giovedì 25 febbraio 2016

L'aspirante scrittore e i consigli non richiesti



Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio.
Si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio.
(Fabrizio De Andrè)

Un po’ di tempo fa, diedi da leggere a un amico alcune bozze del romanzo di cui avevo appena iniziato la stesura, e lui mi suggerì di cambiare protagonista. Era strutturato male? No. Si trattava di un cliché, di un Gary Stu? No. Per stessa ammissione del mio consigliere, il personaggio era perfetto sotto il profilo narrativo, semplicemente non incontrava la sua simpatia perché gli ricordava un tizio con cui aveva litigato.
In quel momento un fantasmagorico “vaffa” iniziò a germogliare dentro di me, ma lo repressi fino a quando l’ormai ex amico non mi elencò le caratteristiche di un soggetto di propria invenzione che a detta sua sarei riuscita a maneggiare con facilità. Devo ammettere che aveva ragione: occuparmi del suo personaggio sarebbe stato semplice come bere un bicchier d’acqua, dal momento che si trattava di un mio clone. Ricordo che mi infastidii moltissimo: oltre a considerare la sua insistenza come un’intromissione nella mia libertà di scelta, proprio in quel periodo stavo cercando di tagliare i ponti la mia autobiografia, che aveva monopolizzato tutti i miei progetti letterari dal 2000 in poi.

giovedì 18 febbraio 2016

Scrittura e Mandala - la mia terza fase.


Non ti chiedo di credere negli altri.
Quello è solo il risultato di una mancanza di fiducia in se stessi.
(Osho)

Se penso alla strada che ho percorso da quando ho iniziato la stesura del mio romanzo, posso distinguere diverse fasi, corrispondenti ad altrettante tappe della mia crescita personale.
Quando è nato Appunti a Margine, nel maggio 2014, nutrivo dentro di me un sincero entusiasmo. Dopo anni di silenzio, stavo riscoprendo le mie risorse creative. Avevo voglia di studiare e di inventare storie. Ogni volta che apprendevo una nuova regola o un nuovo concetto lo condividevo con voi. Scrivevo articoli approfonditi e completi (forse fin troppo lunghi) che, oltre ad essere apprezzati per i loro contenuti, trasmettevano energia, rallegravano il lettore. Non importa quanto fossi stanca per il mio lavoro: due volte a settimana tornavo a casa mi sedevo al computer. Se mi invitavano da qualche parte, a una cena o a un aperitivo, dicevo di no, ma questa routine non mi pesava: “è come se praticassi uno sport”, dicevo, “ci si deve allenare con costanza”. Spesso la pubblicazione avveniva dopo le 22:00; andavo a dormire distrutta ma contenta. Appena mi svegliavo accendevo lo smartphone per vedere se ci fossero dei commenti. Durante il weekend, almeno un giorno intero da dedicare al romanzo era d’obbligo. Se non ci riuscivo perché  mancava l’ispirazione, mi demoralizzavo. Avevo l’impressione di sprecare del tempo prezioso.
La scorsa estate ho vissuto alcuni momenti di sconforto e di stanchezza. Non mi sentivo più affine ai ritmi che mi ero imposta, ma invece di mollare la presa li ho intensificati. Il fatto di non avere abbastanza tempo mi faceva impazzire, quindi mi davo delle regole, confinavo la scrittura in orari prestabiliti. Inoltre, l’applicazione pedissequa di tecniche apprese sui blog e sui manuali aveva fagocitato la mia creatività, ero sempre lì a domandarmi “andrà bene così?” il mio super-io è piuttosto rognoso, credetemi; mi ha imprigionato in una sorta di limbo, con la sola compagnia dei miei interrogativi e delle loro incerte risposte.
Aggiornamenti fissi o no, sul blog? Mah, vedremo, chissà.
Completo la prima stesura o elaboro un’altra scaletta? Oddio, voglio morire!
Vale la pena di aggiusta subito i primi dieci capitoli? Sì, così faccio un po’ d’ordine.
Ecco: quest’ultima decisione mi ha scavato la fossa: tanto tempo perso, e di nuovo sconforto.
Di conseguenza: continuo con il romanzo che ho iniziato a scrivere, oppure lo accantono e riparto da zero?
Ora immaginate Aldo, di Aldo Giovanni e Giacomo: aiuuuuuuuuuuto!
Ecco com’ero ridotta un paio di mesi fa. Poi, con il Natale, è iniziata la terza fase.

lunedì 15 febbraio 2016

Romanzi, copertine e trend editoriali.


