Guest post - Scrivere un romanzo esoterico.


L’ospite di oggi non ha bisogno di grandi presentazioni perché voi, bazzicatori del web, la conoscete tutti: è Maria Teresa Steri, “proprietaria” del blog Anima di Carta, che ringrazio per aver accettato il mio invito.
La scorsa estate ho fatto da beta-reader al romanzo “Bagliori nel buio”, pubblicato poche settimane fa.  Mentre ne discutevo via e-mail con l’autrice, è nata l’idea per questo post. Non si parla molto spesso di esoterismo sui lit-blog, ed è un peccato trattandosi di un argomento molto interessante. Due nozioncine di base possono essere utili anche a chi non è pratico di questo genere.
Buona lettura!




L'idea di coniugare la mia passione per la narrativa con un altro mio interesse, quello legato alla ricerca spirituale, mi ha sempre solleticato. Già dai primi tentativi di scrivere un romanzo basato su idee di carattere esoterico, però, ho potuto constatare che le difficoltà non mancavano e si andavano a sommare a quelle comuni a qualsiasi tipo di scrittura.

Forse l'ostacolo principale per chi vuole scrivere un romanzo con elementi esoterici, paranormali o soprannaturali è che – a differenza di altri generi più consolidati e popolari – non si può dire che esistano vere e proprie regole a cui attenersi, così come d'altra parte non si può parlare di un tipico romanzo esoterico. La mia impressione è che il più delle volte chi scrive di questi argomenti tenda ad affiancare tra loro varie tipologie di racconto, a volte anche sconfinando in modo poco gradevole.

Molto spesso si ovvia a tali difficoltà usando la forma autobiografica e, in effetti, anche il mio primo racconto era totalmente basato sull'esperienza personale. Presto però mi sono resa conto che questo approccio non mi soddisfaceva. Quindi per un po' sono andata avanti per tentativi, cercando di trovare la formula che più faceva al caso mio e provando a capire come dar voce a ciò che sentivo maggiormente nelle mie corde. Parlando in generale, credo che sia importante scrivere di ciò che ci appassiona o che sappia scatenare in noi delle emozioni, altrimenti si corre il rischio di creare una storia “tiepida” anche per il lettore.

Nel tempo, dunque, ho trovato dei punti chiave per affrontare una narrazione con aspetti esoterici o soprannaturali.

L'idea di base

Trovare un'idea forte, possibilmente originale, che faccia da colonna portante è una cosa fondamentale più che in altre tipologie di racconto, perché in caso contrario, a un certo punto, la storia si affloscerà come un castello di carte, o si correrà il rischio di fare dell'elemento paranormale solo un pretesto, come troppo spesso capita.

L'esempio più “popolare” che mi viene da fare è quello di Dan Brown con il suo Il codice Da Vinci, che sicuramente tutti conoscete almeno per sentito dire. In questo caso, l'autore parte dall’idea contenuta nel saggio Il santo Graal, scritto molti anni prima da altri autori. Tralasciando la questione del possibile plagio e al di là di tutte le considerazioni che si possono fare sulla prosa poco raffinata di Dan Brown o sulla trama che appare un troppo “costruita” a tavolino, bisogna ammettere che la tesi di base de Il codice Da Vinci è originale e in grado di attirare l'attenzione di un’ampia tipologia di lettori.

Forse non altrettanto si può dire di altri romanzi nati sulla sua scia, in cui la riproduzione della medesima formula non ha dato gli stessi fortunati risultati e in cui l'esoterico appare solo come una sorta di McGuffin, di pretesto. Alla fine molti di questi romanzi (soprattutto americani) si possono considerare solo dei thriller o nel migliore dei casi dei bei romanzi storici, senza nessun altro valore aggiunto.

In ogni caso, per trovare l'idea giusta è essere utile leggere molto, non tanto romanzi, ma saggi: il mondo dell'occulto è pieno di spunti intriganti. Ma ovviamente l'idea giusta può nascere anche altrove, l’importante è saperla riconoscere e successivamente sviluppare.

