giovedì 28 maggio 2015

Work in progress - una storia che mi somiglia.


I libri ci conducono nelle loro anime e aprono di fronte a noi i nostri segreti.
(William Hazlitt)

In uno dei miei primi post, “Una verità interiore che trascende l’autobiografia” evidenziavo la tendenza di molti aspiranti scrittori a narrare storie che, anche quando non sono strettamente autobiografiche, mantengono una forte connessione con la propria esperienza personale.
Non dobbiamo sorprenderci di questo: dopo tutto, l’arte scaturisce da una necessità di comunicare che appartiene alla natura stessa dell’uomo. Il primo riferimento, per ciascuno di noi, sono le esperienze personali, le emozioni, le paure. Raccontarle è un modo per comprenderle meglio, guardarle dall’esterno, condividerle con gli altri e liberarci del loro peso. Imprimendole sulla carta, le lasciamo libere di viaggiare per il mondo, ci sentiamo più leggeri, pronti a viverne di nuove.  Anche Natalie Goldberg, nel suo manuale Scrivere Zen, incentiva molto questo tipo di esercizio. Raccontarsi con onestà e senza censure è il metodo più efficace per abbattere le proprie barriere interiori, vincere la paura del principiante e diventare scrittori a tutti gli effetti. Solo quando ci saremo ripuliti dall’energia tossica e dai condizionamenti mentali che ci impediscono di avere un rapporto autentico con la scrittura, sentiremo il bisogno di guardare oltre la contingenza della nostra vita quotidiana e impareremo ad ascoltare la realtà che ci circonda.
Prima o poi questo momento arriva per tutti: l’aspirante scrittore, come un bambino il primo giorno d’asilo, capisce che non esistono solo mamma e papà. Il mondo è immenso, fuori dalla zona comfort. Ci sono parole che bruciano dentro e vale la pena di imprimerle su carta. E inizia a ficcare il naso ovunque, avido e perverso, perché la è la base della buona scrittura, è la qualità personale che concretizza i concetti complementari di creatività e di creazione, è l’istinto naturale che ci spinge ad ampliare la nostra conoscenza per poi poter condividere con altri ciò che abbiamo imparato.
Non trovate che sia meraviglioso costruire qualcosa là dove prima non c’era nulla?
Io penso sia una sensazione bellissima. Amo vedere il mio romanzo che cresce come un feto nell’utero regalando un significato nuovo alla pagina bianca, e questa sensazione non ha niente a che vedere con l’apparente banalità del raccontare la mia vita. Inventare: questa è la parolina magica.
Ciò nonostante, uno scrittore può davvero separarsi dalla propria opera?

lunedì 25 maggio 2015

I sette chakra di un romanzo.


L'equilbrio in sé è il bene.
(Haruki Murakami)

L’idea per questo post è nata curiosando fra le chiavi di ricerca digitate dai miei lettori su Google. Uno di loro, qualche giorno fa, aveva bisogno di risolvere un problema che conosco molto bene: “assorbo troppa energia nel reiki”. Probabilmente non ha trovato quello che cercava perché il mio blog si occupa di scrittura, però ha stimolato la similitudine che sarà al centro di questo articolo.
I chakra sono sette vortici di energia collocati lungo il corpo umano in corrispondenza delle ghiandole endocrine e uniti da una linea immaginaria, la kundalini. Ciascuno di essi “governa” determinate funzioni fisiche, mentali e spirituali. Per far sì che il loro funzionamento sia ottimizzato, l’energia deve scorrere liberamente e nella giusta quantità:  sia gli eccessi sia le carenze possono provocare scompensi, impedendo alla persona di vivere serenamente. A volte sono le esperienze dolorose a bloccare i chakra: mi è capitato di incontrare molte persone con il quarto (il cuore) tappato in seguito a una delusione sentimentale, o il sesto (la mente) che non funzionava bene nelle persone depresse. Io stessa ho impiegato anni per sbloccare quello della gola. Credo che questo tappo si sia creato in seguito alla decisione di smettere di scrivere.
In parole povere, affinché un essere umano si esprima al 100% delle proprie potenzialità, sono necessarie due cose: che i chakra siano in equilibrio fra loro, e che ciascuno di essi abbia il giusto livello di energia. Il compito dell’operatore reiki è quello di riportare l’equilibrio avvicinando o appoggiando le mani sui chakra, per scoprire eventuali blocchi e indirizzare l’energia là dove serve.
Tuttavia, chi è alle prime armi può avere difficoltà a percepire il calore e a dosare la quantità di energia da muovere, con le conseguenze descritte dal navigatore solitario, che ne assorbiva troppa.
 Se paragoniamo un romanzo a un organismo vivente, vale lo stesso principio.

giovedì 21 maggio 2015

Gli elementi che compongono l'ambientazione.