Come accennato prima di Natale, l’aggiornamento del lunedì è riservato ai guest-post e ai miei momenti di estro improvviso. Solo per l’articolo di Marina Guarneri, dato il contenuto strettamente legato a me, ho fatto un’eccezione; ora torniamo nella routine.  
L’ospite di oggi lavora per un’importante casa editrice. Non ci siamo conosciute nella blogosfera, perché siamo amiche da diversi anni. L’idea per questo post è nata leggendo alcuni suoi status su Facebook, che mi hanno fatto sorridere per la scanzonata ironia con cui prendeva in giro le copertine standardizzate di alcuni romanzi, aspiranti best-seller. Spero che questa carrellata possa far sorridere e riflettere anche voi: siamo scrittori e dobbiamo sapere a cosa andiamo incontro!
 L’autrice ha deciso di firmare l’articolo con il suo solo nome di battesimo, Alessandra. Non ci sono pertanto note biografiche, né link a pagine personali. Spero comunque che il brano sia di vostro gradimento.

giovedì 11 febbraio 2016

Il romanzo in stesura visto dalla mia beta-reader.




Già da molti mesi sto coltivando l’idea di raccontarvi della mia collaborazione con Marina Guarneri, attualmente unica beta-reader del mio romanzo in stesura. Non ho voluto aspettare di avere la storia conclusa e revisionata per chiedere un parere esterno: sono un’emergente insicura, quindi un confronto già sulle bozze mi aiuta a crescere e a imparare. Inoltre, l’aiuto e la forza che ricevo in dono sono una ricarica importante, quando mi si scaricano le pile. È come avere uno psichiatra gratis, che non mi imbottisce di farmaci ma di arte.
Proprio quando stavo per accingermi a scrivere l’articolo, ho avuto un’idea: perché non delegare a lei il compito? Marina è l’unica persona che sa cosa sto combinando ed è in grado di raccontarlo in modo oggettivo. Quindi, oltre a dare ai follower e ai loro beta-reader qualche spunto per fare un buon lavoro di squadra, può anche soddisfare la curiosità dei parenti e degli amici che mi bombardano di domande, e quotidianamente si scontrano con la mia ritrosia a parlare del mio progetto.
Questo non è un guest-post come gli altri, dal momento che racconta di me e del mio lavoro. Anche se Marina ci ha lavorato da sola, mi sento coinvolta come se stessi pubblicando uno dei miei. Vi confesso che leggere le sue parole mi ha commosso, perché è bello rendermi conto che, nonostante tutti i dubbi e i tentennamenti, c’è qualcuno che mi stima come scrittrice e che vede in me un potenziale. Approfitto dunque di questa presentazione per dire a Marina: GRAZIE di cuore per le innumerevoli letture. GRAZIE per la fiducia. GRAZIE per il post e GRAZIE per la tua sopportazione. Sei una collega e un’amica preziosa!



giovedì 4 febbraio 2016

Cos'è per me l'ispirazione.


Riempi il foglio con i respiri del tuo cuore.
(William Wordsworth)
 
Leggendo i commenti al post “L’ispirazione è” di Marina Guarneri, ho notato che molti aspiranti scrittori legano l’energia creativa ad attività di carattere pratico: post-it sparsi ovunque, quaderni pieni di appunti, distrazioni in ufficio, utilizzo compulsivo dello smart-phone, ecc.
La mia posizione al riguardo è un po’ diversa.  Per me l’ispirazione ha sempre rappresentato un impulso ad agire, non l’azione in sé, quindi le attività menzionate sopra sono solo la conseguenza di un messaggio che arriva da molto più lontano. Solo Cristina M. Cavaliere è riuscita a esprimere una visione in sintonia non solo con il mio pensiero, ma con quello che per gli antichi era il significato originario del termine.
A ciò che ha scritto la nostra amica però arriverò fra poco, prima guardiamo la Treccani:
Ispirazione - Intervento di uno spirito divino che, con azione soprannaturale, determina la volontà dell’uomo ad agire o pensare in un determinato modo, o rivela alla sua mente delle verità, spesso stimolandolo e guidandolo a esprimerle con la parola o con gli scritti.