La documentazione

Anche se non stiamo scrivendo un saggio, la documentazione deve essere certosina, proprio come nel romanzo storico. E secondo me Internet, con la sua massa di informazioni non sempre attendibili, non rappresenta la scelta migliore. Anche se non mancano siti seri cui attingere, i libri offrono una base più solida da cui partire.

Trattandosi di un'opera della fantasia, si può essere tentati di trascurare la documentazione, ma in realtà attingere a fonti sicure e usare dettagli concreti darà forza alla narrazione. Inoltre, l'accuratezza servirà a trasmettere l'impressione in chi legge di essere di fronte a una storia fittizia ma credibile.

Certo, è vero che la maggior parte dei lettori non sanno nulla di questi argomenti e quindi non sono in grado di accorgersi di errori o imprecisioni, così come non saprebbero individuare qualcosa che ci siamo inventati di sana pianta. Ma c'è anche chi invece certe cose le conosce bene: non si può mai sapere in quali mani finirà il nostro libro!

Come accade anche per il romanzo storico, non tutte le conoscenze che acquisiamo poi vengono effettivamente usate nel testo, ma sono comunque indispensabili come base di partenza. Quando stavo scrivendo il mio romanzo sulla reincarnazione, ho letto moltissimo sull'argomento (in aggiunta a quanto già sapevo); solo una piccolissima parte di quelle informazioni mi è poi servita in pratica, ma è stata utile per avere una panoramica sul tema e per capire in che modo volevo parlarne, per stabilire il taglio che volevo dare alla storia.

In alcuni casi è necessario andare oltre i libri. Nel mio secondo romanzo, per esempio, la protagonista frequenta un forum sui fantasmi, e per capire l'umore delle persone che hanno questo tipo di interessi, per conoscere da vicino questo mondo, ho ritenuto utile esplorare io stessa questi terreni come un specie di “infiltrata”. Provare ad avere esperienze dirette resta sempre un metodo valido. Non c'è niente di più sgradevole, secondo me, che parlare a vanvera o in modo approssimativo di qualcosa.

Spiegazioni: quanto approfondimento è necessario?

Il rischio di esagerare con le informazioni o le ricostruzioni storiche – e quindi annoiare chi legge – qui è molto alto. C'è il pericolo di usare paroloni e non venir capiti, o risultare pedanti. “Quanto si deve andare a fondo?” è quindi una domanda da porsi.

Una cosa che ho capito nel corso del tempo è che la gente è più curiosa di quanto pensiamo. Faccio ancora un esempio personale. Quando ho scritto il primo romanzo, ho pensato che potevo raggiungere un pubblico più ampio se non fornivo troppe spiegazioni e tenevo basso il livello di dettagli storici o esoterici. E invece qualcuno leggendolo mi ha detto che molte parti potevano essere approfondite e che sarebbe stato interessante leggerle. Insomma, non ha senso fornire una versione dei fatti annacquata nella speranza di rendere tutto più comprensibile e abbordabile.

Inoltre, anche se siamo nel campo dell'imponderabile, è doveroso non insultare l'intelligenza di chi legge con passaggi confusi o illogici. Le vicende devono contenere una loro ragionevolezza, un'armonia intrinseca, pur restando legate a eventi misteriosi e scientificamente inspiegabili.

Quindi le spiegazioni vanno date. Se si parla di viaggi fuori dal corpo, per esempio, il lettore ha il diritto di sapere nei particolari di cosa si tratta. Recentemente a questo proposito ho letto L'erede di Marion Zimmer Bradley, dove questo tema viene affrontato secondo me troppo all'acqua di rose, pure se con grande ricchezza di dettagli legati al mondo dell'occulto. Non credo che gettare fumo negli occhi sia utile quanto fornire spiegazioni chiare e approfondite.

Ovviamente, la pedanteria è l'altra faccia della medaglia. Come in altri generi, le spiegazioni si possono mettere in bocca a qualche personaggio esperto o saggio, o ricorrere al solito trucco del pivello curioso di sapere. La sfida è riuscire a dire il più possibile senza annoiare o generare confusione.

