Le regole di scrittura come gli ingredienti di una torta


Le regole sono ciò che gli artisti rompono.
Ciò che è memorabile non è mai nato da una formula.
(Bill Bernbach)

In questo periodo, i colleghi blogger stanno tirando fuori dal cilindro degli articoli molto interessanti, che meritano di essere approfonditi in nome di una maggior consapevolezza delle proprie capacità scrittorie. 
Oggi è il turno di Renato Mite e di Daniele Imperi che, con Costruirsi le regole per scrivere e Le mie regole di scrittura creativa, hanno dato vita ad un "meme" che ho deciso di reinterpretare a modo mio. 
Non proporrò, infatti, un elenco dei miei dogmi, ma porterò avanti una riflessione di carattere generale che muove i propri passi da una similitudine un po' malata che ho partorito qualche giorno fa. 

Scrivere è come fare una torta, ci avete mai pensato?



Quando si prepara una torta, ci si procurano tutti gli ingredienti: zucchero, farina, burro, uova, latte eccetera. Si mettono in una ciotola e si mescolano per benino. 
Questo, però, non è ancora il nostro dolce, ma solo una poltiglia informe. Per poterlo gustare occorre metterlo in forno ed aggiungere calore, cioè energia
Quando scriviamo un romanzo, vale lo stesso principio.
Le regole grammaticali e le tecniche narrative sono gli ingredienti da utilizzare - secondo le dosi opportune - per completare la nostra storia, però non sono sufficienti, per il semplice motivo che non hanno vita
La nostra anima è il forno che riscalda le nostre parole e da loro un significato. Se trascuriamo le nostre sensazioni e la nostra fantasia in nome di principi asettici ed impersonali, la torta rimarrà cruda.

Come agisce il calore del forno sulla nostra torta? 
Quando la torta è in forno, il calore non si distrae, non pensa "oh, volevo una crostata con la marmellata e mi hanno dato un dolce al cioccolato": semplicemente svolge il proprio compito in modo impeccabile sulla base degli ingredienti che gli abbiamo fornito. 
Non dobbiamo allarmarci, quindi, se volevamo mandare il nostro protagonista a nuotare in piscina e l'abbiamo ritrovato ad una partita di calcetto: quando stiamo redigendo la prima stesura di un capitolo o di una scena, se ci poniamo troppe domande rischiamo di inceppare il meccanismo. Dobbiamo semplicemente accettare ciò che è, mettere su carta la nostra personale verità senza preoccuparci troppo del risultato. 
Qualche volta, il forno farà le bizze e si incepperà. Dovremo quindi alzare la temperatura, per creare un varco nelle difese innalzate dal censore interno. Questo sarà possibile solo tenendo la mano in movimento, senza bloccarci, cancellare quanto scritto in precedenza o tornare indietro. Sarà questa invisibile forza motrice a riattivare il tutto. 
Se scrivendo ci accorgiamo che l'occhio corre troppo spesso all'orologio, dobbiamo dimenticarci del tempo che passa e fare in modo di proseguire, riempire cinque, dieci o venti pagine senza preoccuparci di quanto ci impiegheremo. La fretta è acerrima nemica di un buon risultato. E una torta, per essere pronta, ha bisogno del giusto tempo.
Solo uno chef esperto, nel momento in cui inforna il proprio dolce, sa con certezza cosa verrà fuori. Noi, che ancora muoviamo i primi passi nel fantastico mondo della cucina, non abbiamo alcuna garanzia. Se la nostra torta verrà fuori carbonizzata, la seconda volta ci verrà meglio. Solo l'esperienza può metterci al riparo da eventuali errori. 

Come si maneggiano gli ingredienti?
 
Quando una persona sperimenta un piatto nuovo, spesso segue la ricetta alla lettera. Se troppo insicura, può diventare pedante.  
Io e mio marito, in cucina, litighiamo sempre proprio per questo motivo. Essere troppo ligia alle regole mi annoia. Solitamente, mi limito a leggiucchiare qualcosa su Giallo Zafferano e poi vado a braccio. Le basi ci sono, quindi posso permettermi di improvvisare.
Nella scrittura cerco di comportarmi esattamente nello stesso modo. A volte ci riesco, a volte no, ma è un obiettivo professionale importante.   
In passato, le troppe regole hanno profondamente danneggiato la mia scrittura. Trincerandomi dietro artificiosi concetti di "giusto" e di "sbagliato", ho messo la fantasia in secondo piano e sacrificato la creatività. Ora sto vivendo una fase in cui voglio concedermi il diritto di impazzire e, tenendo buona la progettazione che ho fatto, proseguire a briglie sciolte. Non posso più permettermi di rallentare ulteriormente la mia prima stesura, né di inaridirla con eccessive e premature modifiche, le mani paralizzate da una dilettante insicurezza. 
Come un bravo cuoco si diverte sperimentando nuovi piatti, allo stesso modo lo scrittore non deve mai perdere di vista la propria gioia. Una storia redatta con paura è insipida come un ghiacciolo succhiato e indigesta come una torta cruda. 
Il manuale può rimanere al nostro fianco mentre lavoriamo, se la cosa ci tranquillizza. Però non dobbiamo mai scordarci di essere dei creativi. La scrittura, proprio come la cucina, è arte.
Un buon romanzo non nasce da una ricetta predefinita, ma dall'uso sapiente - oserei dire intuitivo - degli ingredienti, ovvero delle tecniche narrative. 
Il burro e le uova daranno vita al nostro dolce, ma non vogliamo certo che il risultato sia standardizzato, vero? 
Una crostata fatta in casa e con amore è molto diversa da un prodotto confezionato acquistato all'Iper-Coop, sebbene ci costi molto più fatica. 

