giovedì 26 febbraio 2015

Raccontare il tempo presente - la realtà dei "millennials".


Maggiore tecnologia vuol dire maggiore facilità di comunicare. 
Ma anche maggiore falsità e minor privacy. 
(Joel Shumacher)

Ritorna, dopo qualche settimana, un articolo dedicato alla post-modernità. Ho infatti deciso di parlare della mia generazione e di darvi qualche suggerimento per rappresentarla senza incappare in anacronismi e contraddizioni.
Anche i protagonisti del romanzo che sto scrivendo sono millennials. Inizialmente, il mio intento era proprio quello di raccontare una storia corale e generazionale ma, mentre procedevo con la stesura la situazione è cambiata. Quasi involontariamente, mi sono ritrovata ad attribuire maggior attenzione ai singoli personaggi e ai loro conflitti. La trama ha acquisito maggior vigore, perdendo la patina leggermente didascalica che fino a quel momento l’aveva contraddistinta. Ora mi piace molto di più, perché è focalizzata sugli eventi e sulle emozioni. Ciò nonostante, ho bisogno di essere fedele al contesto per garantire realismo e coerenza.
Qualche mese fa, ho letto un romanzo in cui il protagonista, poco più che trentenne, era amministratore delegato di una grande azienda. Niente di strano, vero? Aggiungo qualche dettaglio: a Roma, nel 2012, senza un titolo di studio. Il signorino aveva anche una casa di proprietà comprata con il proprio stipendio e senza fare mutui.  Ma quando mai? Ora come ora, mi sembrerebbe strano anche leggere di un tizio che, subito dopo il diploma, trova un contratto a tempo indeterminato senza passare per il famigerato stage e senza aver bisogno di raccomandazioni. Nell’Italia della crisi, un caso del genere sarebbe atipico. Dovrei giustificarne l’esistenza con motivazioni forti, perché in narrativa un colpo di fortuna non è sufficiente. La verosimiglianza è fondamentale, soprattutto quando si toccano temi vicini alla sensibilità del lettore.
Io sono sicuramente avvantaggiata, perché pressappoco coetanea dei miei protagonisti. Se ci sono state delle letture sociologiche sui millennials, mi sono servite soltanto a prendere consapevolezza di situazioni che già conoscevo e che vivo quotidianamente. Pertanto, nella descrizione seguente, la documentazione avrà lo stesso peso della mia esperienza diretta.

Partiamo dall’ABC: chi sono i millennials?

lunedì 23 febbraio 2015

Una vita da lettrice - Le mie cinque W.


Leggo per legittima difesa.
(Woody Allen)

Mi sono sempre piaciuti i meme, perché consentono a più blogger di confrontarsi sullo stesso argomento e di creare parallelismi fra i loro percorsi. Pertanto, ho deciso di aderire all’idea di Maria Teresa Steri, “Venti curiosità sulle mie abitudini di lettura”, come hanno fatto Daniele Imperi e LisaAgosti.
Ogni scrittore è anche un accanito lettore. È inevitabile che sia così. Dopo tutto, l’amore per la letteratura germoglia prima a livello passivo. Solo dopo aver venerato un numero incommensurabile di autori si decide di prendere in mano la penna e creare una storia. All’inizio si tratta quasi sempre di un clone del nostro romanzo preferito ma poi, passo dopo passo, si trovano nuovi spunti. Si diventa autonomi. È un percorso quasi obbligato, da cui nemmeno io mi sono sottratta.
Per descrivere la mia anima da divoratrice di romanzi senza omettere nulla, ho deciso di utilizzare le cinque W del giornalismo: con quattro voci ciascuna, la panoramica dovrebbe essere completa.

giovedì 19 febbraio 2015

Sfida di scrittura - racconto di 1000 caratteri.