Portare il lettore a crederci: la sospensione dell'incredulità

La credibilità di ciò che andiamo a raccontare, in questo campo, è il problema più grande. Mentre nel fantasy il lettore affronta la storia già consapevole che si sta immergendo in una realtà inventata, e lo accetta, in questo caso il “salto” è meno scontato e il confine tra il mondo di tutti i giorni, quello che conosciamo, e la realtà “non-ordinaria” è molto più sottile e sfuggente. Dobbiamo vincere lo scetticismo di chi legge, portandolo piano piano a convincersi che tutto è possibile. E dovremo farlo senza cadere nella banalità o nel ridicolo.

A questo scopo, è importante creare un contesto il più veritiero possibile e dei personaggi realistici, nei quali il lettore possa identificarsi. Se il tipo di racconto lo permette, è d'aiuto anche usare dettagli storici che riportino a fatti davvero accaduti, come una sorta di convalida.

Inoltre, può essere efficace usare il punto di vista in prima persona: adottando una prospettiva così intima con chi vive i fatti, per quanto strani essi siano, il lettore sarà portato a credervi. Questo espediente è stato impiegato spesso da autori del passato (per esempio Edgar Allan Poe) così come da autori più moderni. Di recente ho letto il romanzo Io sono Helen Driscoll di Richard Matheson, una storia di medianità filtrata appunto dagli occhi del protagonista.
Personalmente non ne ho mai fatto uso, ma non escludo niente per il futuro!

Far sposare i generi

Ho letto pochissimi romanzi dove l'elemento esoterico era puro; più spesso gli aspetti esoterici, paranormali o spirituali erano abbinati ad altri ingredienti. Per esempio là dove la suspense domina la trama, siamo di fronte a un thriller esoterico; a volte invece c'è una tendenza verso l'horror, dove il paranormale è usato per “far paura”. Altre ancora è mescolato con la fantasia più sfrenata e allora non si parla di esoterico ma di fantastico; o è solo una scusa per dar vita a una narrazione tinta di rosa...
Molto spesso, infine, a sostenere la trama è la storia.
A questo proposito, nel mio primo romanzo ho optato per la forma del mystery, mentre nel secondo ho affiancato l'elemento soprannaturale al noir.

Saper fondere gli elementi è dunque un'altra sfida che si pone all’autore. La tentazione di sconfinare o di inserire contaminazioni è grande. Nel finale di una mia storia inedita avevo virato decisamente sul fantasy senza rendermene conto, e giustamente la padrona di casa di questo blog, Chiara, che mi ha fatto la lettrice beta, me lo ha fatto notare. Penso quindi che sia importante avere le idee chiare sulla chiave di lettura che vogliamo adottare, per dare omogeneità alla storia.

Anche in questo campo poi non manca il pericolo dei cliché o di scivolare nella banalità. Uno dei libri che meno mi sono piaciuti in questo senso è stato I libri di Luca, un romanzo che ha alla base una buona idea di stampo esoterico-paranormale, ma che è infarcito di così tanti stereotipi nella trama, che ho dovuto abbandonarlo dopo qualche capitolo.

Faccio un’ultima riflessione, a proposito del messaggio del romanzo. La mia personale opinione è che chi vuole scrivere una storia che contiene elementi spirituali, allo stesso tempo desideri quasi sempre trasmettere qualcosa in più rispetto a una narrativa di intrattenimento puro. Questo è sacrosanto, ma non ci si dovrebbe mai dimenticare che chi legge vuole svagarsi e non essere indottrinato. Trovo quindi estremamente pericoloso fare di questo genere di scrittura uno strumento per insegnare qualcosa, perché nessun lettore lo accetterebbe di buon grado. E quando mi è capitato di leggere romanzi con questo palese intento ne sono rimasta infastidita. Insomma, non bisogna mai dimenticare che la narrativa non è saggistica, anche quando attinge a essa.

