Umane fissazioni - le mie pignolerie da lettrice



I libri sono un piacere che non crea dipendenza ma indipendenza.
(Achille Mauri)

Nella vita sono una persona alla mano, ma quando si tratta di libri la mia pignoleria scivola nel maniacale. Pur essendo una scrittrice alle prime armi, sono molto esigente nei confronti dei miei testi: se una parola o un passaggio mi sembrano troppo elementari, sputo il sangue finché non mi convinco del loro valore o non mi viene l’esaurimento, più probabile la seconda ipotesi.
Questo eccesso di critica si estende anche alle opere altrui. Cerco sempre il pelo nell’uovo e ho l’occhio di lince per refusi e magagne tecniche, al punto che un amico mi ha soprannominato beta-radar.  La quantità delle mie osservazioni non implica un giudizio negativo sul romanzo: le opere che mi piacciono spesso sono le più bacchettate. Il punto è che amo la letteratura e vorrei che ogni pagina potesse esprimersi al 100% delle proprie possibilità, quindi punto il dito anche sugli aspetti che potrei trascurare ed evidenzio tutte le migliorie possibili. Se non lo faccio, mi sento la coscienza sporca.
Marina Guarneri, con il post “Cosa non chiedo ai libri che leggo” mi ha dato lo spunto per stilare una bella lista degli aspetti che mi fanno storcere il naso: credo che d’ora in poi non riceverò nemmeno un guest-post!


1- Ingenuità stilistiche.
In questi giorni sto leggendo “Cattivi presagi”, romanzo d’esordio della trentenne Alessandra Pepino, un noir intrigante e tendenzialmente ben scritto che mi sta tenendo incollata alle pagine. In alcuni punti però si vede che l’autrice è alle prime armi. L’ espressione “con la barba incolta di giorni” mi ha ricordato tanto il “grosso elefante grigio” demonizzato dai manuali di scrittura: il lettore non è cretino e a certi dettagli visivi può arrivare benissimo da solo. Ho capito perfettamente che la vittima è “bella e affascinante”, però non mi dispiacerebbe una descrizione più approfondita del banalissimo “bionda”.  Inoltre, la protagonista Costanza ha ricevuto alcune e-mail “provenienti tutte dallo stesso destinatario”. Sono rimasta perplessa. Cosa avrà voluto dire l’autrice? Spero si tratti solo di un refuso sfuggito alla mannaia dell’editor…
Per quanto il romanzo sia gradevole (probabilmente leggerò anche “Il ladro di ricordi”) non riesco a ignorare questi scivoloni, ma mi consola il fatto che loro numero sia contenuto. I romanzi di altri autori esordienti (specialmente quelli auto-pubblicati) sono più elementari di alcune mie prime stesure. Gli aggettivi abbondano e spesso sono superflui, le “d” eufoniche infettano la pagina come brufoli purulenti e una singola frase diventa contorta come un intero capitolo dei “Promessi Sposi”. Non parliamo poi delle espressioni qualunquiste e delle metafore abusate: “Milano è una città fredda e grigia. La nebbia talmente densa che si può tagliare con il coltello. Le persone mostrano indifferenza: se muori in mezzo alla strada o ti ignorano o ti calpestano”. Come direbbe Crozza, “vuoi che muoro?”

2-Punto di vista traballante.
Un narratore onnisciente può permettersi di descrivere i pensieri dei diversi personaggi presenti in una scena, ma si tratta di un osservatore esterno che mantiene un linguaggio neutrale. Chi adotta un punto di vista in terza limitata non può variare registro di punto in bianco e cambiare sguardo in un momento clou della narrazione. Quando si verifica una situazione del genere percepisco la sensazione di uno spostamento fisico forzato. È come se, mentre sto guardando a destra, qualcuno mi afferrasse la testa con forza e mi costringesse a voltarmi verso sinistra: davvero stressante!