Una cosa, però, è certa: gli ingredienti devono esserci. Il calore del forno può essere gradevole, ma da solo non basta a cucinare una buona cena.
Allo stesso modo, la scrittura di getto è spesso astratta. Gli ingredienti giusti ci servono per acquisire una maggiore capacità espressiva.
Scaldiamo il forno, dunque. E poi mettiamoci dentro la pastella che abbiamo preparato, in modo che si possa sapere esattamente quale sia il sapore delle nostre sensazioni. 
Quando facciamo un dolce, non dobbiamo accontentarci di sentirci dire "è buono". Buono come? Questo è ciò che ci deve interessare. Un esperto di cucina sa cogliere i dettagli così come un lettore attento. Imparando ad usarli, possiamo nutrire tutti gli affamati della terra.

"Carezzate i divini dettagli", diceva Nabokov. 
Le tecniche narrative non vanno scrollate o sbatacchiate a casaccio sulla pagina, ma sfiorate teneramente. Così fa un cuoco esperto, che non segue alla lettera i libri di cucina ma, assecondando la propria voce interiore, si muove in completa autonomia. E, soprattutto, sa regolare il calore del forno. Non ha ansia da prestazione. Non rischia di sbagliare un piatto per la paura che non possa piacere a chi lo assaggerà.
Carlo Cracco sicuramente evita di mettere il parmigiano sugli spaghetti alle vongole, così come uno scrittore non può concedersi di sbagliare un congiuntivo. Tuttavia l'arte offre ampia libertà di movimento. Quando si ha competenza, ci si può concedere il lusso di sgarrare, e di farlo con consapevolezza. Questo è molto diverso dal trascurare le regole perché non le si conosce. La personalizzazione non dipende dall'ignoranza, ma è frutto di una scelta. Ecco quindi la differenza fondamentale fra un professionista ed un dilettante. 
Di regole, nel mio quotidiano, ne ho fin troppe. Io metto la noce moscata sul merluzzo e mi piace. Vorrei vivere la scrittura con la stessa gioiosa faciloneria, ma non sempre ci riesco. Passo dopo passo, forse troverò anche lì il mio ingrediente segreto.

E voi che cuochi siete


Commenti

  1. Che fame! Mi piace la tua fantasia, spero solo di essere più brava a scrivere che a cucinare, altrimenti son guai!

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    1. Io sto imparando su entrambi i fronti. Cucinare mi piace ma a volte vince la pigrizia!

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  2. Fantasiosa direi. Conosco molte regole ma non sempre riesco ad applicarle e i risultati sono altalenanti, una cosa è sicura: maggiore è l'impegno, migliore è il risultato, non si scappa. Pagine fluide con grossi colpi di fortuna senza applicarsi molto capitano, ma sono rare. Buon anno pieno di libri e scrittura Sandra

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    1. A volte ci si accontenta della soluzione più semplice e a portata di mano, ma con un piccolo sforzo si può scendere molto più a fondo, trovando soluzioni eccellenti!
      Buon anno anno te :)

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  3. Concordo con la scelta delle citazioni iniziali. Piu` volte nei miei post ho scritto che trascendere le regole e` indispensabile per creare veramente. L'idea degli ingredienti l'ho gia` avuta e, dunque su questo siamo in sintonia. Cari saluti e ancora complimenti per l'originalita` del blog!

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    1. Anche io la penso così. Recentemente ho scritto due post sulla "zona di comfort" che protegge lo scrittore dagli errori, e gli impedisce di mettersi in gioco. Il darsi troppe regole, a mio avviso, ne è una componente. :)

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  4. Sono un cuoco tipo casalinga inglese che fa accostamenti spesso apparentemente fuori luogo e unisce dolce e salato, tuttavia lo fa con metodo e non con improvvisazione.
    Così sono, sia nell'arte scrittoria che in quella culinaria.

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    1. Ciò che conta è il risultato! Spesso dall'accostamento di ingredienti apparentemente incompatibili escono i piatti migliori! :)

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  5. Non so, credo di essere come un cuoco che ha letto mille ricette, ma quando è davanti ai fornelli se le dimentica tutte e va un po' a istinto. L'unica cosa imprescindibile è il controllo maniacale delle materie prime, che però vengono mescolate secondo l'estro del momento

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  6. Mi piace questa scrittura culinaria! Io come cuoca mi appassiono agli ingredienti,che mi piace osservare e conoscere bene. Mi affascinano, in effetti. Mi sento fin troppo razionale mentre mi accingo a cucinare, ma poi mi comporto più come una strega che inventa la pozione in base all'ìimpulso del momento. Se non mi sentissi sicura degli ingredienti, però, credo che l'insicurezza mi impedirebbe di andare oltre due uova sode.

