venerdì 27 novembre 2015

Guest-post - Sei presupposti per potersi davvero esprimere.


Un anno e mezzo dopo la messa online di Appunti a Margine, inizio a cogliere i primi frutti della notorietà (N.B. sono ironica, non me la sto tirando!): un tempo ero io a chiedere ad altri blogger di scrivere un guest-post. Le uniche auto-candidature che ricevevo riguardavano solo articoli promozionali, brani sgrammaticati e volgarissimi copia-incolla. Ora invece sono gli altri a farsi avanti, e questo mi fa piacere.
Ieri, a causa di un “problema tecnico” (i dettagli in privato) non ho potuto pubblicare l’aggiornamento e  la logistica delle mie routine mi impediva di scriverne un altro. Invece di dare di matto, ho cercato di affrontare il contrattempo con serenità, muovendo energie positive. E stamattina, come un regalo dall’universo, ho ricevuto un bell’allegato. Dopo aver letto il post, ho deciso di pubblicarlo immediatamente. Sebbene l'argomento sia diverso da quelli che affronta abitualmente, Alessio Montagner ha scritto bene come sempre e condivido pienamente la sua linea di pensiero.
Buona lettura!

lunedì 23 novembre 2015

I "vorrei" della mia scrittura.




La fatalità è la scusa delle anime senza volontà.
(Romain Rolland)

Qualche giorno fa, Tenar ha pubblicato l’articolo “Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e subito ho avuto l’idea di trasformarlo in un meme. Tuttavia, al momento di definire la scaletta del post, mi sono trovata in difficoltà: la lista dei miei “non” scavava nell’inconscio, risvegliava ansie e paure. “Se metto nero su bianco i miei timori, vado in paranoia”, mi sono detta. Visto che ultimamente la fiducia nelle mie capacità è un po’ vacillante, direi che non è il caso.
In questo periodo sento la necessità di appoggiarmi a pensieri potenzianti, di focalizzarmi sugli obiettivi e non sui limiti. Quindi ho deciso di trasformare ogni punto dell’elenco nel suo polo positivo: ogni “non voglio” è diventato un “voglio” e, in seconda battuta, un meno pretenzioso “vorrei”.
Mi piacerebbe che tali propositi non rimanessero astratti. Anche se li ho focalizzati soltanto adesso, intendo trasformarli in obiettivi a lungo (in alcuni casi lunghissimo) termine.
Rimbocchiamoci le maniche, allora!

martedì 17 novembre 2015

La scrittura è come l'acqua: il sentiero della minore resistenza


Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre, 
non grazie alla sua forza ma alla sua perseveranza.
(Buddha)

La settimana scorsa, saltellando da un link di Facebook all’altro, mi sono imbattuta nell’articolo “Il sentiero della minor resistenza”, sul blog Cammina nel Sole. Ne cito un passaggio:

L’acqua, nel suo farsi strada nella terra, segue sempre il percorso che offre la minor resistenza. Quando il ruscello incontra un masso non cerca di bucarlo, ma naturalmente vi passa accanto, modificando il corso delle sue acque. Allo stesso modo quando una pianta cresce, cerca il sole modificando l’inclinazione dei suoi rami in base alla direzione della luce e alla presenza di ostacoli e piante sul suo percorso.

Leggendo questa frase, subito ho pensato al “Wu-wei” taoista. Pur traducendosi letteralmente come “non-azione”, questo concetto non vuole esortare l’individuo a un atteggiamento rinunciatario e passivo, bensì invitarlo ad assecondare le energie universali e individuali. A volte bastano poche azioni ispirate per rivoluzionare la nostra vita. Un’estenuante lotta contro i mulini a vento, invece, causa solo blocchi.

lunedì 9 novembre 2015

Lo scrittore emergente e la gestione del caos.


Strano come il potere creativo metta immediatamente in ordine l’intero universo.
(Virginia Woolf)



Quando ho letto il post “Il romanzo sovrano” di Lisa Agosti, ho tirato un sospiro di sollievo: il detto “mal comune mezzo gaudio” ha, nonostante la sua inevitabile piega qualunquista, sempre un valore consolatorio. Tuttavia, il fatto che molti autori emergenti si trovino stritolati tra le maglie del loro primo romanzo, al punto da non riuscire né ad abbandonarlo né a portarlo avanti come vorrebbero, dovrebbe rappresentare una sfida personale; non un fattore paralizzante.
Come forse avete già capito leggendo il post di lunedì scorso, mi trovo in una fase della vita in cui il caos regna sovrano. Il mantra malefico del “non so cosa fare” contamina ogni mia attività, scrittura compresa. Sospendere gli aggiornamenti fissi del blog mi ha donato un po’ di leggerezza, ma ha anche aumentato la sensazione di essere completamente disorganizzata. E il romanzo in stesura è un cavallo imbizzarrito. Cerco di domarlo, ma mi ritrovo sempre con il sedere per terra. A volte mi sembra di guidare un’automobile con dieci volanti: non so quale impugnare per giungere a destinazione, quindi mi fermo in piazzola di sosta.

lunedì 2 novembre 2015

Il valore della creatività.


Artista è soltanto chi sa fare della soluzione un enigma.
(Karl Kraus)

Prima di proporvi la mia riflessione sul valore della creatività nel mondo contemporaneo e nella mia vita quotidiana, voglio condividere con voi le tre definizioni che ho trovato in rete.
Per il vocabolario Treccani, la creatività è “la capacità di creare con l’intelletto, con la fantasia. In psicologia, lo stesso termine vuole indicare una tipologia di personalità che ha come elementi caratterizzanti: particolare sensibilità ai problemi, capacità di produrre idee, originalità nell’ideare, capacità di sintesi e di analisi, capacità di definire e strutturare in modo nuovo le proprie esperienze e conoscenze. Infine, per la sociologia, la creatività rappresenta l’insieme delle strategie messe in atto dall’individuo per dare senso e valore a ciò che altrimenti sarebbe solo rozza vita quotidiana che scorre, nonché per ribellarsi all’ordine prestabilito e alla routine, pur senza violare alcuna legge dello stato. In poche parole, è creativo chi appende un quadro in ufficio per personalizzare un ambiente altrimenti spoglio, o chi si imbosca sulle scale per fare una telefonata alla moglie lontano dagli sguardi indiscreti del capo e dei colleghi.