Deejay Max fa scivolare le dita sulla consolle, muovendo la testa a ritmo. Sta portando avanti una missione. La sua vocazione.  La sua chiamata. Sfa facendo ciò per cui è nato: suonare.
Quella è una discoteca speciale perché non divora le anime. C’è una presenza silenziosa che avvolge i corpi sudati in un caldo abbraccio. È invisibile, è intangibile, ma fa sentire il proprio peso. E la musica si riempie di passione, diventando sublime.
Quella è una discoteca speciale perché chiude a mezzanotte. Le luci si riaccendono e la navata della chiesa si stende come un tappeto davanti ai suoi occhi. Mentre spegne il pc portatile, i ragazzi gli si stringono attorno.
“Hai già finito?” brontola Marietto, le mani piantate sui fianchi.
Don Massimo sorride. Sa che quei trenta adolescenti hanno dato sfogo ai propri istinti. Adesso torneranno a casa, e il giorno dopo li vedrà tutti alla messa rock. Frequentano la chiesa più volentieri, se possono cantare.
Il vescovo si incazzerà per quelle festicciole. Forse sarà trasferito, per la terza volta. Ma lui non fa niente di male. Sta portando avanti una missione. La sua vocazione. La sua chiamata. Sta facendo ciò per cui è nato: diffondere la voce di Dio. 

lunedì 16 febbraio 2015

Scrivere un romanzo - portare a termine la prima stesura


Scrivo come se vi parlassi.
(Marivaux)

Dopo aver accarezzato l’argomento nell’ articolo La stesura del mio romanzo – Work in progress, ho deciso di approfondire il tema, aggiungendo nuovi consigli a quelli dati in precedenza. Questa volta mi focalizzerò su aspetti puramente tecnici e legati all’organizzazione del lavoro. Io stessa trarrò beneficio da ciò che scriverò, poiché ritengo di dover imparare ancora molto.
Per un aspirante scrittore, la prima stesura è lo scoglio più grosso. Sapete che circa l’80% dei romanzi rimangono incompiuti? Dettaglio triste, vero? Io stessa ho riempito il cassetto di bozze mai portate a termine. Arrivata al tetto delle 50 pagine - che tra l’altro non sono poche - mi incagliavo come una barchetta fra gli scogli e poi andavo a fondo, miseramente.
Anche con la storia di cui mi sto occupando attualmente ci sono stati dei tentennamenti. I primi mesi di lavoro sono stati caratterizzati da una lentezza esasperante, in parte perché molti dettagli erano ancora da definire, in parte per la mancanza di tempo a disposizione. Quindi, dal momento che non voglio finire nel 2032, è stato necessario prendere alcuni accorgimenti finalizzati a rendere le cose un po’ più facili.
Di seguito, tutto ciò che ho imparato.

giovedì 12 febbraio 2015

La stesura del mio primo romanzo - work in progress


Scrivo quando posso, come posso, dove posso.
Scrivo in fretta e furia, come ho sempre vissuto.
(L.F. Celine) 

La decisione di aprire il blog “Appunti a margine” è nata dall’esigenza di avere una sorta di diario di bordo su cui registrare i progressi relativi alla stesura del mio primo romanzo, condividendo con i lettori ciò che di volta in volta imparo. Dopo sei anni di ruggine creativa, avevo bisogno di uno spazio tutto mio, nel quale potermi esprimere liberamente e senza alcun timore.
Con il tempo, gli articoli hanno preso una piega differente. Ho iniziato a spaziare attraverso svariate tematiche e, anche se il riferimento alla mia esperienza di scrittura è sempre presente, a volte mi concedo delle deviazioni.
Proprio per questo motivo, oggi ho deciso di fare – per voi e soprattutto per me stessa – una sorta di punto della situazione sul mio lavoro, che mi consenta di focalizzare i progressi fatti e di comprendere meglio come muovermi in futuro.

lunedì 9 febbraio 2015

Lo scrittore e la solitudine - una maestra illuminante


La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista.
(Bernardo Bertolucci) 

