Guest-post (5) - Self-publishing: cos'è e come funziona.




Oggi è mia ospite Gloria Zaffanella, Public Relation Manager di Stampaprint S.r.L, che illustra agli aspiranti scrittori l’ABC del self-publishing. Molti neofiti, infatti, ancora ignorano l’opportunità di diventare imprenditori di se stessi. Altri, ritengono che sia sufficiente fare click su Amazon per assecondare il proprio bisogno di sentirsi scrittori. Poco importa che l’editing sia sommario, il testo poco curato e la grammatica carente.
Auto-pubblicarsi non significa rinunciare alla qualità della propria opera. Occorre la volontà di investire – nell’editing e nella grafica - oppure la competenza per poter fare tutto da soli. 



Se ci chiedessimo “Tutti possiamo diventare scrittori?”, una possibile risposta è “Certamente sì”. Ho detto possibile risposta, perché questa dipende dal punto di vista con cui si considera la domanda. Se ci riferiamo alla qualità della scrittura o al particolare talento che alcuni hanno, è difficile rispondere con un sì netto e deciso. Autori come Andrea Camilleri o Chiara Valerio hanno trovato il loro modo di essere scrittori, ed è ciò che li caratterizza, oltre che ciò che li ha resi noti al pubblico. Talenti in ambito letterario non ne nascono tutti i giorni (e questo vale per qualsiasi altro campo!); ciò non toglie che chi ama scrivere o desidera lanciarsi verso una nuova strada (e magari scoprire di essere proprio portato per questo!) ha oggi la possibilità di poter pubblicare la sua opera, grande o piccola che sia, e di venderla online oppure offline, a seconda di ciò che preferisce.
Ecco perché tutti possono diventare scrittori! Questa grande opportunità è data dalla possibilità dell'autopubblicazione.

Che cosa significa?
La parola autopubblicazione è la traduzione in italiano del termine inglese self-publishing e indica che un autore è contemporaneamente anche l'editore di se stesso.
Il self-publishing esiste già da diversi anni ed è solo ultimamente che ha cominciato a essere conosciuto, soprattutto in Italia, poiché negli Usa o in Gran Bretagna ha già riscontrato parecchio successo.
Chi decide di scrivere un saggio, un piccolo manuale, un romanzo o una raccolta di poesie, per non fare che qualche esempio, ha ora la certezza di essere pubblicato, dato che sarà lui stesso a farlo, e soprattutto, è libero di parlare di ciò che più piace e interessa, in quanto è l'editore di se stesso.
Certo, questo non vuol dire successo immediato e vendite alle stelle, ma non è detto che ciò accada scegliendo una casa editrice tradizionale. Tutto dipende dall'argomento trattato, dalle mode, dal periodo dell'anno e da quanto lo stile è apprezzato. 
Questa modalità di essere scrittore rappresenta un'innovazione nel mondo dell'editoria ormai già da diversi anni, poiché permette a chiunque di poter pubblicare il proprio libro in modo relativamente rapido ed economico.
La rapidità dipende quasi esclusivamente dal tempo impiegato nella stesura dell'opera; una volta che abbiamo già tra le mani il nostro libro, ci sono diverse piattaforme online dedicate al servizio di autopubblicazione.
L'aspetto economico riguarda tutti quei vincoli che le case editrici normalmente richiedono, ma che vengono completamente saltati se si diventa gli editori di se stessi. 

In che modo si fa self-publishing?
Per pubblicare il proprio libro in modo autonomo ci sono diverse piattaforme online dove è possibile dare forma all'opera tramite impaginazione e scelta della copertina. Una volta che la realizzazione è terminata, il libro può essere venduto direttamente online, spesso dal sito della piattaforma su cui è stato creato, evitando così la ricerca del canale di vendita, almeno nell'immediato.
L'autopubblicazione, infatti, non richiede di dover necessariamente stampare le copie del libro per poterle vendere ed è per questo che costituisce una modalità alla portata di tutte le tasche degli aspiranti scrittori.
Questa è sicuramente una delle novità significative che il self-publishing ha introdotto e che vedono un incremento continuo del suo utilizzo. Rispetto all'editoria tradizionale, le piattaforme per l'autopubblicazione eliminano la figura dell'intermediario, i relativi costi e i vincoli tra scrittore e lettore. Utilizzando un'espressione del linguaggio commerciale, con l'autopubblicazione si va dal produttore direttamente al consumatore.

