Le qualità psicologiche e spirituali dello scrittore (2)


Ciò che è stato scritto senza passione, verrà letto senza piacere.
Samuel Johnson

Come anticipato, oggi propongo la seconda parte dell’articolo dedicato alle caratteristiche psicologiche e spirituali che rendono ancora più intensa l’esperienza della scrittura. Se vi siete persi la puntata precedente, eccola qui. I preamboli creerebbero ridondanza, dunque vado subito al sodo.  

Amore per il prossimo
Domenica scorsa, abbiamo elencato alcune attività necessarie per imparare a scrivere, ma ce ne siamo dimenticati una, praticamente fondamentale: parlare.

Non so se a voi è mai capitato di avere molta più facilità nell’esprimervi verbalmente quando avete appena concluso un’importante sessione creativa. A me accade molto spesso, così come mi accade il contrario: quando sono tra la gente basta un piccolo dettaglio a risvegliare un’intuizione. Il colore di una borsa. Una ciocca di capelli più lunga delle altre. Un modo inconsueto di accendere la sigaretta. Osservo le particolarità altrui e mi viene spontaneo porre domande. Con il tempo ho imparato a farlo usando discrezione, e questo mi ha aiutata a creare interazioni significative e profonde.
Mi sono accorta che le persone si aprono facilmente con me, perché percepiscono il mio sincero interesse. La loro storia è un dono, un atto di rispetto e di fiducia. Dunque cerco di renderle onore e di trarne un’ispirazione dignitosa. Mescolandola ad elementi di finzione, la trasformo in poesia.
Nel corso della vita, mi è capitato di attraversare delle fasi di vuoto creativo. Guardandomi indietro, con il senno di poi, mi rendo conto che in quei periodi ero ripiegata su me stessa. Il contatto con gli altri mi dava quasi fastidio. Come avrei potuto scrivere qualcosa di sensato? Se odi la gente, puoi parlare soltanto di te stesso.
Da quando la scrittura è tornata a far parte della mia vita, mi sono ripromessa di non perdere più nemmeno una briciola della ricchezza insita in ogni rapporto umano. Quando intorno a me vedo persone sempre pronte a giudicare, che tirano dritto invece di rivolgere un saluto o un sorriso, provo pietà per loro. Penso che alla base di tale chiusura ci sia soltanto una profonda infelicità. E penso che l’invidia sia la forma più viscida di cattiveria. Nessuna persona è migliore di altre, così come nessuna storia. Esistono solo diversi modi di presentarsi al mondo e diversi modi di raccontare la vita su carta. Tutto ciò che noi facciamo è frutto di una scelta.
Volutamente ho scelto di utilizzare la parola amore, invece di empatia. Non dobbiamo limitarci a simpatizzare: dobbiamo immedesimarci, entrare nei panni dell’altro, cercare di sentire le sue emozioni e di renderle nostre. E poi, portargli rispetto. Sempre. Anche quando ci fa girare le palle. E anche quando il dolore provocato dalle sue azioni è troppo profondo perché lo si possa ignorare.
Amare il prossimo non vuol dire accettare tutto quello che fa. Se qualcuno si comporta male, è un nostro diritto proteggerci. Ma tirare un profondo respiro e avere la forza per guardare oltre è un atto di coraggio. Richiede un allenamento quotidiano. A volte sembra quasi impossibile, ma il malanimo non ci fa scrivere bene. Anzi, a volte annienta la nostra capacità di espressione. Se litigo con il mio compagno, o con mio papà, non riesco a spiaccicare sulla pagina nemmeno una virgoletta striminzita, perché si è creata una separazione fra me e i miei sentimenti positivi, là dove il parente di turno, a volte, diventa metafora dell’umanità intera.

