Guest-post (1): come affrontare il tema dell'omosessualità in un'opera letteraria


Oggi è mio ospite lo scrittore e blogger Gaspare Burgio, co-creatore del sito Nuvole Prensili, che propone un tema al contempo delicato ed importante, offrendo qualche suggerimento per affrontare il tema dell'omosessualità in un romanzo o in un racconto, senza cadere nello stereotipo.
Sono molto contenta di questa collaborazione, che spero possa estendersi anche ad altri paladini del web, in quanto consente ad "Appunti a Margine" di ampliare i propri orizzonti. Il limite di un blog, infatti, è spesso quello di rimanere circoscritto alle competenze e all'esperienze del suo autore. Io non ho mai narrato storie a tema gay-lesbo, dunque non saprei proporre un articolo così approfondito al riguardo.
 Presto pubblicherò una pagina che spiegherà le "regole del gioco". Nel frattempo, se avete qualche idea da propormi per i vostri guest-post, potete scrivermi ad uno degli indirizzi riportati nella pagina "contatti". 



Quello dell'omosessualità è un tema che coincide con la nascita stessa della letteratura,  basta pensare al termine «saffico», che risale al mondo greco antico. In modo più o meno velato ne hanno scritto Baudelaire e Diderot, senza arrivare agli eccessi di Verlaine. Ne hanno scritto Bevilacqua, Barker, Omero, Simmons e chi più ne ha più ne metta.
E almeno una scrittrice dai contenuti lesbo l'avete letta o sentita nominare: Virginia Woolf.
Oggi, molte piattaforme di distribuzione letteraria inquadrano il genere gay/lesbo come una nicchia precisa: significa che ci sono lettori interessati, e sono di sicuro lettori esigenti!
Nella mia produzione ho trattato più volte il tema omosessuale. Con un racconto del ciclo «Nuvole Prensili», in altri racconti pubblicati sul web e nel romanzo che sto rieditando. Queste storie (e l'articolo che segue) sono nate dai dialoghi avuti con lesbiche e gay che ho interpellato al riguardo, dato che volevo una visione precisa e non basarmi su stereotipi  tirati fuori dai media.
Secondo me non esiste nemmeno il fantomatico «approccio morale alla questione», perché l'omosessualità è una tendenza naturale che si manifesta nella specie umana come in un sacco di altre specie. La morale ce la vogliamo mettere noi, ma non c'è. Quindi o se ne scrive con spontaneità o tanto vale produrre altro. C'è sempre bisogno di un nuovo giallo ambientato in Sicilia o storie di elfi e lunghe spade.

I PUNTI BASE DI UNA STORIA A TEMA OMOSESSUALE
Partiamo col dire che un personaggio può essere o meno omosessuale, ma fino a che non ha pregnanza per la storia inutile sottolinearlo. Assai probabilmente molti personaggi di cui scrivo sono gay o lesbiche ma non entrando nell'economia della storia (perché dire che è gay e non che ha studiato ingegneria?), non ha senso metterlo in evidenza.
Se invece vogliamo fare di questo tema il cardine di una storia, occorre fare caso alle sue caratteristiche precise.
Quando infatti stabiliamo che un personaggio (probabilmente protagonista) è omosessuale, stiamo di fatto suggerendo tre cose:
- Ha una tendenza sessuale
- Ha relazioni di questo tipo
- Fa i conti con la società in cui vive
Sono proprio questi tre punti che formano (oltre ai fatti della trama in corso) la natura di una narrazione a tema omosessuale.
Vediamoli uno per uno.

Punto 1: Ha una tendenza sessuale
Significa che il personaggio è attratto da persone del proprio sesso. Questo potrebbe generare un conflitto interiore durante i primi anni formativi, nei quali il personaggio si scontra con una realtà principalmente eterosessuale (basta pensare ai baci nelle favole). Per non deludere nessuno il personaggio nasconde la sua natura, la nega o la reprime, generando uno stress che, quando prolungato, degenera in gravi scompensi.
Quando lo stress eventuale diventa eccessivo, il personaggio fa outing. Dichiara la sua vera natura in modo da togliersi da dentro il peso dell'accettazione. In casi davvero molto gravi, però, potrebbe non farcela.
Non è automaticamente detto che un omosessuale sia consapevole della sua natura, proprio per le aspettative che si è fatto. Nel caso del mio romanzo, ho esplorato tutte e tre le condizioni possibili: 
1) Personaggio inconsapevole della propria tendenza, che scopre in un secondo momento. In genere queste persone si chiedono spesso come mai la loro vita è insoddisfacente, ma i complessi di inferiorità bloccano l'esplorazione della propria natura reale. Il personaggio non indaga sulla sua omosessualità, così come non indaga su nulla che lo riguarda. Sa solo di non andare bene in senso generico.
2) Personaggio sempre libero di esprimersi, che non ha alcun conflitto e accetta la tendenza. Questo tipo di personaggio ha già risolto il conflitto identitario o non ha mai dovuto affrontarlo. 
3) Personaggio con forti aspettative nei propri confronti che quindi reprimerà quanto più possibile, sviluppando una natura conflittuale. Se il personaggio è stato osteggiato in modo molto forte, per cercare approvazione non farà mai outing. Questo porta a un ovvio logoramento dell'identità.

