giovedì 19 gennaio 2017

La voce del Jolly #1 - Davide Laura, dalla strada alla Scala


Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime.
(Victor Hugo)
Da due anni, il musicista Davide Laura allieta i pomeriggi dei sanremaschi con il proprio violino: non c’è nessuno, per le strade del centro, che non conosca e non apprezzi la sua musica. Perché, quindi, non consentirgli di rappresentare la città al Festival? Questa è stata l’idea degli amministratori del gruppo Facebook “Sei di Sanremo se…”, che una decina di giorni fa hanno creato l’hashtag #vogliamodavidelaurasulpalcodell’ariston. Diversi lettori hanno scritto a Carlo Conti per metterlo al corrente dell’iniziativa. In poche ore, un’idea nata quasi come un gioco è diventata virale.
Davide, per diffondere la propria musica, non ha partecipato a un talent o venduto l’anima al demonio: ha semplicemente allestito una postazione in via Matteotti e si è messo a completa disposizione della gente. L’energia veicolata dalle sue note, poi, ha fatto il resto.  Se non ci credete, guardate con i vostri occhi. O meglio: ascoltate con le vostre orecchie. Troverete le sue performance qui e qui: come potrete osservare nel secondo dei due video, anche RaiNews si è interessata a lui…
Vi ho parlato a lungo del Jolly - figura metaforica che lo scrittore Jostein Gaarder ha scelto per spiegare il ruolo dell’artista nella società post-moderna - ma non ho mai avuto l’opportunità di ospitarne uno. Leggete le sue risposte con attenzione: vi faranno capire che essere anticonformisti non significa diventare degli emarginati sociali, ma affermare la propria libertà creativa senza filtri. E che il Jolly non è un supereroe, ma una persona consapevole della propria missione di vita e disposta a mettere l’ego in secondo piano per donare il proprio talento agli altri. Così ha fatto Davide: seppur inserito in contesti musicali importanti, non ha mai rinunciato al contatto con la gente e considera la strada allo stesso livello dei palchi più blasonati.
Spero che l’hashtag #1, vicino al titolo dell’intervista, possa essere di buon auspicio. Ora che il focus del blog sta arrivando a includere, oltre alla scrittura, altre forme artistiche, vorrei che questo post fosse il primo di una serie. Ma non andrò a cercare i miei Jolly: li troverò grazie alla loro arte, come è accaduto con il nostro cittadino onorario, che infinitamente ringrazio per la propria disponibilità.

giovedì 12 gennaio 2017

Quattro consigli di scrittura da Rob Brezsny


Niente si regala tanto generosamente quanto i propri consigli.
(Francois Delarochefoucauld)

Prima di addentrarmi nei meandri di questo articolo, occorre rispondere a una domanda: chi è Rob Brezsny?
Uno scrittore? Un filosofo? Un life-coach? Uno scienziato? Un guru?
No. O meglio: non solo. Rob Brezsny e uno dei più celebri astrologi facenti capo alla scuola psicologica-evolutiva. Le sue indagini, qui in Italia, sono tradotte e pubblicate dalla rivista: “Internazionale”.
Come ben sapete, io diffido dell’oroscopia sommaria proposta dai giornaletti e di tutti quegli pseudo-guru che millantano di predire il futuro. Brezsny non ha questa pretesa: lui, come tutti i colleghi che seguono il medesimo approccio, interpreta i possibili effetti emotivi dei transiti planetari e offre qualche suggerimento (spesso con toni ironici) per affrontarli senza impazzire. Secondo me è bravo. Dannatamente bravo. Così bravo che, commentando le sue analisi, più volte ho scritto: “oddio, mi sta seguendo di nuovo!”
Per il 2017, il buon Robert ha offerto alla Bilancia quattro consigli che intercettano i punti deboli su cui ho lavorato negli ultimi anni. Farne tesoro potrebbe accelerare un processo evolutivo già attivo da tempo e portare benefici sia alla mia scrittura sia alla mia esistenza. Ho deciso di condividerli con voi perché ritengo che il loro valore trascenda il segno zodiacale e la dicotomia credere/non credere: quando si tratta di psicologia o di arte, ogni spunto di riflessione diventa importante. Discuterne insieme, ancora di più.

venerdì 6 gennaio 2017

Tre parole per il 2017


A chi crede nei sogni, basta un gradino per raggiungere le stelle.
(Antonio Aschiarolo)

Da quando Appunti a Margine è nato, è mia consuetudine inaugurare l’anno virtuale con il post delle Tre parole. L’idea originale è di Chris Brogan, ma io ho conosciuto questo gioco grazie a Daniele Imperi, che dal 2010 lo propone sul suo blog. Quest’anno anche Silvia Algerino è stata della partita.

