Schemi e programmazione - chiarimenti



La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale un fedele servo.
(Albert Einstein)

Il giorno della bufera di neve ho scritto il post La felicità è fuori dagli schemi. Da allora, non faccio altro che rimuginare sull’argomento affrontato. Mi rammarica soprattutto notare che non tutti hanno compreso fino in fondo la profondità delle me parole.  Il discorso infatti è molto più complesso di quanto non sembri, e soprattutto non può essere ricondotto alla semplice programmazione delle proprie giornate.

Forse qualcuno si è fatto trarre in inganno da alcune posizioni che ho espresso in passato. Dopo tutto, ho scritto più volte che in questo periodo, dopo anni di routine militaresche e cartellini da timbrare, sento il bisogno di vivere alla giornata. Ma la necessità di rompere gli schemi non ha a che fare con questa mia esigenza. È un concetto molto più profondo, che chiama in causa il mio stile di vita, la mia consapevolezza e la condotta che voglio adottare per dare al mio presente un significato profondo che, se rimango focalizzata su una serie di azioni monotone e ripetitive, non potrò mai trovare.

La vita di un essere umano cambia quando inizia a farsi delle domande, non prima. Ma nemmeno la capacità di interrogarsi su se stessi è garanzia di evoluzione. A cosa serve, infatti, massacrarsi di interrogativi se non si ha il coraggio di saltare dall’altra parte del muro? Come si può pretendere di ottenere un risultato diverso se si compiono sempre gli stessi errori? Non si può, mi pare ovvio.

Ecco, amici miei. Il problema è tutto qui. Noi esseri umani a volte siamo profondamente arroganti. Pretendiamo di innescare una trasformazione senza metterci in gioco. Ma questo non si può fare. Per evolvere, è necessario osservare i propri comportamenti senza giudicarli, domandarsi dove ci stiano portando e avere il coraggio di cambiare rotta se riconosciamo di aver imboccato la strada sbagliata.

A distinguere una persona matura da una persona immatura secondo me non è il numero di primavere che porta sulle spalle, bensì l’umiltà di ammettere che non si può avere sempre ragione   La rottura degli schemi, quindi, non è nient’altro che la capacità di dare una risposta creativa ai problemi della vita quotidiana. E dare una risposta creativa significa rinunciare ai propri meccanismi automatici per trovare nuove strade. Chi non è in grado di farlo, rischia di rimanere bloccato nei propri auto-inganni per sempre.

Come vedete, quindi, questo discorso non ha nulla a che vedere con la programmazione.

Una giornata può essere pianificata dalla mattina alla sera ma lasciare comunque spazio a un guizzo di creatività. Si può per esempio decidere di andare a lavorare seguendo una strada diversa. Di uscire da casa dieci minuti prima del solito per fare colazione al bar. Di saltare l’allenamento di calcio per incontrare un amico. Di prendersi mezz’ora di pausa per fare una passeggiata. Il problema non è quindi la stesura di una to-do-list, ma la capacità di operare delle variazioni sul tema, senza rimanere invischiati in automatismi mentali che aiutano a risparmiare energia ma fanno perdere la consapevolezza.

Di recente hanno cambiato il senso di marcia in alcune vie del mio quartiere. Quando vado al lavoro non ho problemi, perché un paio di nuovi semafori mi aiutano a imboccare la strada giusta. Ma, al ritorno, almeno un paio di volte mi sono trovata a percorrere il vecchio percorso, per poi ritrovarmi davanti a un senso unico. Così, sono stata costretta a girare intorno alla rotonda, tornare indietro e passare da un’altra parte. E voi, quante volte vi siete domandati: “avrò spento la luce”? “Avrò chiuso la porta di casa”? “Avrò inserito il freno a mano?”. Io tantissime. Potreste dirmi che è normale. E no, che non lo è! 

Mattia l’altro giorno nei commenti ha evidenziato che gli automatismi servono. Ho riflettuto a lungo su questa frase, per decidere se confutarla o meno. poi, mi sono appoggiata a un diplomatico: dipende. Ritengo infatti che ogni azione, anche quella che ci viene più spontanea può diventare consapevole, se la circostanza lo richiede, e questo può portare un enorme beneficio. Per esempio, in questo momento non mi sto rendendo conto di respirare. Ma, quando faccio pratico yoga, sono chiamata a rendermi consapevole dell’aria che fa avanti e indietro nei miei polmoni, cercare di spingerla in ogni parte del corpo, focalizzare il calore che, dalla punta delle dita, si arrampica lungo i polsi, rendere ogni movimento diverso dall’altro, pur nella ripetizione. Essere creativa, quindi, anche svolgendo azioni così semplici.

E che dire della scrittura creativa?

Vale lo stesso principio, ovvio.

