Lo scrittore è un outsider.
Sii la versione originale di te stesso, non la brutta copia di qualcun altro. (Judi Garland) C’è una caratteristica che a mio avviso accomuna molti scrittori: lo sguardo lucido e disincantato sul sistema sociale e la cultura dominante, intesa quest’ultima come l’insieme di riti, di miti e di simboli che strutturano il modo di pensare di una collettività (cit. Edgar Morin). In poche parole, lo scrittore è un outisider . Non esiste una traduzione letterale di questo termine. Per spiegarlo, ho bisogno di ricorrere alla perifrasi insita nella parola stessa : lo scrittore è colui che sta fuori . Ma fuori da cosa? Ciascuno elabora il concetto in base alla propria esperienza, quindi vi racconto la mia. Fin da bambina ho sempre avuto difficoltà a integrarmi nei gruppi, in particolare quelli che tendono a reprimere l’individualità di coloro che ne fanno parte. Avete presente le orde di quindicenni vestiti tutti uguali? Ecco. Io me ne sono sempre dissociata. E da adulta ...