venerdì 24 febbraio 2017

Conversando con Marina Guarneri - di musica e di scrittura


Comunque vada panta rei, and singing in the rain.
(Francesco Gabbani)

Ricorda di disobbedire;
ricorda che è vietato morire.
(Ermal Meta)

Io e la mia beta-reader, Marina Guarneri, ci conosciamo ormai da un paio d’anni. Anche se non ci siamo mai incontrate di persona, tra noi è nata una bella amicizia, che si concretizza ogni giorno in lunghissime conversazioni su Whatsapp. Recentemente abbiamo avuto un confronto sull’ultima edizione del Festival di Sanremo e sulle canzoni vincitrici. Da lì siamo passate a riflettere sul mondo dell’editoria e della discografia, nonché sulla nostra personale vocazione letteraria. 
È scaturita una discussione molto interessante, proseguita oggi telefonicamente, che ci ha viste, su alcuni argomenti, stranamente in disaccordo.  Ho quindi deciso di ripercorrere punto per punto questo dialogo, e di condividere con voi le mie riflessioni. Scusatemi se salterò di palo in frasca: non è facile mettere insieme tutti i temi affrontati, perché siamo donne, e parliamo tanto; troppo.  

giovedì 16 febbraio 2017

Guest-post - L'empatia del blogger letterario


“A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”
(terzo principio della dinamica)

Oggi è mio ospite Mattia Loroni, alias Mattia L., che propone una riflessione sull’importanza dell’empatia che un blogger (specialmente se anche scrittore, e quindi abituato a immedesimarsi con i propri personaggi) deve nutrire nei confronti dei lettori. L’educazione e il rispetto sono fondamentali anche nel mondo virtuale, ma spesso molti si dimenticano che dall’altra parte dello schermo c’è una persona e non una sorta di ologramma, e si sentono in diritto di sfogare verbalmente tutte le proprie frustrazioni.
Vi siete mai imbattuti in personaggi del genere?
Raccontate le vostre esperienze. E ditemi: condividete il pensiero di Mattia?

giovedì 9 febbraio 2017

#imieiprimipensieri - sui vostri primi pensieri



La vera comprensione è quella che va al di là della ragione 
e che si fonda sull'istinto, sul cuore. 
Tiziano Terzani

L’iniziativa “I miei primi pensieri” ha ottenuto un successo di gran lunga maggiore rispetto al previsto: alcuni dei blogger che hanno partecipato al gioco non sono nemmeno miei lettori abituali. Ogni contributo è stato significativo perché strettamente personale, specialmente quando allineato alle esigenze espressive dello scrivente e non ai possibili preconcetti del lettore. Ciò nonostante, in questo panorama di forte unicità, ho riscontrato alcune tendenze comuni: oggi desidero analizzarle, seppur in modo sommario, per far sì che questo esercizio “a puntate” possa portare a ciascuno di noi un beneficio creativo tangibile.
Per coerenza con l’obiettivo dell’iniziativa e con l’hashtag che distingue i “primi pensieri” dai post più tradizionali (e revisionati), avrei voluto rispettare in toto le regole. In questa fase di analisi, ritengo però importante essere lucida ed esprimere le mie sensazioni nel modo più chiaro possibile. Quindi, pur imponendomi di non perdermi nel mio solito ciclo degli eterni aggiustamenti, mi concederò di rileggere il post per accertarmi che il discorso fili e per intervenire sulle parti troppo vischiose. E, soprattutto, mi prenderò tutto il tempo che mi serve. Non dimentichiamoci che questa iniziativa ci terrà compagnia per mesi: è importante comprendere appieno ciò che si sta facendo. Per gli sbrodolamenti verbali, ci sarà tempo in futuro.

giovedì 2 febbraio 2017

Cartoline dai miei personaggi


L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso.
(Anne Carson)

Qualche giorno fa, Silvia Algerino ha pubblicato il post 5 Cartoline dai miei personaggi, una sorta di spin-off del suo romanzo. L’idea mi è piaciuta moltissimo, così ho subito pensato a come personalizzarla.

Considerando che il mio romanzo è ancora in corso d’opera, collocare il messaggio di protagonisti e comprimari dopo la parola fine mi sembrerebbe precipitoso. Inoltre, non voglio fare spoiler. Perché, quindi, non supporre che i ragazzi mi abbiano scritto proprio mentre si trovavano nel pieno delle loro peripezie? Dopo tutto, la trama dura circa quindici anni (sedici, se come probabile inserirò un epilogo): è inevitabile che, in un lasso di tempo così ampio, ci siano numerosi spostamenti. Alcuni viaggi sono in parte raccontati o mostrati. Altri, entrano nella storia soltanto di straforo. Uno, addirittura, si svolge prima dell’inizio della storia e potrebbe diventare un prequel. L’ ho citato qui, insieme ad altri che ritengo significativi. Ve li propongo in ordine cronologico, senza rispettare le naturali gerarchie dei personaggi. E, siccome nessuno di voi sa nulla dei viaggiatori (a parte Marina), ve li presenterò in sole tre parole, non legate alla cartolina, ma alla loro personalità.

martedì 31 gennaio 2017

#imieiprimipensieri - tutto il resto è noia

Oggi: noia che sbatte come una persiana al vento.
(Leo Longanesi)
 
Scrittura di getto, 1° prova – Tempo previsto: 20 minuti.

