Gli elementi che compongono l'ambientazione.


Mi sembra che si dipenda dai luoghi in funzione dell'immaginazione,
del temperamento, della passione, del gusto e dei sentimenti.
(Jean De La Bruyère)

La stesura del mio primo romanzo sta procedendo un po’ lentamente per due ragioni.
La prima è stata menzionata più volte, al punto da diventare una sorta di mantra auto-distruttivo: non ho il tempo che vorrei, sono sempre sballottata a destra e a sinistra come una pallina da flipper.
La seconda invece non dipende da circostanze esterne, ma porta con sé un super-sincero mea culpa:  l’idea che ho in mente è molto impegnativa e ho ancora tanto da imparare. Più volte mi sono domandata se questo progetto non fosse troppo ambizioso per una scrittrice alle prime armi. Però sono testarda come un mulo e vado avanti per la mia strada. Il mio obiettivo è fare un buon lavoro. So che occorrerà del tempo e che, per raggiungere la meta, dovrò lavorare molto sulle mie lacune, ma non demordo e, pur essendo piuttosto soddisfatta per i miei progressi, non mi siedo sugli allori.
Fra i tanti passi avanti che ho compiuto negli ultimi sei mesi, ce n’è uno importantissimo: anche se il mio stile è ancora in evoluzione (credo che questo principio valga anche per gli scrittori affermati), inizio ad avere un’identità piuttosto definita, una voce abbastanza riconoscibile. Ora la mia attenzione può concentrarsi su questioni tecniche più avanzate:  la gestione ottimale del punto di vista in terza persona limitata, un incastro sapiente delle due time-line parallele, la guerra contro una naturale tendenza all’infodump e, non ultimo, la mia decisione di valorizzare al massimo l’ambientazione, fondamentale per la buona riuscita dell’opera.
E oggi voglio parlarvi proprio di questo.

Mi sono resa conto che molti aspiranti scrittori hanno una visione piuttosto limitata di questo concetto: per loro, si tratta semplicemente del luogo fisico in cui si svolge la storia. In realtà, l’ambientazione nasce dall’unione di componenti diverse, ed è il loro equilibrio a definire il tono generale della narrazione. L’ambientazione è un personaggio a sé stante, che dialoga con gli altri soggetti presenti sulla scena e intrattiene con loro uno scambio alla pari. Non deve mai essere ridotto a un ruolo di mero sfondo, né prendere il sopravvento sui personaggi, bensì relazionarsi con loro in modo sano ed equilibrato. L’interazione, in poche parole, deve essere paritaria.
Prendendo spunto dal volume Per scrivere bisogna sporcarsi le mani di Grazia Gironella, ho dunque deciso di illustrarvi i principali elementi che compongono l’ambientazione e (un po’ per la necessità di un’ auto-analisi, un po’ per soddisfare la curiosità di chi mi scrive per saperne di più sul romanzo in corso d’opera) di raccontarvi come li utilizzo.  Ovviamente si tratta di scelte soggettive, coerenti con il tipo di storia che sto raccontando, non di regole generali valide per tutti.