Se qualcuno di voi desidera unirsi al meme, è il benvenuto. Mi permetto però di darvi un consiglio: non limitatevi a scrivere un articoletto di cui vi dimenticherete subito dopo aver risposto ai commenti, altrimenti l’esercizio non servirà a nulla. Scrivete i vostri concetti chiave su un post-it da tenere sempre a portata di sguardo, e lavorate su questi obiettivi nei mesi che verranno, perché è così che si innescano i cambiamenti. Diversamente, tutti i buoi propositi finiranno nel cestino della carta straccia.

Per quel che mi riguarda, è tempo di bilanci: com’è andata con le parole del 2016? Difficile dirlo. Fiducia, leggerezza e amore non si comprano al supermercato. Se avessi scritto: “desidero perdere 10 kg” non avrei avuto alcun dubbio sul raggiungimento dello scopo. Comprendere se un concetto astratto è stato integrato nel proprio carattere, invece, richiede un profondo lavoro di auto-analisi. Sicuramente queste qualità vivono dentro di me in misura maggiore rispetto a un anno fa, ma la loro presenza non è ancora diventata una costante: tendo spesso a demoralizzarmi, a prendermi troppo sul serio e a sostituire la passione con un profondo senso di stanchezza. Mi concedo, dunque, ancora un po’ di tempo per concretizzarle. Noto invece con piacere che le parole del 2015 (Intuizione, Libertà e Costanza), anche se ho impiegato più tempo del previsto, sono state adeguatamente valorizzate. E lo saranno ancora di più, in futuro.

Ora, la mia nuova missione!

giovedì 22 dicembre 2016

Natale con Nathalie Goldberg - I primi pensieri dello scrittore


Sono libera di scrivere le peggiori schifezze del mondo.
(Natalie Goldberg)

Sono pochi i libri in grado di trasformare radicalmente l’esistenza di una persona. Uno di questi è, per me, Scrivere Zen di Natalie Goldberg: non solo mi ha aiutato a prendere confidenza con la pagina bianca, ma ha anche avuto il grande merito di farmi conoscere le filosofie orientali. Dodici anni fa trasudavo inconsapevolezza; ora, grazie a questa sciura americana, ho trovato uno stile narrativo e di vita.

Ricordo ancora il momento in cui, mentre cercavo un manuale che potesse aiutarmi con i miei esperimenti creativi, vidi questo volumetto nello scaffale della Feltrinelli, in Galleria Vittorio Emanuele, a Milano.  Era come se mi chiamasse a sé con la propria energia. Non indugiai un solo istante ad acquistarlo. Lo lessi in pochi giorni. Feci tutti gli esercizi proposti. Da allora, le sue parole sono una sorta di monito, quando il mentale mi distacca troppo dall’essenza dei miei testi. E ogni volta che, durante una prima stesura, la paranoia mi porta a cancellare o rileggere, mi ricordo delle pagine pubblicate qui, le stesse che due anni e mezzo or sono avevano ispirato il post inaugurale di Appunti a Margine.  

giovedì 15 dicembre 2016

Lo scrittore tecnologico


Baratterei tutta la mia tecnologia con una serata con Socrate.
(Steve Jobs)

La scrittura è un’arte antica. Nel nostro immaginario storico ci sono penne d’oca e calamai, lumi di candela e caminetti scoppiettanti. Ma il mondo segue il grido del progresso, e noi dobbiamo stare al passo con i tempi: in un’epoca in cui tutti sanno leggere e scrivere, i nuovi analfabeti sono coloro che non posseggono una conoscenza di base dell’informatica. Casi più unici che rari, a dire il vero.