Quando siamo bambini e adolescenti, la noia è associata alla necessità di riempire il proprio tempo con attività piacevoli. Da adulti la percezione cambia. Al centro di tutto, c’è sempre lo scorrere dei minuti. Ma il divertimento, ora, non è più legato alla necessità di adrenalina, ma è il bisogno di un dettaglio che interrompa la sensazione di aver incanalato il proprio percorso esistenziale lungo binari che non prevedono alcuna deviazione. Quando tutto è uguale si cerca spasmodicamente qualcosa che, come un lampo che spezza il bianco delle nuvole, renda vane e inutili tutte le routine. A volte, persino una rogna – come un Ape-Car che va a 30 all’ora in tangenziale – diventa foriera di novità. Perché, mentre sei in coda, pensi. Trovi una pausa dal normale. Ed è in questa pausa che si concretizza la creatività.

giovedì 26 gennaio 2017

I miei primi pensieri - invito ai blogger


Sorridi, respira e agisci con calma.
Thich Nhat Hanh

Circa un mese fa, nel post I primi pensieri dello scrittore, ho citato un brano, tratto dal saggio Scrivere Zen di Natalie Goldberg, che evidenziava l’immenso valore creativo delle nostre idee originarie.

Siccome dai commenti è emerso che molte persone hanno difficoltà ad abbandonare il controllo che la mente esercita sulla loro creatività, ho deciso di proporre un gioco che sarà utile a tutti, compresa la sottoscritta. Mi trovo infatti in una fase piuttosto delicata della mia gavetta letteraria: dopo aver integrato nel mio modo di scrivere le basi di una competenza narrativa sì migliorabile ma comunque discreta, sento la necessità di ritrovare la connessione con quella creatività gioiosa e un po’ anarchica che in passato ha dato vita ai miei testi più intensi. Ho bisogno di impazzire, e voglio farlo insieme a voi.

Prima, però, una piccola precisazione.

Il libro in questione non è un polpettone new-age, ma un manuale di scrittura a tutti gli effetti. Tratto dalle lezioni tenute dall’autrice negli anni ottanta, è diverso dagli altri perché ispirato ai principi della filosofia zen. Essi non vengono menzionati esplicitamente, ma fungono da filo conduttore.

Ne riassumo alcuni, a parole mie:

giovedì 19 gennaio 2017

La voce del Jolly #1 - Davide Laura, dalla strada alla Scala


Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime.
(Victor Hugo)
Da due anni, il musicista Davide Laura allieta i pomeriggi dei sanremaschi con il proprio violino: non c’è nessuno, per le strade del centro, che non conosca e non apprezzi la sua musica. Perché, quindi, non consentirgli di rappresentare la città al Festival? Questa è stata l’idea degli amministratori del gruppo Facebook “Sei di Sanremo se…”, che una decina di giorni fa hanno creato l’hashtag #vogliamodavidelaurasulpalcodell’ariston. Diversi lettori hanno scritto a Carlo Conti per metterlo al corrente dell’iniziativa. In poche ore, un’idea nata quasi come un gioco è diventata virale.
Davide, per diffondere la propria musica, non ha partecipato a un talent o venduto l’anima al demonio: ha semplicemente allestito una postazione in via Matteotti e si è messo a completa disposizione della gente. L’energia veicolata dalle sue note, poi, ha fatto il resto.  Se non ci credete, guardate con i vostri occhi. O meglio: ascoltate con le vostre orecchie. Troverete le sue performance qui e qui: come potrete osservare nel secondo dei due video, anche RaiNews si è interessata a lui…
Vi ho parlato a lungo del Jolly - figura metaforica che lo scrittore Jostein Gaarder ha scelto per spiegare il ruolo dell’artista nella società post-moderna - ma non ho mai avuto l’opportunità di ospitarne uno. Leggete le sue risposte con attenzione: vi faranno capire che essere anticonformisti non significa diventare degli emarginati sociali, ma affermare la propria libertà creativa senza filtri. E che il Jolly non è un supereroe, ma una persona consapevole della propria missione di vita e disposta a mettere l’ego in secondo piano per donare il proprio talento agli altri. Così ha fatto Davide: seppur inserito in contesti musicali importanti, non ha mai rinunciato al contatto con la gente e considera la strada allo stesso livello dei palchi più blasonati.
Spero che l’hashtag #1, vicino al titolo dell’intervista, possa essere di buon auspicio. Ora che il focus del blog sta arrivando a includere, oltre alla scrittura, altre forme artistiche, vorrei che questo post fosse il primo di una serie. Ma non andrò a cercare i miei Jolly: li troverò grazie alla loro arte, come è accaduto con il nostro cittadino onorario, che infinitamente ringrazio per la propria disponibilità.

giovedì 12 gennaio 2017

Quattro consigli di scrittura da Rob Brezsny


Niente si regala tanto generosamente quanto i propri consigli.
(Francois Delarochefoucauld)