Mi sembra che si dipenda dai luoghi in funzione dell'immaginazione,
del temperamento, della passione, del gusto e dei sentimenti.
(Jean De La Bruyère)

La stesura del mio primo romanzo sta procedendo un po’ lentamente per due ragioni.
La prima è stata menzionata più volte, al punto da diventare una sorta di mantra auto-distruttivo: non ho il tempo che vorrei, sono sempre sballottata a destra e a sinistra come una pallina da flipper.
La seconda invece non dipende da circostanze esterne, ma porta con sé un super-sincero mea culpa:  l’idea che ho in mente è molto impegnativa e ho ancora tanto da imparare. Più volte mi sono domandata se questo progetto non fosse troppo ambizioso per una scrittrice alle prime armi. Però sono testarda come un mulo e vado avanti per la mia strada. Il mio obiettivo è fare un buon lavoro. So che occorrerà del tempo e che, per raggiungere la meta, dovrò lavorare molto sulle mie lacune, ma non demordo e, pur essendo piuttosto soddisfatta per i miei progressi, non mi siedo sugli allori.
Fra i tanti passi avanti che ho compiuto negli ultimi sei mesi, ce n’è uno importantissimo: anche se il mio stile è ancora in evoluzione (credo che questo principio valga anche per gli scrittori affermati), inizio ad avere un’identità piuttosto definita, una voce abbastanza riconoscibile. Ora la mia attenzione può concentrarsi su questioni tecniche più avanzate:  la gestione ottimale del punto di vista in terza persona limitata, un incastro sapiente delle due time-line parallele, la guerra contro una naturale tendenza all’infodump e, non ultimo, la mia decisione di valorizzare al massimo l’ambientazione, fondamentale per la buona riuscita dell’opera.
E oggi voglio parlarvi proprio di questo.

lunedì 18 maggio 2015

Cento di questi post - Appunti a Margine compie un anno!


Una volta colte, le opportunità si moltiplicano.
(Sun Tzu)

Per la seconda volta consecutiva, mi trovo a unire in un unico articolo due post che erano stati progettati separatamente. Ciò non dipende, come giovedì scorso, da esigenze legate ai contenuti, ma da una piacevole causalità: oggi Appunti a Margine festeggia il primo compleanno e, contemporaneamente, il post numero cento.
In un anno ci sono cinquantadue settimane: dal momento che aggiorno il blog al lunedì e al giovedì, sarei dovuta arrivare a cento post una quindicina di giorni fa. Tuttavia ci sono state alcune pause vacanziere, compensate da qualche aggiornamento estemporaneo (Liebster Award e affini) che hanno fatto coincidere queste due ricorrenze.
Quale occasione migliore, dunque, per fare un bilancio generale di questo primo anno trascorso insieme e un viaggio attraverso i post che vi sono piaciuti di più?
Mi viene da ridere se penso che, domenica 18 maggio 2014, le mie mani tremavano, mentre pubblicavo il primo post. Avevo paura che questa paginetta rimanesse senza lettori, che le mie parole stanche non interessassero a nessuno. Invece eccomi ancora qui, con lo stesso entusiasmo del primo giorno e molta più fiducia nella mia scrittura, perché i complimenti hanno su di me un effetto potenziante: invece di galvanizzare il mio ego, nutrono la mia anima.
La vera Chiara è emersa dalle ceneri della propria afasia, e il merito è anche (e soprattutto) vostro.

giovedì 14 maggio 2015

Le macchie e le paure dell' Antieroe.



Vi esorto solo a non farvi governare dalla paura.
(dal film "Il discorso del re")

Questo post nasce dalla fusione di due diverse idee, sulle quali ho rimuginato a lungo negli ultimi mesi. La prima è quella abbozzata alla fine dell’articolo “Le caratteristiche di un protagonista vincente”, ovvero il proposito di analizzare – da un punto di vista psicologico - l’archetipo dell’antieroe. La seconda tira nuovamente in ballo quell’arzillo vecchietto di Zygmunt Bauman e i suoi studi sulla post-modernità: quali sono le paure tipiche nostra epoca e in quale modo possiamo piegare questi concetti ai nostri scopi narrativi, per creare personaggi verosimili e realistici?
Entrambi questi spunti di riflessione presentano dei limiti. Sull’antieroe è già stato scritto di tutto e non voglio annoiare il lettore riprendendo concetti già presenti in rete. La sociologia, invece, è un argomento che può risultare ostico e fuori tema rispetto ai contenuti del blog, se si limita a illustrare teorie senza proporne un’applicazione pratica.
È stato un libro di favole, visto di sfuggita in una libreria, a fornirmi la soluzione: vi ricordate com’è definito il principe azzurro? Eroe senza macchia e senza paura. Da qui, un’intuizione: l’antieroe, per contrasto, ha un’anima sporca e piena di timori, di blocchi, di paranoie. Come tutti gli esseri umani, del resto.
Pertanto, se vogliamo creare un soggetto realistico e lontano dai cliché, in lui dovranno esserci delle zone d’ombra (macchie) e delle fragilità (paure) in grado di renderlo non un individuo perfetto ma, come dice Daniele Imperi, un personaggio perfetto, a tutto tondo.
L’articolo si dividerà in due parti. La prima, quella sulle macchie, sarà più tecnica. La seconda, più sociologica. Da questa unione, spero possa emergere una panoramica piuttosto completa dei tratti fondamentali di un antieroe.