Punto 2: Ha relazioni di questo tipo
Qui andiamo a toccare un punto essenziale di una narrazione a tema omosessuale. Da etero potrebbe essere molto difficile intenderlo.
Mi tocca definire cosa è l'amore, in termini distaccati: si tratta di una necessità risolta. Si ama la persona che soddisfa i propri bisogni esistenziali. Tra questi c'è l'impulso sessuale, innegabile, ma ci sono ovviamente altri bisogni. Ad esempio si ama chi ci sostiene, chi compensa delle mancanze, chi soddisfa il nostro bisogno di partecipazione ed esaltazione, chi ci rende la vita più comoda.
Questa definizione fa capire una delle cose ricorrenti che mi sono state dette: non c'è differenza. Le relazioni omosessuali nascono, sono condotte, finiscono per le stesse ragioni di quelle eterosessuali. Se sappiamo scrivere d'amore etero, sappiamo benissimo scrivere d'amore omosessuale, e questo deve essere un punto fermo riguardo al tema. In sostanza, l'amore è amore, la tendenza sessuale è un'altra cosa.
Per quello che concerne le attrattive sessuali, sono le stesse di una natura etero. Vale a dire che ciò che piace a me fisicamente di una donna piace anche a una lesbica. Se mi piace un sorriso (o magari una curva), questa stessa cosa attira una lesbica.
Pertanto è possibile attingere alla propria esperienza, e questo facilita molto la narrazione. Non è necessario inventarsi strani modi di essere o strane impressioni. Se a te, donna, piace un tipo per il colore dei suoi occhi, quello stesso tratto piacerà a un gay.

Punto 3: Fa i conti con la società in cui vive
Possiamo dividere il mondo in due parti. Il cerchio delle conoscenze intime, e il resto, che sta fuori.
Un personaggio omosessuale deve in primo luogo trovare accettazione nel suo cerchio delle conoscenze (famiglia, amici, colleghi). A questo punto si scontra con quello che gli «esterni» pensano di lui. Questo può essere un conflitto forte, blando, o il personaggio potrebbe tranquillamente fregarsene.
Parlando con due lesbiche, venni a conoscenza di due atteggiamenti opposti. La sfida (cioè il personaggio tenta un conflitto con gli esterni, manifestando atteggiamenti provocatori) e la maschera (il personaggio non ha la forza di gestire un conflitto costante e vive la sua omosessualità in assoluta riservatezza).
Tra questi due estremi c'è la via di mezzo, che è quella dell'omosessualità individualista. Non la si nasconde, ma non si va apposta in piazza vestiti da queer per provocare la coscienza collettiva. La si vive in autonomia dal contesto globale.
Chiaramente se si vuole impostare la narrazione in questo senso, ci si può riferire ad un ambito storico o geografico e mettere in luce il rapporto che la società ha con i suoi membri omosessuali. Iran del 1400? Italia del 2014? Plutone nel 3500? Lascio alle vostre ricerche esplorare queste possibilità.
Nel mio caso lascio sempre stare questo fattore, dato che sono molto più concentrato sul secondo punto (sviluppo e gestione di amore e relazioni), e i miei personaggi sono sempre omosessuali individualisti. Il mondo non condanna e non influisce.