3-Lo “spiegone” dell’autore.
In questa trappola cade spesso anche uno dei miei autori preferiti, Gianni Biondillo. Essendo architetto, le sue descrizioni di Milano sono molto precise e accattivanti (al punto che tante volte ho preso esempio da lui) ma a volte scivolano in un’eccessiva verbosità. Non dimentichiamoci che scrive gialli: tu muori dalla voglia di sapere chi sia l’assassino, e perde tempo a spiegare la storia del Pirellone…

4-Il personaggio perfetto.
Gary Stu, si chiama. È il classico damerino bello come Brad Pitt, ricco come Mark Zukemberg e geniale come Steve Jobs, un individuo che riesce ad ambientarsi perfettamente in qualunque contesto. È cresciuto in mezzo alla jungla del Bengala ma sa leggere e scrivere il finlandese. È un finlandese magrolino ma se si trova nella jungla del Bengala riesce a strangolare una tigre a mani nude. È un tenore della Scala di Milano ma tutti gli scaricatori del porto di Genova gli vogliono bene. È uno scaricatore del porto di Genova ma è abbonato alla stagione della Scala. Odio quest’uomo!

5 - L’amore banalizzato.
Se lui fa la proposta di matrimonio in ginocchio e con gli occhi lucidi, io prendo il libro e lo lancio dalla finestra.
Credo che realismo e profondità in letteratura siano valori importantissimi: frasi come “ti amo più della mia vita” e “non posso stare senza di te” stanno bene in bocca al personaggio di cui sopra, ma stonerebbero sulle labbra di una persona reale. Me le dice mio marito? Bene: io lo lascio.

6-Editing poco curato.
“Il settimo bambino” di Eric Valour è un romanzo di 700 pagine. Nelle prime 50 ho contato 114 refusi, poi ho deciso di investire meglio il mio tempo: non solo l’editing, ma anche la storia era terribile!

7-Il cattivo troppo cattivo.
Anche i personaggi negativi, è bene ricordarlo, devono essere studiati e sviluppati a trecentosessanta gradi.
Per provare empatia, il lettore ha bisogno di comprenderne storia e psiche. Diversamente le loro gesta risulteranno assurde, sconclusionate. Alcuni autori si dimenticano che ogni azione del personaggio deve essere motivata, così l’antagonista finisce per somigliare ai cattivi stereotipati delle fiabe, con tanto di risata diabolica stile “buaaaaaaaahahahahahhah”… ancora più odioso di Gary Stu!
Un esempio? Ne “Il sentiero dei profumi” di Cristina Caboni, la protagonista Elena ha un ex fidanzato, Matteo, che prenderei a calci nel sedere per ventiquattro ore di fila. (SPOILER ALERT) Dopo anni di tradimenti e mascalzonate varie, lei lo chiama per annunciargli di essere incinta e lui le ride in faccia. Non ricordo bene le parole perché ho letto questo libro più di un anno fa, ma ricordo qualcosa tipo: “è tutta una montatura perché io sono ricco e tu una poveraccia”. Credo sia uno dei dialoghi più ridicoli mai trovati in un romanzo!

8- Trama che decolla lentamente.
Ho appena finito di leggere il romanzo storico “Senza guardarsi indietro” di Lesley Pearce. Su Amazon gli ho assegnato quattro stelline perché tutto sommato mi è piaciuto, ma ci sono alcuni difetti evidenti. In particolare, nelle prime cinquanta pagine non succede praticamente nulla. Ogni volta che un personaggio entra in scena l’autrice racconta la storia della sua vita, poco importa che alcuni dettagli non siano per niente funzionali alla trama. Chi se ne frega di come Lily abbia conosciuto Giles o della matrigna alcolizzata di Matilda: cara Pearce, fammi partire subito per l’America con loro e penderò dalle tue labbra!

9-Incongruenze contestuali.
Quando l’autore decide di riportare date precise o di ambientare la storia in un luogo reale deve essere fedele al contesto: una giovane donna di ventotto anni, dirigente in una multinazionale nell’ Italia della crisi e dei Baroni, è decisamente fuori luogo, a meno che non sia Barbara Berlusconi. E se spunta un elastico di gomma nel medioevo (è successo, ma non ricordo in quale libro!) mi viene un infarto.
Il romanzo “Gli istanti si spezzano a metà” è ambientato nel 1994: cosa c’entrano gli euro e il termine “password”, diventato d’uso comune solo nell’era di internet? Per contro, in “Maledetta primavera” (uno dei romanzi più brutti che abbia mail letto), Paolo Cammilli descrive una ragazza vestita all’ultima moda e poi dice che indossava dei sandali con Plateau. Si vede proprio che l’autore è un maschio: il plateau è diventato una tendenza nel 2011, prima lo usavano soltanto i travestiti.

