giovedì 30 aprile 2015

Guest-post (5) - Self-publishing: cos'è e come funziona.




Oggi è mia ospite Gloria Zaffanella, Public Relation Manager di Stampaprint S.r.L, che illustra agli aspiranti scrittori l’ABC del self-publishing. Molti neofiti, infatti, ancora ignorano l’opportunità di diventare imprenditori di se stessi. Altri, ritengono che sia sufficiente fare click su Amazon per assecondare il proprio bisogno di sentirsi scrittori. Poco importa che l’editing sia sommario, il testo poco curato e la grammatica carente.
Auto-pubblicarsi non significa rinunciare alla qualità della propria opera. Occorre la volontà di investire – nell’editing e nella grafica - oppure la competenza per poter fare tutto da soli. 

lunedì 27 aprile 2015

L'importanza delle parole - la sottile differenza fra "dovere" e "volere".


L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci.
(Charles Bukowski)


Tutto è iniziato da una semplice conversazione via e-mail con Salvatore Anfuso. Sono stata io a scrivergli privatamente, ispirata dal commento citato in questo post, per riflettere sull’uso di determinate parole nella nostra vita quotidiana.
Consapevole dell’impatto che il chiacchiericcio mentale ha sui comportamenti umani, ho voluto evidenziare come la differenza concettuale fra il “devo” e il “voglio” possa condizionare la nostra performance, sia nell’ambito della scrittura, sia in ogni altro campo d’azione. Ogni parola ha un’energia propria, che agisce sulle sinapsi generando reazioni emotive diverse a seconda del significato che siamo abituati ad attribuirle.  Pertanto, dobbiamo prestare attenzioni ai termini che scegliamo per orientare il nostro agire e per dare consigli agli altri. Dire a qualcuno “sei un cretino non ce la farai mai” non è come dirgli “forza e coraggio, non smettere di lottare”, vero?
Qualche giorno dopo, il diligente destinatario dei miei sproloqui epistolari ha redatto il post Il romanzo che scriverei, nel quale evidenziava che per lui scrivere è un dovere, in quanto gli consente di rendere onore a un talento naturale che diversamente andrebbe sprecato. Un assunto decisamente interessante, sul quale ho rimuginato nei giorni a venire e che ritengo meriti qualche considerazione soggettiva. Dopo tutto, sono stata io a risvegliare il mostro. Se non ne parlassi, l’argomento rimarrebbe monco.
Per prima cosa, occorre rispondere a un quesito fondamentale: cos’è il dovere?

venerdì 24 aprile 2015

L' impatto della scrittura sulla mia vita quotidiana.


Gli scrittori di romanzi insegnano al lettore a considerare il mondo come una domanda.
(Milan Kundera)

Nella pagina Lo scopo del blog, sostengo che la propensione per la scrittura sia una condizione esistenziale. Le competenze tecniche arrivano in un secondo momento: alla base del nostro interesse ci sono caratteristiche della personalità che non c’entrano nulla con la conoscenza della grammatica o con l’utilizzo di un cliff-hanger. Il talento non si costruisce dal nulla, scaturisce naturalmente da una sorta di curiosità primordiale; fantasia e creatività ci appartengono quasi geneticamente.
Quando ci dedichiamo alla scrittura con costanza, si innesca una sorta di circolo virtuoso. È la nostra visione del mondo che ci porta a raccontare storie, ma è vero anche il contrario: essere narratori cambia il modo in cui ci relazioniamo con la realtà. L’arte entra a gamba tesa nella nostra vita quotidiana, alimentando nuove forme di pensiero, atteggiamenti e abitudini che prima non esistevano.
Oggi ho deciso di riflettere proprio sul rapporto fra scrittura e routine, ovvero su come la scrittura condizioni il mio modo di essere e, al contempo, sia legata a caratteristiche individuali che sono sempre esistite in me, anche nei momenti di stop forzato.
Di seguito, una serie di elementi a favore della mia tesi.

lunedì 20 aprile 2015

Coming soon - i miei racconti sul blog.