Spazio – Cito questo elemento per esigenza di completezza sebbene, come ho evidenziato anche sopra, si tratti di una componente alquanto banale, che però non deve assolutamente essere gestita in modo banale: spetta noi, in quanto scrittori, scovare i dettagli che meritano di essere evidenziati per valorizzare la scena.  
Già in passato ho parlato della scelta di Milano come location principale del mio romanzo, illustrandovi le mie motivazioni. Ancora oggi, considerando la piega che le vicende stanno prendendo man mano che scrivo, sono convinta che questa storia non potrebbe svolgersi da nessun’altra parte.
Tendo a prediligere gli ambienti all’aperto, perché lasciano maggior libertà di movimento ai personaggi. Sono una post-moderna, lo sapete. E sono anche piuttosto perversa: non mi piace che i miei protagonisti si sentano troppo al sicuro, nell’intimità di casa propria. Preferisco lanciarli in giro per il mondo, allo sbando. Oppure alimentare in loro un senso di soffocamento, rinchiuderli in luoghi dai quali scapperebbero volentieri, se ne avessero la possibilità.
Milano è una città per sua natura alienante. Io ci ho vissuto e lo so bene. Nei momenti di solitudine, i suoi spazi sembrano volerti divorare. Il rischio di sentirsi soli è sempre dietro l’angolo, e i miei protagonisti sperimentano questa sensazione al 100%.
Inoltre, questa scelta mi pone davanti una sfida letteraria ed estetica molto interessante: quella di trovare la bellezza in mezzo al cemento, la luce in fondo al tunnel, la felicità in mezzo al grigio. È quello che mi piace chiamare “fascino del brutto”: esiste una poesia anche nella metropoli più cupa e i miei personaggi, grazie ai propri sentimenti positivi, possono diventare – se vogliono, ma non sempre vogliono - un faro in mezzo alla nebbia. Non è un caso che una delle scene d’amore più appassionanti e intense del romanzo si svolga in un luogo che non è romantico per niente... ma chi ha letto quelle pagine ha definito la mia scelta coraggiosa ai limiti della genialità, e io sto ancora gongolando.

Tempo – Inteso come periodo storico, ma non solo. Importanti sono anche il giorno e l’ora in cui si svolge una storia, un capitolo, una scena. Un litigio non ha lo stesso sapore, se avviene all’alba o all’ora di punta, ad agosto o a dicembre. Ogni dettaglio è significativo per conferire maggiore concretezza e credibilità alla vicenda, suscitare emozioni, veicolare un messaggio.
Dal momento che la mia storia copre un lasso di tempo di circa quindici anni, posso spaziare moltissimo. C’è molta estate e c’è molto inverno. C’è molto giorno e c’è molta notte. C’è molto 2000, e c’è molto 2015, con tutti i cambiamenti socioculturali avvenuti nel periodo, e le loro conseguenze sulla vita dei personaggi.  Ragazzi miei, gestire i passaggi da un anno all’altro non è per niente facile, e in sede di revisione dovrò lavorare molto per riempire alcuni “buchi” ma non potete immaginare quanto mi stia divertendo: se nonostante la mia lentezza questa storia non mi è ancora venuta a noia, è anche grazie alla molteplicità di situazioni che ho per le mani.  

Clima – Anche in questo caso, come per lo spazio, ho un atteggiamento che un po’ di sfida nel confronti del senso comune, dell’ordine naturale delle cose. I miei protagonisti se ne sbattono della meteoropatia, sanno ridere sotto la pioggia e scoppiare in lacrime sotto un ciliegio in fiore, non solo per l’allergia ai pollini. I contrasti mi piacciono molto, per quanto cerchi di non abusarne.

Contesto socio-culturale Come sapete, sono un’appassionata di sociologia, ragion per cui l’elemento contestuale è importantissimo in quasi tutti i miei scritti. L’attenzione a determinate dinamiche avviene in modo spontaneo, è quasi una sorta di deformazione professionale anche se, per rendere al meglio le caratteristiche del momento storico di cui mi sto occupando, ho ripreso in mano i volumi di Bauman e Goffman, che mi hanno regalato spunti molto interessanti.
All’interno del mio romanzo, il contesto si esprime su due livelli: orizzontale e verticale.
Sul piano orizzontale, ho a che fare con personaggi provenienti da ambienti diversi, che si incontrano in un momento storico specifico, intrecciano relazioni più o meno conflittuali, crescono insieme e si arricchiscono attraverso il contatto con le reciproche diversità. Nel momento in cui la storia ha inizio, i protagonisti sono molto giovani e hanno una visione del mondo circoscritta alla propria esperienza contingente: per evolvere, dovranno mettersi in gioco e rendersi conto che Milano ha migliaia di sfaccettature, che la vita non si esaurisce entro i confini del mondo che conoscono.
Sul piano verticale, invece, i cambiamenti riguardano lo scorrere del tempo e la società italiana intesa a livello macro. I personaggi crescono, cambiano abitudini, maturano esigenze di vita diverse, si adeguano alle nuove tecnologie e a nuove modalità di interazione, più virtuali e meno dirette. Mi piace molto sottolineare questi cambiamenti tramite la tecnica show don’t tell: la mia speranza, è quella di incuriosire e far sorridere il lettore, facendogli notare che ciò che ora per noi è scontato pochi anni fa non lo era affatto.  