Autostima equilibrata
Avere autostima non significa comportarsi da palloni gonfiati ma mantenere il giusto equilibrio fra fiducia in se stessi e consapevolezza dei propri limiti.
Secondo le filosofie orientali, l’ego è localizzato nel terzo chakra, il plesso solare, che governa l’espressione creativa dell’individuo in relazione all’ambiente circostante. Se c’è uno scompenso a livello energetico, può crollare nei chakra bassi oppure delocalizzarsi in quelli alti generando giudizi troppo severi o troppo indulgenti nei confronti di se stessi. In poche parole, la lucidità viene meno e ci troviamo completamente incapaci di esprimere una valutazione serena e chiara nei confronti delle nostre opere.
A ciascuno di noi può essere capitato di rinunciare a scrivere per mancanza di coraggio, oppure di incaponirci nel voler percorrere strade troppo tortuose rispetto alle nostre effettive capacità, come un neopatentato che decide di mettersi alla guida di una Ferrari. Rispettare se stessi come scrittori significa assecondare le proprie naturali tendenze e, al contempo, studiare per colmare i propri vuoti, senza vergogna o pudore. Ammettere di non essere in grado è un bene, quando ci spinge a rimboccarci le maniche per migliorare. È un male quando invece ci inchioda ad un’inattività fatta di piagnistei.
La fiducia in se stessi si costruisce a piccoli passi. Dopo di che, dobbiamo accogliere la missione di accrescerla, giorno dopo giorno, senza mai portarla all’eccesso. Andrea Giuliodori, sul blog www.efficacemente.it, individua cinque tappe fondamentali, per rafforzare la propria indole. Sebbene tali principi abbiano portata generale, ho deciso di personalizzarli e trasferirli nel nostro ambito, ovvero la scrittura:
Ascolta. Ne ho già parlato nell’articolo precedente e probabilmente lo farò ancora. Ascoltare la realtà è fondamentale per poterne scrivere. E ascoltare noi stessi lo è ancora di più. La nostra voce interiore sa moltissime cose. Se ci prendiamo la briga di dar retta alle nostre intuizioni, senza farci traviare dal mentale, possiamo raggiungere risultati eccellenti. 
Accetta. Accetta i refusi. Accetta gli errori di punti di vista, grammatica e coerenza. Accetta anche di dover riscrivere una scena da capo perché è venuta una schifezza. Accetta qualunque sbaglio, ma non sottometterti mai ad esso. Non chinare la testa, non permettergli di paralizzarti. Semplicemente, parti dal presupposto che non esistono fallimenti, soltanto feedback. È da lì che occorre ripartire per diventare migliori.
Affronta. Nel momento in cui decidiamo di scrivere, entriamo in contatto con un mondo completamente nuovo che ci trascina dentro sfide continue: una trama che non gira, un personaggio troppo piatto, un lettore-cavia che ci fa aspettare troppo, prima di esprimere il proprio parere. Ogni giorno ne capita una nuova e tirare il fiato sembra impossibile. Occorre sopportare. Reagire. Alzare la testa e andare avanti, galvanizzati per la nuova sfida.
Afferma. Abbiamo delle aspirazioni e dobbiamo viverle con autenticità. Se, davanti al foglio bianco, riusciamo ad essere noi stessi, la nostra voce avrà un suono riconoscibile, sarà libera e sincera.
Agisci. E fallo consapevolmente. Scrivi sempre. Un pochino tutti i giorni, anche se ti sembra di non avere tempo. Procedendo verso una direzione nota e con velocità costante, prima o poi si giunge alla meta. 

Capacità di divertirsi scrivendo
Ho tenuto questa caratteristica per ultima, perché la ritengo la più importante. Non voglio dedicarci troppe parole: credo si commenti da sola.
Perché scriviamo? Possiamo trovare migliaia di risposte a questa domanda. Ma credo che una di esse accomuni tutti noi. Scriviamo perché ci piace. Punto.
Anche quando ci sentiamo bloccati in un punto morto, o vogliamo divorziare dal nostro protagonista perché siamo stufi di averlo sempre intorno, non dobbiamo mai perdere la gioia.
Molte delle persone che scrivono hanno anche un’occupazione fissa, con il suo carico di stress e di frustrazione. La scrittura è lo strumento che ci rende liberi. È la nostra passione. È il nostro pane quotidiano. Nessuno ci costringe a timbrare il cartellino. Piuttosto che sforzarsi, quando proprio non siamo in vena, è meglio fare una passeggiata. L’ispirazione tornerà al momento più opportuno. Farsi venire le paturnie davanti al foglio bianco può essere deleterio.
A ciascuno di noi piacerebbe trasformare la scrittura nella propria principale fonte di reddito. Sono dell’idea che chi ama profondamente il proprio lavoro abbia una vita felice e serena. Essere pagati per fare ciò che faremmo (e facciamo) volentieri anche gratis sarebbe il sogno di tutti. Se ciò dovesse succedere, non dobbiamo mai scordarci di quell’energia primordiale che ci ha trascinati, per la prima volta, davanti ad un pc. La soddisfazione per un pezzo scritto egregiamente, mescolata a quella sana allegria che ci fa saltellare come pulci con in mano un paio di fogli freschi di stampante, è un’emozione che merita di accompagnarci sempre. 

Adesso che ho elencato tutte e sei le qualità psicologiche e spirituali dello scrittore, in quale vi vedete maggiormente? Pensate che debbano esserne aggiunte altre?