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Maria Teresa Steri è nata nel 1969 e cresciuta a Gaeta. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia si è trasferita a Roma, dove vive attualmente con il marito. Ha collaborato come giornalista pubblicista nella redazione di quotidiani e riviste per la scrittura di articoli, la revisione di testi e l’impaginazione.
Cura il blog “Anima di carta” (http://animadicarta.blogspot.it/) dedicato a chi ama scrivere e leggere.
Si interessa di scrittura creativa e antroposofia.
Ha pubblicato nel 2009 il suo primo romanzo “I Custodi del Destino”, un mystery basato sull’idea della reincarnazione. “Bagliori nel buio” è il suo secondo romanzo, un noir soprannaturale.


Commenti

  1. Ciao Maria Teresa, l'articolo mi ha molto incuriosito ma per me che sono un neofita totale è troppo focalizzato su che cosa *non* sia una storia esoterica... molto utile in ogni caso: avevo sempre pensato fosse una branca del fantasy.
    Come dici, si ha la tendenza a associarlo a qualcos'altro ma onestamente fatico a pensare a - per esempio - una storia di fantasmi senza elementi horror... o a una storia con elementi paranormali senza quella thriller. Ci sono esempi (meglio se molto noti, in modo che possa conoscerli anche io :-) ) che puoi citarmi per chiarire questa cosa? Grazie ^_^

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    1. Ciao Andrea, grazie per l'interesse :)
      In effetti è vero che l'elemento sovrannaturale è sempre associato ad altri generi, di romanzi esoterici puri anche io non credo di averne mai letti. Mi vengono in mente "Zanoni", che contiene un forte simbolismo esoterico, ma è anche molto storico e "gotico", oppure "La Strana Vita di Ivan Osokin" che non sono mai riuscita a finire perché l'ho trovato parecchio pesante. Non so comunque quanto si possano considerare famosi.
      Si potrebbe quindi concludere che il genere esoterico puro non esiste. Però, secondo me questi argomenti si prestano bene ad accompagnare altri generi, aggiungendovi mistero e fascino.

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    2. Per esempio, L'ESORCISTA può rientrare in qualche modo nel genere?

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    3. Direi proprio di sì. L'approccio in questo caso è decisamente horror, nel senso che si calca la mano sugli aspetti più terrificanti della possessione. Brrr... Il romanzo non l'ho mai letto, ma il primo film mi è rimasto particolarmente impresso!

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    4. Secondo me, l'esoterico si distingue dal fantasy e dall'horror perché usa come riferimenti fenomeni che - a prescindere dal crederci o non crederci - sono stati analizzati e studiati. Gli altri due generi menzionati, invece, rientrano nell'immaginario puro. Due gemelli telepatici quindi possono rientrare nella sfera esoterica, mentre gli zombie sono horror e gli angeli vendicatori di Aislinn sono fantasy.

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    5. Quindi dal punto di vista della "trama" (utilizzo il termine in maniera grossolana) non ci sono differenze così marcate, giusto? Mi sovviene che telepatia e altri ESP sono elementi comuni a molta fantascienza (il cui culmine è poi stato UBIK di PK Dick dove si raggiunge la massima vetta di questo sottogenere e allo stesso tempo lo si ridicolizza... lettura superconsigliata :-) ) in cui è il potere, visto come "sviluppo mentale", a rappresentare l'elemento fantascientifico. Un altro film di questo filone molto famoso è Minority Report con Tom Cruise. Anche questi potrebbero rientrare?

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    6. Ovviamente la differenza fra esoterico e fantascientifico o fantastico dipende anche da come l'argomento è affrontato: se la telepatia riguarda un ragazzino che frequenta le scuole superiori e la storia è ambientata nel mondo reale è esoterico, se concerne una generazione di robot creati in laboratorio, è fantascienza. Ma su questo credo che Maria Teresa saprà dirti di più...