Chi si occupa della revisione e dell’editing?
Naturalmente, venendo a mancare una casa editrice come sostegno, l'autore deve essere consapevole che tutti i compiti, quali revisione, editing e promozione del libro, sono a suo carico e potrebbero costituire forse la parte più impegnativa e costosa del lavoro.
Su questo punto è bene soffermarsi un attimo, perché la cura del testo è un elemento molto importante, tanto quanto il contenuto.
Scrivere e pubblicare un libro, infatti, non vuol dire semplicemente mettere nero su bianco la nostra idea, ma occorre darle anche una presentazione e un senso logico. L'impaginazione, l'ordine dei capitoli, la scelta del carattere e l'eventuale presenza di immagini hanno un peso nella valutazione complessiva dell'opera e non servono solo a renderne piacevole la lettura, ma anche a metterne in rilievo determinati passaggi o concetti. Altrimenti, il testo rischia di essere tutto uguale e il libro perde il suo ritmo e il suo essere, per l'appunto, un libro.
Oltre alla forma, anche il contenuto è molto importante e le fasi di revisione e di editing non sono mai da trascurare, in quanto aiutano a capire se abbiamo veicolato bene il contenuto e se lo abbiamo reso leggibile e comprensibile per i lettori.
L'editing, in particolar modo, è estremamente utile per rivedere la coerenza e la comprensibilità di un testo. Durante la sua stesura, ad esempio, può capitare di fare delle digressioni o descrizioni che risultano fuorvianti o eccessive rileggendo il libro una volta terminato. Oppure possiamo aver fatto delle citazioni e accorgerci che abbiamo messo il riferimento sbagliato. O ancora possiamo aver cambiato il nome di un personaggio senza volere, cosa che rende impossibile la comprensione dell'opera. Tutti questi passaggi sono da tenere bene a mente o si rischia di pubblicare un qualcosa a metà o di poco valore.
Occuparsi dell'editing del nostro stesso libro non è cosa semplice, in quanto sappiamo già cosa abbiamo scritto e qual è l'idea di base. Dovremmo riuscire a leggere il libro “dall'esterno”, dimenticandoci di cosa parla, così da essere in grado di valutarlo realmente dall'inizio alla fine. Oppure affidarlo a un professionista. Niente è comunque impossibile.

Quanto costa autopubblicarsi?
Se non si fa ricorso a figure esterne, come appena accennato, i costi del self-publishing possono essere bassissimi, poiché non c'è il vincolo di dover stampare un numero minimo di copie – e il possibile conseguente problema dell'invenduto – soprattutto se si decide di vendere unicamente online o addirittura in formato ebook. I costi sono di solito quasi inesistenti, a volte viene richiesto l'acquisto di una copia del proprio libro, ma la cifra rimane comunque irrisoria (forse al pari di una cena in pizzeria) poiché i libri autopubblicati costano generalmente molto poco. È difficile, però dare delle cifre precise, in quanto queste dipendono dallo store online presso cui si vuole vendere e dalle condizioni che pone.
Se, invece, si vuole pubblicare la propria opera attraverso canali tradizionali, i costi riguardano il numero di copie che si decide di stampare. Dato che non si è più legati ad una tiratura minima imposta dalla casa editrice, la quantità dipende da noi e dagli accordi presi con il punto vendita. I costi della stampa, poi, possono essere notevolmente contenuti, soprattutto se si pensa alla praticità e all'economicità del web to print e dei servizi delle tipografie online, che non richiedono un numero minimo di stampe per avere prezzi convenienti.