Commenti

  1. Bello questo articolo! Mi ci sono ritrovata in gran parte, pecco un po' nell'autostima che non è per nulla equilibrata, è talmente rasente lo zero che praticamente non c'è. Per quanto riguarda la capacità di divertirmi scrivendo, beh quella supplisce tutte le altre mancanze. E' l'unica cosa che mi fa stare bene anche dopo un turno massacrante al lavoro e che mi fa restare sveglia fino alle due a scarabocchiare idee sconclusionate che poi prendono forma quasi da sole, chiaramente non diventerà mai la mia fonte di guadagno, ma questo non mi impedirà di provarci, di scrivere ancora e leggere tutto quello che mi capita a tiro.


    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, benvenuta sul blog! Se la scrittura dovessi diventare una fonte di entrata che consente di arrotondare lo stipendio, ben venga. Per ora non è questo lo scopo, è comunque bello avere la possibilità di migliorarsi giorno dopo giorno e trovare un piccolo spazio, all'interno della propria vita quotidiana, da dedicare a sé e alla propria crescita personale... Ebbene si: scrivere non è un'attività avulsa e fine a se stessa, ma ci rende persone migliori!

      Elimina
  2. Io mi ritrovo molto nella sesta ed ultima.
    Quando scrivo, mi immagino lettore. E mi immagino le reazioni del lettore a ciò che ho scritto.
    Pertanto voglio divertirmi anche io, per esser sicuro di far divertire (almeno si spera) il futuro lettore. O, quantomeno, di sorprenderlo, di stupirlo, di suscitargli qualche emozione^^

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto! Anche io la penso come te. Penso che le nostre emozioni siano tangibili e impregnino le nostre parole, arrivando al lettore. Per questo è importante che ci sia un investimento emotivo, quando scriviamo. Diversamente saranno solo pagine piatte e vuote.

      Elimina
  3. Complimenti per i due post, ho apprezzato come hai coniugato delle pratiche per migliorare la propria scrittura con delle pratiche che possono essere utili anche per migliorare la vita quotidiana.
    Di certo aprirsi all'ascolto e alle critiche è una delle cose più difficili, ma è un esperienza formativa non indifferente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio per i complimenti. Hai ragione: queste pratiche aiutano a prescindere dal fatto di scrivere o meno. Applicate alla scrittura, rendono questa esperienza più completa e profonda.
      Grazie per essere passato/a a trovarmi. Spero di rivederti ancora su questa pagina.

      Elimina
  4. L'empatia ce l'ho con l'obiettivo: passeggiando, chiacchierando..se qualcosa capta quel qualcosa oltre la barriera dei miei occhi e devo immortalarlo.
    E quelle volte, non lo faccio frettolosamente, ci sto con calma...luce, prospettiva.
    Perché quando riguardo lo scatto poi, deve ridarmi in memoria c'ho che io ho provato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto: stessa cosa con lo scrivere. Ci sono alcune immagini, registrate anche dieci anni fa, che ho ancora impresse nella memoria, come se le avessi vissute proprio ieri ... :)

      Elimina
  5. Sai cosa mi piace di te? Il modo in cui tratti argomenti utili per gli scrittori, intingendoli nella Vita. Io passo spesso a leggere articoli simili al tuo (altrove intendo) anche se, come ho già detto in altre occasioni, non sono una scrittrice e scrivo d'"istinto" e non di "competenza" (un po' come quei "musicisti" che suonano ad orecchio) e leggendo ciò che tu scrivi non mi sento mai "fuori posto", pur non avendo alcuna delle caratteristiche tipiche di uno scrittore. Gli argomenti da te è come se si "indossassero" un anima e un cuore (non so se riesco a spiegare ciò che intendo) ... be', in poche parole, mi complimento per la tua "straordinarietà"! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio di cuore per i complimenti. Nemmeno io sono una professionista. Ho ricominciato a scrivere dopo un periodo di vuoto creativo durato parecchi anni, e mi sto riavvicinando pian piano a quest'arte. Come ho evidenziato nelle pagine "scopo del blog" e "mi presento", per me questo è un momento di rinascita e voglio pormi in modo umile, nei confronti di chi mi segue (quasi tutti i miei lettori hanno molta più esperienza di me) parlando solo di ciò che conosco, senza sboronate. In poche parole, condivido ciò che imparo ogni giorno, cresco insieme al blog ed insieme al romanzo che sto scrivendo e che intendo portare fino alla fine. Forse è per questo che mi senti così vicina :)