10- L’autore che non evolve.
Da ragazzina adoravo i romanzi di Andrea De Carlo. Mi sono imbattuta in “Due di due” quando avevo quindici anni; poi sono passata a “Di noi tre”, che ho letto almeno dieci volte, e a tutti quelli pubblicati successivamente. Manca all’appello solo “Villa Metaphora”, che non credo leggerò mai.
Con il passare del tempo mi sono un po’ stufata dei soliti protagonisti di mezza età estranei al sistema e incattiviti con il mondo intero; uomini passivi dall’atteggiamento triste, lamentoso e vittimista, spesso invischiati in improbabili relazioni con donne pazze almeno quanto loro. Per carità, De Carlo è bravissimo. E sicuramente non ha un ghost-writer, dal momento che ricicla sempre le medesime espressioni: nelle enumerazioni usa la “e” invece della virgola, nei dialoghi compare spesso un “ah-ah” affermativo e, quando il punto di vista cambia, difficilmente la forma si adegua. Ogni storia, di conseguenza, diventa prevedibile.

Il lancio della patata bollente.
Quali sono i dettagli che vi infastidiscono in un romanzo? Siete d’accordo con i punti che ho menzionato?
Off-topic: vi piace il nuovo look del blog? Vorrei adeguare le dimensioni dell’immagine ma non sono capace, quindi accetto consigli.

P.S. Comunicazione di servizio: dalla prossima settimana avrò un aggiornamento fisso al giovedì. Il lunedì sarà dedicato ai guest-post, quando ce ne saranno, finché non riuscirò a garantire di nuovo due appuntamenti settimanali. È un momento delicato, ma spero passi presto.








Commenti

  1. Bello questo articolo, Chiara (e bello anche il look rosso + beige del blog, molto poetico, ma non so aiutarti per le dimensioni).
    Le cose che hai elencato disturbano anche me se non sono usate con genialità.
    Intendo dire: se un personaggio dice "ti amerò per sempre" e si trova in un romanzetto-copia di 50 sfumature, allora è proprio come dici.
    Ma se il personaggio è costruito per essere così, con una immersione profonda dentro le sue caratteristiche, allora non mi stona.
    Insomma, credo che molte cose dipendano anche dalla capacità di un autore.
    Un autore "povero" rende banale e brutta anche la migliore delle idee. Un autore "ricco" e comunque geniale, saprebbe emozionarti pure con sole-cuore-amore.

    Moz-

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    1. Quello che tu scrivi è verissimo: la sapienza dell'autore può valorizzare ogni contenuto. E credo che un lettore attento e abbastanza competente (quale mi ritengo di essere) sappia distinguere una scelta consapevole dallo scivolone di un principiante.

      Per quel che mi riguarda, nel descrivere l'amore scelgo altre strade, forse anche per coerenza con la natura del protagonista che ho per le mani: molto pragmatico, poco filosofico. Quindi niente sole-cuore-amore. Anzi: il tentativo di mostrare i sentimenti in modo alternativo mi diverte molto. :-)

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  2. Wow e io che credevo di essere pignola!
    Condivido tutto, anche io sono diventata cavillosa ultimamente, ma vorrei tanto non esserlo e riuscire di nuovo a godermi un romanzo senza guardarlo con la lente d'ingrandimento. Se dovessi scegliere qualcosa che in assoluto non mi va giù quando leggo, è la prosa troppo banale o troppo artificiosa. In tutti e due i casi mi innervosisco e finisco per mollare il libro.

