinite paglie fumate fuori dalla biblioteca e i ragazzi che passavano di lì... solo quelli belli, peraltro. :D
    Gli esami sono annebbiati, non ricordo quali ho sostenuto quell'anno, e pensare che ai tempi ci perdevo il sonno...

    Quell'estate sono andata in Andalusia con due amiche del cuore, vacanza indimenticabile, Siviglia meravigliosa, calda come un asciugacapelli acceso sparato in faccia, giornate pigre e notti passate a ballare fino alle nove del mattino poi dritte a scuola di spagnolo... se lo facessi adesso morirei prima della seconda ora :D

    Grazie! Ottima tecnica, e mi sono divertita un sacco nel viale dei ricordi!

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    1. I miei stratagemmi sono sempre un po' rocamboleschi, ma utili nel loro piccolo. Immedesimarmi nel personaggio adulto per filtrare i suoi ricordi mi sta aiutando moltissimo. Sono contenta che questa tecnica piaccia anche a te. Fammi sapere se ti è stata utile! :)

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  13. Non credo di aver scritto storie che si protraevano così a lungo e, se l'ho fatto, allora ho risolto saltando da un periodo all'altro :)
    Però diventa un casino mostrare i vari personaggi coi "segni del tempo". La mia idea è di creare una scaletta degli eventi per ogni personaggio, segnando le vicende più importanti che hanno potuto influire sul carattere.

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    1. Mi sembra un'ottima idea. :)
      Io ho relegato molte di queste informazioni all'antefatto, ma anche la contemporaneità può offrire risorse importanti.

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  14. Mai fatto niente del genere. Se mai lo farò, cercherò di essere molto "semplice". Qualcosa come: "1988: Aberdeen"; oppure "1999: Mogadiscio" e via di seguito. Ma temo che una storia che si protragga per così tanti anni sia ben al di là delle mie capacità.

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    1. Forse anche delle mie... però ci provo! :)

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