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    7. Come dice Chiara, c'è un confine tra ciò che è pura invenzione e ciò che ha dei fondamenti. Solo che qui non si parla di fondamenti scientifici, quindi per spiegarlo in modo completo dovremmo affrontare un campo che non ha niente a che fare con la scrittura. La telepatia, esempio che fai tu, può essere vista in modo fantascientifico o in modo esoterico. Nel primo caso lo scrittore scatenerà la fantasia (e magari metterà anche in ridicolo il fenomeno); nel secondo caso cercherà di mantenersi aderente alle possibilità reali di trasmettere il pensiero. Ovviamente, se a queste cose non si crede, si tenderà a fare di tutta l'erba un fascio. E in fondo a un lettore tutto questo neanche interessa, basta che il romanzo risulti piacevole...

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  2. In effetti, come dici all'inizio, non esiste un "genere esoterico" in senso stretto. Come dice anche Andrea, elementi soprannaturali compaiono a volta in storie horror, gotiche, fantastiche...
    Da questo punto di vista penso che sottintenda un filone narrativo assai ampio e i consigli che dai per preparare al meglio il background del romanzo sono dei veri e propri comandamenti da rispettare senza deroghe.

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    1. Sì, il filone è davvero ampio. Si possono usare questi elementi in svariati modi, anche se personalmente non amo l'horror, soprattutto perché contiene molte esagerazioni. E quindi finora ho sempre usato gli aspetti paranormali combinandoli con le tinte "gialle". Alla fine è una questione di gusti :)

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  3. L'esoterismo, ma credo che almeno Maria Teresa lo sappia, è un ingrediente ineludibile di tutto quel che scrivo. Ho letto talmente tante opere sull'argomento che quasi sempre so a colpo sicuro dove trovare quel che mi occorre per una determinata parte di una storia.

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    1. Eh, lo immagino. Dopo aver letto tanto, di certo di verrà anche spontaneo usare certi elementi senza alcun bisogno di documentazione. A me invece fa rabbia quando vedo per esempio delle serie tv che parlano di soprannaturale prendendo cantonate pazzesche. Chiaramente gli autori non hanno fatto il minimo sforzo di documentarsi.

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  4. Cara Maria Teresa avendo letto Bagliori nel buio trovo che hai saputo mescolare bene esoterismo e giallo, io mi sono appassionata molto alla storia e "le copie" erano per me diventate assolutamente reali. Penso anch'io che il genere esoterico si presta bene accompagnato ad altri generi. Sai che adesso mi piacerebbe leggere "I custodi del destino" ma non si può più comprare?

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    1. Grazie Giulia. Quando qualcosa "sembra" reale in un libro, al di là della ragione, è un buon segno, quindi lo prendo come un grande complimento :)
      Sì, "I custodi del destino" non è più in vendita. Ho intenzione di rivederlo completamente, perché l'ho scritto tanti anni fa e sento il bisogno di approfondire certe parti. Dopo lo rimetterò in circolazione, ma credo che mi occorreranno dei mesi perché ho un altro progetto di cui vorrei occuparmi prima.
      In ogni caso, se vuoi posso mandarti una copia della vecchia versione. E a quel punto mi potresti anche dire cosa secondo te va migliorato :)

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    2. Volentieri! Se mi mandi una copia lo leggo e ti dico cosa ne penso :-)

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  5. Mi è piaciuto molto questo post. Non sono una grande lettrice di romanzi paranormali, d'istinto preferisco storie che mi trascinino in un totalmente altro o nel profondo della realtà tangibile e solo ultimamente sto iniziando ad apprezzare le vie di mezzo. A prescindere dal genere, mi è piaciuta la professionalità con cui racconti la tua esperienza di autrice, Maria Teresa, con indicazioni che, secondo me, valgono a prescindere, per qualsiasi romanzo si voglia scrivere.

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    1. Grazie Terar. Mi sembra che parlando di "via di mezzo" hai colto bene quello che volevo dire. Questo tipo di romanzo si potrebbe considerare al confine tra fantastico vero e proprio e realismo.
      Ed è vero che le indicazioni che ho cercato di dare sono valide anche per altri generi: la documentazione è importante sempre, così come la sospensione dell'incredulità è di base in qualsiasi tipo di fiction.