    (Per quanto riguarda l'immagine di sfondo, devi andare su Modello - Sfondo - seleziona "non affiancare", togli la spunta a "scorri la pagina", e scegli l'allineamento che preferisci)

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    1. Se devo essere sincera, io sono contenta di riuscire a leggere fra le righe e a scovare i cavilli tecnici: nell'ultimo anno sono migliorata molto nella scrittura anche grazie a una lettura consapevole. Quindi no, non tornerei assolutamente indietro. :)

      P.S. Ciò che mi scrivi a proposito dell'immagine l'avevo già fatto. Purtroppo l'immagine non è molto grande. Se non l'affianco e rimane nel centro, è completamente coperta dalla colonna del post. Se invece l'allineo a destra o a sinistra metà pagina rimane completamente bianca. Al momento ho due soluzioni alternative: o la ingrandisco in modo che sia della stessa dimensione dello schermo, oppure cerco di adattare i colori delle colonne affinché un allineamento laterale non stoni. Posso anche cambiare immagine o lasciare tutto così com'è, quindi le soluzioni in realtà sono quattro! :-D

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    2. L'immagine dovrebbe essere minimo 1800x1600, prova a portarla a queste dimensioni con risoluzione 72.

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    3. Ok. Non ho idea di come si faccia, ma ci proverò! :-)

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    4. Se me la mandi via mail lo faccio io :)

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  3. Molte di queste cose le noto anche io. Alcune non mi fanno in realtà storcere molto il naso: dipende anche come sono usate. Per esempio, L'Uomo di Marte di Andy Weir (diventato di recente molto famoso per il film "The Martian" di Ridley Scott) è un po' particolare per l'uso dei punti di vista, ma visto che questo, come ogni altro dettaglio, è comunque del tutto funzionale alla storia, questo non da fastidio (almeno, a me non ne ha dato). E' pur vero che Weir, a differenza di tanti altri, è un ottimo scrittore: probabilmente è proprio la sua bravura a consentirgli di infrangere le regole senza che questo sia un problema :) .

    Ai problemi che hai citato, comunque, aggiungerei la banalità drammatica delle storie (non solo d'amore), che si trova spesso in trame auto-prodotte. Io sono sempre stato accorto (e fortunato), così la maggior parte dei romanzi self che ho letto era fatta a modo. Tuttavia, una volta mi è capitato un romanzo fantasy veramente terribile, per la banalità delle sue situazioni. A parte le solite divisioni banali tra nani lavoratori in miniera, elfi dei boschi e così via (una caratteristica non fastidiosa in sé, ma che va gestita con cognizione, se no è la banalità più assoluta), i personaggi della storia erano uno più cliché dell'altro, dal nano burbero alla maga bellissima, nobile e soprattutto potentissima, anche se poi quando viene fatta prigioniera (tra l'altro da un padrone che ha un harem di schiave, ma che ovviamente non la violenta, le lascia i suoi spazi e si innamora pure di lei) è capace solo di piagnucolare, non le viene manco in mente di polverizzare tutti. Aggiungiamoci pure una storia con tanti fatti che non vanno da nessuna parte e un mucchio di refusi veramente atroci (ricordo ancora con orrore di aver detto basta dopo aver letto che uno dei personaggi era rimasto "aboccaperta", scritto proprio così!), e puoi ben capire perché l'ho abbandonato prima ancora di leggerne un quarto :D .

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    1. Come accennavo anche prima nella risposta al commento di Miki Moz, chi scrive ha un occhio diverso e riesce a capire se il salto di punto di vista dipende da una scelta consapevole dell'autore oppure da incompetenza. La differenza - almeno per quanto mi riguarda - è nella percezione di una forzatura.

      Romanzi come quello che hai citato mi fanno venir voglia di rendere illegale il self-publishing! :-D

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  4. Bella la grafica! :)
    I miei problemi sono con la grammatica. Dammi un "come se" senza congiuntivo imperfetto o un "avrei voluto andare" invece di un “sarei voluto/a andare” e soffro. Per il resto, ammetto di non essere molto pignola.