Atmosfera - “Alcuni luoghi creano sensazioni che vanno oltre la loro fisicità”, scrive Grazia. Questo è vero: ogni luogo ha una storia, un’identità, relazioni significative che lo caratterizzano. L’atmosfera generale della scena, però, secondo me nasce dalla somma somma di tutti gli elementi che ho elencato in questo articolo.
L’eleganza di una donna non è legata soltanto all’abito che indossa, ma anche all’abbinamento con la borsa e con le scarpe, all’acconciatura e al make-up. Un mio amico stilista dice il cosiddetto dettaglio stonato, come una sciarpa arancione su una mise total-black, può incrementare la personalità di un outfit. Non dobbiamo quindi aver paura di far piovere sul Colosseo, se questo può cambiare la resa generale della nostra scena!

Il lancio della patata bollente.
Per esigenza di completezza, voglio dirvi che Grazia, nel suo volume, menziona anche la “concentrazione umana”, come elemento dell’ambientazione. Io non ne ho parlato, poiché la ritengo in parte legata al contesto sociale.

E voi, in che modo gestite questi elementi? Siete spavaldi come me, o più tradizionalisti?  Siete tipi da giorno o da notte, da sole o da pioggia, da spazi aperti o da luoghi chiusi

Commenti

  1. Sottoscrivo ogni singola parola. L'ambientazione è un personaggio attivo nella storia.
    Il progetto su cui sto lavorando è rinato dopo un sopralluogo, ho scattato un sacco di foto, ma sopratutto ho passeggiato, respirato, incontrato le oche, annusato i fiori, mangiato la pizza dove la mia storia si sarebbe svolta. Ad ogni passo intravedevo una scena.
    Adesso ho il problema di avere dei lunghi pezzi molto statici. I personaggi devono fare una cosa luuuunga più o meno fermi e non se ne esce. Poi sono sfiniti e tornano alla base. Ho un po' il terrore di averli bloccati in due/tre location per decine di capitoli...

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    1. Se sono location efficaci, secondo me non c'è nessun problema. In fondo, per quanto l'ambientazione sia importante, se la trama e i personaggi reggono la storia da soli può anche non cambiare. Anche io ho diverse scene che si svolgono nello stesso ambiente, anche se non sono consecutive... è un luogo che fa sentire i personaggi al sicuro e, di conseguenza, anche me! :-D

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  2. Grazie per avermi citata anche oggi! Avevo in mente anch'io di parlare di ambientazione prossimamente, perché di recente ci penso spesso. I motivi sono due: nella prima stesura tendo a ignorare quasi completamente l'ambientazione. Da una parte questo è normale, perché mi concentro sugli aspetti umani della storia; ma non è poi così pratico dal punto di vista del lavoro, perché durante la revisione mi trovo a modificare scenari che avrei potuto ipotizzare prima con maggiore precisione. Spostare i personaggi dal bar alle cascate del Niagara può avere un certo impatto sulla scena... Il secondo motivo è che sto rilevando una potenziale problematica del genere YA: i ragazzi tendono a trovarsi in un numero limitato di posti, se non vengono trasportati dagli adulti. A meno che non si scelga un'ambientazione estera, con i problemi di cui abbiamo parlato di recente. Medito su questi due aspetti. A parte questo, mescolo interni e natura, ma qualcosa deve succedere sotto la pioggia, e senza ombrelli. Sarà perché una volta ho fatto una volata in bici giù da una collina sotto un acquazzone tiepido impressionante, ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Sono arrivata che ridevo come una pazza. ;)