Non sei fregato veramente finché hai una buona storia da raccontare.
(Alessandro Baricco)

Qualche giorno fa, fra i commenti al mio articolo sul punto di vista in terza persona limitata, ne è comparso uno molto interessante, scritto da Salvatore Anfuso. Ne riporto un breve estratto:

Non solo devi mandarmi qualcosa, dovresti anche postare qualche racconto nel tuo blog, almeno di tanto in tanto. Per far capire all'atto pratico ai tuoi lettori com'è la tua scrittura. Altrimenti tutti gli argomenti dei post rimangono parole vuote... Lo so che non ti piace scrivere racconti e, l’unico che hai postato, forse era davvero troppo breve per far capire appieno le tue potenzialità. Al riguardo ho commesso un errore io chiedendoti di scrivere un racconto troppo corto. Però dovresti provarci. :)

Purtroppo ho il brutto vizio di usare ogni osservazione come uno spunto per comprendere meglio me stessa e il mio modo di fare, quindi queste parole hanno suscitato, nei giorni a venire, diverse riflessioni, alle quali ho deciso di dedicare il post di oggi.

Per prima cosa, sono mio malgrado costretta a dare ragione a Salvatore: io non ho mai pubblicato racconti sul blog, per ragioni molteplici.

giovedì 16 aprile 2015

Terza persona limitata con focalizzazione multipla - Quale personaggio è più adatto per filtrare la scena?


Rendete visibile quello che, senza di voi, non potrebbe mai essere visto.
(Robert Bresson)

È da un po’ che, su Appunti a Margine, non affronto tematiche tecniche. Ultimamente  ho preferito argomenti socio-psicologici e spirituali, perché mi consentono di esprimere il mio pensiero con maggiore libertà e di dare, agli articoli, un taglio personale, senza ripetere concetti già presenti su altri blog, con il rischio di annoiarvi a morte.
Oggi, però, voglio portare avanti una riflessione su come sfruttare al meglio il punto divista in terza persona limitata con focalizzazione multipla che, come molti di voi già sanno, è quello da me adottato per il romanzo che sto scrivendo.
Sono rimasta molto sorpresa, qualche mese fa, quando ho letto “Il confessore”, di Jo Nesbo, in particolare per la gestione originale dello sguardo. Il punto di vista è infatti affidato a un numero spropositato di personaggi, anche semplici comparse, ma MAI al protagonista.
Una scelta narrativa di questo tipo, se gestita male, può generare confusione e distruggere i meccanismi di identificazione, ma l’autore è stato molto abile nel far sì che la narrazione non risultasse frammentata. E il suo Sonny è così affascinante che è impossibile non affezionarsi a lui. La sua immagine, filtrata attraverso gli occhi degli altri personaggi, è sempre circondata da un alone di mistero. I suoi gesti sono poco chiari - perché l’osservatore non sempre ha la conoscenza e la competenza per poterli interpretare - e questo incuriosisce il lettore, che è stimolato ad andare avanti per capire che cosa cavolo stia combinando quel benedetto ragazzo, quali siano le sue intenzioni. Considerando che si tratta di un thriller, la storia è decisamente avvantaggiata da questo stratagemma narrativo.
Io avrei serie difficoltà a gestire un numero così alto di voci (stiamo parlando di 20 personaggi diversi, forse anche di più) ma questo romanzo mi ha aperto gli occhi su un modo di agire ormai diventato abituale, ma non per questo vantaggioso per la mia storia. Da quando l’ho letto, ho iniziato a giocare un po’.

lunedì 13 aprile 2015

L' alfabeto della mia scrittura - oggi è così, domani chissà...