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    1. La grammatica errata irrita anche me, ma quando ho stilato l'elenco per il post non mi è proprio venuta in mente Forse considero così ovvio che uno scrittore serio ODI gli errori grammaticali da non ritenere necessario scriverlo. :-)

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  5. Ti capisco perché anche io sono diventato insopportabile nel leggere, soprattutto nel sottolineare quelle che per me sono le pecche (anche se non saprei proprio farne una classifica). :)

    La grafica nuova è molto bella ;)

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    1. Credo che se gli autori che hanno partecipato alla tua iniziativa sapessero chi sono mi avrebbero già istallato un virus nel blog... a proposito: tu lo sai? :-D

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  6. L'elastico di plastica nel medioevo causa l'immediata defenestrazione del romanzo (oddio, in realtà ho molto amato un libro ambientato nel medioevo in cui lei "aveva i capelli biondi come le barbe del mais", ma tutt'ora spero sia un errore di traduzione, non ho mai controllato).
    Sui refusi, se non sono plateali, non sono così pignola, da dislessica spesso (aquile bicipiti a parte) non me ne accorgo. Le altre cose sono imperdonabili. Salvo forse i punti di vista ballerini, "L'esorcista" mi ha dimostrato che se sei bravo si può fare.

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    1. Per quel che riguarda il punto di vista, ti invito a leggere i miei commenti ai post di Miki Moz e Mattia, così non devo ripetermi. :-)

      L'occhi per i refusi - paradossalmente - mi è venuto non editando romanzi altrui bensì le bozze dei documenti aziendali, che arrivano quasi tutti sulla mia scrivania prima di andare al mio capo.

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  7. Grazie, Chiara, per avere ricordato il mio post.
    Direi che ogni tuo punto sia condivisibile, ma sono d'accordissimo soprattutto sul 4 e il 5: il personaggio perfetto è insopportabile. Anch'io ho letto un libro di un'esordiente dove il lui protagonista era quanto di meglio una donna potesse desiderare, bello, intelligente, creativo, gentile, raffinato, per carità! Un po' di banali difetti!
    Ho sempre qualche timore ad allargarmi con le pretese, visto che anche nel mio unico romanzo ho scoperto e continuo a trovare pecche che lo avrebbero senz'altro migliorato. Io temo la questione del punto di vista, mai posta prima di avere conosciuto te e molti di voi e sulla quale devo ancora concentrarmi per non cadere in pericolose incongruenze.
    Ma quello che per me è un no assoluto è l'errore grammaticale non dovuto a refuso, e te ne accorgi quando non è causato da una svista!

    Ti avevo già detto altrove che la nuova veste del blog mi piace molto, più della precedente. Solo, come ti dicevo, è un peccato che le rose rosse non si vedano.

    Ora passo in modalità mail e ti scrivo.

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    1. In "Trentuno dicembre" usi una prima persona, quindi il problema del punto di vista non si pone.

      Se vuoi, per esercizio, possiamo analizzare insieme il punto di vista nelle mie bozze: servirà a te per capire meglio l'argomento e a me per vedere se ci sono degli errori. Nel paragrafo che ti ho mandato, per esempio, c'era un punto in cui il PdV sembrava spostarsi da N. a M. Prima di inviarti il tutto, l'ho sistemato. (e no, non è quel capoverso in cui non si capiva niente). :-)

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  8. L'amore banalizzato è una di quelle cose per cui provo l'impulso di defenestrare un libro. Sarà che sono una persona molto poco romantica ma certe frasi del tipo "nei tuoi occhi vedo l'immensità del cielo. Sposami e per tutta la vita viaggerò tra le stelle e i pianeti e le comete" e bla, bla, bla. Zzzz...

    Il cattivo troppo cattivo è un personaggio che detesto più del perfettino.
    Il classico personaggio che dice "distruggerò il mondo perché... Perché sì!" mi fa pensare "farò a fettine l'autore perché... Perché sì!"
    Di norma spendo parecchio tempo a caratterizzare i cattivi proprio perché voglio le loro azioni abbiano una motivazione logica o psichiatrica di base. Il male fine a se stesso non mi convince né mi ha mai convinta.