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    1. Io per l'ambientazione seguo il tuo consiglio di non fermarmi alla prima idea, anche se ammetto che a volte le mie scelte avvengono un po' di default.
      Non avevo mai considerato la problematica di cui parli, relativa al genere YA, forse perché non ne ho mai scritti. Questo è uno dei vantaggi di una storia che si svolge a Milano: ho molta possibilità di scelta. Anche io ho una scena importante sotto la pioggia: è proprio quella di cui parlo nel post, la scena romantica in un luogo per nulla romantico. E ne ho anche una sotto la neve: il protagonista è in motorino... Più le mie scelte sono folli, più mi diverto! :-D

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    2. Come ti capisco, Grazia! Al momento ho due personaggi adulti, ma uno è fuori sede, arrivato col treno pensando di doversi occuparsi di un lavoretto breve. L'altro non può guidare per motivi di salute. E come li sposto questi due? Che, poi, sarebbero pure i protagonisti...

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  3. Se dovessi scegliere un aggettivo per descrivere l'ambientazione del mio romanzo sceglierei MACRO.
    Il mondo, in senso geografico, culturale, antroposociopolitico (!), è il protagonista assoluto della storia, o almeno non è semplice sfondo, ma parte attiva nel creare processi di causa-effetto che agiscono sui personaggi.

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    1. Molto interessante! Ma il tuo romanzo quindi è una sorta di road-movie? :)

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    2. No, è un... flipper terrestre ;D

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  4. Io sono passata da un'ambientazione "contraffatta", quella del primo romanzo, ad una reale e concreta nel secondo che sto scrivendo. Intendo dire che la storia di "31 dicembre" si svolge dentro una realtà immaginata e costruita dalla memoria di un computer, dunque si respira un'aria indefinita, la connotazione dei luoghi lo è, non c'è una collocazione spazio temporale, colori e odori sono alterati dalla percezione sensoriale regalata dalla realtà virtuale. La storia che sto scrivendo adesso, invece, spero veicoli l'attenzione del lettore sull'atmosfera particolare della campagna siciliana, che non è solo da cogliere nella solarità e nei colori accesi che la caratterizzano, ma in un sentire profondo che mi piacerebbe coinvolgesse tutti.

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    1. Voglio proprio leggerlo, "31 dicembre": è un po' che rimando, ma mi sa che lo compro subito! :)
      Bella la campagna siciliana! Io sono stata, nel 2006, a Rosolini, nel sud della Sicilia, vicino a Noto, Modica, Siracusa... Per arrivarci, da Catania, ho dovuto praticamente attraversare mezza regione. Sono rimasta affascinata, è un paesaggio che per molti aspetti mi ricorda la mia Liguria!

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    2. Io vengo dall'entroterra estremo (Caltanissetta, pieno centro della Sicilia): il paesaggio lontano dal mare è diverso ed è questo fascino che sto provando a raccontare.
      Conosco poco la Liguria, ma ho fatto una vacanza a Capo Mele, parecchi anni fa: un bel ricordo! :)

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    3. Non conosco per niente quella zona della Sicilia, ma conosco Capo Mele, non è lontanissimo da qui... è una zona bellissima, anche se ultimamente conosciuta più per le Rocce di Pinamare (discoteca enorme) che per le sue bellezze naturali. :)

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  5. Il mio progetto come forse sai è di ampio respiro (in più volumi) e dal punto di vista dell'ambientazione si adegua.
    Nel primo volume (prima stesura completata da molto, e revisione agli ultimi stadi) c'è una parentesi parigina ma la storia si svolge per la maggior parte nella mia Toscana alla fine degli anni '70. Essendo una rievocazione in prima persona è stata una mia scelta precisa quella di aggiungere il meno possibile ai miei ricordi spontanei dei posti. Ho fatto ricorso a fonti esterne solo quando le lacune erano tali da compromettere il buon andamento del racconto.
    Per il secondo volume (prima stesura completata, revisione da iniziare) il discorso non cambia.
    Ben diversamente stanno invece le cose per il terzo volume (scritta solo la sinossi) ambientato in gran parte in secoli precedenti e in vari luoghi del pianeta. In questo caso avrò bisogno di una documentazione rigorosa, per una piccola parte già affrontata.