lunedì 11 maggio 2015

Guest- post (6) Quarte di copertina - cosa sono, come si scrivono


"Noi non imponiamo mai un libro, ma lo proponiamo. Allo stesso modo non lo giudichiamo mai, ma suggeriamo una delle tante strade per leggerlo. Indichiamo un percorso, ma devi lasciar intendere che non è il solo, ma uno dei tanti”
                                                                      Italo Calvino

Se il 6 è per tradizione considerato un numero infernale, il guest-post contrassegnato da questa cifra non poteva che essere scritto da Helgaldo, il misterioso blogger soprannominato Hell perché ne sa una più del diavolo.
La sua riflessione verterà sull'editoria e, in particolare, sull'utilizzo della Quarta di Copertina come strumento di marketing. Se (come ipotizzato) il post stimolerà riflessioni interessanti, probabilmente in seguito l’argomento sarà ripreso, su uno dei nostri due blog, in modo un po’ alternativo. Ma non voglio anticiparvi nulla.
Ringrazio Hell per la collaborazione e, soprattutto, per la sua tempestività. Secondo i piani originari, la pubblicazione di questo guest-post era prevista fra una decina di giorni, per garantire uno “stacco” rispetto all’ultimo ospite ma gli ho chiesto di anticipare, per avere un piccolo aiuto in un periodo denso di eventi.
Tornerò giovedì, determinata e carica! Intanto vi lascio al post di Helgaldo. Buona lettura! 
Chiara

giovedì 7 maggio 2015

Il tappo e la bolla - Quando le parole sono di ghiaccio.


E l'unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente.
(Lorenzo Cherubini - Jovanotti)

Sono qui davanti alla tastiera del pc e non so ancora quale sarà l’argomento di questo post.  Parlerò di scrittura, questo è sicuro, lo faccio sempre, ma ho un bisogno quasi viscerale di lasciare che le parole escano da sole, come tante piccole gocce d’acqua che, a forza di picchiare sempre nello stesso punto, riescono a scavare nella roccia. Ho bisogno di mollare la presa e consentire al mio pensiero di scorrere libero, senza seguire i soliti e castranti binari prestabiliti, perché nelle ultime settimane ho fatto troppi sforzi per reprimere me stessa, e ho attivato i due grossi nemici della mia scrittura: il tappo e la bolla.

Ne ho preso coscienza proprio oggi. Anzi, a dir la verità è stato ieri: alle ore 13:28 di mercoledì 6 maggio 2015 ho ricevuto un sms che riportava una brutta notizia, una notizia terribile. Poche ore prima ero scoppiata in un mare di lacrime per una cazzata sul lavoro. Poi è arrivata questa mazzata nei denti e… piattume. Piattume assoluto. Il mio master reiki dice che è stato un effetto dello shock. Sono rimasta a guardare il telefono con espressione ebete, senza riuscire a dire beh, a versare una lacrima, a muovere un solo passo se non per chiudermi in sala fumatori. E  tutto questo non è da me, perché io sono la regina degli emotivi, piango anche guardando The Voice, quindi perché mi sono lasciata inchiodare ad un’inutile apatia senza trovare dentro di me la forza per esprimere tutto il turbamento e la rabbia che sentivo?

lunedì 4 maggio 2015

Lo scrittore da Mc Donald - snobismi letterari e dintorni


L'unico pericolo sociale è l'ignoranza.
(Victor Hugo)

Qualche settimana fa, Daniele Imperi ha pubblicato l’articolo 5 consigli di scrittura da William Forrester che, oltre a far rivivere nel web il memorabile personaggio interpretato da Sean Connery nel film “Scoprendo Forrester”, mi ha aiutato a focalizzare meglio l’approccio dello scrittore nei confronti della cultura, o di ciò che con questo termine vogliamo intendere.  
Di seguito, un estratto del post:

Jamal vide Forrester leggere un giornale da quattro soldi, come le nostre riviste scandalistiche probabilmente, e si meravigliò che uno scrittore come lui leggesse certa roba.
La risposta di Forrester mi fece riflettere. Disse che per informarsi leggeva il New York Times, ma il giornale che stava leggendo in quel momento era il suo dessert.

Anche io, come Mister Williiam, alterno letture impegnative a letture più leggere. Dopo aver divorato qualche tomo da cinquecento pagine o qualche main-stream di spessore, spesso voglio concedermi un po’ di relax. Punto su qualche commedia brillante o su un romanzo di genere. Proprio ieri ho iniziato il divertentissimo “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi, perfetto per essere riadattato in un film di Virzì o Brizzi. E, qualche settimana fa, sono incappata in  in “Qualcosa ci inventeremo” di Giorgio Scianna, Young Adult molto interessante, che può essere apprezzato anche da un pubblico più adulto. Opere di questo genere rappresentano il mio dessert letterario.

Secondo voi, il giornaletto di William Forrester può essere paragonata a opere di questo tipo
Io non ne sono completamente sicura.