Prima di addentrarmi nei meandri di questo articolo, occorre rispondere a una domanda: chi è Rob Brezsny?
Uno scrittore? Un filosofo? Un life-coach? Uno scienziato? Un guru?
No. O meglio: non solo. Rob Brezsny e uno dei più celebri astrologi facenti capo alla scuola psicologica-evolutiva. Le sue indagini, qui in Italia, sono tradotte e pubblicate dalla rivista: “Internazionale”.
Come ben sapete, io diffido dell’oroscopia sommaria proposta dai giornaletti e di tutti quegli pseudo-guru che millantano di predire il futuro. Brezsny non ha questa pretesa: lui, come tutti i colleghi che seguono il medesimo approccio, interpreta i possibili effetti emotivi dei transiti planetari e offre qualche suggerimento (spesso con toni ironici) per affrontarli senza impazzire. Secondo me è bravo. Dannatamente bravo. Così bravo che, commentando le sue analisi, più volte ho scritto: “oddio, mi sta seguendo di nuovo!”
Per il 2017, il buon Robert ha offerto alla Bilancia quattro consigli che intercettano i punti deboli su cui ho lavorato negli ultimi anni. Farne tesoro potrebbe accelerare un processo evolutivo già attivo da tempo e portare benefici sia alla mia scrittura sia alla mia esistenza. Ho deciso di condividerli con voi perché ritengo che il loro valore trascenda il segno zodiacale e la dicotomia credere/non credere: quando si tratta di psicologia o di arte, ogni spunto di riflessione diventa importante. Discuterne insieme, ancora di più.

venerdì 6 gennaio 2017

Tre parole per il 2017


A chi crede nei sogni, basta un gradino per raggiungere le stelle.
(Antonio Aschiarolo)

Da quando Appunti a Margine è nato, è mia consuetudine inaugurare l’anno virtuale con il post delle Tre parole. L’idea originale è di Chris Brogan, ma io ho conosciuto questo gioco grazie a Daniele Imperi, che dal 2010 lo propone sul suo blog. Quest’anno anche Silvia Algerino è stata della partita.

Se qualcuno di voi desidera unirsi al meme, è il benvenuto. Mi permetto però di darvi un consiglio: non limitatevi a scrivere un articoletto di cui vi dimenticherete subito dopo aver risposto ai commenti, altrimenti l’esercizio non servirà a nulla. Scrivete i vostri concetti chiave su un post-it da tenere sempre a portata di sguardo, e lavorate su questi obiettivi nei mesi che verranno, perché è così che si innescano i cambiamenti. Diversamente, tutti i buoi propositi finiranno nel cestino della carta straccia.

Per quel che mi riguarda, è tempo di bilanci: com’è andata con le parole del 2016? Difficile dirlo. Fiducia, leggerezza e amore non si comprano al supermercato. Se avessi scritto: “desidero perdere 10 kg” non avrei avuto alcun dubbio sul raggiungimento dello scopo. Comprendere se un concetto astratto è stato integrato nel proprio carattere, invece, richiede un profondo lavoro di auto-analisi. Sicuramente queste qualità vivono dentro di me in misura maggiore rispetto a un anno fa, ma la loro presenza non è ancora diventata una costante: tendo spesso a demoralizzarmi, a prendermi troppo sul serio e a sostituire la passione con un profondo senso di stanchezza. Mi concedo, dunque, ancora un po’ di tempo per concretizzarle. Noto invece con piacere che le parole del 2015 (Intuizione, Libertà e Costanza), anche se ho impiegato più tempo del previsto, sono state adeguatamente valorizzate. E lo saranno ancora di più, in futuro.

Ora, la mia nuova missione!

giovedì 22 dicembre 2016

Natale con Nathalie Goldberg - I primi pensieri dello scrittore


Sono libera di scrivere le peggiori schifezze del mondo.
(Natalie Goldberg)

Sono pochi i libri in grado di trasformare radicalmente l’esistenza di una persona. Uno di questi è, per me, Scrivere Zen di Natalie Goldberg: non solo mi ha aiutato a prendere confidenza con la pagina bianca, ma ha anche avuto il grande merito di farmi conoscere le filosofie orientali. Dodici anni fa trasudavo inconsapevolezza; ora, grazie a questa sciura americana, ho trovato uno stile narrativo e di vita.

Ricordo ancora il momento in cui, mentre cercavo un manuale che potesse aiutarmi con i miei esperimenti creativi, vidi questo volumetto nello scaffale della Feltrinelli, in Galleria Vittorio Emanuele, a Milano.  Era come se mi chiamasse a sé con la propria energia. Non indugiai un solo istante ad acquistarlo. Lo lessi in pochi giorni. Feci tutti gli esercizi proposti. Da allora, le sue parole sono una sorta di monito, quando il mentale mi distacca troppo dall’essenza dei miei testi. E ogni volta che, durante una prima stesura, la paranoia mi porta a cancellare o rileggere, mi ricordo delle pagine pubblicate qui, le stesse che due anni e mezzo or sono avevano ispirato il post inaugurale di Appunti a Margine.