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    1. Non sapevo che stessi scrivendo una trilogia! Che bello! :) A che genere appartiene? Quando ci metterai a disposizione il primo volume?

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    2. Purtroppo dipende solo in parte da me. Anch'io come te sono sballottato a destra e sinistra e non dispongo del mio tempo come vorrei.
      Inoltre sto facendo una revisione da maniaco, rivoltando ogni frase come un calzino, e questo mi rallenta ulteriormente.
      Aggiungici pure il blog...
      Tra breve conto comunque di realizzare un post con lo stato effettivo, pagina per pagina, della revisione.
      Il genere? Credo lo si possa definire Realismo Magico, perché su una base di forte realismo si accumulano progressivamente, con grande lentezza, elementi fantastici.

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    3. Molto interessante!
      E ti capisco bene quando dici che il tempo è tiranno. Può sembrare un luogo comune, ma io ho serie difficoltà a gestire il romanzo, e la lentezza con cui procede a volte rischia di demoralizzarmi. Ma so di fare del mio meglio: con un lavoro da pendolare non posso fare altrimenti....

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  6. L'importanza dell'ambientazione, cioè il tempo e la cura che impieghi per essa, dipende molto dalla storia che devi raccontare. Forse per un mainstream è meno importante entrare nei dettagli, non credi? Ad esempio le ambientazioni di Murakami sono sempre solo accennate; il senso al romanzo lo dà il tono genereale.

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    1. Non sono completamente d'accordo. è vero che sto scrivendo un mainstream, però esiste una connotazione spaziotemporale molto precisa, quindi le vicende non possono sembrare sospese nel vuoto. Certo è che non prendono mai il sopravvento sul personaggio, su questo ti do ragione: a volte la mia pignoleria va tenuta a bada, perché non tutto può avere lo stesso peso. Però non è un elemento trascurabile, e io voglio che contribuisca alla completezza della storia. :)

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  7. Non sono d'accordo sul litigio e sull'ora e il mese in cui avviene. Appunto perché parli di credibilità della storia, il litigio avviene quando deve avvenire. Se la tua storia è ambientata ad agosto e non prevede scene notturne che fai?
    Clima: idem come sopra. Meteopatia a parte (quanta gente davvero ci soffre?), se vinci 150 milioni di euro in pieno autunno, ti metti a piangere dalla disperazione?
    Che intendi per concentrazione umana? La densità demografica?

    Non mi sono mai posto queste domande. Per me l'ambientazione dipende dalla storia che voglio raccontare. Sulla scelta delle stagioni rifletto allo stesso modo, scelgo quella che reputo più congeniale. In alcuni casi sei anche costretto a scegliere le buone stagioni: se, per esempio, i personaggi devono compiere determinati viaggi, che non possono essere fatti in inverno.
    Sono d'accordo con Salvatore. Di molti romanzi che ho letto non ricordo per niente la stagione.

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    1. Daniele, scusami, ma credo che tu mi abbia frainteso. Leggendo l'ultima parte del tuo commento penso che stiamo dicendo più o meno la stessa cosa! :)

      Io non ho mai scritto che uno scrittore debba cercare ossessivamente la stagione perfetta in cui ambientare la stessa storia, né far litigare la gente solo in autunno (anzi, questa cosa puzza di cliché!) bensì sfruttare questi elementi, comunque funzionali alla storia, per generare una determinata atmosfera.