L'autopubblicazione è un'opportunità che mette davvero a diretto contatto con tutto quello che sta intorno al libro, dalla sua ideazione fino alla sua vendita. Può quindi essere vista come una modalità  per toccare con mano “gioie e dolori” di un autore letterario e capire se effettivamente è una strada che possiamo percorrere solo per passione o se, invece, sentiamo che è la nostra.

Voi che ne dite? Avete mai pensato di auto-pubblicarvi? Il self-publishing può essere una nuova soluzione per pubblicare libri, al di fuori dei canali tradizionali?

La guest-blogger.

Gloria Zaffanella è Public Relation Manager di Stampaprint S.r.l., azienda leader in Italia nel settore della stampa online. Dopo una carriera nel print marketing, Gloria ha studiato le dinamiche del search engine marketing per approfondire le molteplici opportunità di un loro utilizzo congiunto.

Commenti

  1. Interessante post!
    Sinceramente non avevo mai pensato ad un libro con le mie poesie... chissà se in un domani......

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  2. Io ritengo che il self sia spesso un'ottima strada per i generi non narrativi. Mi è capitato, ad esempio, di contribuire a delle pubblicazioni tramite il print on demand di relazioni di progetti di associazioni, opere che non potevano certo interessare a un editore.
    Sulla narrativa ho le mie belle perplessità, che sono essenzialmente due.
    – Tutti possiamo diventare scrittori? Ricordo il film Ratatuille. Tutti possono diventare cuochi, a patto di avere un minimo di talento e di darsi tanto, tanto, tanto da fare. Il ragazzino figlio illegittimo del cuoco famoso non riusciva affatto a diventare cuoco, non era quella la sua strada. Passare l'idea che non serva alcuna selezione e alcuna competenza mi lascia perplessa. Un conto è raccogliere i propri scritti per fare, ad esempio, un regalo agli amici e ai parenti, cosa simpatica e fattibilissima con il self. Un altro conto è arrogarsi la qualifica professionale di scrittori o, peggio ancora, illudersi che basti un click per assurgere a chissà quale empireo letterario, alla fama e alla gloria. La strada del self può essere percorsa con serietà e professionalità, ma prevede un impegno anche maggiore di quello che spetta all'autore che pubblica con l'editoria tradizionale. È una scelta che non svilisco, ma anzi stimo, deve, però, essere chiaro che comporta impegno, professionalità, competenze e costi.
    – Arriviamo quindi ai costi. Un testo va editato, va affidato a un grafico per la copertina e bisogna occuparsi della promozione. Ci sono casi fortunati in cui un autore ha sotto mano tutte queste professionalità. Quando però non è così, accedervi comporta dei costi. Nell'editoria, l'editore si fa carico di TUTTI i costi e divide con l'autore i guadagni.
    Quindi sono d'accordo che l'autopubblicazione sia un'opportunità per il non narrativo. Per la narrativa permangono tutte le mie perplessità. Credo, inoltre, che self ed editoria tradizionale siano esperienze molto diverse e un giovane autore possa solo fino a un certo punto "toccare con mano gioie e dolori di un autore letterario" se alle prime esperienze di autopubblica. Francamente ritengo che forse un autore con una certa esperienza possa autopubblicarsi, quando già conosce un po' il mercato editoriale, le sue dinamiche e ha fatto esperienza di promozione. Per chi è alle prime armi il rischio concreto è buttare sul mercato un testo ancora acerbo.
    Ho molto rispetto per chi, come l'autrice di questo post, si occupa di self con professionalità, spero quindi che le mie osservazioni siano prese per quello che sono, degli spunti di riflessione.