COSA NON FARE ASSOLUTAMENTE
Se si è etero, la peggior cosa da fare è inventarsi di aver capito il mondo omosessuale da una semplice osservazione esterna. Si rischia di andare a ficcarsi in brutti guai, ad esempio cadere in certi stereotipi. 
Se i nostri lettori omosex leggessero queste cose, storcerebbero il naso:
1) Gli omosessuali sono sempre buoni, sofferenti e artisti. A meno che non si voglia creare un effetto ironico, non è per nulla così. Ci sono anche gay antipatici, scorbutici, felici, gretti.
2) Le lesbiche sono acide e materialiste. Falso per le ragioni di cui sopra.
3) Gli omosessuali passano tutto il loro tempo a rimorchiarsi fra loro. Questo errore viene dal fatto che ci si focalizza sui fattori sessuali, ignorando che un omosessuale ha una vita, amici, lavoro e altre cose da fare. Sarebbe come qualificare un personaggio come «un uomo che fischietta» e farlo fischiare per trecento pagine di romanzo!
4) Un gay vuole diventare donna, una lesbica diventare uomo. Anche questo è falso. Durante gli anni formativi si può andare concretizzando un'impersonificazione di genere («se mi piacciono gli uomini sono una donna»). L'emulazione cristallizza tale stato. Nella media più ampia, però, un gay è felice di essere uomo e una lesbica di essere donna.
5) Platinette non è «il gay», è una queer. La differenza la si nota a colpo d'occhio.
6) Gli omosessuali hanno bisogno di tanto amore e compassione, poveretti! Ecco, questo è proprio l'approccio morale sbagliato.
In definitiva, basta coi pregiudizi e andiamo a verificare certe cose.

CONCLUSIONI
Abbiamo individuato i tre punti cardine che possiamo mettere in luce se intendiamo scrivere una storia a sfondo omosessuale (parziale o totale).
Tendenza sessuale = rapporto con sé stessi
Relazioni = rapporto con altri omosessuali
Società = rapporto con il mondo esterno
Ci possiamo concentrare su uno, due o tutti e tre, secondo quello che intendiamo mettere in evidenza e sempre tenendo in conto il tipo di trama che andrà in scena.

Qualche nota sull'autore.
Gaspare Burgio e Sara Coppola Neri sono due artisti amatoriali, che nel blog "Nuvole Prensili" pubblicano racconti e contenuti che uniscono foto e narrativa.
Gaspare Burgio, autore di questo articolo, è uno scrittore polivalente che ha collaborato a progetti di diffusione narrativa in Creative Commons, sceneggiature per comics, progetti di living theater, fanzine e altro.
Il progetto Nuvole Prensili può essere seguito su:

Commenti

  1. Articolo ben scritto e interessante, e piacevolmente schematico.
    Ma non credo che chi si cimenti in una cosa del genere lo faccia con la testa ignorante da bimbominkia... e se c'è gente che usa (non per battuta) il cliché del gay artista e sensibile... beh, ci sarà solo da ridere. E non sarà l'effetto voluto :)

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io penso che il clichè venga fuori spesso involontariamente quando una storia non è stata "studiata" sufficientemente. L'approfondimento dei personaggi e delle sue motivazioni è fondamentale per evitare tutto ciò, a prescindere dal tema che si decide di affrontare.

      Elimina
    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    3. Ti assicuro Moz- che ho letto opere in beta che erano ben oltre il cliché (lo YAOI sta facendo grossi danni alle nuove leve!). Purtroppo si eccede o in un senso o nell'altro. Grazie di aver letto e commentato!

      Elimina
    4. @Chiara: sì, potresti aver ragione, anche se ad esempio io non studio mai troppo personaggi e storia... penso infatti che la banalità potrà esserci in ogni caso, se chi scrive è pieno di banali schemi mentali ^^

      @Gaspare: ciao e piacere di conoscerti, innanzitutto! Come ho detto, ho trovato il tuo articolo ben scritto e semplice di fruizione! Good!
      Quanto a ciò che dici nel commento, immagino che scempiaggini tu abbia potuto leggere in giro! Ahaha! Ma almeno ti avranno fatto fare qualche risata! :D

      Moz-

      Elimina
    5. In un racconto un personaggio può reggere anche senza un grosso approfondimento, ma in un romanzo, secondo me, ci vuole una definizione abbastanza chiara, per non rischiare incoerenza. Certo, alcuni dettagli possono essere perfezionati in fase di stesura, ma non si pecca mai in eccesso :D

      Elimina
    6. Quello sì, ma credo che un personaggio può anche definirsi via via, con previo posizionamento di paletti e caratteristiche^^

      Moz-

      Elimina
    7. Dipende tanto dal tipo di storia. In una indagine psicologica ho tentato di allargare i confini delle definizioni, il risultato è che centravo male il punto. Quando ho scritto un fantasy gotico, era più facile: lui è figo (XD).
      Potrebbe essere un buono spunto per un articolo. Personaggi di pietra o d'acqua?

      Elimina
  2. Sono felice di aver letto quest'articolo, e anche se non credo che mi cimenterò in questi argomenti (ha! Certo, come no... Ho già la lampadina accesa!) ho avuto modo di capire meglio una coppia che conosco, in particolare una delle due ragazze e il percorso che l'ha portata all'omosessualità, cosa che non comprendevo pur rispettandola.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. è questo, secondo me, il bello della lettura e della scrittura: aiutano ad aprire gli occhi!