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  6. Bello l'articolo e molto condivisibili i tuoi punti. In particolare credo sia da sottolineare l'importanza dell'idea di base, che deve per forza essere forte e originale. Credo che in questo genere più che mai sia necessario trattenere il lettore, contrastando i fattori che lo allontanerebbero. Un romanzo di genere fantastico si presenta da solo: niente a che vedere con la realtà come la conosciamo. Un romanzo realistico ha la realtà dalla sua parte. Un romanzo esoterico sta a cavallo, e non può appigliarsi saldamente né da una parte, né dall'altra. (Ho letto ora il commento di Antonella, potevo fare un copia-incolla!). Grazie Maria Teresa, grazie Chiara! :)

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    1. Grazie a te! Di fatto il fantastico dà la realtà alternativa per scontata e permette anche a uno scettico totale di immergersi totalmente. In questa narrativa "di confine" invece è più difficile convincere il lettore a lasciarsi andare. O almeno io ho avuto questa impressione :)

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  7. Mi è piaciuto molto questo post, anche perché ho letto il romanzo e quindi so che Maria Teresa ha fatto un lavoro eccellente.

    Il noir paranormale sembra una contraddizione in termini, ma anche il termine romanzo storico contiene un assurdo: parliamo di persone vissute realmente in un contesto spazio-temporale preciso, mischiate a personaggi di fantasia, e con una trama per la maggior parte inventata. Quindi c'è sempre una contaminazione di generi, con buona pace dei puristi. Anche il romanzo storico quindi può soffrire molto per i punti che hai elencato, specie quello della documentazione - che può essere infinita... e bisogna fermarsi, altrimenti non si comincerebbe mai a scrivere - e su quello dell'eccesso delle informazioni. Anche nel romanzo esoterico si può correre il rischio di essere troppo tecnici o, viceversa, di sorvolare su alcuni punti che il lettore "a digiuno" non è tenuto a conoscere. Ho letto un po' di letteratura esoterica - Kardec, Swedenborg, Cayce, ora sto assaporando Steiner - e quindi introdurre alcuni dei termini usati da loro potrebbe risultare davvero ostico in un romanzo!

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    1. Grazie, Cristina. Non ci avevo pensato, ma mi sembra una bella osservazione la tua: anche scrivendo un romanzo storico si mescola fantasia a realtà e occorre porre un freno all'invenzione. Di certo immagino che in quel caso la documentazione sia molto più complessa e ampio il rischio di scivoloni. Infatti non mi sono mai azzardata ad addentrarmi in quel campo e ammiro chi sa farlo bene :)

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  8. Sull'esempio citato per Dan Brown ed Il codice Da Vinci, alcune specifiche (dato che Dan Brown lo seguo ed all'epoca de Il Codice seguivo un corso biblico, di cui ho ovviamente approfittato).
    " l'autore parte dall’idea contenuta nel saggio Il santo Graal"
    Dan Brown è partito dai vangeli apocrifi e gnostici, che la Chiesa Cattolica ha escluso per ovvi motivi dalla sua dottrina. In particolare, la teoria di Gesù e Maria Maddalena sposati è sullo stesso vangelo secondo Filippo che cita nel libro.
    "Tralasciando la questione del possibile plagio" La causa si è conclusa a favore di Dan Brown, ed i due scrittori de Il Santo Graal hanno dovuto pagare spese processuali per 1 milione di sterline. C'hanno provato...
    "prosa poco raffinata di Dan Brown" Mah...ho riletto il Codice quest'estate, a seguire Il simbolo perduto ed Inferno. Su Il simbolo perduto c'è un'intensa scena di soffocamento, per cui ho dovuto sospendere la lettura ed evitarmi un attacco di panico. Inferno mi è sembrato il migliore di tutti, forse perchè ci sono Firenze e Venezia e sono troppo di parte. Ma soprattutto Dan Brown è uno dei pochi che su Crypto ha saputo scrivere un thriller "informatico" senza incorrere in cavolate. Da storia dell'arte, al simbolismo, all'informatica, alla biologia (La verità del ghiaccio). Avercene!! ;)