Una persona in passato ha definito #imieiprimipensieri un esercizio di scrittura automatica e io mi sono innervosita al punto da domandarmi: “perché perdo tempo a spiegare certe cose a chi non ha voglia di staccarsi dai propri preconcetti?” Secondo me, mai come quando si scrive senza aspettative la mente è in grado di percorrere strade nuove e raccogliere insegnamenti di cui potrà far tesoro anche quando sarà necessario rimanere maggiormente focalizzati sulla tecnica. Un testo nasce da una connessione profonda tra la mente e il proprio sé più profondo. Com’è possibile mantenere intatto questo legame se il cervello continua a fare bla-bla-bla, e così non va bene, e così non si fa? Non sarebbe molto meglio ascoltare e ascoltarsi, smetterla di indirizzare il proprio pensiero verso binari prestabiliti? Siamo tutti figli di una cultura che fin da piccoli plasma le nostre convinzioni, questo è vero. Ma il processo di socializzazione non deve portarci a standardizzare ogni singolo gesto, perché le idee vincenti spesso si trovano in territori inesplorati. Quindi, anche se siamo convinti che A porti a B, dobbiamo essere pronti a contemplare anche C, D ed E. Non è facile, lo so. Non lo è per niente. Per darsi coraggio bisogna pensare che, al di là delle cose note, ci può essere qualcosa di straordinario, che possiamo trovare solo se abituiamo il nostro sguardo a cercarlo.

Per farvi comprendere meglio cosa accade quando rimaniamo sempre a vecchi modelli di pensiero, vi propongo un giochino. Guardate attentamente questa immagine:


Ora, provate a unire i puntini con quattro sole linee, senza staccare la penna dal foglio.

Qualcuno probabilmente conoscerà la soluzione (forse tempo fa l’avevo già proposto).

Gli altri la avranno la prossima volta. Qualora nel frattempo voleste sapere se avete indovinato, la mia e-mail è nei contatti: mandatemi il disegno, e vi risponderò.

Un altro indovinello sugli schemi mentali è questo:

Padre e figlio fanno un incidente d’auto. Il padre muore e il figlio viene ricoverato d’urgenza in ospedale. Quando arriva in ospedale, il chirurgo dice: “non posso operarlo, è mio figlio”.

Com’è possibile?

Stavolta potete scrivere la soluzione nei commenti.
Oppure, se non volete influenzare gli altri, di nuovo via e-mail.

Ne riparleremo presto!

Il lancio della patata bollente
Ora il discorso è un po’ più chiaro? Cosa ne pensate di queste riflessioni?  

Commenti

  1. Io conosco entrambe le soluzioni ai due giochini. Ma non perché mi sono dovuto sforzare per farlo: già li conoscevo prima :D .

    Comunque concordo sul fatto di dover uscire dagli schemi, dai limiti della mente, e provare sempre cose nuove con tutta l'elasticità che si riesce ad avere. E anche che questo non è per forza contro la pianificazione. Per esempio, stamattina c'era il sole, e anche se avevo alcune cose da fare programmate mi sono andato a fare una passeggiata. Ne ho sentito il bisogno e l'ho fatto, anche a costo di dover rinviare un mio dovere.

    Sono meno d'accordo invece sugli automatismi: continuo a pensare che non tutti sono negativi, anzi potrebbero essere persino positivi. Per esempio, se guido senza pensarci, è una buona cosa, specie se penso alla trama di quello che scriverò poi nel corso del giorno. Come ho detto anche di là, da eliminare sono quelli negativi; e, aggiungerei, quelli che riguardano le cose davvero importanti. Pensare a ogni gesto mentre guido per esempio non mi cambia la vita in meglio - anzi, mi toglie tempo ed energie utili per qualcosa di più costruttivo. Piuttosto, bisogna superare quelli che ci limitano per esempio nella scrittura - o ancor meglio, nella vita :) .

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    1. Mattia, lo ripeto, chi ha mai detto di essere assolutamente contraria agli automatismi? :-D
      A volte sono necessari e altri, come nel caso del cambio di strada, occorre essere consapevoli dei propri gesti. Anch'io penso alle trame mentre guido, ma sto anche attenta alla strada. La natura fortunatamente ci ha concesso la possibilità di fare più cose in contemporanea. :)

      Anch'io oggi ho cambiato piano. Avendo finito il post prima del previsto sono andata a yoga anche se non era il mio giorno, e mi ha fatto molto bene. :)

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  2. Dunque..sulla definizione di schemi e programmazione ok (programmazione = fissare ciò che dobbiamo fare in giornata, schemi = ripetere azioni in modo abitudinario, appunto schematico), ma il senso del post precedente era chiaro :). Uscire dagli schemi significa appunto porre le basi per il cambiamento, perché in caso contrario non potremmo mai andare oltre a ciò che siamo (o che ci hanno imposto di essere), al di là del processo creativo o meno. Ma attenzione perché la programmazione spesso ci porta agli schemi :)

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    1. Esattamente, Riccardo, la tua frase finale riassume perfettamente il senso del mio discorso. Molti hanno pensato che io fossi contraria alla programmazione per questo motivo, ma vivere senza una programmazione è impossibile, se si vuole combinare qualcosa. L'importante è che essa non diventi troppo rigida, perché rischia di togliere spazio alla creatività. :)

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