L’utilizzo del computer è al giorno d’oggi così scontato che ritengo superfluo menzionarlo nel mio articolo. Mi occuperò invece di altri strumenti tecnologici, software e luoghi virtuali, per comprendere come essi possano agevolare la nostra attività di scrittura. Il punto di partenza è la mia esperienza personale, ma chissà: magari questo confronto porterà a tutti nuovi spunti di riflessione.

giovedì 8 dicembre 2016

La favola del minestrone - retroscena


Il genio non è conformismo.
(Vladimir Nabokov)

Qualche giorno fa, sul blog Lettore Creativo è stato pubblicato una storiella scritta da me: La favola del minestrone. Spesso mi avete bonariamente rimproverato perché non pubblico mai racconti sul mio blog, dunque vi invito a leggerla. Spero che sia di vostro gradimento.  
Negli ultimi anni, a parte qualche sporadica eccezione, per esempio un brano di 20 cartelle editoriali che sto preparando in vista di un concorso, ho rinunciato ai testi brevi per concentrarmi esclusivamente sul mio romanzo. Siccome le poche righe che ho messo a disposizione dell’iniziativa di Silvia Algerino, rappresentano un caso più unico che raro, ho ritenuto che dedicare loro un post potesse essere un modo per farvi meglio comprendere la mia scrittura e le sue motivazioni.

giovedì 1 dicembre 2016

Le qualità del Jolly, che sia uno scrittore o no


La libertà è la possibilità di dubitare,  la possibilità di sbagliare, 
la possibilità di cercare, di sperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, 
letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica.
(Ignazio Silone)

(Se non vi ricordate chi è il Jolly e qual è il suo intento, leggete qui)

Tra i primi post che pubblicai subito dopo aver aperto il blog, c’era quello dedicato alle qualità psicologiche e spirituali dello scrittore, prima parte e seconda parte, con il quale analizzavo la forma mentis che era ed è tuttora alla base della mia attività di scrittura. Siccome con il tempo ho imparato a staccarmi da me stessa e da ciò che faccio, oggi desidero compiere un passo ulteriore.

I Jolly sono gli unici individui in grado di fare la differenza in una società omologante e mediocre, ma non tutti si dedicano alla letteratura. C’è chi dipinge e chi compone musica. C’è chi lavora in ospedale e chi insegna nelle scuole. Ciascuno, per risvegliare i nani, sceglie lo strumento che ritiene più idoneo, pur nella consapevolezza che il talento individuale non va utilizzato con scopi egoistici ma deve essere trasformato in una risorsa collettiva. Perché loro non si accontentano del plauso della folla o di un’entrata economica ingente. Non vogliono alimentare il sistema con l’ennesima meteora. Essi hanno a cuore il proprio messaggio e sanno trascendere l’ego, per mettersi nelle condizioni di donare incondizionatamente. Ci vuole un bel pelo sullo stomaco, per riuscire in questo. E, soprattutto, ci vuole una mentalità unica.

venerdì 25 novembre 2016

Il valore di un dettaglio


Bere una tazza di tè è qualcosa di molto profondo.
(Katagiri Roshi)

Il mio rapporto con lo studio è sempre stato particolare. Invece di assorbire nozioni passivamente, tendo a  reinventare e personalizzare ogni contenuto. Pertanto, quando ho sentito esprimere la convinzione che un romanzo non di generedebba” presentare una rarefazione delle ambientazioni e della trama, l’ho rigirata a lungo tra le mani per comprendere cosa farne. Sulle prime ho pensato di essere io a sbagliare; poi ho compreso che quanto sto facendo (con il cervello, non con la pancia) conta più di quanto mi dicono di fare. In letteratura non esistono regole inviolabili, quando si è consapevoli della propria direzione. Sebbene i manuali e gli articoli pubblicati sui blog siano stati e siano tutt’ora fondamentali per aprire la mente e migliorare le mie competenze, li ho sempre considerati semplici spunti di riflessione, da accettare o rifiutare a seconda delle mie esigenze narrative. Se ci limitassimo a seguire percorsi stabiliti e già battuti da altri, la nostra attività non avrebbe nulla di creativo.  Al contrario, un autore ha il compito di sperimentare, reinventando quotidianamente se stesso e la propria arte. Solo così può diventare un professionista.

giovedì 17 novembre 2016

Storytelling, fraintendimenti e censura


Van Gogh: una lama e si taglia l'orecchio,
io ti sento parlare e sto per fare lo stesso,
ho il rasoio tra le dita ma non ti ammazzo,
avrò pietà di te perchè... TU SEI PAZZO!!!
(Caparezza)