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    1. Io invece vivo una fase in cui il calore è più importante degli ingredienti. La prima stesura è andata avanti in modo troppo lento, ed ora sento il bisogno di usare il calore del forno ... Quando il dolce sarà pronto, correggerò il tiro!

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  7. Come cuoca-cuoca sono insicura, quindi tendo a seguire alla lettera la ricetta. Però cucinare, per gli altri soprattutto, mi piace e mi mette allegria per quell'insieme di colori, profumi e sapori e alchimia che è la cucina. E mi piace sperimentare nuove ricette, nonostante la mia insicurezza.

    Come autrice invece sono tutto il contrario, diciamo che seguo le regole basilari in maniera istintiva, ma nella prima stesura non me ne faccio influenzare più di tanto proprio per continuare a godere della magia della scrittura. Trovo che seguire troppo la tecnica in questa fase appiattisca molto la scrittura, cosa che succede anche dopo, quando si eccede in fase di revisione.

    Quando scrivo vado molto anche 'a suono' (non nel senso che sono 'suonata', anche se riconosco di essere un po' strana! :-D).

    Auguroni per il 2015!

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    1. Nathalie Goldberg dice che la scrittura è questione di ascolto, però non so se utilizza questo termine nello stesso senso in cui lo usi tu... lei parla di "sentire" profondamente ciò che accade dentro e fuori di noi, per poi lasciarlo fluire sulla carta. Magari un giorno approfondirò il discorso.
      Se ti va, spiega meglio. Mi sembra un argomento molto interessante! :)

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    2. Intendevo più che altro la sonorità nel linguaggio, cioè l'armonia che trasmette una pagina al di là dei contenuti e della correttezza tecnica e linguistica. Il ritmo della frase e delle parole, quasi come se fosse una poesia o un ritmo musicale.

      L'osservazione di Nathalie Goldberg è comunque verissima, e contribuisce ad arricchire tutto il discorso.

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    3. Davo così scontata la musicalità della frase che non ci avevo nemmeno pensato! Sai che per me è importante anche l'estetica? Il disegno delle parole sul foglio mi condiziona moltissimo!

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  8. Io adoro mettere il parmigiano sulla pasta, anche quella a base di pesce. Questo vale anche per la scrittura. Non ho remore. Scrivo ciò che mi piace, nel modo in cui piace a me. Se poi non dovesse suscitare interesse negli altri... be', me ne farò una ragione.
    Sull'energia, credo che tu abbia colto qualcosa, ma non l'abbia ancora identificata bene. Tuttavia, ti do ragione: c'è una certa differenza fra quei testi che scrivi perché devi, e quelli che scrivi perché ti piace farlo. Forse vale un po' per tutto. Io cerco di concentrarmi solo sui secondi. ;)

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    1. In che senso non l'ho identificata bene? :)
      Mi piacerebbe approfondire il discorso, o qui o in mail.
      Proprio ieri pensavo di consultarmi con te su una cosa che ha a che fare anche con questo... :)

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    2. Nel senso letterale del termine. Con l'esempio del forno hai descritto bene un'aspetto dell'energia, ma ho l'impressione che ci sia molto altro da dire. Non sia solo una questione di "calore"... ;)
      Questo non significa che ci sia riuscito io, a identificarlo. Comunque, lo sai, per te ci sono sempre.
      Buon 2015.

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    3. Certamente. L'energia é molto di più ed io credo di avere le idee piuttosto chiare al riguardo. È già da un po ' che sto riflettendo sull'eventualita' di affrontare questo argomento in un post, ma ho il timore che possa non essere facilmente comprensibile... o addirittura che molti potrebbero contestare la mia filosofia. Magari lo farò non appena mi sentirò pronta :)

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  9. Chiara,
    la tua metafora è proprio bella. Io come cuoco penso di darmi delle regole solo per dosare gli ingredienti, un pizzico di quello, un quarto di quell'altro e così via per calibrare il tutto.
    Leggo solo ora il tuo articolo perché sto lavorando ad un nuovo racconto, un'ispirazione nel mezzo del mio romanzo, e mi è venuta l'idea per un paio di articoli, uno parla dei dettagli colti dai lettori. Non so se verrà un buon articolo, perché non sono un blogger, ma farò del mio meglio.
    Intanto ti auguro un Buon 2015.

    Ciao,
    Renato

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    1. Sarò molto felice di leggerlo!
      Mi dai l'indirizzo della tua pagina? :)
      Io ho trovato il blog solo su goodreads!

      Buon 2015 anche a te!

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    2. Il mio sito è www.renatomite.it ma il blog ce l'ho su Goodreads, metterò l'articolo lì.

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