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    1. Anche io in questo periodo sto "studiando" meglio la figura del cattivo. Trattandosi di un romanzo post-moderno piuttosto realistico, i conflitti si devono giocare nel mondo reale e devono ruotare intorno a problematiche quotidiane-esistenziali. Se l'argomento ti può interessare, tempo fa ne avevo parlato qui: http://appuntiamargine.blogspot.it/2015/03/leroe-e-il-suo-nemico-tre-livelli-di.html
      E, a voler essere pignoli, avevo parlato anche dell'amore: http://appuntiamargine.blogspot.it/2015/02/raccontare-il-presente-parlami-damore.html

      Non è per pubblicizzarmi, è che tu sei nuova, quindi non posso fare rimandi a questo o quest'altro post, ma te li devo segnalare! :-D

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    2. Segnala pure senza problemi! Mi è umanamente impossibile leggere tutti i post arretrati di tutti i blog che seguo, quindi se mi segnali i tuoi articoli precedenti mi fai solo un favore ;)
      Molto utile quello sui tre livelli, rispetta tutti quelli che per me sono i punti cardine nella creazione di un personaggio. Scrivo fantasy ma non per questo il mio "cattivo" deve essere "l'oscuro signore temuto da tutti e chiuso nella torre", anzi... Il mio "cattivo" è più amato dell'eroina, al momento.
      Anche per quanto riguarda l'articolo relativo all'amore, non posso che condividere appieno quanto hai scritto. Se devo passare un'ora e mezza col cervello spento davanti alla classica commedia romantica americana, allora il colpo di fulmine ci sta alla grande. In un libro invece... Devo dire che la trilogia delle 50 sfumature aveva un certo effetto esilarante :-D

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    3. Anche i fantasy, secondo me, devono avere una base di realismo, almeno sul piano psicologico ed emotivo. Per quanto il mondo creato sia distante dal reale, il lettore ha comunque bisogno di attivare determinati meccanismi identificativi. :)

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  9. Ah, sei una terribile beta radar! Concordo con il personaggio troppo perfetto e le incongruenze contestuali, sulle mielose frasi d'amore dipende dal contesto, se le pronuncia una romantica adolescente ci sta, concordi?
    Su questo non sono troppo severa perchè quando ci si innamora si diventa un pochino mielosi, bisogna solo curare la struttura evitando l'eccesso.

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    1. è normale che una romantica adolescente pronunci frasi d'amore, ma romanzi del genere si rivolgono a un target ben preciso nel quale (purtroppo) non rientro più da almeno quindici anni. :-)

      Concordo sul fatto che l'amore renda dolci, però certe frasi sono già state lette e sentite mille volte e ormai hanno perso la propria carica. Se ti va, leggi anche tu il post che ho segnalato nel commento sopra. Potrebbe chiarire meglio il mio pensiero.

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  10. La trama che comincia troppo lenta è una critica che mi capita di fare spesso quando correggo le bozze ma purtroppo ho lo stesso problema col mio romanzo e non so come risolverlo... predico bene e razzolo male insomma.

    Lo "spiegone" dell'autore mi pare il corrispondente del "billboard" di cui mi hanno parlato al corso di scrittura. Sarebbe un cartellone pubblicitario che spiega al lettore tutto quello che sta per accadere, e capita quando lo scrittore non si fida delle capacità ricettive del suo lettore o non si fida della sua abilità di mostrare senza raccontare. Anche in questo caso, sembra facile ma a volte si rischia anche di tagliare troppo.

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    1. Quando ho scritto la primissimissima bozza (faccio una mini - revisione ogni 10 capitoli circa) proprio per evitare il problema di cui sopra ho fatto partire la storia in quarta per poi arrestarmi di botto perché certe informazioni andavano comunque date. Ora sto cercando di creare un equilibrio e miscelare bene informazioni e azioni nell'attesa che la storia entri nel vivo.

      L'effetto billboard esiste, lo noto anche io. Il caso che ho menzionato però è diverso perché Biondillo non è un esordiente, ha una decina di libri all'attivo. Però, avendo una formazione specifica nel campo dell'architettura e dell'urbanistica che se contenuta diventa tratto distintivo e punto di forza, a volte si perde un po'. :)

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  11. Quelli che tu segnali sono - a mio modesto avviso - i fastidi di ogni lettore esperto. Se un lettore alle prime armi, adolescente, ama leggere la storia con il cattivo cattivissimo che la mattina si sveglia pensando "a chi posso fare del male oggi?" mentre l'eroina della storia riceve venti mazzi di rose dal suo fidanzato con relativa richiesta di matrimonio, beh, posso perdonarlo. Ma noi lettori "svezzati" vogliamo qualcosa di più credibile.