      Elimina
  3. Mi è molto piaciuto questo articolo. Uno dei miei personaggi più amati, Amrod del Leynlared è gay, mi faccio sempre un sacco di problemi quando lo maneggio, anche se credo che mi abbia regalato alcuni dei miei racconti più belli. Una delle sue storie "quello che gli uomini sognano" è linkata nel blog, nella pagina "liberi nella rete - racconti gratuiti".
    Recentemente mi sono cimentata con un altro personaggi gay, questa volta nel mondo reale. Dato che il racconto è un giallo, per i motivi ben esposti nel post il suo orientamento sessuale non è emerso e non è neppure facilmente intuibile (lui accenna solo al fatto di aver dovuto lasciare il proprio paese d'origine, l'Uganda, perché "aveva un blog, delle idee e delle abitudini" e l'Uganda ha recentemente approvato una legislazione durissima nei confronti degli omosessuali). Tuttavia per me era importante sapere tutto di lui, compreso questo aspetto, in caso contrario non sarei riuscita a gestirlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche uno dei personaggi del mio romanzo è gay ma mi sono resa conto che questo aspetto, procedendo nella narrazione, rimaneva in secondo piano rispetto ad un altro tema, ovvero la disabilità. Sto valutando seriamente l'idea di "scinderlo" in due personaggi diversi in modo da poter sviluppare le due tematiche distintamente

      Elimina
    2. Tenar, lessi quel racconto quando ero ancora "passivo", in rete. Mi ha fatto una bella impressione (e chiaramente invidia).
      E' ovvio che una persona/personaggio di cui si vuole scrivere con profondità debba esserci il più familiare possibile, anche negli aspetti che non esplicitiamo. Melissa, un mio personaggio, porta gli occhiali. E mi rendo conto di non averlo MAI scritto da nessuna parte!

      Elimina
    3. Sì, penso proprio che il trucco per i personaggi ben riusciti sia questo: sapere tutto e raccontare solo ciò che è necessario.
      E ti ringrazio per la l'attenzione al racconto.

      Elimina
  4. Grazie per questo articolo, l'omosessualità è un tema che compare spesso nelle mie produzioni, in modo più o meno velato, e che mi sta molto a cuore. Nel mio atto teatrale unico Il Canarino, che potete trovare come pdf scaricabile gratuitamente nel mio blog, è sottintesa tra i due personaggi che calcano la scena. Nel romanzo Il Pittore degli Angeli corre nel rapporto tra l'anziano pittore Tiziano e il giovanissimo Lorenzo, ma non ha piena espressione per via del divario di età. Nel primo romanzo della mia saga crociata ambientata nel 1100 ci sono due protagonisti omosessuali con la loro tormentatissima relazione. A parte l'epoca storica, che la dice lunga, sono nemici in tutti i sensi: uno è musulmano, l'altro cristiano, uno il padrone e l'altro lo schiavo. Tutti mi hanno regalato molte emozioni, come spero che ne abbiano regalate ai lettori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me piacciono moltissimo i film di Ozpetek proprio per la visione naturale e non banalizzata dell'omosessualità: è dolce, mai volgare, sempre molto attenta alle dinamiche interiori.

      Elimina
  5. Anche a me piacciono di film di Ozpetek! Quello che ho cercato di fare io con i miei personaggi, che vivono la loro condizione soffrendo per una condanna esterna di tipo sociale e religioso, non tanto per il legame in sé che nasce in maniera del tutto spontanea.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai colto in pieno la divisione tra interiore ed esteriore, che è in fondo il cardine di una narrazione con questo tema. Vado a vedere il tuo blog subitissimo!

      Elimina
    2. Grazie, anch'io voglio andare a vedere il vostro blog nel fine settimana! :-) Mi interessa moltissimo.

      Davvero, io non mi sono mai posta il problema di narrare l'amore omosessuale partendo dalla discriminante del corpo, bensì solamente dall'equazione: due spiriti inseriti in un involucro + un legame affettivo = amore. "Tutto lì", se ci si pensa. L'origine dei problemi nasce dai condizionamenti esterni, non interni (che non esisterebbero).