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    1. Sulla prosa i gusti sono gusti, e può darsi che nel frattempo la sua scrittura sia cambiata, io ho letto solo Il Codice e Angeli e Demoni, che non mi sono piaciuti né livello di trama (uno è la fotocopia dell'altro) né di stile (che comunque è una questione soggettiva).
      In merito all'idea, casomai sono stati gli autori del santo Graal che hanno attinto alle fonti dei vangeli apocrifi. Io avevo letto Il Santo Graal vent'anni prima di quando è uscito Il Codice da Vinci e mi è stato subito evidente da dove avesse preso le sue idee.
      Con ciò non voglio dire che ci sia stato un plagio, uno può ispirarsi dove vuole, perché un conto è un saggio un conto è un romanzo. E in ogni caso Brown ha avuto il merito di portare all'attenzione certe idee, cosa che gli altri autori erano riusciti a fare fino a un certo punto.

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    2. L'ho letto anch'io Il Santo Graal, ma il fatto è che nell'82 quand'è uscito c'era già un altro libro del '72 che parlava delle stesse cose. E chissà quanti altri se ne trovano a ritroso, dal momento che i vangeli apocrifi e gnostici sono molto più vecchi...
      Poi, non so come si possa chiamare "saggio" un libro che dà per veri i documenti secreti della Bibliothèque nationale de France, dichiarati falsi. Almeno Dan Brown ha scritto "Romanzo" in grande nel frontespizio. Ed è quella la sua furbizia.
      Se poi teniamo conto che appartengono alla stessa casa editrice, è probabile che la causa sia stato solo un escamotage di marketing (infatti poi hanno aumentato le vendite di entrambe i testi).
      Comunque, sulla diatriba, l'unico libro illuminante (e non perchè c'entrino gli Illuminati) per me è stato "Truth and fiction in The Da Vinci Code" di Bart D. Ehrman, che è uno storico e quindi ha ben distinto i fatti storici dalle creazioni letterarie.

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  9. Ho letto il post e i commenti, tutti interessanti. Arrivo tardi a commentare perché Google mi ha spostato i feed dei Blog nelle promo, accidenti a lui. Ho letto molto di eesoterismo. Le discipline olistiche sono il mio mestiere e in molti convegni, corsi e scuole che ho frequentato si trattava in maniera scientifica, mi si consenta il termine, della cosa. Numerologia, telepatia, cristalloterapia ma anche corpo sottile e chakra, micro e macrocosmo, risonanze varie, se pur non scientificamente testabili, possono influenzare la psiche delle persone nelle misura in cui ci si crede. Questo da terapeuta. Da lettore e spettatore sono quindi molto critico sul modo in cui tali argomenti vengono trattati, spesso in maniera superficiale e ridicola e senza la benché minima preparazione. Qualsiasi pensiero idea fede, chiamiamola come vogliamo, è reale nella misura in cui è reale e quindi influenza la persona che la formula, che crede. Chiamiamolo effetto placebo spirituale, che può sconfinare nel terrore o addirittura in patologie anche fisiche, se si tratta di malocchio, o di satanismo, o di semplici complotti o occulte congiure di cui si è convinti di essere oggetto.
    Per come la vedo io il punto non è il genere. Un romanzo esoterico può essere anche fantascientifico e thriller, l'importante è che l'autore lo renda credibile, che sia sincero, che entri nei personaggi e ci faccia conoscere i loro drammi, le loro fedi, le loro implicazioni. E nel romanzo esoterico questo è un problema in più, perché non puoi parlare di ciò in cui non credi e non senti. Prima o poi il palco crolla. O il risultato è un caffè al limone ^^

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    1. Mi trovi pienamente d'accordo su tutto. Prima di tutto sul fastidio per come vengono a volte trattati certi argomenti, basta farsi un giro in libreria per rendersene conto. E poi non ci si può stupide dell'opinione che le persone se ne fanno.
      Quanto al riuscire credibili, è sicuramente importante, a prescindere dal genere. Il sapore di "falso" è sgradevole, quando l'autore si sforza di rendere vivo qualcosa in cui non crede lui stesso. D'altra parte dare l'illusione della realtà è il grande obiettivo di tutti i narratori :)

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