La riflessione che vi propongo in questo post è maturata mentre seguivo, sui social, una polemica contro il  rapper Emis Killa e la sua canzone “Tre messaggi in segreteria”. Non ho ancora avuto modo di ascoltarla, ma ho il testo qui davanti. La storia racconta in prima persona di un uomo che non accetta l’abbandono subito dalla fidanzata e, dopo numerosi tentativi di contatto, decide di ucciderla. Non si capisce se il personaggio metta in pratica il suo proposito omicida: il brano termina con lui, ubriaco, che guida verso casa della vittima. Magari si schianta prima, chissà. Però le associazioni femministe sono insorte e hanno accusato l’autore di istigazione al femminicidio e allo stalking.
Emis Killa si è difeso, sia attraverso i giornali sia rispondendo personalmente agli haters. Ha spiegato la vocazione narrativa dei suoi nuovi lavori e ribadito che la canzone incriminata vuole puntare il dito contro la violenza sulle donne, con il linguaggio crudo che meglio rispecchia il suo stile. Probabilmente a renderlo impopolare è stata la decisione di indossare i panni del carnefice, perché non è la prima volta che un artista in Italia affronta temi scomodi. Nel 1971, la canzone “Il gigante e la bambina” di Ron fu addirittura scelta per la pubblicità di un formaggino, anche se parlava di pedofilia. Il finale, inoltre, presentava l’omicidio come un atto di amore per non far subire alla creatura amata le conseguenze psicologiche di uno stupro.
Voi lo sapete, io sono sempre in prima linea quando si tratta di difendere le donne. Ricordate la discussione che era venuta fuori, quando avevo scritto che il fischio per strada dovrebbe essere considerato molestia sul piano penale? Ecco, appunto... Da scrittrice, tuttavia, riesco ad analizzare le parole del rapper milanese con un certo distacco e a separare l'autore dal narratore. So come funziona lo storytelling, che sia in musica o in prosa. Anche a me è capitato di assumere punti di vista scomodi: anni fa avevo scritto un racconto in prima persona con lo sguardo di una escort laureata, stufa di vedersi proporre stage gratuiti e contratti a progetto. Desideravo attaccare il sistema del precariato, non certo istigare alla prostituzione, ma se avessi usato toni più blandi nessuno mi avrebbe capito. Pertanto, se Emis Killa è in buona fede come dice, tutto questo polverone mi sembra esagerato. 

giovedì 10 novembre 2016

Lo scopo del blog - inevitabili cambiamenti


Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle.
(anonimo)

Di recente ho apportato alcune impercettibili modifiche al back-stage di “Appunti a Margine”, ho riordinato i tag e corretto qualche refuso trovato nei vecchi articoli.  A breve, però, dovrò intervenire anche a livello sostanziale. Le regole per i guest-post cambieranno e la pagina “lo scopo del blog” richiederà una doverosa attualizzazione, coerentemente con la mia evoluzione personale e autoriale.
In che modo essa avverrà, ancora non lo so, perché continuo a cambiare idea.
Ho riletto il testo più volte per focalizzare la direzione che il blog ha preso nell’ultimo anno. Non solo lo stile è diventato più maturo e la vocazione meno autoreferenziale: seguendo il flusso creativo, il focus si è progressivamente spostato da argomenti di carattere tecnico ad altri, più filosofici. Tornare indietro, mi sembrerebbe una forzatura. Conclusione: occorre riscrivere la presentazione da capo.
Però le fondamenta che reggono la baracca sono sempre le stesse. La scrittura si mantiene al centro di tutto. I miei intenti spirituali e relazionali sono rimasti immutati. E io non ho perso il desiderio di comunicare la mia visione del mondo. Conclusione: sono sufficienti piccoli aggiustamenti.
Essendo un’eterna indecisa come buona parte delle bilancine, è da mesi che rimugino sulla questione. Per togliermi da quest’impasse, ho deciso di condividere i miei ragionamenti con voi.
Oggi analizzerò alcuni estratti del post, per comprendere, e farvi comprendere, quali mi rispecchino ancora. Dopo averlo fatto, spero di riuscire a prendere delle decisioni.