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Lo scrittore è un outsider.

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Sii la versione originale di te stesso, non la brutta copia di qualcun altro. (Judi Garland) C’è una caratteristica che a mio avviso accomuna molti scrittori: lo sguardo lucido e disincantato sul sistema sociale e la cultura dominante, intesa quest’ultima come l’insieme di riti, di miti e di simboli che strutturano il modo di pensare di una collettività (cit. Edgar Morin). In poche parole, lo scrittore è un outisider . Non esiste una traduzione letterale di questo termine. Per spiegarlo, ho bisogno di ricorrere alla perifrasi insita nella parola stessa : lo scrittore è colui che sta fuori . Ma fuori da cosa? Ciascuno elabora il concetto in base alla propria esperienza, quindi vi racconto la mia. Fin da bambina ho sempre avuto difficoltà a integrarmi nei gruppi, in particolare quelli che tendono a reprimere l’individualità di coloro che ne fanno parte. Avete presente le orde di quindicenni vestiti tutti uguali? Ecco. Io me ne sono sempre dissociata. E da adulta ...

I "vorrei" della mia scrittura.

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La fatalità è la scusa delle anime senza volontà. (Romain Rolland) Qualche giorno fa, Tenar ha pubblicato l’articolo “ Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo ” e subito ho avuto l’idea di trasformarlo in un meme. Tuttavia, al momento di definire la scaletta del post, mi sono trovata in difficoltà: la lista dei miei “non” scavava nell’inconscio, risvegliava ansie e paure. “Se metto nero su bianco i miei timori, vado in paranoia”, mi sono detta. Visto che ultimamente la fiducia nelle mie capacità è un po’ vacillante, direi che non è il caso. In questo periodo sento la necessità di appoggiarmi a pensieri potenzianti, di focalizzarmi sugli obiettivi e non sui limiti. Quindi ho deciso di trasformare ogni punto dell’elenco nel suo polo positivo: ogni “non voglio” è diventato un “voglio” e, in seconda battuta, un meno pretenzioso “vorrei”. Mi piacerebbe che tali propositi non rimanessero astratti. Anche se li ho focalizzati soltanto adesso, intendo trasformarli in obiet...

L'anima anticonformista dello scrittore: il jolly.

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Non seppellite la vostra unicità,  altrimenti diventate un’altra pecora del gregge  e sarete morti ancor prima di morire. Valentina Osuna Il “senso comune”, in sociologia, rappresenta un insieme di norme, nozioni e comportamenti veicolati dalla tradizione ed universalmente accettati. Talvolta, il processo di adeguamento è consapevole e dipende da una scelta individuale e motivata. Nella maggior parte del casi, tuttavia, è frutto di abitudini acquisite sul piano dell'inconscio, oppure subite passivamente. Alcune di queste regole mai codificate non si possono aggirare: vanno rispettate in nome di un generico – e per nulla trascurabile – concetto di educazione. Per tutte le altre, esistono vari livelli di connivenza che oscillano fra i due estremi del conformismo e della ribellione. Alcune ci piacciono, e le rendiamo nostre. Con altre, invece, entriamo apertamente in conflitto. Io credo che il valore di un artista sia in parte legato alla sua capacità di guarda...

La scrittura imprigionata nella zona di comfort (2)

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Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.  (C.Pavese) Sono molto contenta nell’ appurare che il mio articolo “ La scrittura imprigionata nella zona di comfort (1) ” è stato apprezzato e lodato dai lettori. Per questo motivo, ho deciso di scrivere immediatamente la seconda parte, senza prestar fede al principio della rotazione di argomenti che tanto mi sta a cuore. Questa volta, non ho bisogno di alcuna introduzione: sapete già cos’è la zona di comfort e quale protezione ci offre. Chi avesse perso la prima puntata, può recuperare il pezzo al link di cui sopra. Tutti gli altri, possono continuare l’excursus dei comportamenti con i quali tendiamo a rinchiuderci dentro la zona di comfort. Riusciremo a cambiare ? Io ci provo. E voi ?