      La stagione, inoltre, spesso è funzionale alla trama, soprattutto quando quest'ultima copre un lasso di tempo piuttosto circoscritto. Mi è capitato, per esempio, di leggere un romanzo in cui tutto avveniva a cavallo della fine della scuola: coerentemente con le vicende narrate, mi sono resa conto che ambientarla in pieno inverno sarebbe stata una scelta pessima, perché avrebbe fatto crollare la trama stessa. Ovviamente, in una storia che copre un arco di tempo di 15 anni il ciclo delle stagioni è presente, e lo scrittore (cioè, io!) ci può giocare un po' di più. Questo non significa creare dei "buchi" narrativi perché si muore dalla voglia di arrivare all'estate, per poter far avvenire una determinata scena... al contrario, saper sfruttare al meglio questo passaggio, per scrivere scene il più possibile verosimili.

      Per "concentrazione umana" credo proprio che Grazia (tutti i punti citati sono tratti dal suo libro) intendesse proprio la presenza di persone, perché fa un paragone fra la metropoli e il deserto. Io non ho voluto citare questo elemento, perché credo rientri nell'ambito del "contesto", inteso in senso lato.

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  8. Molto interessante!
    Anche io sono alle prese con un progetto forse troppo impegnativo per chi è alle prime armi, ma che mi piace molto e non mi viene mai a noia nonostante la fatica, quindi siamo sulla stessa barca :)
    Quando parli del fatto che i tuoi personaggi possono ridere sotto la pioggia o piangere sotto i ciliegi in fiore, questa dissonanza emotiva, questo sentirsi altro dall'ambiente, secondo me è coerente con la scelta di Milano in quanto città alienante.
    Trattare bene quel personaggio ingombrante che è l'ambientazione del mio romanzo, sarà una bella fatica, dato che l'ho inventata da zero e non posso contare sulle idee preconcette del lettore.
    Nell'ultimo lavoro scelgo spesso la notte o il tramonto; un clima temperato (non c'è una scena di pioggia in tutto il romanzo, uhm, forse sono in tempo per infilarne una); luoghi di vario genere, ma sempre poco affollati (una bettola di periferia, l'aperta campagna o la foresta, il sottosuolo, le stanze disabitate di un palazzo)...forse perchè le folle mi infastidiscono? Il contesto socio-culturale è un po' difficile da sintetizzare; è uno dei perni della storia. Non so se esista una parola italiana per descrivere bene l'atmosfera che voglio costruire... "eerie" dovrebbe andare.

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    1. Eerie... che cosa intendi?
      Io invece adoro le scene piovose! E in questo caso l'ambientazione milanese mi aiuta. Se avessi scelto un'altra location, sarebbe stato più difficile inserirle. :)

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    2. Allora... dicios.com mi dà: eerie = lugubre, misterioso, strano; garzantilinguistica.it mi dà: 1. strano; misterioso; soprannaturale; 2. che incute timore; che fa rabbrividire.

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    3. Ok... ieri ero troppo rinco per fare ricerche :)

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Una storia è già complicata di per sé quindi: primavera oppure estate, sole e caldo, tempo sereno o poco nuvoloso. E via!
    In realtà non la penso affatto così. L'ambientazione è un personaggio importante, esiste il rischio che i protagonisti si muovano tra le quinte di un teatro abbandonato, se non si cura questo fattore. Sino a oggi ho affrontato poco questo argomento, da adesso in poi devo invece vedermela con lui.

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    1. Sono d'accordo con te al 100%. Mi è capitato di leggere alcune storie che sembravano quasi sospese nel vuoto, e non immagini che fastidio!

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. L'ambientazione è, per come la vedo io, un'estensione del personaggio. Considerato che il medesimo luogo può apparire insignificante o affascinante a seconda del punto di vista soggettivo, il modo di rapportare l'ambiente al/ai personaggio/i è un modo per raccontare meglio la loro integrazione nel contesto in cui si svolge la vicenda.

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    1. Sono d'accordo! Ne avevo parlato di recente anche in un post sul punto di vista in terza persona limitata multifocale :)

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  12. Io credo che l' ambientazione e la costruzione dei personaggi siano gli elementi più importanti. Però sto parlando da lettore non da autore.
    Ciao.

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    1. Sono sicuramente importantissimi, ma non sottovalutiamo il ruolo della storia e il suo messaggio. :)

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