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    1. Sono d'accordo con te per quel che riguarda la qualità di un'opera, necessaria anche quando ci si autopubblica. Per questo motivo, prima ancora che Gloria redigesse il suo post, mi sono accertata di far sì che non venisse veicolato un messaggio sbagliato, per la serie "il self-publishing rende la scrittura democratica"... Sai che è un principio che non condivido, specialmente dopo la brutta esperienza con il guest-blogger autopubblicato che esaltava la possibilità di diventare scrittore solo tirando fuori qualche euro. Amo troppo la scrittura per poter veicolare un messaggio del genere e, anche se non escludo l'autopubblicazione, potrei sceglierla solo se avessi un po' di "euri" da investire nella grafica e nell'editing, per far sì che la qualità del mio romanzo non sia inferiore a quella di un'opera pubblicata secondo i canali tradizionali...

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    2. Capisco e condivido il vostro punto di vista. L'intenzione del post, infatti, è mostrare il self-publishing come una valida opportunità per chi non ha un budget elevato o magari per chi si sente ancora troppo timido per presentarsi ad una casa editrice. Ciò che conta è capire che scrivere - come qualsiasi altra attività - non è un gioco da ragazzi, serve impegno e soprattutto la capacità di farsi un minimo di onesta autovalutazione.

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  3. Ho giù usufruito. Per un dilettante come me che non ha soldi da buttare è la soluzione migliore.

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    1. Un bel po' di ebook :-)
      Sono tutti su amazon, mainstream, fantastici e sperimentali. Se vuoi farti un'idea sono qui:
      http://www.amazon.it/s?_encoding=UTF8&field-author=Ariano%20Geta&search-alias=digital-text

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    2. Certo, guarderò volentieri :)

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    3. Andrò a dare un'occhiata anch'io volentieri!

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  4. L'ottimo articolo offre molti spunti di riflessione. Ringrazio l'autrice per la professionalità con cui ha trattato l'argomento del self publisching su cui ho qualche perplessità. Diffido, infatti, di opere editate dell'autore stesso che talvolta non ha il distacco giusto per essere pienamente obiettivo. Con una cura esterna, invece, il self. publisching diventa un'opportunità da tenere in considerazione.

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    1. Mi piace il tuo modo di scrivere "self-publishing"! :-)

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    2. Ti ringrazio. Come ho già detto sopra, bisognerebbe davvero essere sinceri con se stessi nel valutare la propria opera!

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  5. Io ho lavorato per anni nell'editoria tradizionale a vari livelli. Mi sono occupato di grafica, impaginazione, traduzione, editing e correzione di bozze. Ho scelto di fidarmi di questi miei trascorsi e fare tutto da solo. Sarà poi il pubblico - o il non pubblico - a dire la sua.

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  6. Ho sentito molto parlare del self-publishing in questo periodo e devo dire che la cosa mi ha molto incuriosita. Tuttavia non so se lo farei.
    Credo che un autore che desideri essere conosciuto tramite il sp debba, prima di tutto, avere molto tempo a disposizione, perché non si tratta solo di revisionare il romanzo, scegliere una copertina ed è fatta. Si tratta proprio di fare le veci di una casa editrice e, quindi, di farsi pubblicità.
    Una sola persona, ovviamente, non potrà mai farlo come lo fa un editore, deve quindi scegliere una fetta di pubblico e presentare il suo libro e sé stesso, nutrire quel pubblico che si interessa, stare sempre dietro a siti, blog e altre piattaforme, altrimenti il suo libro finirà presto nell'oblio.
    Per parte mia so che non ho la costanza di farlo, e se lo facessi non sarebbe certo per vendere o diventare famosa, ma solo per il gusto di aver pubblicato. Però non è una cattiva soluzione, se si ha tempo, voglia e passione.

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    1. Sono d'accordo. Il SP ci chiede di essere a tutti gli effetti imprenditori di noi stessi. :)

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    2. Penso che serva anche una buona motivazione per affrontare le fasi dell'autopubblicazione :-)

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  7. Io sono convinta che il SP sia un'opportunità ottima e spero che si possa continuare a esistere in futuro. Però è anche un'opportunità sprecata da molti che si buttano a capofitto senza curarsi di presentare un prodotto impeccabile. Per quanto mi riguarda, al 90% sceglierò questa strada, quindi ben vengano articoli che ne parlano in modo professionale come questo.