      Elimina
  6. Certo quella che definisci "capacità di orientare la propria mente e di vivere “come se”" è molto importante. Significa prendersi sul serio, rinunciare a ogni pessimismo e cinico distacco (che vanno tanto di moda!) per mettere tutte le tue risorse al servizio della scrittura, anche senza avere certezze su come andrà a finire. E farlo con umiltà, naturalmente. Non è facile mettere insieme le due cose.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione: il tuo discorso si lega a quanto dicevo prima sull'importanza di avere una giusta stima di se stessi. Nè troppa, altrimenti si diventa "sboroni", nè troppo poca, o ci si demoralizza. Oggi ero in crisi su un pezzo ostico e sono veramente stremata. Ho piagnucolato un po', ma poi sono riuscita a scriverlo. Ignoro cosa sia venuto fuori... ma l'importante è averlo fatto. Quando immagino il mio primo romanzo concluso, trovo la forza per andare avanti :)

      Elimina
    2. Sai cosa dice la Alderson (sempre lei, quella del mio ultimo post)? "Ogni volta che continui a scrivere convinto di essere indegno e che il tuo lavoro non valga nulla, sei sulla via del successo."

      Elimina
    3. Questo secondo me è vero se la sensazione di essere indegni spinge a lavorare molto, a cercare sempre nuove strade e nuovi percorsi di crescita. Tale sensazione può diventare un'arma a doppio taglio se spinge all'immobilismo ed al compiacimento masochista.

      Elimina
  7. Sagge e profonde le tue riflessioni. Hai toccato una nota dolente: l'autostima. Io tendo a deprimermi e demotivarmi facilmente. Per scrivere serenamente devo dimenticarmi del "dopo", della pubblicazione e di tutto quello che ci gira intorno, altrimenti l'autostima va a picco e perdo la voglia anche di scrivere. Per fortuna l'ultima qualità non mi manca: mi diverto e anche molto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so, capita anche a me. Pur lavorando facendo a ruota libera la prima stesura di ogni scena (mi sono imposta il diktat di non fermare mai la mano) e subito dopo le altre due, l'istinto di revisionare e modificare è sempre in agguato, ed è legato all'insicurezza. Si aggiunge il fatto che è la prima volta che scrivo un romanzo non basato su esperienze autobiografiche, e con intenzioni serie, dunque ho un po' di insicurezze. Un po' tante. Tuttavia, devo ammettere che il sostegno da te ricevuto nel nostro "carteggio" mi sta aiutando moltissimo, al punto che stanotte mi è venuta un'idea.. ci rifletto ancora un attimo, e te ne parlerò :) un bacio

      Elimina
    2. Sinceramente credo che pensare al "dopo" abbatta un po' tutti, Teresa. Sarà perché quella della scrittura è una via facile facile... ;)

      Elimina
    3. Parlare delle nostre esperienze di scrittura aiuta a farsi venire le idee e anche a farsi coraggio per andare avanti!

      Elimina
    4. Esatto!! A me piace moltissimo comunicare con voi! In famiglia ne parlo pochissimo, al massimo con mio marito che ascolta le mie idee senza dire una parola, salvo un "a me sembra okay" alla fine ;)

      Elimina
  8. I paragrafi del tuo articolo sono tutti importanti, ma l'ultimo è fondamentale! Se si comincia a inserire il verbo "devo" nella scrittura, c'è qualcosa che non va: "devo riscrivere una scena" non va bene. Piuttosto: "voglio riscrivere una scena" è meglio. Il verbo "dovere" appartiene più al nostro lavoro, purtroppo. Scrivere è una valvola di sfogo e un divertimento. :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giusto! Questa cosa del verbo "dovere" entra, secondo me, anche nel discorso dell'orientamento mentale e del vivere come se... l'esempio del peso è calzante: hai mai sentito qualcuno dire che vuole dimagrire? :)

      Elimina
  9. Sull'argomento del peso sfondi una porta aperta: io sono perennemente in dieta per problemi di salute. E comunque i dietologi che mi seguono insistono molto non sul "deve" ma sul "voglio". Lo stesso dovrebbe (qui ci sta bene) avvenire con la scrittura.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so molto bene, perchè anche io sto seguendo una "dieta" ma per il motivo opposto: quando vivo momenti di difficoltà tendo a dimagrire tantissimo. E anche io (che ho un'alimentazione giusta, mangio abbastanza, ma non sono golosa) a volte vivo come una forzatura il fatto di dovermi "abbuffare" per prendere qualche chilo... soprattutto d'estate, mi cala l'appetito... però dev...ehm... voglio arrivare a prendere qualche chiletto!

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Letture che ispirano - La trilogia del male di Roberto Costantini

Freedom writers - il valore della scrittura di getto

Con le mani nei capelli - manuali e guest-post

La descrizione fisica dei personaggi

Scrivere un romanzo - portare a termine la prima stesura

I miei anni '90

Scripta manent - Il viaggio invisibile delle parole

La voce del Jolly #1 - Davide Laura, dalla strada alla Scala

La volontà di essere un Jolly

Il Jolly e la gassosa purpurea - la disinformazione