Bisogna prendere speciali precauzioni contro la malattia dello scrivere, 
perché è un male pericoloso e contagioso.
(Pierre Abelard)

Questo articolo, ispirato dal post “L’alfabeto dello scrittore” di Rosalia Pucci, è stato redatto con un criterio differente rispetto a tutti gli altri: ho infatti deciso di scrivere prima il testo e poi l’introduzione.
Il motivo è molto semplice: finché non ho digitato l’ultima parola non sapevo quali sarebbero stati i ventuno vocaboli scelti per definire la mia scrittura, pertanto non avrei potuto presentarveli. Non ho voluto cercarli, ma far sì che loro venissero da me.
Se avessi affidato il processo alla mia razionalità, l’elenco sarebbe risultato viziato da elucubrazioni, sforzi cervellotici e un pizzico di paranoia. Quindi, ho preferito agire d’istinto: per ciascuna lettera dell’alfabeto ho scritto il primo concetto che mi è venuto in mente, purché pertinente con l’argomento.
Queste parole dicono la verità. Si sono accese nel mio cervello perché sonnecchiavano fra le mie sinapsi. Comprendere il loro significato significa focalizzare il mio scopo e il mio ruolo, cogliere fino in fondo il significato della mia arte. Il risultato di questo giochino mostra che mi sto incamminando verso una direzione precisa. Non mi resta altro che assecondare la corrente e lasciarmi trasportare verso la meta.
Non è un caso che molti di questi concetti rappresentino obiettivi per il futuro. Altri evidenziano invece caratteristiche della mia scrittura, valori o ideali. Sono tutti parte di me e del mio modo di essere. E hanno richiesto la mia attenzione per un motivo preciso: scopriamolo insieme!

giovedì 9 aprile 2015

Il rapporto fra personaggi e ambientazione - flaneur, vagabondo, turista e pellegrino


Ordine vuol dire la cosa giusta al posto giusto e al momento giusto.
Sono i confini a determinare quali sono le cose, i luoghi e i momenti giusti.
(Zygmut Bauman)

Dopo qualche settimana, oggi ritorna il connubio fra sociologia e letteratura. Come avvenuto già in precedenza, ho deciso di piegare la volontà dei teorici post-moderni ai miei scopi narrativi, evidenziando come le strutture del mondo in cui viviamo si ripercuotano, quasi di default, sulle nostre storie, o almeno su quelle ambientate nell’era contemporanea.
Oggi si parlerà di archetipi. Non quelli di Voegler, ma quelli di Zygmut Bauman.
Le città, al giorno d’oggi, rappresentano nuclei alienanti. I non-luoghi sono privi di identità, relazioni significative e storia. Difficile, dunque, per le persone, riuscire a radicarsi. Ci si sente allo sbando, privi di un’àncora con cui agganciare credenze e sogni.
Il contesto sociale raramente offre garanzia e sicurezza: la roulette della società punta su logiche consumistiche, propina una sovrabbondanza di informazioni tra loro contraddittorie, promuove ideali posticci, subculture sbattute sul mercato come se acquistare uno stile di vita fosse sufficiente per renderlo proprio. L’identità è frammentaria, camaleontica, instabile. E l’individuo elabora arzigogolate strategie di sopravvivenza per non farsi schiacciare dal peso dei propri ideali sfumati e smettere di brancolare nel buio: fra le diverse possibilità di relazionarsi con l’ambiente circostante, sceglie quella più consona alla propria natura e ai propri bisogni esistenziali.
Sulla base di questo presupposto, Bauman, ne “La società dell’incertezza”, descrive l’interazione fra individuo e contesto facendo riferimento a quattro tipologie di viaggiatori. Non si tratta di demarcazioni assolute: proprio perché la realtà è instabile, se cambiano le condizioni ambientali può cambiare anche l’atteggiamento delle persone. Tuttavia, ho deciso di parlarne perché, sebbene non ami eccessivamente le categorizzazioni, mi accorgo di aver quasi involontariamente inserito alcune di queste metafore nel romanzo che sto scrivendo. La nostra epoca e le sue forme mentali ci condizionano più di quanto non ci rendiamo conto.