Signori e signore, è ufficiale. Come ogni anno, le invasioni barbariche hanno avuto inizio. Carlo Conti e il suo staff sono già in città da qualche settimana. I cantanti hanno fatto avanti e indietro per le prove ma fra ieri e oggi sono arrivati tutti, ciascuno con il proprio entourage di parenti, agenti, discografici, amanti ed eventuali pusher. Sanremo si è riempita di strani personaggi, cambiando target rispetto alle ferie estive. Non i soliti tedeschi semi ustionati in bermuda e ciabatte, ma parvenu in cerca di notorietà, turisti curiosi e, soprattutto, loro: i napoletani, da sempre assidui frequentatori del Festival.
Se c’è qualche lettore partenopeo, magari potrà spiegarmi perché siano così affezionati alla nostra kermesse. Sarà per la lunga tradizione nel campo della musica leggera? Siamo fortunati perché quest’anno non compaiono nel cast i vari Gigi D’Alessio e Nino D’Angelo, quindi il richiamo è stato più blando del solito. Ma gli amici del sud sono comunque tanti, più dei milanesi e dei torinesi.    
Premetto che a me non dà fastidio il caos in senso generico, perché mi sono sempre sentita a mio agio in mezzo alla gente. La mia ostilità è circoscritta e provinciale: mi dà fastidio che la mia vita quotidiana subisca delle interferenze a causa di intrusi che entrano in casa mia senza bussare. E, considerando che nostra amministrazione ha avuto la brillante idea – proprio nella settimana più trafficata dell’anno – di mettersi ad asfaltare strade in pieno giorno, capirete che scendere in centro è un vero e proprio suicidio.
Questa frenesia, però, ha innescato una reazione a catena che mi ha spinto a riflettere su come la scrittura abbia cambiato il mio rapporto con la solitudine. Oggi vi parlerò proprio di questo.

giovedì 5 febbraio 2015

Scrivere ti rende trasparente - la parola è energia.


A volte le parole non bastano. E allora servono i colori. Le note. Le emozioni. 
(Alessandro Baricco)


Oggi voglio rivelarvi un aspetto di me che probabilmente conoscete già ma che non ho mai avuto modo di affrontare apertamente sul blog.  Poiché condiziona profondamente il mio modo di scrivere, vale la pena spenderci due parole.
Come molti di voi già sanno, studio astrologia dal 2007, pratico quotidianamente meditazione dal 2008, partecipo a costellazioni familiari dal 2012 e, esattamente un anno fa, ho ottenuto il diploma relativo al primo livello reiki. Mi interessa tutto ciò che riguarda le energie (astrologia, cristalloterapia e costellazioni familiari) al punto che ormai queste discipline possono essere considerate parte integrante del mio stile di vita. Grazie a queste pratiche spirituali ho superato un momento molto difficile. Le ritengo quindi più utili ed economiche della psicanalisi. Ma, soprattutto, mi hanno resa molto intuitiva, capace di percepire a pelle ciò che si nasconde sotto l’apparenza.
“E quindi?” mi direte voi. “Cosa c’entrerà mai con la scrittura?”
C’entra, c’entra. Andiamo con ordine.

lunedì 2 febbraio 2015

Raccontare il tempo presente - Parlami d'amore


L'amore è la capacità di avvertire il simile nel dissimile.
(Theodor Adorno)

Il romanzo che sto scrivendo non è un rosa.  Nonostante questo, l’amore c’è e ci devo fare i conti. Può capitare, no? Anche in una città grigia come Milano, fra le nebbie della periferia, può nascere un sentimento positivo, che merita di essere mostrato. Di conseguenza, ci si pone il problema di come farlo senza cadere in banali cliché.
Nei romanzi e al cinema, spesso l’amore è piegato all’esigenza di far sognare le lettrici con trame sdolcinate che lasciano poco spazio al realismo e all’introspezione psicologica dei personaggi. Vi rendete conto, amici, che c’è gente che ha letto le Cinquanta Sfumature di grigio? Okay, lì si tromba tantissimo. Cambiamo romanzo: se vi dico “Le parole che non ti ho detto” o “Le pagine della nostra vita” di Nicholas Sparks? In entrambi i casi ho visto solo il film, ma... Oh my god! Non ci siamo, ragazzi. Non è proprio questa l’idea di romanticismo in cui credo.
Se leggo una frase della serie “sei tutta la mia vita, ti amerò per sempre”, mi viene voglia di prendere un martello e scaraventarlo sopra il kindle. Sono figlia del mondo di oggi e questa mia origine culturale inevitabilmente permea e contamina la percezione che ho del modo di vivere i sentimenti e, soprattutto, di raccontarli.
Nasce così il secondo post dedicato alla post-modernità che, a differenza del precedente articolo, non fa riferimento ad una documentazione approfondita. Ho fatto alcune ricerche in rete, ma non sono riuscita a trovare nulla che facesse al caso mio. Quindi esprimerò un punto di vista soggettivo, evidenziando come esso condizioni il modo di rappresentare l’amore all’interno del mio romanzo.
Prima, contestualizziamo.