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    1. Tu puoi farlo. GDI era impeccabile, come se fosse stato editato esternamente. :)

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    2. Sono contenta che ci sia chi vede in modo ottimista il self-publishing e ha intenzione di utilizzarlo in modo consapevole :-)

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  8. Articolo molto ben strutturato, complimenti. Ho sperimentato io stessa varie forme di pubblicazione, da quella tradizionale con casa editrice a quella del self-publishing servendomi di piattaforme come ilmiolibro.ti all'inizio e lulu.com ora. Ho sentito anche parlare di youcanprint.it.

    Prima di approdare al self-publishing bisogna avere una solida esperienza editoriale alle spalle per presentare il proprio prodotto al meglio, a partire dall'editing del testo. Se non si è in grado di farlo da soli, bisogna investire dei quattrini assoldando un editor. Mi è capitato di leggere ad esempio un'ottima storia gialla che dal punto di vista dell'editing era un disastro. Trovo poco serio questo atteggiamento, perché chi compra il tuo libro - e spende dei soldi - si aspetta quantomeno che l'aspetto e la leggibilità siano decorosi.

    Risolto questo aspetto non marginale, quello che per me è un autentico svantaggio nel self-publishing è la promozione e la vendita. L'autore deve attivarsi in prima persona per promuovere il testo in maniera efficace e non fastidiosa, organizzare presentazioni e vendite, e la cosa richiede moltissimo impiego di tempo ed energia.

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    1. Sono d'accordo con te: fare self-publishing richiede tempo ed energia. Se viene a mancare una casa editrice, non si può pensare che le sue funzioni scompaiono. Il self-publishing è un'altra modalità di pubblicazione.

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  9. Io ho sperimentato il self-publishing dopo la conclusione del mio contratto con la Casa Editrice: vincendo un concorso letterario, la CE si è fatta carico di pubblicare il libro in versione cartacea; il nostro rapporto è durato tre anni, poi i vincoli si sono sciolti e, poiché non volevo che il mio romanzo venisse totalmente dimenticato, oltreché per dare l'opportunità a quanti continuavano a chiedermelo di acquisirne una copia, mi sono messa in gioco con questo tribolato strumento di pubblicazione faidate che ha risolto in parte i miei problemi, ma mi ha caricato di uno stress non da poco nella fase complicata della revisione. Sì, la Casa Editrice non si era adeguatamente occupata (o non lo aveva fatto per niente) dell'editing né della correzione di bozze e io mi sono ritrovata davanti una mole pazzesca di lavoro, non aspettandomi, tra l'altro, di avere a che fare con un'infinità di micro e macroscopici errori che ancora adesso spuntano come funghi! Anche gli scrittori più avveduti non si accorgono di quanti se ne arrivino a commettere in un'opera scritta e, spesso, l'occhio dell'autore non riesce a vedere ciò che la lettura di terzi riuscirebbe a scovare. Dunque il self-publishing, in qualche modo, aumenta le responsabilità, non serve solo per ovviare al problema della mancata pubblicazione attraverso le vie ordinarie.

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    1. Rivedere il proprio testo è davvero un lavoro infinito. In questi casi, infatti, un punto di vista esterno aiuta sempre!

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  10. Non ho mai preso in considerazione l'autopubblicazione, ma è un "per ora". Possono esserci situazioni in cui è una buona soluzione.

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  11. Può essere un'ottima strada solo se fatto bene, ma spesso vedo opere arrangiate, in cui mancano proprio le basi per la pubblicazione.

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    1. Come Marina ha detto, l'autopubblicazione aumenta le responsabilità su tutto il lavoro. Poi bisognerebbe davvero essere onesti con se stessi e rendersi conto se si è in grado di autopubblicarsi o se serve, al contrario, il supporto di un esterno.

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