lunedì 6 aprile 2015

Con le mani nei capelli - manuali e guest-post


La gloria e il merito di certi uomini è di scrivere bene.
Di altri, non scrivere affatto.
(H. De Balzac)

Sono le 19:00 in punto, sono rientrata a Sanremo da circa 40 minuti e, nonostante le mie condizioni psico-fisiche e qualche postumo alcoolico, mi accingo a scrivere un articolo che ha rischiato di saltare per cause di forza maggiore.
Il motivo lo scoprirete fra poco, perché oggi ho deciso di unire l’utile al dilettevole e – prendendo spunto da quanto è accaduto con il mancato guest-post – di chiarire un piccolo malinteso emerso fra i commenti a Condizionamenticreativi (2) trappole mentali.
Anche se non ci sono state critiche esplicite alle mie parole, temo che qualcuno possa aver male interpretato la mia posizione nei confronti de “Il viaggio dell’eroe”. Per questo motivo voglio chiarire che io non demonizzo i manuali di scrittura.
Proprio pochi giorni fa, ho sfogliato il celeberrimo volume di Voegler, per mettere meglio a fuoco alcuni passaggi del mio romanzo. Dal momento che la suddivisione in quattro parti lo impone, ho deciso di personalizzarlo e adattarlo alle mie esigenze, ma non potrei mai pensare di staccarmene completamente. Sarebbe presuntuoso, controproducente e autodistruttivo.
Allo stesso modo, subito dopo aver ripreso in mano la tastiera, ho trovato molto utile “Per scrivere bisogna sporcarsi le mani” di GraziaGironella, che mi ha aiutato a riprendere confidenza con concetti che avevo rinchiuso in un cassettino della memoria e non riuscivo più a padroneggiare.
I manuali sono importantissimi ai fini di una buona competenza tecnica, ma non possono sostituirsi all’esercizio, né diventare un alibi per incatenare la fantasia a schemi prestabiliti.
In poche parole, devono proporre, non imporre.

giovedì 2 aprile 2015

Condizionamenti creativi (2) - trappole mentali.


L'arte è questo: scappare dalla normalità che ti vuole mangiare.
(Stefano Benni)

Qualche giorno fa, il mio master reiki ha pubblicato su Facebook una fotografia dal titolo “Gli ostacoli al pensiero creativo”, riportante un elenco di concetti decisamente interessanti. Dal momento che non venivano illustrati nel dettaglio, ho deciso di spiegarli, reinterpretarli e adattarli alla nostra passione per carta e penna.
Tuttavia, ho da poco pubblicato il post “Condizionamenti creativi – cosa mi distrae dalla scrittura”, di titolo e argomento molto simili. Non voglio correre il rischio di ripetermi e darvi l’impressione di essere una blogger priva di fantasia, ma nemmeno rinunciare a un’idea che mi piace. Quindi, dopo essermi arrovellata su questo dubbio per un paio di giorni, ho deciso di creare una consequenzialità fra i due articoli. In fondo, trattano entrambi di piccoli dettagli rognosi che ci impediscono di esprimere a 360° le nostre capacità creative: uno si focalizza sul lato pratico e l’altro su quello psicologico. In poche parole, si completano a vicenda. E c’è un aspetto che li accomuna: che si tratti di distrazioni o paranoie, il problema nasce sempre a livello mentale.
Se la razionalità e la logica sono da supporto alla nostra scrittura perché, sposandosi con la tecnica, ci consentono di creare storie coerenti e strutturate, esistono anche forme di pensiero preconfezionate decisamente pericolose per la buona riuscita delle nostre opere. Ci fanno sentire al sicuro, ma creano un muro invalicabile fra noi e ciò che vorremmo scrivere.
Quali siano questi principali ostacoli al pensiero creativo, lo vediamo subito.