      Elimina
    3. Invece io, nella descrizione del mio personaggio omosessuale (che pure non è uno dei principali) vorrei far leva soprattutto sulle reazioni e sui condizionamenti della società: omofobia, diffidenza, ricerca di “un posto nel mondo” al di là delle discriminazioni

      Elimina
  6. Post molto riuscito e argomento poco trattato, quindi grazie Chiara e bravo Gaspare, prima di tutto. Io ho avuto soltanto in un racconto un protagonista gay, visto nell'ottica del suo rapporto con la famiglia e l'ambiente in un periodo per niente tollerante nei confronti delle tendenze omosessuali. Ripensandoci, mi rendo conto di essere stata molto dalla parte dei bottoni, proprio per il timore di scivolare nel cliché. Il rischio c'è sempre quando non hai approfondito l'argomento. Questo post, insieme a quello che segnalavo sul blog (http://illaboratoriodiscrittura.it/2014/07/lomosessualita-nella-fiction.html), colma una mia lacuna.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te che passi sempre a leggermi 
      Sai, ho seguito una “procedura” diversa per il guest-post: ho proposto io l’argomento a Gaspare, quando di solito avviene il contrario, e lui mi ha inviato tempestivamente il post. Bravissimo e disponibile. Credo sia l’inizio di una bella collaborazione!

      Elimina
    2. "Credo?"
      L'onore è stato mio e la difficoltà quella di giungere al livello degli articoli che pubblicate voi!

      Elimina
    3. Il mio blog è comparso online solo un mese prima del tuo, non sono una veterana ;)

      Elimina
  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  8. A me è capitato di affrontare quest'argomento in un modo forse anche più difficile di un racconto: interpretare il personaggio di una ragazza che si scopre lesbica.
    È stato così che ho "scoperto l'acqua calda", cioè che una relazione lesbica è una relazione d'amore come le altre e che una lesbica trova attraenti le stesse cose che un uomo troverebbe attraenti. Esattamente quello che ha detto l'autore di questo post.
    Complimenti per l'articolo, è molto chiaro e ben scritto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per essere passata da questa pagina! :)
      Riferirò a Gaspare che hai lasciato un commento.
      Io ho sempre saputo questo grazie ai miei due più cari amici, che nell'ultimo decennio mi hanno illuminata sulle dinamiche di questo mondo.. molto più vicine alle nostre di quanto non possa sembrare :)

      Elimina
    2. Beh, che dire... grazie! Quella della "scoperta" è una tematica interessante. L'interpretazione è più o meno difficile della stesura? Sarebbe interessante parlarne. Chiaro che io tiro l'acqua al mio mulino: è più difficile scriverne, perché non puoi usare i toni della voce e i movimenti, e neppure i silenzi dinamici. Che ne dici se approfondiamo? Complimenti per il tuo spazio web, è denso di bei contenuti!

      Elimina
    3. @Chiara Solerio, io non ho amici omosessuali, quindi non ho mai osservato le "dinamiche" nella mia vita quotidiana... Credevo che ci fosse tanta perché la prospettiva di una donna che ama un'altra donna mi sembrava molto lontana dalla mia, non perché avessi dei pregiudizi. Invece, riflettendoci bene, ho capito che l'amore, anche in quella forma, era un sentimento uguale a quello che posso provare io :)

      @Nuvole prensili: Non saprei, veramente, che cosa sia più difficile... Non ho mai provato scriverne, anzi, è un po' che non scrivo qualcosa di serio... Forse dipenda anche da persona a persona. Non voleva essere una gara, in ogni caso ;)
      Sono disponibile ad approfondire l'argomento, se vuoi contattarmi in privato. Ti ho aggiunto come contatto su Google+

      Elimina
    4. Proprio ieri mi è capitato di guardare "Cado dalle nubi", il film di Checco Zalone, e mi è piaciuta molto la sua descrizione dello stereotipo qualunquista legato ad una mentalità che ancora rifiuta l'omosessualità. Anche se è stato accusato di omofobia, ho considerato il suo sguardo sincero e benevolo, anche se volutamente ingenuo.

      Non credo si possa dire se sia più difficile interpretare o scrivere, primo perché sono due arti diverse e secondo perché è soggettivo. Io posso essere ferratissima a raccontare litigi, e una capra in scene d'azione (mai scritta una) quindi credo sia una gara inutile :)

      Baci

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Letture che ispirano - La trilogia del male di Roberto Costantini

Freedom writers - il valore della scrittura di getto

Con le mani nei capelli - manuali e guest-post

La descrizione fisica dei personaggi

Scrivere un romanzo - portare a termine la prima stesura

I miei anni '90

La voce del Jolly #1 - Davide Laura, dalla strada alla Scala

Il Jolly e la gassosa purpurea - la disinformazione

La volontà di essere un Jolly

Scrittori a confronto - Massimiliano Riccardi e Sandra Faè