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    1. Più che l'età, forse, conta l'esperienza. È inevitabile che chi scrive e legge tanto sia più pignolo. Ma c'è anche gente adulta che considera le 50 sfumature e i libri di volo dei capolavori di alta letteratura...

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  12. Di tutti quelli che hai nominato, mi danno fastidio in modo particolare i punti:

    3 - Lo “spiegone” dell’autore, che nei romanzi storici soprattutto ti aspetta sempre ad ogni svolta, come il bandito armato di randello. In un romanzo di Falcones "La mano di Fatima" ad un certo punto volevo tagliarmi le vene. Peccato, perché il romanzo in sé era bello e anche molto interessante.

    5 - L’amore banalizzato. Prima di pronunciare la parola "ti amo" voglio che siano passati almeno cinquant'anni e che i protagonisti abbiano subito traversie inenarrabili. In caso contrario sono le due parole più banali in assoluto che si possano inserire.

    9 - Incongruenze contestuali. Queste sono davvero tremende e imperdonabili in qualsiasi romanzo. Anche se non le noto a livello razionale, le avverto a livello inconscio come qualcosa di estremamente sgradevole. Davvero hai letto di un elastico di gomma nel medioevo? Accidenti, già che c'era poteva anche far masticare un chewing gum ai protagonisti.

    Sugli altri punti sono più possibilista...

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    1. Mi fai sorridere perché io credo che se mai uscirà un "ti amo" nel mio romanzo, sarà nel climax finale e dopo che il lettore ha capito a chiare lettere che il mio romanzo non è un "rosa". :-D

      è vero: nei romanzi storici lo spiegone è sempre in agguato. Io ne leggo molti perché mi piacciono e soprattutto mi servono per studiare l'arco temporale dilatato (molti coprono dieci o vent'anni di storia) e le descrizioni del contesto in generale non mi infastidiscono, a meno che non vadano troppo per le lunghe.

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  13. Scusami, mi sono dimenticata di dirti che il nuovo aspetto del blog mi piace, è molto in tema! Consigli per ridurre l'immagine non ne ho, anch'io non riesco a intervenire come vorrei su alcuni aspetti della grafica.

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    1. Sono contenta che ti piaccia. L'immagine è già stata sistemata qualche giorno fa grazie ai consigli di Maria Teresa. Grazie lo stesso! :)

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  14. Bello il nuovo look! :) In generale sono d'accordo su tutti i punti, ma non ci faccio troppo caso mentre leggo, a meno che non si sommino e la storia mi faccia complessivamente pena. Riesco bene a uscire dall'ottica dello scrittore ipercritico, per fortuna. Il mio agente dice che da professionista gli è diventato quasi impossibile gustarsi un libro senza intravederne lo "scheletro", cosa che gli secca parecchio, e giustamente. (Suona male, vero, "il mio agente"? Sembra che io me la tiri ai massimi, ma in qualche modo devo pure chiamarlo!).

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    1. Non suona affatto brutto! Non mi sono mai piaciuti gli eufemismi e i termini politically correct (che saranno in parte argomento del post di giovedì, tra l'altro) se è agente, chiamalo agente.:-D

      Io forse sono l'unica a considerare il leggere "con occhio professionale" come una cosa positiva e bellissima: la parola che ci piace tanto, la consapevolezza, può diventare maestra e guida.

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  15. 1: se avessi trovato quelle frasi in un romanzo, avrei smesso subito di leggerlo, altro che leggere anche un secondo :)
    In genere gran parte dei punti che citi, ma anche uno stile piatto che non mi suscita emozioni.
    E le incongruenze anche, ogni tanto si trovano.

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    1. Sai, io sono più tollerante perché la ragazza è esordiente e secondo me il romanzo era ben fatto e ben scritto, a parte queste piccolezze. Una seconda possibilità gliela do. Poi però basta.:)

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